Le due splendidie Cryptomeria japonica nel giardino di Villa Panza
Mi piace sempre fare un salto a Villa Panza in occasione di qualche mostra. Quest’estate è stata la volta di ‘Meditations’ , dedicata a Jospeph Albers che, pur non appartenendo alla collezione della villa, è assolutamante in linea con lo stile della collezione con la scelta di alcune sue opere tutte all’insegna di rigorosi e straordinari accostamenti cromatici. Così si spiega nella presentazione della mostra “La sua opera appare come uno degli antecedenti più alti e rigorosi di molte ricerche che il collezionista avrebbe riconosciuto, scelto e amato con inflessibile coerenza”. Albers è stato uno degli insegnanti più carismatici ed influenti del Bauhaus. La mostra resterà aperta fino ai primi di gennaio 2027.
Anche qui il giardino ha i prati spelacchiati ed ho apprezzato che li abbiano lasciati così senza sprecare troppa acqua.
Ecco alcune immagini
La bellissima finestra della villa aperta sul paesaggio
Una delle fotografie bellissime di Wim Wenders dedicata a New York settembre 2001
Un bell’esemplare di pino cembro, il mio preferito!
Dopo tante frequentazioni di questo stupendo Altopiano, questa volta mi sono messa ad osservare con più attenzione le conifere presenti cercando di identificarne le caratteristiche distintive. Alla fine riuscivo bene a riconoscerle quasi tutte o dal portamento o dalla corteccia.
L’Altopiano del Renon è ricoperto da una splendida foresta di conifere subalpine, dove la specie dominante è il peccio (o abete rosso). Secondo i dati delle forestale l’abete rosso, con una percentuale del 60%, è l’essenza più diffusa in Alto Adige, seguito dal larice con una frequenza del 19%. Il pino silvestre, molto diffuso nel piano montano raggiunge il 10%. Il pino cembro domina nelle cembrete pure e nelle cembrete con larice del piano subalpino e presenta una percentuale sul totale del 6%. L’abete bianco (3%) è limitato ai piceo – abieteti ed ai piceo – abieteti con faggio del piano montano.
Le latifoglie in Alto Adige sono presenti con solo il 2% del volume totale e si concentrano nel piano collinare e submontano. Le più diffuse sono il faggio, il carpino nero, la roverella e l’orniello o frassino della manna.
Ecco alcune caratteristiche distintive delle specie più rappresentative che ho raccolto da diversi siti sulla rete. Unisco mie immagini
L’abete rosso (Picea abies) ha una chioma conica, stretta e regolare (a forma di cono quasi perfetto) nei giovani esemplari, che si allarga alla base con l’età; i rami laterali sono spesso disposti in verticilli regolari; i rametti secondari tendono a essere decisamente penduli (rivolti verso il basso). Il tronco è monopodiale, dritto e cilindrico, con corteccia rossastra o bruno-rossastra che si sfalda in sottili scaglie. Gli aghi sono rigidi, pungenti e inseriti singolarmente tutt’intorno al rametto.
Picea abies portamento
Corteccia di abete rosso
Pigna di abete rossa (Crediti Erbario di Raffaele)
Il larice (Larix decidua) ha una chioma piramidale ma spesso irregolare, rada e aperta, con rami principali orizzontali o leggermente ascesi e rametti penduli. Il tronco è diritto, slanciato con corteccia che fessura in placche grigio-marrone nei soggetti adulti. Come caratteristica unica è una conifera decidua e in autunno assume una colorazione giallo-oro prima di perdere gli aghi.
Larix decidua particolare del ramo
Larix decidua portamento
Corteccia di larice
Pigna di larice (Crediti Laboratorio Alte valli)
Il pino silvestre (Pinus sylvestris) è una pianta assai frugale e resistente e colonizza anche posti dove altri tipi di piante non si sviluppano (per esempio luoghi asciutti e rocciosi così come posti umidi come per es. torbiere). Si riconosce facilmente per la corteccia che, nella parte alta del tronco, assume calde sfumature color arancione-ramato. La forma della chioma è densa da giovane, ma con l’età diventa aperta, irregolare e a ombrello o globosa nella parte sommitale, poiché i rami inferiori seccano e cadono (auto-potatura). Il tronco è molto caratteristico, dritto in alto ma spesso tortuoso alla base, con la parte superiore del tronco e i rami maggiori dal tipico colore rosso-arancione brillante e la corteccia che si sfalda in sottili foglietti cartacei. Gli aghi sono riuniti in coppie (a due a due), rigidi e leggermente tortuosi.
