La splendida facciata barocca della certosa in un contesto ambientale stupendo
Sono rimasta davvero colpita dalla visita di questo luogo unico. A parte l’architettura, molto bella, unica la collezione del museo di storia naturale dove si scoprono tantissimi mammiferi impagliati e scheletri completi di cetacei, in primis di una balenottera lunga più di 20 metri. Luogo incantato poi la wunderkammer con soffitto di conchiglie e rettili e vetrinette colme di reperti i più strani e disparati.
La Certosa di Pisa a Calci è un bellissimo complesso monumentale alle pendici del Monte Pisano, a pochi chilometri da Pisa. Fondato nel 1366 da una famiglia di certosini, è stato ampliato tra il XVII e il XVIII secolo e oggi si presenta come uno splendido monumento barocco inserito in un contesto paesaggistico fortemente suggestivo. Nel 1972 la Certosa, abbandonata dai pochi monaci rimasti, divenne Museo Nazionale, mentre nel 1979 la parte occidentale del complesso fu concessa in uso perpetuo e gratuito all’Università di Pisa, che vi fondò il Museo di Storia Naturale, da allora ampliato, arricchito e rinnovato con collezioni che sono il percorso di visita del Museo di Storia Naturale si snoda all’interno della Certosa nei locali più “umili”, quelli utilizzati dai monaci conversi nei lavori quotidiani: cantine, magazzini, frantoio, falegnameria, fienile e così via. Questi locali riprendono oggi nuova vita ospitando le prestigiose collezioni del Museo, frutto di quasi 500 anni di storia. Si tratta di collezioni uniche per importanza storica e scientifica, che comprendono reperti di zoologia, paleontologia e mineralogia, oltre agli animali vivi ospitati nel più grande Acquario d’acqua dolce d’Italia. In quello che era originariamente il granaio della Certosa, utilizzato dai monaci come essiccatoio per i loro raccolti, oggi è allestita la Galleria dei cetacei,uno degli spazi espositivi più grandi al mondo dedicato ai cetacei, dove è possibile osservare gli scheletri dei tre più grandi mammiferi viventi sulla Terra: la balenottera azzurra, la balenottera comune e la balenottera boreale, oltre ad alcuni esemplari particolarmente rari e importanti come il mesoplodonte di Bowdoin.
Nella sala dedicata all’evoluzione umana, tra le ricostruzioni a grandezza naturale di specie estinte di ominini (il gruppo di primati che comprende l’uomo e i suoi parenti estinti) ce n’è una che è possibile osservare soltanto qui, quella di Homo naledi, specie vissuta tra 335.000 e 236.000 anni fa, con caratteristiche intermedie tra Australopithecus e Homo, scoperta nel 2013 in Sudafrica in due grotte del complesso chiamato Rising Star Cave.
Molto bello il paesaggio circostante con uliveto e frutteto e il piccolo giardino naturalistico
Una bellissima scoperta quella di un piccolo orto botanico che si trova ad un’altezza di circa 900 metri sulle Alpi Apuane. Ci si inerpica per piccoli sentieri sassosi guidati da una bravissima signora che accoglie i visitatori e racconta non solo le piante della collezione ma il contesto ambientale. Due ambienti diversi sono racchiusi in questo luogo magico: la prima parte ha un substrato di scisto impermeabile con falde di cavità carsica, con vegetazione alpina e l’altra ha un substrato di dolomia, roccia sedimentaria carbonatica molto permeabile e si presenta secca e semi desertica con piante mediterranee. Quindi due ambienti molto differenti coabitano con diversa vegetazione. La pianta simbolo dell’orto è la vedovella delle Apuane (Globularia incanescens) di cui mostro foto presa da Internet perchè non era ancora in fiore.
GLOBULARIA INCANESCENS
Un’altra piccola pianta endemiva è l’erba perla rupestre (Moltkia suffruticosa) dal bel fiore viola.
Moltkia suffuticosa
Ciuffi color paglia di Paleo, un’erba da pascolo magro, alimento per le sole capre, che è come lana bagnata, super scivolosa
Il nome di Alpi apuane risale all’epoca napoleonica e prima questa catena montuosa si chiamava Monti della Luna (da Luni, centro della Lunigiana)
L’Orto Botanico delle Alpi Apuane, istituito nel 1966, è dedicato al medico e botanico Pietro Pellegrini (1867-1957) che svolse numerosi studi sulla flora del territorio apuano. Situato a Pian della Fioba, si trova lungo la strada panoramica che collega Massa con la Garfagnana e si estende per circa 3 ettari su un dente roccioso che si sviluppa tra 850 e 950 m s.l.m. Ne è proprietario il Comune di Massa che lo gestisce con le Università di Pisa, Firenze e Siena. Nel 1998 l’Orto Botanico di Pian della Fioba è stato inserito tra i siti archeologici del Comune di Massa; vi sono stati ritrovati infatti alcuni frammenti di ceramica acroma tra cui una spalla ed un puntale di anfora di età preromana/romana (secolo III-II a.C.).
