ALL'INTERNATIONAL MEETING, I PROTAGONISTI DEL NUOVO RINASCIMENTO DEL PAESAGGIO L'International Meeting of Landscape and Garden, in programma il 18 e ...
Horti Aperti, manifestazione organizzata dall'Associazione Ticinum Festival con Almo Collegio Borromeo di Pavia in collaborazione con il Comune di Pavia ...
Castello di Torre Astura, Nettuno (RM), foto fonte portale I Luoghi del Cuore
Un viaggio nell’Italia meno conosciuta e più sorprendente tra i luoghi ai primi posti della classifica provvisoria del 13° censimento del FAI.
Un incantevole territorio costiero da tutelare, grotte primitive a lungo dimenticate, una fortezza sul mare, antiche abbazie, e ancora un ponte ottocentesco sospeso tra i boschi, un edificio liberty che ha accolto balli e mondanità e persino un hangar dirigibili di inizio ‘900: storie italiane inedite e straordinarie da scoprire, e salvare, durante le vacanze.
Ecco le classifiche https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore/classifica
FINO AL 15 DICEMBRE SI POSSONO CANDIDARE E VOTARE I LUOGHI DA PROTEGGERE E VALORIZZARE SU WWW.ILUOGHIDELCUORE.IT
Sono stati pubblicati i documenti preliminari del Piano del Verde e del Paesaggio del Comune di Milano, lo strumento strategico in corso di stesura da parte dell’Assessorato all’Ambiente e Verde che consentirà una pianificazione a lungo termine per tutelare e valorizzare il patrimonio verde, il paesaggio urbano e il suolo, la natura e la biodiversità.
I documenti (Rapporto preliminare, Documento di sintesi del Piano del Verde e del Paesaggio e relativi allegati), consultabili alla pagina dedicata sul sito del Comune di Milano, sono stati messi a disposizione per consentire agli stakeholder e ai soggetti coinvolti nella procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS), oltre ad eventuali soggetti interessati come associazioni, comitati, enti, istituzioni o persone singole, di inviare osservazioni, pareri e contributi all’Amministrazione fino al 31 agosto 2026.
La bozza del Piano del Verde e del Paesaggio del Comune di Milano – nata dalle indicazioni dell’Assessorato al Verde e all’Ambiente e redatta con il supporto tecnico di AMAT Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio – si articola in un quadro conoscitivo che analizza il sistema del verde urbano e periurbano, le sue caratteristiche, criticità e potenzialità, e in una parte strategico-operativa che definisce le azioni prioritarie per la tutela, l’incremento, la connessione, la valorizzazione e l’innovazione del patrimonio verde cittadino, del suolo e della biodiversità.
Il Piano comprende inoltre un sistema di monitoraggio per verificare nel tempo l’attuazione delle azioni e il raggiungimento degli obiettivi, un modello di governance che individua i soggetti e le modalità di coordinamento per la sua attuazione e un quadro delle risorse economiche, organizzative e professionali necessarie a garantirne l’efficacia e l’aggiornamento nel tempo.
A partire dall’analisi dello stato di fatto e dagli obiettivi strategici individuati, sono state sviluppate 17 azioni, divise in cinque categorie, che rappresentano le principali direttrici attraverso cui l’Amministrazione intende tutelare, sviluppare e valorizzare il sistema del verde e del paesaggio della città seguendo le Linee di indirizzo approvate dalla Giunta. Le azioni di tutela comprendono, ad esempio, gli interventi finalizzati alla conservazione, al recupero e al rafforzamento delle componenti naturali, ecologiche e paesaggistiche esistenti; le azioni di incremento comprendono gli interventi finalizzati ad aumentare la dotazione di verde e le superfici vegetate della città. Le azioni di connessione comprendono gli interventi volti a rafforzare le connessioni ecologiche, funzionali e fruitive tra le diverse componenti del sistema del verde. Le azioni di valorizzazione comprendono gli interventi orientati al miglioramento qualitativo del patrimonio verde esistente e alla promozione delle sue funzioni ambientali, sociali, paesaggistiche e ricreative. innovazione gestionale e adozione di soluzioni in grado di aumentare l’efficacia e la capacità di adattamento delle politiche per il verde.
