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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Paesaggi della Namibia

deserto del kalahari con la tipica sabbia rossa

Sono di ritorno da un viaggio di un paio di settimana in Namibia che ha attraversato la parte centrale e costiera del paese, molto grande e uno dei meno abitati al mondo dopo la Mongolia (circa 3 milioni di abitanti). Paese di recente indipendenza, dal 1990, molto civile, molto attento al rispetto ambientale e al riciclo.

Devo premettere che mi aspettavo di più da questo viaggio che, rispetto alla Patagonia, mi ha regalato alcuni paesaggi stupendi ma anche lunghi percorsi in macchina assolutamente monotoni e rispetto al deserto della Libia scene moolto meno suggestive e soprattutto più uniformi.

La Namibia è composta essenzialmente da tre entità geografiche principali: a ovest il deserto del Namib (da cui prende il nome il paese), il più antico e arido del mondo,  che si allunga lungo la costa e per un centinaio di Km all’interno e che comprende le dune più alte al mondo (più di 300 metri), al centro l’altopiano centrale, la parte più elevata con altitudini intorno ai 1500 metri e il deserto del Kalahari a est, dominato dalla savana e dal colore rosso della sabbia.
Bibliografia
– Namibia, cultura e natura, Earth Viaggi
– Bottswana e namibia, Lonely Planet
– M. Leliève, Géologie, faune et flore de Namibie, 2018
– Trees & shrubs of Namibia, NPH

Ecco alcuni dei paesaggi più interessanti

Namib desert dal nostro Lodge in una posizione strategica

Namib desert

Namib desert al tramonto

 

Una delle mete più iconiche del viaggio: le dune di Soussvlei nel parco Nazionale del Namib Naukluf

DUNE DI SOSSUSVLEI: molto suggestivo lo spettacolo delle dune di forme differenti con giochi di ombre che ne evidenziano le forme e profondità

DUNE DI SOSSUSVLEI con zone bianche costituite da fango secco, cotto e spaccato dal sole ardente del deserto

Nel percorso che costegia le dune si arriva al grande ‘vlei’, che nelle stagioni della pioggia è una grande lago e durante il periodo siccitoso è una distesa di fango essiccato con silhouette di alberi marmorizzati che si sono conservati nei secoli grazie all’assenza di batteri e alla secchezza del deserto.

Paesaggio verso Swakopmund con sullo sfondo le montagne rosate nelle prime luci del mattino

La cittadina si Swakopmund, con molte architetture di stile tedesco, un bel lunmare e filari di palme

Percorso da Walvis bay a Sandwich Harbour: si viagia sulla baattigia tra l’oceano e le dune attrracersando saline su un mezzo 4×4

DA WALVIS BAY A SANDWICH HARBOUR

Qui le dune che arrivano direttamente sull’oceano sono altissime e attraversarle con le Toyota è un pò da brividi!

La meravigliosa laguna blu di Sandwich harbour

Fenicotteri nella laguna

Il deserto sassoso del Damaraland dove c’era il nostro campo tendato

OZONDJOU TENTED CAMP

Capre al pascolo

L’immenso Etosha national Park, al nord del paese; in lingua oshivambo significa ‘il grande lago bianco’ per la presenza della grande depressione saline, il Pan, al suo centro. Vi si incontrano diversi tipi di savana, da quella più arida, a quelle arbustive alle praterie. All’interno del parco si possono avvistare tanti aninamli, dalle antilopi, alle giraffe, agli elefanti, alle zebre, ai rinoceronti fino al ghepardo!

Etosha national Park: tra gli alberi le presenze maggiori sono quelle delle acacie e dei mopane

 

Parte del parco con maggiori presenze arboree

 

La flora della Namibia

stipagrostis (il genere più diffuso di graminacee) sabulicola nelle dune di sossusvlei

Come prima cosa, arrivata a Windhoek, la capitale, sono andata a visitare l’orto botanico, ben tenuto ed etichettato con molte piante collocate in un contesto paesaggistico molto piacevole: solo così di può capire il tipo di vegetazione di un paese. Va detto che, pur ospitando per buona parte deserti molto aridi, la Namibia offre una vegetazione molto varia e che ha saputo ben adattarsi alle difficili condizioni climatiche adottando intelligenti srategie di sopravvivenza. Gli alberi hanno radici molto profonde, mentre le erbe ornamentali (Stipagrostis) sopravvivono grazie alle loro radici superficiali, per assorbire l’umidità delle nebbie mattutine. Spesso le foglie di molte delle specie del deserto sono dotate di membrane che minimizzano l’evapotraspirazione (il caso delle aloe o delle Salvadora persica.