La visita dell’Orto botanico costituisce una piccola escursione naturalistica: infatti salendo lungo il percorso si possono osservare molte delle piante che vivono sulla catena apuana, fra le quali numerose specie endemiche. Nella parte inferiore, a substrato siliceo, si trovano l’arboreto, la collezione di castagni, il laghetto ed un piccolo vaccinieto, quindi nella parte più estesa, a substrato calcareo, si estende il querceto-carpineto con rocce affioranti sulle quali si insedia la vegetazione rupicola.
I principali momenti pubblici del Premio Carlo Scarpa si terranno a Treviso sabato 9 maggio 2026, quando si svolgeranno, a palazzo Bomben, un convegno sul luogo premiato e nella Chiesa di San Teonisto, la cerimonia con la consegna del sigillo disegnato da Carlo Scarpa, simbolo del premio, a Lucy Byatt, direttrice di Hospitalfield. L’incontro prevede la presentazione del libro e la proiezione del film documentario che la Fondazione dedica al luogo scelto e ai molti temi da esso rappresentati.
Gli appuntamenti dedicati al Premio Carlo Scarpa prenderanno avvio venerdì 8 maggio alle ore 17 a palazzo Bomben, con un evento speciale: la presentazione della nuova pubblicazione della Fondazione Benetton, in italiano e in inglese, Topofilia. Luoghi, scritture, incontri del Premio Carlo Scarpa per il Giardino, a cura di Patrizia Boschiero, Luigi Latini e Monique Mosser, un racconto a più voci su ciò che il Premio Carlo Scarpa è stato e su ciò che intende continuare a perseguire in un mondo in cambiamento, nel divenire degli studi e delle azioni nel campo del paesaggio.
Da qualche tempo avevo notato un piccolo negozio che, nonostante le serrande abbassate, mi sembrava molto intrigante: dei piccoli ciuffi di muschio e un’edera rampicante davvero molto bella con grandi foglie verde molto scuro.
Poi un giorno finalmente il negozio era aperto e così ho potuto conoscere Satoshi Kawamoto, un curioso e talentuoso personaggio che si può definire un “plant artist”. Nel suo piccolo negozio si trovano in apparente disordine ma in realtà mescolate con gusto, creatività ed originalità, tante piccole piante dalle foglie stupende, alocasie, begonie…, alle pareti piccoli fiori secchi, e poi alcuni capi di abbigliamento vintage e alcuni indumenti (giacche blu Cina e berretti) dipinti a mano da Satoshi.
Chiacchierando con lui ho scoperto che il suo vero lavoro, estremanente raffinato e originale, consiste negli allestimenti per alcuni dei più famosi brand sitlistici.
Il negozio si chiama Nè Vintage botanica, via Pasquale Sottocorno 37 sito https://www.satoshikawamoto.com/
Instagram @satie_san
Di Satoshi esistono diverse pubblicazioni, in italiano l’ultima tradotta è “Atmosfere in verde”, Logos, 2014
Mi ha inviato alcune foto che volentieri vi mostro
Dopo averlo incontrato a villa Necchi nell’ambito della recente mostra “Soffio di primavera” ho fatto una chiacchierata telefonica con l’agronomo Filippo Bignotti titolare dell’azienda Bignotti che propone soluzioni ecocompatibili e innovative per la gestione delle aree verdi, sia per la difesa da insetti dannosi, che la biostimolazione radicale e vegetativa.
Quali sono le caratteristiche dei prodotti a difesa dagli ultimi insetti nocivi (in primis Popillia japonica e Takahashia japonica, cioè la nuova cocciniglia cotonosa) L’azienda ha sviluppato diverse soluzioni in collaborazione con centri nazionali di ricerca per usare come difesa antiparassitaria micro organismi. Tali soluzioni sono a impatto zero, con possibilità di immediato rientro dopo in trattamento nell’area verde, non richiedono dispotivi di sicurezza, sono efficaci indipendentemente da temperatira, umidità o irridiazione. Sono inoltre “bee safe” e in generale non dannosi per tutti gli insetti utili. Un vantaggio importante di queste soluzioni è poi la possibilità di agire sia per via fogliare che radicale e sorattutto su tutti gli stadi vitali degli insetti (uova, larve, stadi giovanili e adulti).
