search

Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Quando il tram arrivò a Milano, di Riccardo Rossetti

Esempio di fiacres

Il trasporto pubblico milanese risale al periodo napoleonico, quando nel 1801 il viceré Eugenio Beauharnais inaugurò un servizio di fiacres: carrozze a quattro posti, trainate da una coppia di cavalli, un vetturino e un aiutante. Nel 1813 venne costituita l’Impresa Generale delle Diligenze e Messaggerie e nel 1827 furono introdotti i velociferi (per i percorsi più lunghi, solitamente extraurbani) e gli omnibus (per spostarsi in città). Con la rivoluzione della strada ferrata, il primo treno Milano/Monza (stazione di Porta Nuova,1840), anche il trasporto pubblico cittadino si adeguò di conseguenza. Le ferrovie a cavalli erano già presenti in Europa centrale e in America ma, causa le maltenute e anguste strade meneghine, si optò ancora per i classici omnibus. Nacque così, nel 1861, la S.A.O. (la Società Anonima Omnibus) che prese ufficialmente servizio alle 7:30 del 1° gennaio 1862: 9 linee che partivano da Piazza del Duomo, con sala d’aspetto al civico 23. Costo del biglietto, 10 centesimi durante il giorno e 15 al calar del sole.

Prende servizio in Piazza del Duomo

Intorno al 1863 si cominciò a pensare alla prima tramvia milanese lungo tutto il perimetro della vecchia Strada di Circonvallazione: Montenero, Premuda, Piave, Vittorio Veneto, ecc.: lo scopo era alleggerire il traffico, soprattutto commerciale, all’interno della cinta cittadina. La burocrazia bloccò tutto e si dovette attendere l’otto luglio 1876 per vedere i primi tram a cavalli: la Milano/Monza, con partenza da Porta Venezia e binari lungo lo Stradone di Loreto (Corso Buenos Aires).

LA LINEA MILANO-MONZA IN PARTENZA DA PORTA VENEZIA: SULLA DESTRA, IL LAZZARETTO

Finalmente, dopo infiniti tira e molla in consiglio comunale, nel 1878 iniziarono i lavori per le rotaie sulla Strada di Circonvallazione. Da quel momento l’espansione della rete urbana non si fermò più: nel 1886, tutta la Circonvallazione era stata coperta e 11 linee radiali e 125 vetture fecero di Milano una città europea vera e propria.

Nel 1890 si inaugurò in Italia la prima tramvia elettrica, la Firenze/Fiesole e, poco dopo, la Edison ottenne la concessione per i tram elettrici milanesi, decretando l’inizio della fine per la povera S.A.O. L’ uno novembre 1893 il primo tram elettrico Edison partì da Piazza del Duomo con destinazione Arco della Pace (Porta Sempione).

INAUGURAZIONE DEL TRAM ELETTRICO DELLA EDISON

Il giorno dell’inaugurazione una vettura prese pure fuoco ma il Comune di Milano rilasciò comunque in seguito una concessione ventennale alla Edison: dal 1897 al 1916. Nacque in quegli anni l’Ufficio Tramviario Municipale. All’inizio del XX secolo i tram a cavalli erano ormai andati in pensione e una moderna rete elettrica di 83 km copriva Milano. Allo scadere del contratto con la Edison il Comune rilevò tutto, apportando diverse migliorie al trasporto pubblico: nel 1926 venne introdotto il senso unico e la circolazione, tram compresi, passò da sinistra a destra. Insomma, fino a quel momento si era viaggiato all’inglese. E a proposito di inglese, se qualcuno si fosse domandato perché qui da noi si dica tranvia o tranviere, è un’eredità del Ventennio, sotto antistaminici per ogni temine anglofono. La M fu sostituita con la N e, per suggellare la nuova semantica, nel 1931 arrivò l’A.T.M. (Azienda Tranviaria Municipale) …Ringraziamo almeno che non si sia giunti a dire, vado a prendere il tran.

Piazza Duomo, fine 800 inizio 900.JPG

Tempi comunque andati, fatti di pavé ben curati e scintillanti cavalli d’acciaio. Oggigiorno è la metropolitana a far da padrona: comoda, rapida e sempre apprezzata perché ci risparmia dall’odierno caos della superfice. Ma un superstite, ormai prossimo al secolo, di un’era meno caotica che viaggiava alla luce del sole e non nel sottosuolo, circola ancora per le nostre vie: il leggendario tram modello ‘28(anno del primo servizio), costruito dalla Breda. Con un’Indistruttibile meccanica, affidabile come mai sarà la delicata e digitale elettronica ma, soprattutto, concepito per districarsi e non intasare le minute strade milanesi, resite ancora allo schizofrenico scorrere del tempo: ad oggi è il tram più vecchio del mondo ancora in circolazione. Ne abbiamo venduti tanti a San Francisco, le Milan Cars, desiderosa di mantenere la propria tradizione dei cari e vecchi tram.