Il prossimo 24 luglio, alle ore 10, in Sala Alessi a Palazzo Marino, l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi, dopo i saluti del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, presenterà alla città e agli stakeholder i contenuti del Piano, dando il via anche alla fase partecipativa utile alla raccolta di contributi e osservazioni. La Giunta approva le Linee di indirizzo, il 24 luglio la presentazione pubblica dei contenuti.
LA GREEN SQUARE SI TRASFORMA: DOPO QUINDICI ANNI IL FESTIVAL RIPENSA IL VERO VOLTO DI PIAZZA VECCHIA.
La scelta nasce dal tema Nuovo Rinascimento. Se il paesaggio è cultura, deve saper dialogare con la città anziché sovrastarla. Per questo Landscape Festival supera il concetto della piazza verde come installazione centrale concettuale e restituisce protagonismo alla vera Piazza Vecchia, valorizzandone la straordinaria architettura, le relazioni quotidiane e il ruolo che da secoli ricopre come cuore civile di Bergamo.
Per la prima volta Landscape Festival non realizza soltanto un allestimento temporaneo, ma lascia alla città un progetto praticabile e un nuovo sistema di elementi d’arredo per una visione unica e coerente delle attività che affacciano su Piazza Vecchia.
La garden designer Cristina Mazzucchelli – con il contributo del designer Niccolò Nencini e dell’ingegnere Marco Pragliola, in collaborazione con lo studio Esprit Architettura e con il socio fondatore, l’arch. Pietro Cabrini – trasformerà Piazza Vecchia in un mosaico di paesaggio capace di integrare gli spazi esterni dei locali storici, coniugando qualità estetica, vivibilità urbana ed elementi vegetali. Il titolo del progetto ideato, Così è se vi appare, è un esplicito – ma modificato – omaggio alla celebre commedia di Luigi Pirandello. «L’autore ci insegna che la realtà è legata allo sguardo di chi osserva: non esiste un criterio assoluto per valutare lo spazio, ma coesistono diverse verità percepite, tutte legittime, e questo progetto si propone di assecondarle», spiega Cristina Mazzucchelli. L’installazione si articola perciò su due fronti percettivi, attraverso un sistema di fioriere specchiate su entrambi i versanti.
L’intervento non si limita al riordino della cornice, ma si estende all’intera Piazza Vecchia attraverso l’inserimento di un secondo elemento progettuale, concepito come fulcro visivo dell’installazione: una composizione di prismi e piramidi specchianti, fiancheggiati da aiuole di piante erbacee, arbustive e piccole alberature. Le superfici inclinate riflettono infatti frammenti della piazza, delle architetture storiche, del cielo e della vegetazione, ricomponendo immagini sempre diverse e offrendo una lettura dinamica del patrimonio storico.
L’INSTALLAZIONE SATELLITE ALL’ANTICO LAVATOIO: UN RIFUGIO URBANO PER STARE BENE Accanto al progetto di Piazza Vecchia, Landscape Festival 2026 propone una seconda riflessione sul rapporto tra persone e spazio pubblico attraverso Urban Haven # Rifugio Urbano, l’installazione satellite progettata dall’architetto Katuscia Ratto per l’Antico Lavatoio di via Mario Lupo, in Città Alta, grazie al sostegno del main partner Pedrali.
Con Urban Haven # Rifugio Urbano, il paesaggio viene interpretato come esperienza da vivere. L’installazione immagina l’Antico Lavatoio come un luogo capace di rallentare il ritmo della città, offrendo uno spazio di incontro, contemplazione e benessere. Un ambiente nel quale vegetazione, luce, ombra e arredi firmati Pedrali dialogano per costruire un’esperienza sensoriale che mette al centro la persona e la qualità delle relazioni.
Conferenza stampa alla Triennale di Milano giovedì 17 luglio 2026
ALL’INTERNATIONAL MEETING, I PROTAGONISTI DEL NUOVO RINASCIMENTO DEL PAESAGGIO L’International Meeting of Landscape and Garden, in programma il 18 e 19 settembre, rappresenta il cuore culturale della XVI edizione di Landscape Festival. I protagonisti invitati rappresentano nove risposte complementari alla stessa domanda: come progettare oggi paesaggi capaci di durare nel tempo, adattarsi ai cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita delle persone?