La ricerca in laboratorio è stata effettuata sulle larve di popillia estraendo ceppi di batteri dal loro intestino che ingeriti dall’insetto adulto succhiando dalle foglie della pianta mandano in blocco l’apparato masticatore dell’insetto. Il prodotto – in corso di registrazione – dovrebbe essere sul mercato nel 2027 con il nome di POPILLIAE e agirà sugli esemplari adulti.
Per agire contro le larve, che si trovano nel terreno e provocano il disseccamento del prato, è già disponibile in commercio METAB; l’azione del prodotto è quella di prosciugare la larva che da bianca diventa nera.
Per la coccniglia esiste un prodotto che è già stato sperimentato in alcune aree verdi con successo; si chiama LECANI. Si tratta di un insetticida biologico liquido e fungo entomopatogeno che infetta e uccide gli insetti colonizzando gli ovosacchi che contengono le uova delle cocciniglie.
E per la nutrizione e la resilienza delle piante? Ormai sono superati i concimi granulari e in alternativa vengono impiegati prodotti biostimolanti che irrorati in profondità nel terreno servono a decompattarlo aumentando la presenza di ossigeno.
Si sono mostrati molto efficaci per la salute della piante i biostimolanti che oltre che a favorire uno sviluppo radicale più profondo e la crescita vegetativa contrastano molte malattie fungine. Inoltre aumentano la resistenza anche agli stress abiotici come siccità, salinità e sbalzi termici.
Vengono somministrati con innaffiatoio
Milano torna protagonista della scena creativa globale. In concomitanza con il Salone del Mobile, dal 20 al 26 aprile 2026, Fuorisalone presenta un programma articolato di eventi, mostre e installazioni diffusi in tutta la città. “Essere Progetto” è il tema scelto per Fuorisalone 2026, un’espressione che abbraccia due significati profondi. Da un lato, l’essere umano inteso come soggetto attivo del cambiamento, portatore di visione, desiderio e responsabilità; dall’altro, il progetto, il fare design come processo in continua evoluzione, capace di modellare e ridefinire le relazioni tra persone, oggetti e ambiente. Quest’anno Fuorisalone.it introduce Fuorisalone Passport, una novità pensata per semplificare l’accesso agli eventi. In questa prima fase il progetto si concentra sul Brera Design District: con una sola registrazione gratuita il pubblico ottiene un QR Code personale per accedere agli eventi aderenti al circuito. “Essere Progetto” è invece il tema di Fuorisalone 2026: un invito a riscoprire il design come un processo dinamico e responsabile, in cui l’essere umano torna al centro come interprete del cambiamento
Dal 20 al 26 aprile 2026, Alcova torna a Milano per la sua undicesima edizione, proseguendo la sua esplorazione del design attraverso l’architettura, la storia e i paesaggi urbani dimenticati.
Situato nel quartiere Primaticcio, l’Ospedale Militare di Baggio è un vasto complesso di epoca postbellica immerso nel verde. Dopo aver ospitato Alcova nel 2021 e nel 2022, il sito viene nuovamente riattivato, questa volta attraverso l’apertura di spazi del tutto nuovi e finora inaccessibili. I visitatori potranno esplorare ambienti come l’ex chiesa con la sua canonica e un archivio storico, aggiungendo nuovi livelli di lettura alla memoria del luogo. Nel corso dei decenni, il complesso si è trasformato in un ambiente ibrido, in cui architettura e natura si intrecciano dando vita a un ecosistema in continua evoluzione, capace di sfumare il confine tra costruito e naturale.
A pochi chilometri di distanza, Alcova presenta una sede completamente inedita: Villa Pestarini, progettata da Franco Albini tra il 1938 e il 1939. Si tratta dell’unica villa realizzata da Albini a Milano e di una delle espressioni più limpide dell’architettura razionalista italiana. Rimasta a lungo residenza privata e mai aperta al pubblico, la villa appare oggi quasi sospesa nel tempo. Il suo volume bianco e rigorosamente geometrico, le facciate in vetrocemento e le ampie finestre instaurano un dialogo misurato con il giardino circostante. All’interno, il linguaggio di Albini si manifesta con precisione e sobrietà: la scala in marmo a sviluppo ridotto, le partizioni scorrevoli e gli arredi su misura raccontano il suo inconfondibile equilibrio tra disciplina e poesia. www.alcova.xyz
In occasione della Milano Design Week 2026, Paola Lenti presenta Dialoghi, progetto espositivo che prende vita negli spazi del flagship store Paola Lenti Milano di via Bovio 28.