Windhoek Botanic garden

La pianta più particolare tipica della Namibia è Welwitschia mirabilis, una vera curiostà botanica descritta dal botanico austriaco Welwitsch nel 1859; una pianta appartenente alle Gimnosperme ma dalle caratteristiche estremamente peculiari, tanto che Darwin la definì “l’ornitorinco del regno vegetale”. alcuni esemplari hanno più di 2000 anni. Ha solo due grandi foglie, una circonferenza di quasi due metri, ha come infiorescenze maschili e femminili dei coni.

WELWITSCHIA MIRABILIS

Essendo il periodo invernale, il migliore per viaggiare, non ho visto fioriture ma ho potuto apprezzare le silhouette e le forme architettoniche delle tante specie di acacia, la cui più diffusa è Acacia erioloba (Camel thorn), che raggiunge anche 20 metri di altezza, privilegia suoli sabbiosi, ha un apparato radicale molto profondo che le consente di attingere a riserve idriche in grande profondità e un tronco molto denso che consente una migliore termoregolazionw,  e ha baccelli molto caratteristici a forma di orecchio e dalla superficie vellutata, estremamente nutrienti e sono usati nella medicina tradizionale. Per difendersi dalle agressioni dei numerosi animali erbivori producono tannino, sostamza amara e indigesta ed etilene come segnale per le altre piante.

Acacia erioloba portamento

ACACIA ERIOLOBA: frutti

ACACIA HEREROENSIS, portamento arbustivo, con altezza fino a 3-4 metri,, infiorescenze a spiga color crema e frutti come fegioli

ACACIA TORTILIS con una chioma molto espansa, raggiunge gli 11 metri di altezza e ha un frutto di forma contorta a spirale

Molto presenti le aloe; la più caratteristica, con interessante portamento architettonico, Aloe dicothoma, pianta succulenta caratteristica dei terreni rocciosi, con branche biancastre che riflettono i raggi solari diminuendo l’insolazione e quindi la perdita d’acqua.

ALOE DICHOTOMA

Tra le altre aloe molto diffusa Aloe littoralis

Tra gli alberi più diffusi ci sono Boscia albitrunca, che ha uno straordinario apparato radicale lungo quasi 70 metri, con frutti molto graditi dagli aninali

BOSHA ALBITRUNCA

Altro albero molto presente in Namibia, soprattutto nel Nord-ovest, è Mopane (Colospermum mopane) dalle caratteristiche foglie a farfalla molto nutrienti per gli animali, con un legno resistente alle termiti e usato nelle costruzioni e come combustibile; presso l’etnia Himba riveste un significato sacro; per evitare l’eccessiva evapotraspirazione durante il giorno le due parti delle foglie si sovappongono per fare ombra.

COLOSPERMUM MOPANE

COLOSPERMUM MOPANE FOGLIE FARFALLA

Un albero molto bello, per il portamento, il colore del tronco, da grigio chiaro a violetto,  è Moringa ovalifolia, presente soprattutto nella zona del Namib, ma anche nell’altopiano centrale; è pianta succulenta capace di accumulare acqua per molto tempo, nel tronco.

MORINGA OVALIFOLIA

Altre piante succulente molto particolari sono Butter tree (del genere Cyphostemma), con un tronco molto largo alla base di colore giallastro che si sfoglia.

BUTTER TREE CYPHOSTEMMA CURRORII

Un altro albero succulento è Bottle tree (Pachypodium lealii), succulenta così chiamata per la base larga, altezza fino a 3 metri, branche molto spinose.