Il mitico modello ’28

Di contrappunto, la flotta della vecchia guardia meneghina si assottiglia di anno in anno. La adorano i turisti e manca tanto ai suoi concittadini ma a Milano il passato, anche quando affidabile e prezioso, non è mai stato vanto; è orpello.

Ma ora, senza ulteriori indugi, mì a vù a ciappà el tràmm!

 

 

 

 

Letture per l’estate

La prima edizione italiana del classico giapponese che ha ispirato il film Perfect Days di Wim Wenders: il libro che il protagonista non smette mai di leggere.
Ogni capitolo è dedicato all’osservazione minuziosa attraverso tutte le 4 stagioni di un albero: ciliegi in fiore, cedri, cachi, pini, aceri, cipressi. In questi quindici saggi, scritti a partire dal 1971 durante percorsi tra foreste millenarie e giardini domestici, l’autrice osserva foglie, radici e cortecce con la devozione del pellegrino, con un’attenzione quasi ossessiva per il dettaglio, come la luce che filtra tra i rami.

«Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro.» Così ci racconta l’autore di questo libro affascinante che guida il lettore alla scoperta dello spirito del bosco. Un bosco, ci dice, non è solo l’insieme degli alberi che lo compongono, e neppure la somma di flora e fauna. Un bosco è il risultato di azioni e reazioni, alleanze e competizioni, crescita e crolli. Un mondo mobile, che sebbene continuiamo a sforzarci di studiare e catalogare, limitare e controllare, resterà sempre un selvaggio, vibrante spazio di meraviglia.

L’autore, lo “Sherlock Holmes del mondo naturale” come lo ha definito la BBC, insegna un metodo per guardare gli alberi che ci circondano e riconoscere forme, motivi ricorrenti e segnali, alla scoperta di rami, foglie e radici.

Grazie a informazioni tratte dalla biologia, dalla paleontologia e dalla storia umana, l’autore mostra come i semi siano autentiche macchine del tempo biologico, che recano le tracce di millenni di adattamento naturale.

L’autore, professore di Ecologia alla Open University di Milton Keynes, racconta, con il brio del bravissimo divulgatore, l’importanza e la forza ispiratrice dei semi che sono i protagonisti silenziosi del regno vivente e nel contempo simboli affascinanti e universali che hanno ispirato poesie, racconti, miti e leggende

Arnaldo Pomodoro alle Gallerie d’Italia

Gruppo di sculture in fiberglass candido, materiale che per l’artista aveva la funzione dei modelli in gesso

Una mostra molto bella alle Galleri d’Italia aperta fino al 18 ottobre dedicata al centenario della nascita di Arnaldo Pomodoro.

Subito dal grande salone si resta davvero affascinati dal gruppo di sculture in bianco fiberglass con tutte le forme geometriche sperimentate dall’artista.

L’esposizione spazia dai primi lavori in bassorilievo del periodo 1954-1960 per passare ai solidi euclidei (cilindro, cubo e sfera), alle riflessioni sulle forme della memoria (cronache e papiri), al rapporto tra pieni e vuoti,  fino alle ricerche degli anni duemila sulla presenzialità della scultura.

Interessante il video della durata di circa un’ora diretto da Alessandro Pezza intitolato “Arnaldo Pomodoro. La natura della forma” che si può trovare su Raiplay.

Uno degli elementi in fiberglass

Giardino nero, 1956

Incontro, 1956

Rapporto tra pieno e vuoto: Rotante massimo 1969 

Rapporto tra pieno e vuoto: Forma x 

PAPYRUS PER DARMSTADT 1988

Colonne in bronzo 2010

Cotninuum 2010

Sfera grande 1966, giardino di Alessandro Manzoni

Horti aperti 2026: L’arte e la maniera. Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura.