In uno scenario in cui architettura e design si integrano armoniosamente con la natura, prende forma un sapiente dialogo tra colori e materiali, sensorialità e forme, culture e persone. Una dialettica fatta di accostamenti, contrasti e risonanze che diventa espressione di una visione progettuale coerente e distintiva.
IKEA presenta “Food For Thought”, un’esposizione che unisce design, cibo e convivialità. Dal 21 al 26 aprile, presso Spazio Maiocchi nel quartiere di Porta Venezia, il brand propone un’esperienza immersiva dedicata ai rituali del cucinare e dello stare insieme, in dialogo con il proprio concetto di Design Democratico. Co-creato con chef e interior designer internazionali, il progetto reinterpreta la tradizionale saluhall svedese e mostra un punto di vista personale dell’assortimento IKEA attraverso ambientazioni immersive e una grande cucina, che racconteranno come il cibo accompagni i diversi momenti della vita domestica. L’obiettivo è mostrare come un design funzionale, accessibile e sostenibile possa accompagnare i momenti quotidiani legati al cibo – dalla preparazione dei pasti alla convivialità della tavola – stimolando benessere, convivialità e connessione. L’evento anticipa inoltre una nuova collezione, manifesto dell’identità IKEA, presentata in anteprima durante la Milano Design Week 2026. www.ikea.com | Location: Spazio Maiocchi, Via Achille Maiocchi 7
DISTRETTI E ZONE vedi https://www.fuorisalone.it/
Il 16 marzo si è svolta in Sala Alessi del Comune di Milano la conferenza stampa diOrticola che si terrà ai giardini di via Palestro dal 7 al 10 maggio 2026.
Elena Grandi, assessora all’Ambiente e Verde, ha accennato al progetto in corso di risistemazione di via Marina, uno dei luoghi maggiormente danneggiati dalla recente e spaventosa tempesta che vuole ridare dignità all’asse da Palazzo Morando ai Bastioni di Porta Venezia.
Interessante l’intervento dell’Assessore alla cultura Tommaso Sacchi che ha sottolineato il forte legame tra cultura e verde come testimoniato dalle tante istituzioni culturali che saranno coinvolte nel Fuori Orticola (29 musei e 12 tra ville e giardini) e l’importanza della dimensione di socialità intorno al tema del verde ricoperto da Orticola. Ha poi accennato al prossimo progetto che riguarderà la Fabbrica del vapore che diventerà anche uno spazio di vegetazione e di decompressione a testimoniare il fatto che oggi uno spazio di socialità non può più prescindere dal verde.
Filippo Pizzoni, vice presidente della Fondazione Orticola e uno dei principali registi della manifestazione ha sottolineato come felicità e giardino siano intimamente connessi come anche confermato da una recente ricerca scientifica inglese che ha scoperto che nel terreno si trova un batterio, Mycobacterium vaccae, “assolutamente innocuo per l’essere umano, che ogni qualvolta affondiamo le mani nella terra, camminiamo in un bosco, mangiamo le verdure del nostro orto o scaviamo nel giardino di casa, questo batterio, facilmente inalato o ingerito perché trasportato dall’aria, sarebbe capace di stimolare il cervello, inducendolo a produrre serotonina, la sostanza chiamata comunemente “ormone della felicità”, offrendo quindi benefici simili a un antidepressivo.”
Il giardinaggio quindi non può che essere una potente “terapia naturale”.
“In un momento internazionalmente molto difficile come questo, pertanto, è importante proporre messaggi positivi e noi di Orticola, insieme ai nostri espositori, ai compagni di viaggio e ai media partner abbiamo pensato a una mostra-mercato orientata proprio verso la felicità.” – spiega Filippo Pizzoni – “Vogliamo stimolare sempre più persone a dedicarsi al giardinaggio perché seminare, rinvasare, trapiantare, anche solo delle erbacee perenni in terrazzo, aromatiche sul balcone, bulbi sul davanzale o piante tropicali in casa sono azioni che ci permettono, non solo di circondarci di fiori, profumi e bellezza, ma anche di ritrovare equilibrio e serenità”.