Bottle tree

Tra le euforbie si trovano in particolare Euphorbia virosa e damarana, molto velenosa

Euphorbia virosa, Namib desert

EUPHORBIA DAMARANA

Nelle parti sabbiose dei fiuni trale dune del desrto si incontra !Nara (Ancanthosicyos horridus), della famiglia dei cocomeri, che produce un frutto della grandezza di un arancio; nel corso dell’evoluzione le sue foglie si sono trasformate in spine per ridurre l’evapotraspirazione

NARA ANCANTHOSICYOS HORRIDUS

ICE GRASS tra le dune

SALVADORA PERSICA ARBUSTO SV SPINOSO FRUTTI ROSSI

 

Fauna della Namibia

Zebre di pianura all’Etosha national Park

La Namibia ha molti parchi protetti, il più grande Etosha national park, dove è possibile avvistare tanti animali in safari organizzati. Che dire è sempre una emozione vedere animali come giraffe, elefanti, zebre, antilopi fino al maestoso ghepardo e al rinoceronte.

Ci si sente come bambini quando allo zoo si rimaneva colpiti dalla maestosità dell’elefante o dal ruggito del leone; certo è diverso gli spazi di questi parchi sono enormi e non è così automatico riuscire ad avvistare alcuni animali come il leone o il rinoceronte. Spesso le zone d’acqua, sia naturali che artificali, sono i luoghi dove è più facile vedere gruppi di animali. E’ bello vederli anche se resta la sensazione di averli confinati per proteggerli da noi uomini sterminatori (il bracconaggio, sembra quasi incredibile, è ancora molto attivo!).

Ecco alcuni ritratti!

GIRAFFA SAFARI KALAHARI

Un gruppo di giraffe alla riserva privata Etosha: è incredibile come animali così grandi siano così delicate nei loro movimenti

Un ghepardo, animale che caccia di giorno a differenza del leopardo, avvistato all’Etosha national park

Un rinoceronte bianco al Monte Etjo

CICOGNA MARABU

Gruppo di struzzi

Elefanti nel Damaraland

ZEBRE DI MONTAGNA VERSO SWAKOPMUND

ZEBRA PIANURA RISERVA ETOSHA

GRUPPO DI ZEBRE DI PIANURA: OGNUNA HA UN PARTICOLARE TIPO DI RIGHE CHE LA CONTRADDISTINGONO COME DELLE IMPRONTE DIGITALI

Antilope saltante, Etosha riserva privata

Dik Dik, la più piccola delle antilopi

IMPALA E ZEBRE ETOSHA NAT PARK

IMPALA RISERVA ETOSHA HEIGHTS

KOUDU ETOSHA NAT PARK

Orice

Otarie Cape Cross

Tantissime le otarie a Cape Cross

Gruppo di Gnu

 

Horti aperti. festival del verde in città tornerà a Pavia il 21-22 settembre

Una immagine della conferenza stampa allo spazio Lenti

ANNUNCIATA LA TERZA EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE: DUE GIORNI DI CONFERENZE, WORKSHOP E MOSTRE MERCATO SU VIVAISMO E SOSTENIBILITÀ. APPUNTAMENTO IL 21 E 22 SETTEMBRE, PRESSO IL PARCO D’ARTE HORTI DELL’ALMO COLLEGIO BORROMEO DI PAVIA

Per un’esperienza all’insegna della bellezza e della biodiversità, in sintonia con i valori della mostra Horti Aperti, la conferenza dedicata alla stampa nazionale si è tenuta venerdì 7 giugno presso Paola Lenti Milano, nuovo spazio nato da un importante progetto di rigenerazione urbana che ha coinvolto il team di ricercatori di PNAT. Inspired by plant, spin-off dell’Università di Firenze coordinato da Stefano Mancuso, che ricerca soluzioni sostenibili e biodiversità per una nuova qualità di vita urbana.
Il noto neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, relatore di Horti Aperti fin dalla prima edizione, aprirà anche l’edizione 2024 della mostra pavese.

IL PRIMO FESTIVAL DEL VERDE IN CITTÀ. Horti Aperti. Festival del verde in città è un progetto culturale che affronta i temi dell’ecologia e della qualità della vita, affiancando alla mostra-mercato del vivaismo un ricco programma di lezioni. Si parte dalle proposte di una selezione di vivaisti-collezionisti, per poi indagare le connessioni tra uomo e ambiente, rivolgendosi sia ai curiosi sia ai patiti del verde. Due giorni di conferenze e workshop non stop di diverso taglio e target, infatti, animeranno il programma di Horti Aperti Lab, con appuntamenti dedicati alla divulgazione e all’apprendimento pratico.