Horti Aperti, manifestazione organizzata dall’Associazione Ticinum Festival con Almo Collegio Borromeo di Pavia in collaborazione con il Comune di Pavia e l’Orto Botanico dell’Università di Pavia, si terrà sabato 19 e domenica 20 settembre 2026 nel parco di arte e biodiversità Horti di Almo Collegio Borromeo, a Pavia.
L’edizione sarà anticipata da una serata inaugurale venerdì 18 settembre alle ore 21, ospitata nelle suggestive serre dell’Orto Botanico dell’Università di Pavia che ospiterà la conferenza-spettacolo “Nulla è come sembra. Viaggio nel mimetismo tra natura, arte e botanica”, a cura del divulgatore scientifico e fotografo naturalista Francesco Tomasinelli. Un viaggio tra le più sorprendenti strategie di adattamento del mondo naturale.
Il festival entrerà poi nel vivo sabato 19 e domenica 20 settembre negli Horti dell’Almo.
Per la V edizione, intitolata L’Arte e la maniera, sono in programma oltre quaranta appuntamenti tra conferenze, workshop, laboratori e la mostra-mercato con i migliori vivaisti e produttori. Madrina della manifestazione, la conduttrice Licia Colò.
Inoltre, Stefano Mancuso, Monica Pais, Tiziano Fratus, Licia Colò e Andreas Kipar tra i protagonisti del Festival del verde in città, organizzato dall’Associazione Ticinum Festival al parco Horti di Almo Collegio Borromeo, il 19 e 20 settembre. Alla manifestazione debutta il nuovo spazio “Orto da Coltivare”, dedicato al saper fare. Tra le novità, la serata di anteprima, venerdì 18, all’Orto Botanico dell’Università di Pavia.

2026 Comunicato Stampa Horti Aperti 8 luglio

Ecco una parte dell’intervista al direttore artistico della manifestazione Gaetano Zoccali

PERCHÉ AVETE SCELTO IL TEMA “L’ARTE E LA MANIERA. IL GIARDINO INTELLIGENTE, PENSATO CON PASSIONE E COLTIVATO CON CURA”?

«Perché piante e giardini sono prima di tutto belli e ci attirano grazie alla loro bellezza. Se ci pensiamo bene, il giardino è a tutti gli effetti il risultato di una produzione artistica e questo processo che chiamiamo giardinaggio o garden design tiene insieme tante competenze e attitudini. La creatività è ciò che ci rende umani: siamo fatti per inventare, per immaginare quello che non c’è, per creare, e questo modo di esprimerci fa parte della nostra realizzazione personale. Così, la parola “arte” rimanda subito a un concetto di bellezza che sa catturare la nostra attenzione e che sa attivare la nostra creatività. L’amore per il giardinaggio tiene insieme l’aspetto più legato all’inventiva, il nostro bisogno innato di sentirci vicini agli altri esseri viventi, le conoscenze sulle piante e sulle loro esigenze, le tecniche di coltivazione, la sensibilità ambientale. Nel DNA di Horti Aperti – che nasce come festival culturale – ci sono tutti questi elementi… La “maniera” ci racconta il modo in cui ogni cosa può essere fatta bene solo attraverso il filtro dell’esperienza, che in questo caso è quella condivisa dai protagonisti della manifestazione, i vivaisti e i produttori in mostra. In un momento storico in cui le certezze vacillano e quindi non ci sono regole preconfezionate che reggano, Horti Aperti non vuole dare istruzioni ma attivare ragionamenti, per questo parliamo di giardino intelligente. “L’arte e la maniera” incarnano i due filoni attraverso i quali Horti Aperti ha scelto di produrre conoscenza e di veicolare i contenuti, sin dalla prima edizione del festival, ideato da Carlo Gariboldi e Valentina De Tomasi nel 2021: il sapere e il saper fare».

CHE COS’È IL GIARDINO INTELLIGENTE?

«Lo slogan “Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura” fa riferimento a una concezione del giardino attuale, calato nei tempi moderni. Un verde che non copia soltanto o delli tramandati, ma che sa cogliere le istanze del momento storico e i veri bisogni delle persone e della natura oggi. Il giardino intelligente non ha paura di sconvolgere regole secolarizzate per adattarsi a città sempre più soffocanti e a un’etica più rispettosa della natura, dove fare meno spesso significa fare meglio. Ma è anche un giardino senza ansie, che ciascuno di noi si può cucire addosso e che ci lascia liberi di sperimentare in maniera soggettiva la nostra formula senza paura di sbagliare. Come in tutti gli ambiti della vita, accettiamo che gli errori, quando capitano, possono essere un territorio di esplorazione e un percorso di apprendimento. I tempi dei nuovi mezzi di comunicazione spesso premiano gli slogan veloci, il “si può fare” o “non si può fare”, e annullano il ragionamento. Così, vedo tantissima ansia in chi si approccia alle piante per la prima volta oggi, c’è una terribile paura di sbagliare. Bisogna anche fidarsi di sé stessi, osservare e farsi guidare. Al contrario, il giardinaggio deve essere un’esperienza piacevole dove mettersi in gioco, che ci riconcilia con la natura ma nche con noi stessi».