Una figura stilizzata con accanto un rastrello che abbraccia un picciolo, in questo caso quello di un pomodoro, che nel Feng Shui, simboleggia energia, passione, vitalità e creatività, è l’immagine di Orticola 2026, creata e donata a Orticola da Chiara Pomati e il team creativo di The Branding Letters. Il concept racconta che la cura della Natura, è la cura di Sé e il giardinaggio è un gesto di profonda Gianluca Brivio Sforza, presidente della Fondazione Orticola, comunica come Orticola, fedele alla sua missione di diffusione della cultura botanica, intende mettere a disposizione la propria esperienza pluriennale concedendo il patrocinio a favore della prima edizione del St. Moritz Flower Show, una mostra-mercato che si terrà negli spazi prospicienti l’Hotel Kempinski di St. Moritz da giovedì 2 a domenica 5 luglio 2026. Questa partnership nasce allo scopo di promuovere il vivaismo italiano anche fuori dai nostri confini, la Fondazione infatti segnalerà e selezionerà gli espositori per partecipare alla mostra-mercato svizzera, privilegiando i vivaisti di ricerca che presentano produzioni interessanti, collezioni botaniche particolari, piante rare e insolite, e che inoltre rispettano i tempi della Natura, utilizzano materiali di origine naturale e sostenibile, a basso impatto ambientale e riciclabili. L’evento è ideato e organizzato da Giorgio Pace, già fondatore di Nomad, la fiera boutique dedicata al design e all’arte contemporanea, e oggi tra gli animatori più attivi della vita culturale dell’Engadina con il suo nuovo progetto Der Pavilon. È la Spagna il Paese ospite nel 2026. “Essere Paese Ospite di Orticola 2026 rappresenta per la Spagna un’occasione privilegiata per raccontare il nostro patrimonio paesaggistico in un contesto di eccellenza internazionale.” – afferma Blanca Pérez-Sauquillo, Console Aggiunto dell’Ambasciata di Spagna in Italia e Direttrice dell’Ente Spagnolo. In particolare, saranno proposti tre
laboratori creativi per bambini ispirati a grandi artisti spagnoli e al dialogo tra creatività e ambiente naturale. È inoltre previsto un workshop realizzato in collaborazione con il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, concepito come una visita guidata all’interno del percorso tematico “Una passeggiata tra i fiori”.
Elemento centrale della partecipazione sarà la realizzazione di un giardino temporaneo a cura del paesaggista spagnolo Fernando Martos, concepito come spazio immersivo capace di esprimere la sensibilità paesaggistica contemporanea della Spagna, che vede la collaborazione tra più entità: il progetto di Fernando Martos, il coordinamento e sostegno della rivista Gardenia, la serra di Orvieto Arte, gli ortaggi di Andrea Pironi per Floricoltura Pironi, le erbacee perenni di Mauro Crescini per Valfredda, i melograni di Vanino Vannucci per Vannucci Piante, i cordoli intrecciati a mano in salice di Anna Patrucco per Salix e l’aiuto degli studenti della Fondazione Minoprio per la realizzazione.
Coerentemente il dress code saranno i colori rosso e giallo in onore del paese ospite, la Spagna
Saranno presentate una serie di piante particolari: Acer pentaphyllum da Renato Ronco Vivai Torino, originario delle montagne del Sichuan, in Cina, è uno degli aceri più rari al mondo con un aspetto quasi scultoreo e stupendi colori autunnali. Purshia plicata da Pépinière de Vaugines. Conosciuta anche come Cowania plicata, è un arbusto raro originario del nord del Messico e delle regioni aride del sud-ovest degli Stati Uniti. Caratterizzato da foglie finemente divise e leggermente piegate, in primavera regala piccoli fiori rosa intenso
Cowania plicata
Chloraea bletioides da Piante Pazze. Un’orchidea rustica endemica del Cile che si distingue per la spiga di fiori di una rara combinazione di bianco, giallo e verde che sbocciano in primavera.