Ideata dal giornalista Carlo Gariboldi, direttore artistico della mostra, Horti Aperti. Festival del verde in città è una manifestazione promossa dall’Associazione culturale Ticinum Festival con la partecipazione dell’Almo Collegio Borromeo e dell’Università degli Studi di Pavia, in collaborazione con diversi soggetti del territorio: enti del terzo settore, volontariato, enti pubblici, fondazioni, imprese.
PAROLA D’ORDINE: BIODIVERSITÀ. «Partendo del verde e dal suo potere di coinvolgere il pubblico attraverso la bellezza di fiori e giardini, Horti Aperti parla di natura e ambiente. Dal bello, il buono. Ci saranno 35 Vivaisti con la V maiuscola pronti a mettere in mostra la biodiversità.

«Parleremo di biodiversità anche dall’orto alla tavola, con una selezione di produzioni locali esposte direttamente dai coltivatori di antiche varietà locali, dal peperone di Voghera alla cipolla rossa di Breme (entrambi presidi Slow Food), dallo zafferano coltivato sulle colline dell’Oltrepo, alla zucca Bertagnina di Dorno e alla mela di Soriasco, scoperta dal noto “cacciatore” di frutti antichi e vivaista Enzo Maioli di Reggio Emilia. Avremo anche un punto di ristoro che proporrà menù del territorio. Novità dell’anno, la fattoria didattica, con alcuni allevatori di avicoli ornamentali che esporranno anatre e polli da compagnia, belli e utili in giardino: tra essi, anche le rare Galline della Ritirata, razza autoctona derivante dagli esemplari rilasciati nei campi dalle milizie francesi di ritorno in patria dopo la battaglia di Magenta del 1859. In più, per la gioia dei bambini, ci saranno conigli nani e colorati pesciolini antizanzare per i mini-laghetti», ha svelato Carlo Gariboldi, direttore artistico di Horti aperti..

00. COMUNICATO STAMPA_Presentazione Horti Aperti 2024

 

Il verde a Milano: il problema della pessima manutenzione

Esempio di alberi secchi che non sono ancora stati rimossi dalla scorsa estete!

Volentieri pubblico una documentata testimonianza di un consigliere del Municipio 7 di Milano a proposito della pessima manutenzione del verde milanese che, da quando circa tre anni fa è stata affidata ad una nuova azienda appaltatrice, non aveva mai raggiunto questi livelli vergognosi.

Andrea Giorcelli, Consigliere Municipio 7 di Milano

Come ho accennato anche durante diverse riunioni sul tema, la cattiva gestione del verde pubblico di Milano da parte dell’appaltatore unico è emersa sempre di più in questi ultimi due o tre anni, è fonte di malcontento e diversi reclami dei cittadini:

  • non hanno ancora rimosso neanche le piante secche che sono morte dall’estate scorsa o addirittura da prima (che quindi in inverno non sono state sostituite rimandando alla prossima stagione)
  • e quelle che hanno sostituito spesso sono risultate di specie sbagliata
  • non fanno le rimonde del secco
  • non fanno la rimozione dei getti selvatici dalle piante innestate
  • rasano i prati lasciando l’erba tagliata sparsa invece di asportarla
  • facendo molti danni da scortecciatura dei colletti con le macchine taglia-erba
  • rasando anche gli arbusti col decespugliatore
  • da due stagioni non hanno più rimesso i cespugli e arbusti mancanti in aiuole, siepi, macchie, ecc.
  • l’estate scorsa come sempre piante nuove o recenti sono entrate in sofferenza e sono seccate o quasi, per mancanza d’acqua

Insomma hanno in arretrato tante lavorazioni consistenti che non si sa se mai riusciranno a portare a termine preferendo magari piuttosto pagare le penali… e quando finirà l’appalto il nuovo affidatario dirà che le piante morte e non sostituite le doveva rimettere giustamente il precedente e quindi si perderanno?

Non sono segnalazioni puntuali (infatti non ho scritto dove sono, potrebbero essere in qualsiasi punto di Milano, e si può presumere la stessa cosa in tutti i Municipi), ma si tratta di una situazione generale, di difetti diffusi, di modo di lavorare del consorzio e degli addetti delle imprese consorziate che operano a Milano.