UN ESEMPIO DI GIARDINAGGIO INTELLIGENTE?

«Piantare gli arbusti e le piante perenni in autunno. La scelta del terzo weekend di settembre per ospitare ogni anno la manifestazione non è casuale. Tradizionalmente, Horti Aperti si tiene nel weekend che segna il passaggio verso l’equinozio d’autunno, la stagione che secondo gli esperti, oggi, è quella più propensa per piantare e per avviare un progetto verde, riducendo il lavoro e ottimizzando i risultati. Gli autunni sono miti e lunghi e gli inverni non sono freddissimi e permettono alle piante di affrancarsi e diventare indipendenti entro la primavera. Al contrario, per una pianta acquistata a fine primavera, è una vera sfida affrontare le estati di questi anni se non le si garantiscono cure davvero assidue. Un altro esempio: partire da piante giovani coltivate all’aria e non in serra, che attecchiscono molto meglio, si adattano facilmente al luogo e costano anche di meno».

 

 

Val Antrona: piccoli borghi e laghi alpini

Una bella apparizione: un piccolo capriolo. A questa visione mi sono chiesta con che coraggio i cacciatori uccidono questi e altri animali stupendi e indifesi (Foto Luis)

Qualche giorno in Val Antrona, forse la meno turistica tra le valli ossolane, con bei paesaggi, boschi assai ben tenuti, molti laghi alpini (Antrona, Campliccioli, Caposecco, Trivera..), piccoli paesi con baite di pietra. Purtroppo in questo periodo di caldo estremo anche in questi luoghi di mezza montagna si patisce un pò. Ma sono luoghi che meritano di essere visitati magari meglio in primavera o in autunno. Molte escursioni anche interessanti tutte con dislivelli abbastanza importanti.

Ecco alcune immagini

Il torrente a Schieranco

Il lago di Antrona, dalle acque turchine, è un lago che si è formato a metà del 1600 a seguito di una frana che ha bloccato il torrente Troncone e distrutto il paese di Antrona. Bello il percorso ad anello che costeggia il lago e da cui si può ammirare la cascata del rio Sajont.


Una piccola galleria scavata nella roccia

Bei percorsi nei boschi

Un bellissimo bosco di abeti lungo il percorso verso il lago di Campliccioli

Interessanti le architetture di pietra e i piccoli borghi


Il paese di Rovesca ormai solo di seconde case e di piccole baite ormai abbandonate

L’Oratorio di San Gottardo sempre a Rovesca

Curiosi comignoli che mi hannoricordato quelli di Torcello

Via crucis di Antrona Piana

Una vegetazione interessante sia arbustiva che erbacea, molti sambuchi, maggiociondoli, barbe di capra, gigli martagone….

Intorno al lago di Antrona tantissime barbe di capra ora fiorite (Aruncus dioicus)

Tanti maggiociondolo (Laburnum alpinum)

Epilobium montanum

Ranunculus platanifolius

Reseda lutea

Lilium martagon

piccole suggestioni su cuscini di muschio

Distese di verbaschi (Verbascum nigrum)

Atocion rupestre

 

 

 

Le sofore: un albero molto bello e adatto alle città

In questo periodo tra fine giugno e inizio luglio a Milano si incontrano tante sofore fiorite. E’ un albero che ho sempre apprezzato, sia per il suo bel portamento, che per le infiorescenze non vistose ma molto piacevoli in leggere pannocchie bianco-crema molto profumate, per i frutti e per i colori autunnali. Sopporta molto bene la siccità , la salinità e l’inquinamento urbano.

Quindi sarebbe bello che ne venissero piantate tante!

Filari di sofore in Crso 22 marzo a Milano

La Sophora japonica (sin. Styphnolobium japonicum), della famiglia delle fabacee, è un albero originario di Cina e Corea (anche se il nome specifico allude al Giappone), è stata introdotta in Europa dalla Cina nel 1747, per la prima volta, a Parigi, al Jardin des plantes, dal missionario gesuita e botanico francese Pierre Nicolas Le Chéron d’Incarville.
Caducifoglia (le foglie assumono bellissimi colori gialli in autunno), di medie dimensioni (max 15-20 metri di altezza), ha un’ampia chioma arrotondata, corteccia verde scuro con lenticelle bianche sul fusto che diventa grigio scuro con l’età, foglie composte da foglioline lanceolate, fiori in grappoli lunghi fino a 30 cm. seguiti da frutti che sono baccelli dalle carateristiche strozzature e che permangono a lungo sulla pianta. Molto simile alla robinia dalla quale si differenzia per la mancanza di spine e per la forma delle foglie.
A Milano ci sono bei filari ad esempio in via San Vittore, in Corso XXII marzo e molti esemplari in parchi. Marco Bay le ha utilizzate nel giardino dell’Hangar della Bicocca a fare da elegante cornice arborea.