Il Nuovo Rinascimento prende forma proprio da questo dialogo tra progettisti provenienti da Europa, Nord America, Sud America, Africa, Asia e Oceania, dando vita a una riflessione globale e multidisciplinare.
A rendere unico il programma, la pluralità dei loro approcci. Tra i protagonisti figurano Bas Smets, teorico del Biospheric Urbanism e autore dei progetti per il MAXXI, Villa Medici e della riqualificazione dell’area attorno a Notre-Dame; Martí Franch, tra i maggiori interpreti del paesaggio mediterraneo contemporaneo e progettista del Parco della Pace di Vicenza; Martha Schwartz, pioniera della landscape architecture internazionale, che da oltre quarant’anni esplora il rapporto tra arte, città e paesaggio; la prospettiva statunitense sarà rappresentata anche dallo studio californiano Terremoto, una delle realtà più influenti della nuova generazione: il loro approccio al paesaggio come processo vivente considera le piante il principale materiale di progetto e pone al centro temi come biodiversità, giustizia ambientale, partecipazione delle comunità e riduzione degli input artificiali. Yuki Sudo, dello studio giapponese Junya Ishigami + Associates, dove architettura e natura diventano un’unica esperienza progettuale; Jo Wakelin, interprete del dry garden contemporaneo e dei paesaggi resilienti della Nuova Zelanda; Macarena Calvo Tagle, che sviluppa una progettazione fondata sugli ecosistemi multispecie; Alejandro Saralegui, direttore del Madoo Conservancy di New York, luogo in cui arte, giardino e cultura convivono; The Landscape Studio, giovane realtà attiva tra Africa ed Europa che utilizza il paesaggio come strumento di inclusione sociale; ed Emanuele Bortolotti, noto paesaggista italiano che rivendica il “diritto alla natura” delle persone.
LA GARDEN MASTERCLASS: L’EREDITÀ DELLA SHEFFIELD SCHOOL E IL RICORDO DI NIGEL DUNNETT
La Garden Masterclass del 16 settembre sarà affidata a James Hitchmough, professore emerito di Ecologia Orticola dell’Università di Sheffield e tra le figure che più hanno influenzato la progettazione del paesaggio contemporaneo. La sua presenza rappresenta uno degli appuntamenti più significativi dell’edizione 2026, perché permette di ripercorrere la rivoluzione culturale che negli ultimi trent’anni ha cambiato il modo di progettare il verde pubblico in Europa.
Insieme al compianto Nigel Dunnett, Hitchmough è stato tra i fondatori della cosiddettaSheffield School, corrente di pensiero che ha trasformato il rapporto tra ecologia, botanica e progetto. La loro intuizione è stata tanto semplice quanto rivoluzionaria: il compito del progettista non è controllare la natura, ma comprenderne i processi, interpretarli e accompagnarli nel tempo. Da questa visione sono nati paesaggi più resilienti, ricchi di biodiversità e capaci di evolvere insieme ai cambiamenti climatici.
Il trasporto pubblico milanese risale al periodo napoleonico, quando nel 1801 il viceré EugenioBeauharnais inaugurò un servizio di fiacres: carrozze a quattro posti, trainate da una coppia di cavalli, un vetturino e un aiutante. Nel 1813 venne costituita l’Impresa Generale delle Diligenze e Messaggerie e nel 1827 furono introdotti i velociferi (per i percorsi più lunghi, solitamente extraurbani) e gli omnibus (per spostarsi in città). Con la rivoluzione della strada ferrata, il primo treno Milano/Monza (stazione di Porta Nuova,1840), anche il trasporto pubblico cittadino si adeguò di conseguenza. Le ferrovie a cavalli erano già presenti in Europa centrale e in America ma, causa le maltenute e anguste strade meneghine, si optò ancora per i classici omnibus. Nacque così, nel 1861, la S.A.O. (la Società Anonima Omnibus) che prese ufficialmente servizio alle 7:30 del 1° gennaio 1862: 9 linee che partivano da Piazza del Duomo, con sala d’aspetto al civico 23. Costo del biglietto, 10 centesimi durante il giorno e 15 al calar del sole.