Peraltro ho fatto molte segnalazioni, anche direttamente ai tecnici o al consorzio mediante il numero verde, nonostante questo certe sistemazioni non sono state mai fatte… Non per colpa di chi le riceve ma dell’impresa che non riesce a evaderle o non ha le competenze, gli addetti, le risorse per garantire il servizio previsto dal contratto.

Le sanzioni vanno benissimo, ma si è arrivati al punto per cui preferiscono pagarle che svolgere certi lavori, così come trovano conveniente non bagnare le piante e sostituirle ogni anno a loro spese… Purtroppo quello che succede, per esempio, è che piuttosto che bagnare con sufficiente frequenza un albero nella stagione calda, quindi diciamo almeno una volta a settimana per almeno tre mesi, potrebbero preferire sostituirlo nell’inverno successivo, perché costa loro meno, e così via…

Evidenzio che questi difetti sono perduranti da alcuni anni ormai e tutto ciò è a prescindere dai danni successivamente arrecati dal fortunale del 25 luglio scorso. 

Verificati tali aspetti (eventualmente si potrebbe anche convocare una Commissione nei Municipi per illustrarli e parlarne), ho chiesto che l’Assessorato al Verde intervenga richiamando decisamente ed eventualmente rescindendo il contratto con l’affidatario dell’appalto, che si sta dimostrando inadeguato, per gravi inadempienze.

Abbiamo poi intenzione di presentare una proposta per stabilire dei criteri di qualità da seguire nell’applicazione del prossimo appalto di manutenzione e nella progettazione, che contempleranno anche i vari aspetti che determinano l’attecchimento e la crescita delle piante (tra cui anche la scelta delle specie in base ai terreni presenti in città e al clima urbano effettivo, invece di riferimenti del tutto teorici a piante autoctone che si basano sulle condizioni ottimali di un bosco della pianura padana e la sua vegetazione tipica, per esempio).

Il problema generale del verde pubblico di Milano è la bassa qualità della cura dovuta anche all’esiguo compenso che viene pagato dal Comune alle imprese, meno di 1 € al mq, in queste condizioni non potrà mai migliorare, bisogna investire necessariamente di più.

Grazie dell’attenzione.

NB pubblico solo alcune foto significative

Un esempio dei danni ai colletti causati da un cattivo uso del taglia erba

 

Non vengono sostituiti gli arbusti mancanti nelle aiuole

Un esempio di piante seccate per mancanza di cura e di acqua

Letto per voi: Mien Ruys

Julia Crawford, Mien Ruys. The mother of modernist gardens, foreword by Noel Kingsbury, Lund Humphries, 2023, 144 pp.

Mien Ruys è stata una dei grandi protagonisti dell’architettura del paesaggio del 1900: architetto e grande conoscitrice delle piante in quanto ha avuto una esperienza di lavoro nel famoso vivaio del padre, ha portato nel mondo del garden e del plant design moltissime innovazioni che poi sono diventate elementi costitutivi dello stile novecentesco: l’uso delle traversine dei treni per formare passaggi e per il giardino roccioso, l’uso del colore e di vari materiali innovativi, del cerchio di prato o di trifoglio nano, gli accostamenti naturali delle piante perenni, l’utilizzo delle siepi in forma originale e molto altro ancora. Ha poi rivestito un grande ruolo nelle proposte di modelli di piccoli giardini urbani per le case popolari. Tutto questo si può vedere visitando il suo giardino olandese (https://www.tuinenmienruys.nl/en) che è una somma in qualche modo delle fasi del suo stile.

Finalmente le è stato dedicato un bel libro che ripercorre il suo lavoro progettuale nella creazione di oltre 3000 giardini e paesaggi e la inserisce nel movimento modernista assieme a Benjamin Merkelbach, Charles Karsten, Aldo van Eick, Hein Salomonson e Gerrit Rietveld, con il quale in particolare ha collaborato nella progettazione e realizzazione della fattoria e del parco De Ploeg, ora diventato monumento nazionale.

L’autrice sottolinea come Mien abbia introdotto linee pulite, forme geometriche e come abbia svolto un importante ruolo sociale nella creazione di schemi di social housing e modelli per le scuole e gli ospedali per migliorare la qualità di vita delle persone meno abbienti.