Pinus sylvestris portamento naturale
Pini silvestri nelle piantagioni forestali dove sono potati in modo da assicurare una crescita verticale e diritta
Corteccia del pino silvestre (Foto dalla rete)
Pigna di pino silvestre (dalla rete)
Il pino cembro (Pinus cembra) si spinge sino al margine superiore del bosco. Come nessun altro albero resiste al clima rigido delle alte quote e sopporta temperature otre i -40 ° C. La chioma nei giovani esemplari è conica e compatta, mentre nelle piante adulte diventa cilindrica, arrotondata e densa, espandendosi in larghezza. Negli alberi molto vecchi la cima spesso si spacca in più rami (vetta policormica), assumendo forme pittoresche, asimmetriche e “a bandiera” a causa dell’azione del vento e del peso della neve. Il tronco è robusto, spesso nodoso e tortuoso, ramificato fin quasi alla base nei soggetti isolati. Nei boschi densi è invece più dritto e pulito. A crescita molto lenta che raggiunge generalmente i 15-25 metri di altezza e può vivere per molti secoli.
Pinus cembra portamento
Corteccia di pino cembro (dalla rete)
Pigna di pino cembro (foto Wikimedia Commons)
Il pino mugo (Pinus mugo) ha portamento arbustivo e strisicante, è molto resistente e frugale, e in molti luoghi forma il limite superiore del bosco. I suoi rami elastici e ricurvi si piegano fino a terra (per questo è anche definito pino strisciante) e resistono ad ogni tormenta. Dagli aghi e dai rami freschi di mugo si estrae un’essenza: l’olio di pino mugo.
Macchi di pini mugo sul Corno del Renon con epilobi
Passeggiando a fine agosto nei bellissimi boschi e intorno ai pascoli del Renon ho osservato e ammirato le tante belle combinazioni di erbacee tappezzanti al suolo: tante sfumature di verde, giochi di tessiture. Un incanto! E tanto da imparare per i nostri giardini, per farli sembrare un poco meno artificiali.
Ecco alcune immagini
Forse queste foglioline così graziose sono di Argentina anserina. Comunque al di là del nome sono incantevoli
Centaurea nervosa come delle stelline brillanti sul terreno
Felci aquiline ed erica
Eriche, mirtilli e in mezzo foglioline di quercia
il fascino delle muschio che avvolge come una pelle sottile i massi e le pietre
Tantissime macchie di Petasites paradoxa
Euphorbia cyparissias dal verde glauco così luminoso
Lo splendido Sciliar al tramonto si tinge di rosso
Dopo un’estate così calda al lago che quasi di giorno si faticava ad uscire in giardino, è stato un sollievo tornare per qualche giorno a fine agosto all’Altopinao del Renon.
Ecco alcune immagini
I portasemi piumosi e spettinati del Cirsium arvense
Epilobium angustifolium ormai alla fine della fioritura
Bellissimi alberi di susini carichi di frutti, coltivati a spalliera
Recinzioni così semplici e così belle
Dal nostro balcone si vedono in successione Sciliar, Latemar e Rosengarten
La festa della raccolta delle mandrie sul Renon, nota come Barthlmastag o festa di San Bartolomeo, si celebra ogni anno il 24 agosto sull’Alpe del Renon. I Saltner (i pastori del Renon) radunano il bestiame che ha pascolato in alta quota durante l’estate. L’incontro serve ai contadini per ispezionare gli animali e un tempo per scambiarli o venderli nel tradizionale mercato.
A Hospitalfield, un luogo per l’arte contemporanea e le idee nel paesaggio scozzese, viene dedicata la trentaquattresima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, 2025-2026, il premio a un luogo capace di trasmettere valori di natura, memoria e invenzione, ideato e organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, e così intitolato in onore di Carlo Scarpa (1906-1978), architetto e inventore di giardini.