Prende servizio in Piazza del Duomo
Intorno al 1863 si cominciò a pensare alla prima tramvia milanese lungo tutto il perimetro della vecchia Strada di Circonvallazione: Montenero, Premuda, Piave, Vittorio Veneto, ecc.: lo scopo era alleggerire il traffico, soprattutto commerciale, all’interno della cinta cittadina. La burocrazia bloccò tutto e si dovette attendere l’otto luglio 1876 per vedere i primi tram a cavalli: la Milano/Monza, con partenza da Porta Venezia e binari lungo lo Stradone di Loreto (Corso Buenos Aires).
LA LINEA MILANO-MONZA IN PARTENZA DA PORTA VENEZIA: SULLA DESTRA, IL LAZZARETTO
Finalmente, dopo infiniti tira e molla in consiglio comunale, nel 1878 iniziarono i lavori per le rotaie sulla Strada di Circonvallazione. Da quel momento l’espansione della rete urbana non si fermò più: nel 1886, tutta la Circonvallazione era stata coperta e 11 linee radiali e 125 vetture fecero di Milano una città europea vera e propria.
Nel 1890 si inaugurò in Italia la prima tramvia elettrica, la Firenze/Fiesole e, poco dopo, la Edison ottenne la concessione per i tram elettrici milanesi, decretando l’inizio della fine per la povera S.A.O. L’ uno novembre 1893 il primo tram elettrico Edison partì da Piazza del Duomo con destinazione Arcodella Pace (Porta Sempione).
INAUGURAZIONE DEL TRAM ELETTRICO DELLA EDISON
Il giorno dell’inaugurazione una vettura prese pure fuoco ma il Comune di Milano rilasciò comunque in seguito una concessione ventennale alla Edison: dal 1897 al 1916. Nacque in quegli anni l’Ufficio Tramviario Municipale. All’inizio del XX secolo i tram a cavalli erano ormai andati in pensione e una moderna rete elettrica di 83 km copriva Milano. Allo scadere del contratto con la Edison il Comune rilevò tutto, apportando diverse migliorie al trasporto pubblico: nel 1926 venne introdotto il senso unico e la circolazione, tram compresi, passò da sinistra a destra. Insomma, fino a quel momento si era viaggiato all’inglese. E a proposito di inglese, se qualcuno si fosse domandato perché qui da noi si dica tranvia o tranviere, è un’eredità del Ventennio, sotto antistaminici per ogni temine anglofono. La M fu sostituita con la N e, per suggellare la nuova semantica, nel 1931 arrivò l’A.T.M. (Azienda Tranviaria Municipale) …Ringraziamo almeno che non si sia giunti a dire, vado a prendere il tran.
Piazza Duomo, fine 800 inizio 900.JPG
Tempi comunque andati, fatti di pavé ben curati e scintillanti cavalli d’acciaio. Oggigiorno è la metropolitana a far da padrona: comoda, rapida e sempre apprezzata perché ci risparmia dall’odierno caos della superfice. Ma un superstite, ormai prossimo al secolo, di un’era meno caotica che viaggiava alla luce del sole e non nel sottosuolo, circola ancora per le nostre vie: il leggendario tram modello ‘28(anno del primo servizio), costruito dalla Breda. Con un’Indistruttibile meccanica, affidabile come mai sarà la delicata e digitale elettronica ma, soprattutto, concepito per districarsi e non intasare le minute strade milanesi, resite ancora allo schizofrenico scorrere del tempo: ad oggi è il tram più vecchio del mondo ancora in circolazione. Ne abbiamo venduti tanti a San Francisco, le Milan Cars, desiderosa di mantenere la propria tradizione dei cari e vecchi tram.
Il mitico modello ’28
Di contrappunto, la flotta della vecchia guardia meneghina si assottiglia di anno in anno. La adorano i turisti e manca tanto ai suoi concittadini ma a Milano il passato, anche quando affidabile e prezioso, non è mai stato vanto; è orpello.
Ma ora, senza ulteriori indugi, mì a vù a ciappà el tràmm!
La prima edizione italiana del classico giapponese che ha ispirato il film Perfect Days di Wim Wenders: il libro che il protagonista non smette mai di leggere.