In modo originale la paesaggista ha saputo coniugare l’approccio modernista alla profonda conoscenza delle piante e del planting.
Oltre alla introduzione di Noel Kingsbury il libro include interviste ad esperti di giardinaggio e architetti del paesaggio che l’hanno conosciuta oppure che sono stati influenzati da lei.

 

Orticola 2024

Stimolante come sempre l’ultima esposizione di Orticola, in mostra ai Giardini pubblici di Milano fino a domenica 12 maggio.
Ho trovato molto interessanti le proposte del Vivaio Zanelli, con una collezione di rare bletille del Nord del Giappone e una felce variegata molto particolare (Coniogramma emeiensis), le Weigela nane del vivaio Ribera, le piante della California di Pepiniére de Vaugines, il vivaio di cascina Bollate, il Peccato vegetale, le new entry di Beatrice Consonni e molto altro ancora.

Ecco alcune immagini

LO STANDE DELLA LIBRERIA DELLA NATURA

Gomphostigma virgatum, piccolo arbusto da secco con foglie lineari argento e fiori bianchi estivi, sta molto bene con le rose. Vivaio Mondo rose

Nierenbergia scoparia, Fiore bianco con gola viola, sv, fioritura prolungata. Vivaio Mondo rose

Ficus Tikova, da usare come tappezzante, Vivaio Consonni

SPIRAEA CANTONENSIS LANCEOLATA FIORE DOPPIO, vivaio consonni

ZANELLI: BLETILLA OCHRACEA

ZANELLI: UNA FELCE SEMPREVERDE E RUSTICA
CONIOGRAMMA EMEIENSIS

CASCINA BOLLATE ITEA VIRGINICA HENRY’S GARNET E VALERIANA OFF

CALLISTEMON PITYOIDES

cotinus coggygria young lady, vivaio cappellini

vivaio il melo selvatico

PECCATO VEGETALE: PELARGONIUM SPLENDIDE

PECCATO VEGETALE: SEDUM SPURIUM PINKY

PIANTE CALIFORNIA PEPINIERE DE VAUGINES

MAGNOLIA OFFICINALIS, VIVAIO CAPPELLINI

PITOSPORUM HETEROPHYLLUM

STYRAX JAPONICUS FRAGRANT FOUNTAIN

VERBASCUM PHOENICEUM WHITE BRIDE

VIVAI RIBERO WEIGELA NANA FLORIDA PINK POPPET

VERBENA VENOSA

 

le ceste di intrecci toscani

I Giardini di Venezia, Marsilio Arte

Martedì 7 maggio al Museo di Storia naturale di Milano ha avuto luogo la presentazione di un nuovo bellissimo volume dedicato ai giardini veneziani. Emanuela Rosa-Clot ha condotto la tavola rotonda alla quale hanno partecipato, oltre al curatore delle collezioni botaniche del museo Gabriele Galasso, gli autori Toto Bergamo Rossi e Marco Bay e il fotografo Marco Valmarana.
Il libro, che uscirà nelle librerie il prossimo 24 maggio, è edito da Marsilio Arte e descrive con uno splendito appararo fotografico -anche con suggestive immagini aeree realizzate con droni che ci offrono prospettive spaziali e non solo dettagli – 53 giardini di Venezia, sia pubblici che privati.

Toto Bergamo Rossi, autore di uno dei due saggi introduttivi, ripercorre con il supporto di molte immagini la storia e l’evoluzione stilistica dei giardini fino alle realizzazioni novecentesche di Carlo Scarpa che risalgono alla fine degli anni cinquanta nel padiglione della Biennale e nel museo Querini Stampalia e ai più recenti progetti di restauro e rivitalizzazione di molti siti a partire dagli anni ottanta del secolo scorso.