Dorstenia gigas da AIRE BOTANICAL. Esalta la felicità della lentezza perché ci obbliga a rallentare. Originaria
dell’isola di Socotra, sembra un piccolo baobab in miniatura, con il suo tronco scultoreo e la chioma
compatta che sfida le leggi dell’aridità. Rara e affascinante conquista collezionisti e curiosi con la sua eleganza
primitiva e il suo spirito resiliente. Appartiene alla stessa famiglia del fico! Peliosanthes macrostegia, o Peliosanthes arisanensis da RIFNIK garden & plants: un’affascinante pianta tropicale originaria del Sud-Est asiatico con piccoli fiori di colore bruno-violaceo che sbocciano quasi nascosti tra le foglie e sono seguiti da bacche decorative. Sauropus androgynus da Piante Innovative | Natura Maestra. Conosciuto anche con il nome comune di
katuk, è un arbusto originario del sud-est asiatico, le cui foglie sono gustose e spesso vengono consumate
cotte e il loro sapore ricorda quello dei piselli freschi. Sviluppa
Nell’ambito delle attività di riqualificazione e di manutenzione di aree verdi cittadine, la Fondazione ha di recente
siglato una convenzione con il Comune di Milano per la riqualificazione e la manutenzione ordinaria del giardino Camilla Cederna di Largo Richini, situato di fronte all’Università degli Studi di Milano. FuoriOrticola 2026
Rapiti i nani e convinte la fanciulle, Il Baron Bontempo ancora non sembrava soddisfatto; occorreva, secondo lui, un tocco di classe. In quel periodo alla Scala andava in scena il Rigoletto; approfittando del fatto che da anni la famiglia Ciani disponeva di un palco privato, alcuni membri della compagnia riuscirono a intrufolarsi e a rubare alcuni abiti di scena. Secondo invece un vecchio articolo di Mario Sanvito risalente al 1941, i costumi furono rubati un po’ alla rinfusa: Nerone, Socrate, Efesto ecc. Una sottigliezza che poco impatta su ciò che sarebbe accaduto di lì a breve.
LA SCALA IN QUEL PERIODO
Ai tredici poveretti imprigionati nelle cantine fu offerta una cena luculliana, litri e litri di vino (non si esclude l’assenzio molto in voga in quegli anni e consumato dallo stesso Rovani) e chiesto di indossare gli abiti rubati. Rammaricato per l’accaduto il Baron Bontempo promise loro una gran festa e una prostituta ciascuno.
Arrivò la sera. Le nobildonne furono fatte accomodare nel salone delle feste, le porte e le finestre furono serrate, servi e lacchè immobilizzati e le cantine furono aperte… Una frotta di nani ubriachi, strafatti, infoiati e in costume balzò sulle signorine come i leoni sulle gazzelle nella savana. Le dame tentarono disperatamente di difendersi ma la libido dei tredici era feroce. La situazione sfuggì presto di mano. I membri della compagnia intervennero dapprima con secchiate d’acqua e bastoni ma si giunse presto alla rissa e spuntarono i coltelli.
Non si sa se chiamata o perché il baccano e le grida raggiunsero le vicine porte cittadine, intervenne la gendarmeria e l’ordine venne ristabilito. I contusi e gli accoltellati non si contavano ma il vero guaio fu un altro.
Una delle invitate era l’Avvocatessa, ovvero la signora Falchi-Traversi, moglie di un famoso avvocato e amica intima del viceré. La notizia del ratto dei nani e lo scandalo successivo attraversarono Milano con la velocità di un proiettile. Saltò anche fuori che la signora in questione era stata amante del Baron Bontempo, il quale fu successivamente lasciato in favore di un alto ufficiale austriaco; la mente diabolica del Ciani, in quel piano già complesso e articolato, aveva incluso anche una vendetta personale.
Gli austriaci questa volta non poterono ignorare l’accaduto. Nel giro di breve tutti gli appartenenti alla Compagnia della Teppa furono arrestati: ai rampolli di buona famiglia fu concesso l’esilio in altri paesi mentre per tutti gli altri la galera o l’arruolamento nell’esercito asburgico.
La compagnia della teppa cessò di esistere. Ma il Baron Bontempo, al secolo Gaetano Ciani, che fine fece?
Suo padre Carlo, dopo innumerevoli lettere di suppliche, ottenne che il figlio rimanesse libero come un’allodola. Sempre fedele alla sua deviata moralità, l’ormai ex Baron Bontempo, anni dopo divenne uno spregiudicato speculatore edilizio (credo che avrebbe sguazzato ancor meglio di questi tempi). Qualcuno lo ricorda con simpatia, descrivendolo come un lungimirante imprenditore, ma per molti, altro non era che un uomo cinico e spietato, circondato da giovinastri viziati e sordidi personaggi, che traeva godimento dall’ umiliare i più sfortunati senza mai curarsi delle conseguenze delle proprie azioni. E siccome un equilibrio di karma non esiste, morì pure serenamente nel suo letto a 91 anni suonati. Fortunatamente, a compensare questo losco figuro ci pensarono i suoi due fratelli, Filippo e Giacomo, che spesero le loro vite in nome dell’indipendenza e della libertà, pagando con l’esilio il loro credo.
GIACOMO E FILIPPO CIANI
Milano era sull’orlo del cambiamento. Presto, Cinque Giornate di fuoco avrebbero mutato per sempre la storia della nostra città e del resto d’Italia.