Ogni capitolo è dedicato all’osservazione minuziosa attraverso tutte le 4 stagioni di un albero: ciliegi in fiore, cedri, cachi, pini, aceri, cipressi. In questi quindici saggi, scritti a partire dal 1971 durante percorsi tra foreste millenarie e giardini domestici, l’autrice osserva foglie, radici e cortecce con la devozione del pellegrino, con un’attenzione quasi ossessiva per il dettaglio, come la luce che filtra tra i rami.
«Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro.» Così ci racconta l’autore di questo libro affascinante che guida il lettore alla scoperta dello spirito del bosco. Un bosco, ci dice, non è solo l’insieme degli alberi che lo compongono, e neppure la somma di flora e fauna. Un bosco è il risultato di azioni e reazioni, alleanze e competizioni, crescita e crolli. Un mondo mobile, che sebbene continuiamo a sforzarci di studiare e catalogare, limitare e controllare, resterà sempre un selvaggio, vibrante spazio di meraviglia.
L’autore, lo “Sherlock Holmes del mondo naturale” come lo ha definito la BBC, insegna un metodo per guardare gli alberi che ci circondano e riconoscere forme, motivi ricorrenti e segnali, alla scoperta di rami, foglie e radici.
Grazie a informazioni tratte dalla biologia, dalla paleontologia e dalla storia umana, l’autore mostra come i semi siano autentiche macchine del tempo biologico, che recano le tracce di millenni di adattamento naturale.
L’autore, professore di Ecologia alla Open University di Milton Keynes, racconta, con il brio del bravissimo divulgatore, l’importanza e la forza ispiratrice dei semi che sono i protagonisti silenziosi del regno vivente e nel contempo simboli affascinanti e universali che hanno ispirato poesie, racconti, miti e leggende
Gruppo di sculture in fiberglass candido, materiale che per l’artista aveva la funzione dei modelli in gesso
Una mostra molto bella alle Galleri d’Italia aperta fino al 18 ottobre dedicata al centenario della nascita di Arnaldo Pomodoro.
Subito dal grande salone si resta davvero affascinati dal gruppo di sculture in bianco fiberglass con tutte le forme geometriche sperimentate dall’artista.
L’esposizione spazia dai primi lavori in bassorilievo del periodo 1954-1960 per passare ai solidi euclidei (cilindro, cubo e sfera), alle riflessioni sulle forme della memoria (cronache e papiri), al rapporto tra pieni e vuoti, fino alle ricerche degli anni duemila sulla presenzialità della scultura.
Interessante il video della durata di circa un’ora diretto da Alessandro Pezza intitolato “Arnaldo Pomodoro. La natura della forma” che si può trovare su Raiplay.
Horti Aperti, manifestazione organizzata dall’Associazione Ticinum Festival con Almo Collegio Borromeo di Pavia in collaborazione con il Comune di Pavia e l’Orto Botanico dell’Università di Pavia, si terrà sabato 19 e domenica 20 settembre 2026 nel parco di arte e biodiversità Horti di Almo Collegio Borromeo, a Pavia.
L’edizione sarà anticipata da una serata inaugurale venerdì 18 settembre alle ore 21, ospitata nelle suggestive serre dell’Orto Botanico dell’Università di Pavia che ospiterà la conferenza-spettacolo “Nulla è come sembra. Viaggio nel mimetismo tra natura, arte e botanica”, a cura del divulgatore scientifico e fotografo naturalista Francesco Tomasinelli. Un viaggio tra le più sorprendenti strategie di adattamento del mondo naturale. Il festival entrerà poi nel vivo sabato 19 e domenica 20 settembre negli Horti dell’Almo.
Per la V edizione, intitolata L’Arte e la maniera, sono in programma oltre quaranta appuntamenti tra conferenze, workshop, laboratori e la mostra-mercato con i migliori vivaisti e produttori. Madrina della manifestazione, la conduttrice Licia Colò.
Inoltre, Stefano Mancuso, Monica Pais, Tiziano Fratus, Licia Colò e Andreas Kipar tra i protagonisti del Festival del verde in città, organizzato dall’Associazione Ticinum Festival al parco Horti di Almo Collegio Borromeo, il 19 e 20 settembre. Alla manifestazione debutta il nuovo spazio “Orto da Coltivare”, dedicato al saper fare. Tra le novità, la serata di anteprima, venerdì 18, all’Orto Botanico dell’Università di Pavia.