Marco Bay sottolinea come i giardini di Venezia si trovano a dialogare con un ambiente molto difficile (di caldo estremo, di inverni rigidi, di profonda umidità e di salsedine nell’acqua) e come per lottare contro queste complicate condizioni si siano sviluppate tecniche architettoniche come i muri di mattoni a protezione di questoi luoghi delicati e si siano costruiti i giardini a livelli rialzati. Se all’inizio i giardini veneziano erano soprattutto luoghi di ricerca scientifica poi si siano trasformati in progetti formali con grandi parterre tipici dei giardini all’italiana per passare poi allo stile romantico-paesaggistico fino ai grandi progetti di Scarpa.
Bay ha curato un interessante capitolo dedicato ai giardini di domani immaginando con creatività alcuni modelli di giardini del futuro e illustrandone alcuni con disegni molto suggestivi. Dal giardino dei vasi, al giardino tardo barocco, al bosco romantico…

Gabriele Galasso ha parlato brevemente delle piante resistenti al salmastro, quali le tante piante grasse, in primis le Salicornie (Salicornia procumbens è la specie autoctona di Venezia) e le tamerici.

Nel libro ognuno di 53 giardini è descritto da un testo e da molte immagini.

I Giardini di Venezia, Toto Bergamo Rossi e marco Bay, fotografie di Marco Valmarana, Marsilio Arte, 2024, 295 pp.

 

Anselm Kiefar a Firenze

MOSTRA KIEFER PALAZZO STROZZI CYNARA 2023 (particolare)

Fino al 21 luglio Palazzo Strozzi a Firenze ospita ‘Angeli caduti’, una mostra di alcuni recenti lavori dello straordinario artista tedesco Anselm Kiefer.
Nel bellissimo percorso espositivo – introdotto nel cortile dal grande quadro ‘Caduta dell’angelo’ concepito dall’artista per dialogare con l’architettura rinascimentale del palazzo – si intrecciano pittura, scultura, installazione e fotografia.

Devo dire che è stato molto utile, prima della visita alla mostra, la visione del documentario di Wim Wenders ‘Anselm’ (in questo periodo nelle sale), che ci fa scoprire le tecniche e l’immaginario assai complesso di Kiefer, artista titanico quasi leonardesco che, nonostante i grandi rimandi teorici alla filosofia, alla letteratura, alla cabala, ci offre opere che si possono leggere anche solo con le proprie emozioni.
Ho trovato straordinaria la stanza ‘Vestrahlte Bilder’ che raccoglie, come in una camera delle meraviglie (‘Wunderkammer’), 6o dipinti del periodo 1983-2023, posizionati su ogni parete e sul soffitto che si possono vedere atraverso un grande tavolo-specchio al centro.

Ecco alcune immagini

Angelo caduto nel cortile di Palazzo Strozzi

Sol Invictus

MOSTRA KIEFER PALAZZO STROZZI LUZIFER 2012 2023

MOSTRA KIEFER PALAZZO STROZZI VESTRAHLTE BILDE 1983-2023

MOSTRA KIEFER PALAZZO STROZZI SOL INVICTUS 1995

MOSTRA KIEFER PALAZZO STROZZI DAS BALDER LIED 2018

MOSTRA KIEFER PALAZZO STROZZI DAPHNE E NEMESIS

Di fronnte al Palazzo da non perdere la nuova libreria Giunti che ha sede nel vecchio cinema Odeon che di sera, alla chiusura della libreria, ridiventa cinema

Libreria Giunti-Odeon

Anselm Kiefer

Fuori salone 2024

Paola Lenti

Questa volta, per evitare le folle, sono stata molto selettiva e ho visitato solo pochi luoghi che ho trovato davvero interessanti.
Molto bello il progetto di Central Park di  Mariani e Boccardo in collaborazione con Gardenia e l’architetto Cucinella in Solferino, straordinario il nuovo showroom in via Bovio di Paola Lenti tra spazi interni e cortili e giardini, fantastico l’allestimento di Zegna, minimalista e suggestivo. Poi alcune cose interessanti nel chiostro del Museo Diocesano, evento organizzato da Vanity fair e alcune suggestioni dalla zona cinese.

Ecco alcune immagini

Allestimento di Central Park

Central park

Paola Lenti

Paola Lenti

Paola Lenti

Paola Lenti

Paola Lenti

Paola Lenti

Paola Lenti

Paola Lenti

Zegna

Zegna

Zegna

Zona cinese

Vanity Fair Museo Diocesano

Vanity Fair Museo diocesano

Vanity Fair Museo diocesano

Una bellissima piantina palustre Hydrocotyle palustris al Centro culturale cinese

Giardini in viaggio Laura Pirovano