Hospitalfield è una residenza artistica, la prima in Scozia, avviata formalmente dal 1902, e una delle prime in Europa, un luogo che dalla sua continua stratificazione storica ha ricavato il senso incessante dell’accoglienza, e che oggi condensa nei suoi spazi abitati e nei suoi giardini coltivati una medesima visione di sé, rivolta all’arte e all’educazione, inscindibile dal senso di appartenenza al paesaggio scozzese e insieme aperto al mondo contemporaneo.
Un microcosmo che emerge da un brano di paesaggio agricolo appena fuori dalla città di Arbroath nella Scozia centro-orientale, lungo la linea di costa del Mare del Nord. Un luogo speciale, immerso nella quiete della natura e affacciato sul mare, che ispirò anche la fantasia dello scrittore Walter Scott.
Solenne architettura di pietra circondata da alberi secolari, posta in prossimità di dune sabbiose ma risultato dell’estrazione della stessa roccia, la Old Red Sandstone, che emerge dalle scogliere che si ergono poco più a nord, Hospitalfield si spiega soprattutto in relazione alla sua appartenenza a un territorio rurale conosciuto per la fertilità del terreno, all’interno del quale la fortuna di una ricca famiglia, quella di Patrick ed Elizabeth Allan-Fraser, inaugura nel secolo XIX un processo di committenza artistica, collezionismo e poi un programma formativo orientato all’arte, alla crescita culturale e sociale di un territorio in bilico tra centro e periferia.
Castello di Torre Astura, Nettuno (RM), foto fonte portale I Luoghi del Cuore
Un viaggio nell’Italia meno conosciuta e più sorprendente tra i luoghi ai primi posti della classifica provvisoria del 13° censimento del FAI.
Un incantevole territorio costiero da tutelare, grotte primitive a lungo dimenticate, una fortezza sul mare, antiche abbazie, e ancora un ponte ottocentesco sospeso tra i boschi, un edificio liberty che ha accolto balli e mondanità e persino un hangar dirigibili di inizio ‘900: storie italiane inedite e straordinarie da scoprire, e salvare, durante le vacanze.
Ecco le classifiche https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore/classifica
FINO AL 15 DICEMBRE SI POSSONO CANDIDARE E VOTARE I LUOGHI DA PROTEGGERE E VALORIZZARE SU WWW.ILUOGHIDELCUORE.IT
Sono stati pubblicati i documenti preliminari del Piano del Verde e del Paesaggio del Comune di Milano, lo strumento strategico in corso di stesura da parte dell’Assessorato all’Ambiente e Verde che consentirà una pianificazione a lungo termine per tutelare e valorizzare il patrimonio verde, il paesaggio urbano e il suolo, la natura e la biodiversità.
I documenti (Rapporto preliminare, Documento di sintesi del Piano del Verde e del Paesaggio e relativi allegati), consultabili alla pagina dedicata sul sito del Comune di Milano, sono stati messi a disposizione per consentire agli stakeholder e ai soggetti coinvolti nella procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS), oltre ad eventuali soggetti interessati come associazioni, comitati, enti, istituzioni o persone singole, di inviare osservazioni, pareri e contributi all’Amministrazione fino al 31 agosto 2026.
La bozza del Piano del Verde e del Paesaggio del Comune di Milano – nata dalle indicazioni dell’Assessorato al Verde e all’Ambiente e redatta con il supporto tecnico di AMAT Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio – si articola in un quadro conoscitivo che analizza il sistema del verde urbano e periurbano, le sue caratteristiche, criticità e potenzialità, e in una parte strategico-operativa che definisce le azioni prioritarie per la tutela, l’incremento, la connessione, la valorizzazione e l’innovazione del patrimonio verde cittadino, del suolo e della biodiversità.
Il Piano comprende inoltre un sistema di monitoraggio per verificare nel tempo l’attuazione delle azioni e il raggiungimento degli obiettivi, un modello di governance che individua i soggetti e le modalità di coordinamento per la sua attuazione e un quadro delle risorse economiche, organizzative e professionali necessarie a garantirne l’efficacia e l’aggiornamento nel tempo.