NOTA DI RETTIFICA
RETTIFICA IN MERITO AL PROGRAMMA DI SABATO 19 SETTEMBRE 2026
Pavia, 22 luglio 2026 – Contrariamente a quanto comunicato fino ad oggi, per cause di forza maggiore il professor Stefano Mancuso non potrà essere presente a Horti Aperti 2026.
Il programma della giornata di sabato 19 settembre sarà aggiornato al più presto sui canali online ufficiali della manifestazione. L’organizzazione si scusa per gli eventuali disguidi derivanti da questa variazione del programma.
Ecco una parte dell’intervista al direttore artistico della manifestazione Gaetano Zoccali
PERCHÉ AVETE SCELTO IL TEMA “L’ARTE E LA MANIERA. IL GIARDINO INTELLIGENTE, PENSATO CON PASSIONE E COLTIVATO CON CURA”?
«Perché piante e giardini sono prima di tutto belli e ci attirano grazie alla loro bellezza. Se ci pensiamo bene, il giardino è a tutti gli effetti il risultato di una produzione artistica e questo processo che chiamiamo giardinaggio o garden design tiene insieme tante competenze e attitudini. La creatività è ciò che ci rende umani: siamo fatti per inventare, per immaginare quello che non c’è, per creare, e questo modo di esprimerci fa parte della nostra realizzazione personale. Così, la parola “arte” rimanda subito a un concetto di bellezza che sa catturare la nostra attenzione e che sa attivare la nostra creatività. L’amore per il giardinaggio tiene insieme l’aspetto più legato all’inventiva, il nostro bisogno innato di sentirci vicini agli altri esseri viventi, le conoscenze sulle piante e sulle loro esigenze, le tecniche di coltivazione, la sensibilità ambientale. Nel DNA di Horti Aperti – che nasce come festival culturale – ci sono tutti questi elementi… La “maniera” ci racconta il modo in cui ogni cosa può essere fatta bene solo attraverso il filtro dell’esperienza, che in questo caso è quella condivisa dai protagonisti della manifestazione, i vivaisti e i produttori in mostra. In un momento storico in cui le certezze vacillano e quindi non ci sono regole preconfezionate che reggano, Horti Aperti non vuole dare istruzioni ma attivare ragionamenti, per questo parliamo di giardino intelligente. “L’arte e la maniera” incarnano i due filoni attraverso i quali Horti Aperti ha scelto di produrre conoscenza e di veicolare i contenuti, sin dalla prima edizione del festival, ideato da Carlo Gariboldi e Valentina De Tomasi nel 2021: il sapere e il saper fare».
CHE COS’È IL GIARDINO INTELLIGENTE?
«Lo slogan “Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura” fa riferimento a una concezione del giardino attuale, calato nei tempi moderni. Un verde che non copia soltanto o delli tramandati, ma che sa cogliere le istanze del momento storico e i veri bisogni delle persone e della natura oggi. Il giardino intelligente non ha paura di sconvolgere regole secolarizzate per adattarsi a città sempre più soffocanti e a un’etica più rispettosa della natura, dove fare meno spesso significa fare meglio. Ma è anche un giardino senza ansie, che ciascuno di noi si può cucire addosso e che ci lascia liberi di sperimentare in maniera soggettiva la nostra formula senza paura di sbagliare. Come in tutti gli ambiti della vita, accettiamo che gli errori, quando capitano, possono essere un territorio di esplorazione e un percorso di apprendimento. I tempi dei nuovi mezzi di comunicazione spesso premiano gli slogan veloci, il “si può fare” o “non si può fare”, e annullano il ragionamento. Così, vedo tantissima ansia in chi si approccia alle piante per la prima volta oggi, c’è una terribile paura di sbagliare. Bisogna anche fidarsi di sé stessi, osservare e farsi guidare. Al contrario, il giardinaggio deve essere un’esperienza piacevole dove mettersi in gioco, che ci riconcilia con la natura ma nche con noi stessi».
UN ESEMPIO DI GIARDINAGGIO INTELLIGENTE?