Si è svolto il 10 marzo presso la sala convegni della Biblioteca San Giorgio di Pistoia l’appuntamento con Green Agorà, l’incontro promosso da Greenitaly dedicato al dialogo tra cultura del paesaggio, letteratura e filiera florovivaistica. L’iniziativa si è inserita nel programma di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026 e ha rappresentato l’occasione per presentare ufficialmente Greenitaly 2026, Salone internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio, in programma alle Fiere di Parma dal 7 al 9 ottobre.
L’incontro, intitolato ‘La cultura del verde, il verde nella cultura’, ha inoltre segnato il lancio del concorso letterario nazionale di racconti brevi ‘Le piante ci salveranno’, realizzato in collaborazione con il mensile Leggere:tutti. Il concorso ‘Le piante ci salveranno’ nasce con l’obiettivo di promuovere una produzione narrativa dedicata ai temi della sostenibilità ambientale, della tutela del paesaggio e del ruolo delle foreste e degli spazi verdi urbani nella qualità della vita. Il bando è stato presentato da Patrizia D’Attanasio, direttrice di Leggere:tutti, che ha illustrato le modalità di partecipazione e il progetto editoriale che prevede la pubblicazione di un’antologia dei migliori racconti, destinata alla distribuzione sui principali portali online e nelle principali fiere del libro. La scadenza è per il 31/07/2026, le opere andranno condivise tramite mail qui: Ogni opera, unitamente al foglio a parte, dovrà essere inviata, come file allegato, all’indirizzo e-mail premio@leggeretutti.it con oggetto: Concorso Letterario Nazionale di narrativa breve a tema “Le piante ci salveranno”. Tutte le informazioni a questo link: https://leggeretutti.eu/greenitaly-e-leggeretutti-lanciano-il-concorso-letterario-nazionale-di-narrativa-breve-le-piante-ci-salveranno/.
‘Arte, letteratura e paesaggio naturale dialogano da sempre nel raccontare la storia dell’uomo’, ha dichiarato Gloria Oppici, Project Leader di Greenitaly. ‘Progettare un giardino significa immaginare uno spazio narrativo, dove visione, immaginazione e competenza si intrecciano. A Pistoia questo legame tra natura e cultura è particolarmente evidente e contribuisce a rafforzare il valore del florovivaismo italiano’.
Con l’appuntamento di Pistoia, Greenitaly prosegue il percorso di avvicinamento all’edizione 2026 del Salone, confermandosi come piattaforma di incontro tra produzione vivaistica, progettazione del paesaggio, cultura ambientale e rigenerazione urbana.
Si sono svolte nei giorni 26 e 27 febbraio 2026 le tradizionali giornate di studio che la Fondazione Benetton quest’anno ha dedicato al tema della cura “Healthscapes”.
Raccogliendo una serie di sollecitazioni provenienti dall’architettura del paesaggio, dall’ecologia, dalla biologia, dalla medicina, dalla psicologia ambientale, dalle neuroscienze, le Giornate hanno inteso proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio (nelle sue diverse scale), tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.
GIUSEPPE BARBIERO Professore di Biologia e di Ecopsicologia, direttore di GREEN LEAF – Laboratorio di Ecologia
Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta Biofilia. La relazione con la Natura tra genetica e psicologia
4 componenti della biofilia:
– Componente psicologica. (Eric from 1964) La storge (στοργή) come cura parentale, amore per la prole che nasce con le creature a sangue caldo. Ontogenesi: la biofilia è intrinseca alla psicologia umana e una potenzialità primaria.
– Filogenesi, genesi nella storia evoluzionistica (E.O. Wilson 1984)
– Fascino per la natura, senza distinzione tra esseri viventi e non viventi/Canto dei cantici
– Applicazioni: educazione all’aperto; scuola biofila come architettura; terapie forestali; green wilderness FRANCESCO VALLERANI Senior researcher di Geografia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Sulla perdita traumatica del senso dei luoghi e il potere curativo dei paesaggi d’acqua
Diffondersi di “paesaggi della paura”, che generano non solo contaminazioni di aria e acque, ma anche profondo dissesto psicologico tra gli abitanti, feriti dalle devastazioni irrimediabili del patrimonio pubblico, culturale e naturale del loro spazio vissuto.
Gli scenari fluvio-lagunari come risorse ricche di opportunità terapeutiche, da identificare, valorizzare e porre al centro del governo del territorio e degli spazi vissuti. Ne consegue che il recupero dei waterfronts è ora sempre più un valido punto di partenza per l’interazione tra processi globali e prospettive locali.