A partire dall’analisi dello stato di fatto e dagli obiettivi strategici individuati, sono state sviluppate 17 azioni, divise in cinque categorie, che rappresentano le principali direttrici attraverso cui l’Amministrazione intende tutelare, sviluppare e valorizzare il sistema del verde e del paesaggio della città seguendo le Linee di indirizzo approvate dalla Giunta. Le azioni di tutela comprendono, ad esempio, gli interventi finalizzati alla conservazione, al recupero e al rafforzamento delle componenti naturali, ecologiche e paesaggistiche esistenti; le azioni di incremento comprendono gli interventi finalizzati ad aumentare la dotazione di verde e le superfici vegetate della città. Le azioni di connessione comprendono gli interventi volti a rafforzare le connessioni ecologiche, funzionali e fruitive tra le diverse componenti del sistema del verde. Le azioni di valorizzazione comprendono gli interventi orientati al miglioramento qualitativo del patrimonio verde esistente e alla promozione delle sue funzioni ambientali, sociali, paesaggistiche e ricreative. innovazione gestionale e adozione di soluzioni in grado di aumentare l’efficacia e la capacità di adattamento delle politiche per il verde.
Il prossimo 24 luglio, alle ore 10, in Sala Alessi a Palazzo Marino, l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi, dopo i saluti del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, presenterà alla città e agli stakeholder i contenuti del Piano, dando il via anche alla fase partecipativa utile alla raccolta di contributi e osservazioni. La Giunta approva le Linee di indirizzo, il 24 luglio la presentazione pubblica dei contenuti.
LA GREEN SQUARE SI TRASFORMA: DOPO QUINDICI ANNI IL FESTIVAL RIPENSA IL VERO VOLTO DI PIAZZA VECCHIA.
La scelta nasce dal tema Nuovo Rinascimento. Se il paesaggio è cultura, deve saper dialogare con la città anziché sovrastarla. Per questo Landscape Festival supera il concetto della piazza verde come installazione centrale concettuale e restituisce protagonismo alla vera Piazza Vecchia, valorizzandone la straordinaria architettura, le relazioni quotidiane e il ruolo che da secoli ricopre come cuore civile di Bergamo.
Per la prima volta Landscape Festival non realizza soltanto un allestimento temporaneo, ma lascia alla città un progetto praticabile e un nuovo sistema di elementi d’arredo per una visione unica e coerente delle attività che affacciano su Piazza Vecchia.
La garden designer Cristina Mazzucchelli – con il contributo del designer Niccolò Nencini e dell’ingegnere Marco Pragliola, in collaborazione con lo studio Esprit Architettura e con il socio fondatore, l’arch. Pietro Cabrini – trasformerà Piazza Vecchia in un mosaico di paesaggio capace di integrare gli spazi esterni dei locali storici, coniugando qualità estetica, vivibilità urbana ed elementi vegetali. Il titolo del progetto ideato, Così è se vi appare, è un esplicito – ma modificato – omaggio alla celebre commedia di Luigi Pirandello. «L’autore ci insegna che la realtà è legata allo sguardo di chi osserva: non esiste un criterio assoluto per valutare lo spazio, ma coesistono diverse verità percepite, tutte legittime, e questo progetto si propone di assecondarle», spiega Cristina Mazzucchelli. L’installazione si articola perciò su due fronti percettivi, attraverso un sistema di fioriere specchiate su entrambi i versanti.
L’intervento non si limita al riordino della cornice, ma si estende all’intera Piazza Vecchia attraverso l’inserimento di un secondo elemento progettuale, concepito come fulcro visivo dell’installazione: una composizione di prismi e piramidi specchianti, fiancheggiati da aiuole di piante erbacee, arbustive e piccole alberature. Le superfici inclinate riflettono infatti frammenti della piazza, delle architetture storiche, del cielo e della vegetazione, ricomponendo immagini sempre diverse e offrendo una lettura dinamica del patrimonio storico.
L’INSTALLAZIONE SATELLITE ALL’ANTICO LAVATOIO: UN RIFUGIO URBANO PER STARE BENE Accanto al progetto di Piazza Vecchia, Landscape Festival 2026 propone una seconda riflessione sul rapporto tra persone e spazio pubblico attraverso Urban Haven # Rifugio Urbano, l’installazione satellite progettata dall’architetto Katuscia Ratto per l’Antico Lavatoio di via Mario Lupo, in Città Alta, grazie al sostegno del main partner Pedrali.