«Piantare gli arbusti e le piante perenni in autunno. La scelta del terzo weekend di settembre per ospitare ogni anno la manifestazione non è casuale. Tradizionalmente, Horti Aperti si tiene nel weekend che segna il passaggio verso l’equinozio d’autunno, la stagione che secondo gli esperti, oggi, è quella più propensa per piantare e per avviare un progetto verde, riducendo il lavoro e ottimizzando i risultati. Gli autunni sono miti e lunghi e gli inverni non sono freddissimi e permettono alle piante di affrancarsi e diventare indipendenti entro la primavera. Al contrario, per una pianta acquistata a fine primavera, è una vera sfida affrontare le estati di questi anni se non le si garantiscono cure davvero assidue. Un altro esempio: partire da piante giovani coltivate all’aria e non in serra, che attecchiscono molto meglio, si adattano facilmente al luogo e costano anche di meno».
Una bella apparizione: un piccolo capriolo. A questa visione mi sono chiesta con che coraggio i cacciatori uccidono questi e altri animali stupendi e indifesi (Foto Luis)
Qualche giorno in Val Antrona, forse la meno turistica tra le valli ossolane, con bei paesaggi, boschi assai ben tenuti, molti laghi alpini (Antrona, Campliccioli, Caposecco, Trivera..), piccoli paesi con baite di pietra. Purtroppo in questo periodo di caldo estremo anche in questi luoghi di mezza montagna si patisce un pò. Ma sono luoghi che meritano di essere visitati magari meglio in primavera o in autunno. Molte escursioni anche interessanti tutte con dislivelli abbastanza importanti.
Ecco alcune immagini
Il torrente a Schieranco
Il lago di Antrona, dalle acque turchine, è un lago che si è formato a metà del 1600 a seguito di una frana che ha bloccato il torrente Troncone e distrutto il paese di Antrona. Bello il percorso ad anello che costeggia il lago e da cui si può ammirare la cascata del rio Sajont.
Una piccola galleria scavata nella roccia
Bei percorsi nei boschi
Un bellissimo bosco di abeti lungo il percorso verso il lago di Campliccioli
Interessanti le architetture di pietra e i piccoli borghi
Il paese di Rovesca ormai solo di seconde case e di piccole baite ormai abbandonate
L’Oratorio di San Gottardo sempre a Rovesca
Curiosi comignoli che mi hannoricordato quelli di Torcello
Via crucis di Antrona Piana
Una vegetazione interessante sia arbustiva che erbacea, molti sambuchi, maggiociondoli, barbe di capra, gigli martagone….
Intorno al lago di Antrona tantissime barbe di capra ora fiorite (Aruncus dioicus)
In questo periodo tra fine giugno e inizio luglio a Milano si incontrano tante sofore fiorite. E’ un albero che ho sempre apprezzato, sia per il suo bel portamento, che per le infiorescenze non vistose ma molto piacevoli in leggere pannocchie bianco-crema molto profumate, per i frutti e per i colori autunnali. Sopporta molto bene la siccità , la salinità e l’inquinamento urbano.
Quindi sarebbe bello che ne venissero piantate tante!
Filari di sofore in Crso 22 marzo a Milano
La Sophora japonica (sin. Styphnolobium japonicum), della famiglia delle fabacee, è un albero originario di Cina e Corea (anche se il nome specifico allude al Giappone), è stata introdotta in Europa dalla Cina nel 1747, per la prima volta, a Parigi, al Jardin des plantes, dal missionario gesuita e botanico francese Pierre Nicolas Le Chéron d’Incarville.
Caducifoglia (le foglie assumono bellissimi colori gialli in autunno), di medie dimensioni (max 15-20 metri di altezza), ha un’ampia chioma arrotondata, corteccia verde scuro con lenticelle bianche sul fusto che diventa grigio scuro con l’età, foglie composte da foglioline lanceolate, fiori in grappoli lunghi fino a 30 cm. seguiti da frutti che sono baccelli dalle carateristiche strozzature e che permangono a lungo sulla pianta. Molto simile alla robinia dalla quale si differenzia per la mancanza di spine e per la forma delle foglie.
A Milano ci sono bei filari ad esempio in via San Vittore, in Corso XXII marzo e molti esemplari in parchi. Marco Bay le ha utilizzate nel giardino dell’Hangar della Bicocca a fare da elegante cornice arborea.
La bella fioritura delle sofore all’Hangar della Bicocca