La bella fioritura delle sofore all’Hangar della Bicocca

 

 

 

 

Come le città si proteggono dal caldo….

Crediti Festival del verde e del paesaggio

A proposito di caldo e vita urbana, dalla newsletter del Festival del verde e del paesaggio di Roma alcune soluzioni adottate in giro per il mondo

Parigi sta facendo una delle cose più affascinanti che una città possa fare: restituire l’acqua ai suoi abitanti. Dopo oltre un secolo la Senna è tornata balneabile e si è aggiunto anche il Canal Saint-Martin. È un’immagine potentissima perché cambia la funzione stessa del fiume, da elemento decorativo a infrastruttura climatica. Da sfondo a esperienza e servizio pubblico.

Barcellona sta costruendo una nuova geografia del sollievo. Nel 2026 la città offre oltre 500 rifugi climatici disseminati nei quartieri: biblioteche, musei, scuole, centri civici e parchi dove chiunque può entrare, sedersi, bere acqua e trovare refrigerio a pochi minuti da casa.

Vienna ha scelto una strada per trasformare il fresco in un elemento di arredo urbano. Fontane, nebulizzatori, piccole oasi disseminate nella città e installazioni che riportano l’acqua al centro dello spazio pubblico.

Medellín in Colombia ha piantato milioni di piante e costruito corridoi verdi che in alcuni punti hanno abbassato la temperatura fino a dieci gradi.

Ahmedabad in India è stata una delle prime città a considerare il caldo una questione sanitaria, introducendo sistemi di allerta, protocolli medici e tetti bianchi per le abitazioni più vulnerabili.

Freetown in Sierra Leone ha addirittura un nuovo Ministero dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici responsabile della protezione ambientale e dell’adattamento climatico e un’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Disastri incaricata di offrire assistenza umanitaria alle vittime.

Singapore, una delle città più dense del pianeta, ha catalogato decine di strategie diverse per produrre fresco senza rinunciare alla densità urbana: vegetazione verticale, ventilazione, ombra, nuovi materiali e acqua.

Siviglia sorprende perché per immaginare il futuro torna indietro di migliaia di anni. Con il progetto Cartuja Qanat ha recuperato l’antica tecnologia persiana per trasportare l’acqua per raffreddare in modo naturale un’ampia zona del centro urbano, grazie a un sistema di feritoie verticali che consentono all’aria fresca di arrivare in superficie.

Jerez de la Frontera in Andalusia sceglie la poesia e trasforma le strade in pergolati di vite. Gli emparrados ombreggiano interi tratti urbani e abbassano sensibilmente la temperatura.

Perfino l’Italia è entrata in questa nuova stagione urbana. Bologna sta progettando vere e proprie cellule di rifugio climatico mentre Roma  studia infrastrutture verdi per raffreddare le aree più vulnerabili.

 

 

Sere FAI d’estate 2026

Tra i Beni FAI coinvolti castelli, ville di delizia, abbazie, aree naturalistiche, palazzi storici, capolavori dell’architettura e, per la prima volta, Villa Rezzola a Lerici (SP), antica dimora affacciata sul Golfo dei Poeti. Qui, dal 10 luglio al 18 settembre nello splendido giardino all’inglese si potrà partecipare a speciali visite guidate al tramonto e a degustazioni di vini, amari e tè freddi nella terrazza panoramica.

Il calendario delle “Sere FAI d’Estate” prenderà il via nella settimana del 15 giugno con due eventi da non perdere dedicati alla poesia: giovedì 18 giugno a Palazzo Moroni a Bergamo si terrà Poetica. Voci di donne dal Rinascimento al Contemporaneo, serata dedicata alla poesia al femminile, dalle voci rinascimentali di Isotta Brembati e Tullia d’Aragona fino alla poetry slam contemporanea, mentre domenica 21 giugno all’Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC) sarà la volta di Leopardi a prova di voce, evento a cura di Roberto Galaverni, che metterà in luce, tra storia e innovazione, la figura e le opere del grande poeta recanatese.