Con Urban Haven # Rifugio Urbano, il paesaggio viene interpretato come esperienza da vivere. L’installazione immagina l’Antico Lavatoio come un luogo capace di rallentare il ritmo della città, offrendo uno spazio di incontro, contemplazione e benessere. Un ambiente nel quale vegetazione, luce, ombra e arredi firmati Pedrali dialogano per costruire un’esperienza sensoriale che mette al centro la persona e la qualità delle relazioni.
Conferenza stampa alla Triennale di Milano giovedì 17 luglio 2026
ALL’INTERNATIONAL MEETING, I PROTAGONISTI DEL NUOVO RINASCIMENTO DEL PAESAGGIO L’International Meeting of Landscape and Garden, in programma il 18 e 19 settembre, rappresenta il cuore culturale della XVI edizione di Landscape Festival. I protagonisti invitati rappresentano nove risposte complementari alla stessa domanda: come progettare oggi paesaggi capaci di durare nel tempo, adattarsi ai cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita delle persone?
Il Nuovo Rinascimento prende forma proprio da questo dialogo tra progettisti provenienti da Europa, Nord America, Sud America, Africa, Asia e Oceania, dando vita a una riflessione globale e multidisciplinare.
A rendere unico il programma, la pluralità dei loro approcci. Tra i protagonisti figurano Bas Smets, teorico del Biospheric Urbanism e autore dei progetti per il MAXXI, Villa Medici e della riqualificazione dell’area attorno a Notre-Dame; Martí Franch, tra i maggiori interpreti del paesaggio mediterraneo contemporaneo e progettista del Parco della Pace di Vicenza; Martha Schwartz, pioniera della landscape architecture internazionale, che da oltre quarant’anni esplora il rapporto tra arte, città e paesaggio; la prospettiva statunitense sarà rappresentata anche dallo studio californiano Terremoto, una delle realtà più influenti della nuova generazione: il loro approccio al paesaggio come processo vivente considera le piante il principale materiale di progetto e pone al centro temi come biodiversità, giustizia ambientale, partecipazione delle comunità e riduzione degli input artificiali. Yuki Sudo, dello studio giapponese Junya Ishigami + Associates, dove architettura e natura diventano un’unica esperienza progettuale; Jo Wakelin, interprete del dry garden contemporaneo e dei paesaggi resilienti della Nuova Zelanda; Macarena Calvo Tagle, che sviluppa una progettazione fondata sugli ecosistemi multispecie; Alejandro Saralegui, direttore del Madoo Conservancy di New York, luogo in cui arte, giardino e cultura convivono; The Landscape Studio, giovane realtà attiva tra Africa ed Europa che utilizza il paesaggio come strumento di inclusione sociale; ed Emanuele Bortolotti, noto paesaggista italiano che rivendica il “diritto alla natura” delle persone.
LA GARDEN MASTERCLASS: L’EREDITÀ DELLA SHEFFIELD SCHOOL E IL RICORDO DI NIGEL DUNNETT
La Garden Masterclass del 16 settembre sarà affidata a James Hitchmough, professore emerito di Ecologia Orticola dell’Università di Sheffield e tra le figure che più hanno influenzato la progettazione del paesaggio contemporaneo. La sua presenza rappresenta uno degli appuntamenti più significativi dell’edizione 2026, perché permette di ripercorrere la rivoluzione culturale che negli ultimi trent’anni ha cambiato il modo di progettare il verde pubblico in Europa.
Insieme al compianto Nigel Dunnett, Hitchmough è stato tra i fondatori della cosiddettaSheffield School, corrente di pensiero che ha trasformato il rapporto tra ecologia, botanica e progetto. La loro intuizione è stata tanto semplice quanto rivoluzionaria: il compito del progettista non è controllare la natura, ma comprenderne i processi, interpretarli e accompagnarli nel tempo. Da questa visione sono nati paesaggi più resilienti, ricchi di biodiversità e capaci di evolvere insieme ai cambiamenti climatici.