MICHELA PASQUALI Paesaggista, Associazione Linaria ETS, Roma
Spazi che curano. Fragilità, relazione e diritto alla città
Lo spazio che cura non può essere solo uno spazio terapeutico. Che cosa significa abitare lo spazio pubblico? Nei contesti urbani lo spazio è ecologicamente fragile. E partire dalla fragilità nel progetto significa capire che le relazioni non sono mai neutre.
Nei casi dei malati di Alzheimer è importante dare la possibilità a chi di solito è curato di prendersi cura.
Prendersi cura dello spazio significa anche accettare di dipendere da esso.
Michela ha raccontato alcuni dei casi di intervento dell’ Associazione Linaria sia per le scuole di periferia che per i centri di accoglienza che per i bambini malati oncologici e in generale per le comunità in emergenza.
CRISTINA IMBROGLINI Professoressa di Architettura del Paesaggio presso il Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Università di Roma
Nei parchi della cura
I complessi manicomiali provinciali realizzati in Italia tra la fine dell’800 e i primi del ’900 costituiscono un patrimonio di spazi pubblici dismessi e solo parzialmente riutilizzati e presentano, ancora oggi, tracce evidenti di una modalità di progettazione aperta al dialogo interdisciplinare tra psichiatri e architetti, volta a stabilire connessioni significative tra salute mentale e spazi della cura.
LUCINA CARAVAGGI Professoressa di Architettura del Paesaggio presso il Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Università di Roma
Mindscapes. Recinti terapeutici e welfare culturale
Racconta il progetto di ristrutturazione di Santa Maria della Pietà a Roma, complesso manicomiale dismesso dopo la legge Basaglia e la relazione con Vittorio Lingiardi per impostare un ragionamento contemporaneo su questi grandi spazi. Sono stati individuati tre concetti comuni:
– sharing per individuare spazi di transizione in analogia con oggetti transizionali
– tailoring una nicchia su misura per se stessi
– taking care un paesaggio non solo come luogo di cura ma anche che abbisogna di cure
PAOLO CIANCONI Medico psichiatra, antropologo, PhD in Neuroscienze
Cambiamento climatico e salute mentale
Intervento molto forte e in una certa misura provocatorio.
Fino al 2020 non c’era letteratura sul rapporto tra cambiamento climatico e salute mentale, mentre oggi c’è una ricca bibliografia nel mondo anglosassone.
Con il caldo non si ragiona bene, il sonno viene compromesso, aumentano violenza domestica, dipendenza da droghe e alcol. Le ricerche che hanno riguardato l’evento catastrofico dell’uragano Katrina mostrano che un ciclone può compromettere la genetica di un individuo!
Si può parlare di lutto climatico e di ansia climatica.
MASSIMO LABRA Professore di Botanica generale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, direttore scientifico del National Biodiversity Future Center
Il disordine vivo della biodiversità urbana
Comprendere e accettare il “disordine vivo” della biodiversità urbana diventa essenziale per sviluppare modelli di gestione sostenibili, nei quali la natura in città sia compatibile con la vita umana, ma non artificiosamente semplificata. Solo riconoscendo il valore ecologico di questo equilibrio imperfetto sarà possibile progettare città più resilienti, inclusive e capaci di convivere con la complessità del mondo naturale.
ANDREA MATI Contitolare del vivaio Mati 1909 di Pistoia, progettista esperto di giardini terapeutici
Spazi verdi terapeutici
Mati ha illustrato i tantissimi progetti intrapresi per San Patrignano (tutti gli spazi verdi terapeutici) e molte cooperative sociali.
Attualmente sta lavorando sul contributo della musica e dei colori nella cura.
Importante la figura dell’Ortoterapeuta che viene formata nel Master in Orticoltura terapeutica, Alma Mater Studiorum Università di Bologna
ANTONIO PERAZZI Paesaggista, Milano
Prendersi cura
Come progettista di paesaggio gli interessa la capacità del progetto di innescare una relazione con l’ambiente a partire da quel «I care» della società di cui parlava Don Milani.
I progetti devono essere permeabili per accogliere ogni forma di vita.
Importante l’imperfezione nel progettare per uscire dalle linee grafiche del disegno.
Naturale, in fondo, è un’invenzione umana; selvatico, invece, non lo è, perché è una dimostrazione dell’aver compreso quanto sia importante la forza rigeneratrice che può avere la natura. Il mestiere del paesaggista è creare benessere.