Villa Gregoriana, Tivoli (RM)_Foto Massimo Siragusa_2025_© FAI

Centinaia le iniziative che si susseguiranno poi fino a metà settembre, dalle rigenerative Sessioni di yoga nella natura a Villa Gregoriana a Tivoli (RM) e le immersioni forestali nella Riserva naturale I Giganti della Sila a Spezzano della Sila (CS) agli Aperitivi al tramonto nel giardino della Velarca a Tremezzina (CO), la storica casa-barca a firma dello studio milanese BBPR situata di fronte all’Isola Comacina, a Villa Necchi Campiglio nel cuore di Milano, progettata da Piero Portaluppi tra il 1930 e il 1932, e al Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (TN), custode di preziosi cicli pittorici “giotteschi” dedicati all’amore e alla guerra.

Tanti gli appuntamenti a tema musicale tra cui scegliere: gli Aperitivi in Jazz, in Lirica o in Swing proposti a Casa Macchi a Morazzone (VA), gli spettacoli di Musiche tradizionali della Calabria ai Giganti della Sila, Canti e cunti all’Abbazia di Cerrate, dove alla voce di una guida esperta che parlerà della storia del Bene si alternerà quella di un’interprete della musica popolare salentina, la muda flamenca e i live dell’artista Claudia Aru, del saxista Juri Deidda e del violinista Simone Soro alle Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA), il Concerto della Buonanotte al Bosco di San Francesco, nella magia della radura del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, mentre tra gli agrumi e gli ulivi secolari del Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento si esibiranno Daniele Magro, cantautore e autore tra i più sensibili e riconoscibili della scena musicale italiana contemporanea, e Kety Fusco, giovane arpista – per la prima volta in Sicilia – che vanta performance di rilievo su palcoscenici internazionali prestigiosi.

Anche il buon cibo sarà protagonista in numerose serate, dalla Cena medievale al Castello di Avio, con il racconto di curiosità sulla dieta e i comportamenti a tavola dell’epoca, alla Cena sotto le stelle nella corte del Monastero di Torba in occasione della notte di San Lorenzo, passando per i Picnic al tramonto nella cornice dello scenografico giardino all’italiana di Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (VA).

(DAL COMUNICATO STAMPA)

Calendario completo e informazioni dettagliate su: www.serefai.it

CS generale Sere FAI d’Estate 2026

Selezione eventi SERE FAI D’ESTATE 2026 con date

 

Frescheggiare. Orti botanici, rifugi climatici urbani

Orto Botanico di Bergamo 2 (Città Alta)

DAL 14 AL 30 GIUGNO, la festa del solstizio d’estate della RETE DEGLI ORTI BOTANICI DELLA LOMBARDIA

Si intitola Frescheggiare. Orti Botanici, Rifugi Climatici Urbani la XXIII edizione dell’appuntamento di inizio estate degli Orti Botanici lombardi, quest’anno dal 14 al 30 giugno 2026. E prende ispirazione da un termine antico, “frescheggiare”, come esortazione a beneficiare dell’ombra delle piante, del fresco e di quel che lo accompagna, con tutto il piacere dello stare nella natura insieme. Ma è soprattutto una chiamata per riflettere sui cambiamenti – climatici e non – che stiamo vivendo e condividere nuove esperienze attraverso la curiosità e i cinque sensi.

GLI ORTI BOTANICI COME RIFUGI CLIMATICI. In un’estate che si è annunciata già calda con largo anticipo, gli Orti Botanici, in quanto aree densamente verdi e attrezzate, si confermano come autentici rifugi climatici nel cuore delle città. E lo sono da prima che questa definizione diventasse di scottante attualità. Alberi, prati, collezioni vegetali e superfici permeabili contribuiscono a fare ombra, a mitigare le temperature e a rendere più vivibili i centri urbani. Ma gli Orti botanici sono anche Musei che ospitano collezioni viventi, nei quali trovare ispirazioni e risposte per affrontare le trasformazioni ambientali del nostro tempo, imparando dalle piante e dalle loro strategie. Per questo, in quanto luoghi di conoscenza, svolgono un ruolo importante come punti di riferimento e di confronto intergenerazionale per le persone di tutte le età e diversità. E la Festa del Solstizio d’estate, arriva giusto in coincidenza con l’avvio delle vacanze scolastiche.

NOI SIAMO NATURA: IMPARIAMO DALLE PIANTE. Dai laboratori di antotipia – l’antenata della fotografia, che utilizza i pigmenti dei fiori – al tour di scoperta dei 100 cereali, dall’itinerario sulla farmacia da viaggio al riconoscimento delle erbe selvatiche in città, sono moltissime le occasioni studiate dagli Orti Botanici per ricordarci che “siamo natura” e che le piante sono parte del nostro quotidiano: non uno sfondo della nostra esistenza, ma una presenza indispensabile che accompagna ogni aspetto della nostra vita.

In un tempo in cui i cambiamenti avvengono con estrema velocità e gli equilibri che sembravano consolidati vacillano, farsi ispirare dalle piante può essere di grande aiuto. Loro abitano la Terra da centinaia di milioni di anni ed hanno imparato a farlo anche in condizioni estreme, ottimizzando le risorse, collaborando e costruendo relazioni con altri organismi. Osservandole scopriamo che la natura non si fonda soltanto sulla competizione come la intendiamo noi oggi, ovvero come scontro tra avversari, ma sulla vera etimologia del cum petere, dal latino “tendere insieme verso una meta”. Molte di esse, per esempio, collaborano attraverso reti sotterranee di funghi e microrganismi, stabiliscono relazioni di reciproco vantaggio con insetti, animali e altre specie vegetali. In natura, crescita individuale e crescita collettiva non sono necessariamente in contrasto, ma si rafforzano a vicenda.

IL CAMBIAMENTO COME OPPORTUNITÀ. Le iniziative in calendario per la Festa del Solstizio non vogliono far riflettere soltanto di cambiamenti climatici, ma anche sulle rivoluzioni che viviamo nelle nostre abitudini, nel nostro rapporto con il cibo, nei modi di vivere e nelle relazioni che costruiamo, con esperienze che attraverso la riconnessione con la Natura promuovono una ri-alfabetizzazione all’empatia e all’emotività. Ispirandosi all’intelligenza collettiva della Natura, queste proposte insegnano che cambiare non significa perdere qualcosa, ma trovare nuovi equilibri. Nell’approfondimento di seguito, gli appuntamenti in programma.

IL PROGRAMMA NEI 6 ORTI DELLA RETE

ORTO BOTANICO DI BERGAMO “LORENZO ROTA”. I cereali in un mondo che cambia
L’Orto Botanico di Bergamo dedica il Solstizio ai cereali e alle graminacee, protagonisti della nostra alimentazione e risorsa strategica per affrontare i cambiamenti climatici. Il programma comprende l’asta biodiversa (14 giugno), narrazioni dedicate ai cereali del Solstizio (20 giugno), una visita guidata alla scoperta delle graminacee spontanee e ornamentali (21 giugno), un laboratorio con aperitivo e show-cooking dedicato ai cereali minori nella nostra alimentazione (23 giugno) e un laboratorio di panificazione condivisa e raccontata (30 giugno).
Orari di apertura. Sezione di Città Alta: 10.00-20.00. Sezione di Astino: 10.00-12.00 e 14.00-20.00. Ingresso libero.

GIARDINO BOTANICO ALPINO “REZIA” DI BORMIO (SO). Tra arte, scienza e piante medicinali
Il Giardino Botanico Alpino Rezia indaga il rapporto tra natura, creatività e conoscenza. Sabato 20 giugno sono previsti: un workshop di antitipia per famiglie, un itinerario dedicato alle piante medicinali e un concerto di due arpe celtiche immerso nei suoni del giardino. Domenica 21 giugno, spazio a una visita guidata sulle piante ai tempi dell’Antropocene e a un laboratorio per la realizzazione di ghirlande con fiori e frutti essiccati.
Orari di apertura. Tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00. Ingresso libero.

Giardino Botanico Alpino Rezia 

ORTO BOTANICO DI BRERA, MILANO. Acqua, vita e sopravvivenza
Il tema scelto dall’Orto Botanico di Brera è quello dell’acqua come risorsa vitale per il mondo vegetale. Sabato 20 giugno, due visite guidate accompagneranno il pubblico alla scoperta delle strategie che permettono alle piante di adattarsi a condizioni estreme come siccità, gelo e terreni salini, mostrando come il regno vegetale possa offrire importanti insegnamenti per affrontare il cambiamento climatico.
Orari di apertura. Dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 18.00. Ingresso libero.

ORTO BOTANICO CITTÀ STUDI, MILANO .Biodiversità, impollinatori ed erbe urbane
Giovedì 18 giugno, l’Orto Botanico Città Studi prolunga l’apertura fino alle 21.00 con visite guidate alle collezioni, e una mostra dedicata alla domesticazione delle piante coltivate, attività sugli impollinatori e un’esperienza interattiva dedicata alle erbe spontanee che crescono in città. Un programma che invita a osservare con maggiore attenzione la biodiversità presente anche negli ambienti urbani e a riscoprire il legame tra persone e natura.
Orari di apertura. Dal martedì al giovedì, dalle ore 10.00 alle ore 17.00; venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 16.00.

ORTO BOTANICO DI PAVIA. Un rifugio climatico urbano
Domenica 14 giugno, l’Orto Botanico di Pavia propone una visita guidata dedicata proprio al tema dei rifugi climatici urbani. Attraverso il percorso sarà possibile comprendere fenomeni come le isole di calore, gli eventi meteorologici estremi e il ruolo della vegetazione nel migliorare la qualità della vita nelle città. Nella stessa giornata sarà visitabile anche la mostra “Legni nostrani, pregiati, proibiti. La biodiversità attraverso il legno“.
Orari di apertura. Martedì, mercoledì e giovedì 9.00-15.30; venerdì 9.00-11.00; sabato e domenica 10.00-18.00.

ORTO BOTANICO G.E. GHIRARDI DI TOSCOLANO MADERNO (BS). Il valore del cambiamento
L’Orto Botanico Ghirardi interpreta il tema del “frescheggiare” come una nuova attitudine al cambiamento, fondata sulla cura, sul rallentamento e sulla riscoperta dei piccoli gesti quotidiani. Il programma comprende laboratori di uncinetto, yoga immerso nella natura, danza, pittura su ceramica, la presentazione del libro Fili invisibili, una mostra realizzata dagli alunni della scuola primaria e un fine settimana dedicato al baratto e al riuso creativo degli oggetti. Un invito a vivere il cambiamento come occasione di crescita personale, relazione e benessere.
Orari di apertura. Venerdì 15.30-18.30; sabato 9.30-12.30 e 15.30-18.30; domenica 9.30-12.30. Ingresso libero.

Maggiori approfondimenti, aggiornamenti e indicazioni per la prenotazione degli appuntamenti sono riportati in dettaglio sul sito della Rete degli Orti Botanici della Lombardia a questo link.

 

 

 

Finale ligure e dintorni


Io non sono molto un tipo da vacanze al mare, ma amo le passeggiate in costa e fare qualche bagno in acque belle. Finale ligure è davvero una meta perfetta, sia perchè è rimasto un borgo non modaiolo, sia perchè da lì partono tanti sentieri interessanti e infine perchè raggiungibile a piedi c’è lostupendo mare di Varigotti. Altre note assai positive: ci sono molte spiagge libere, ben tenute e attrezzate con tutti i servizi e tante spiagge per cani! Cosa si vuole di più da una meta marina?

Ho soggiornato alcuni giorni e anche se il tempo non è stato molto bello il vantaggio è stato quello di paseggiare senza troppo caldo. In questo periodo, sfioriti i cisti, la macchia mediterranea era sui toni del giallo per le ginestre e per le tantissime margheritine giallo sole dei senecio.

Un primo percorso è stato verso il Forte San Giovanni con le vecchie celle della prigione e verso Perti alta con la bella chiesa dei 5 campanili. Proseguendo si arriva – passando in un bosco ombreggiato in sentieri molto sassosi – verso la chiesa preromanica con cripta di Sant’Antonino e si torna a Finalborgo, piccolo nucleo antico di Finale veramente bello.

La pizza di Finalborgo

I sentieri sono spesso sassosi e purtroppo in alcuni casi dissestati dai tanti bikers (ciclisti di montagna) che vengono a Finale da tutto il mondo perchè qui è organizzato un servizio che li porta in cima ai vari sentieri molto ripidi per farli scendere con le mountain bike come fosse un servizio di skilift!

Chiesa di NS di Loreto detta dei 5 campanili, uno dei più prestigiosi esempi di architettura rinascimentale ligure (edificata intorno al 1470)

Chiesa di Sant’Antonino arroccata su una ripida altura fu costruita tra il VI e il VII secolo accanto ad un castello bizantino di cui sono conservati alcuni ruderi

La piccola cripta della chiesa

Un altro bel percorso che parte da Finaborgo è quello che porta a Verezzi e poi a Borgio Verezzi, lungo un sentiero prima abbastanza largo e sassoso molto esposto al sole e poi nei boschi di lecci e di altre querce. Verezzi è un borgo piacevole e suggestivo con vista sul mare mentre Borgio Verezzi non ha alcun fascino.

Vista di una parte di Verezzi che si sviluppa su tre alture

Stradine di Verezzi

Anche da Varigotti partono molti sentieri come quello dei pellegrini che porta fino a Noli o quello del promontorio

sullo sfondo la piccola chiesa miedievale di San Lorenzo

Giardini in viaggio Laura Pirovano