A proposito di caldo e vita urbana, dalla newsletter del Festival del verde e del paesaggio di Roma alcune soluzioni adottate in giro per il mondo
Parigi sta facendo una delle cose più affascinanti che una città possa fare: restituire l’acqua ai suoi abitanti. Dopo oltre un secolo la Senna è tornata balneabile e si è aggiunto anche il Canal Saint-Martin. È un’immagine potentissima perché cambia la funzione stessa del fiume, da elemento decorativo a infrastruttura climatica. Da sfondo a esperienza e servizio pubblico.
Barcellona sta costruendo una nuova geografia del sollievo. Nel 2026 la città offre oltre 500 rifugi climatici disseminati nei quartieri: biblioteche, musei, scuole, centri civici e parchi dove chiunque può entrare, sedersi, bere acqua e trovare refrigerio a pochi minuti da casa.
Vienna ha scelto una strada per trasformare il fresco in un elemento di arredo urbano. Fontane, nebulizzatori, piccole oasi disseminate nella città e installazioni che riportano l’acqua al centro dello spazio pubblico.
Medellín in Colombia ha piantato milioni di piante e costruito corridoi verdi che in alcuni punti hanno abbassato la temperatura fino a dieci gradi.
Ahmedabad in India è stata una delle prime città a considerare il caldo una questione sanitaria, introducendo sistemi di allerta, protocolli medici e tetti bianchi per le abitazioni più vulnerabili.
Freetown in Sierra Leone ha addirittura un nuovo Ministero dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici responsabile della protezione ambientale e dell’adattamento climatico e un’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Disastri incaricata di offrire assistenza umanitaria alle vittime.
Singapore, una delle città più dense del pianeta, ha catalogato decine di strategie diverse per produrre fresco senza rinunciare alla densità urbana: vegetazione verticale, ventilazione, ombra, nuovi materiali e acqua.
Siviglia sorprende perché per immaginare il futuro torna indietro di migliaia di anni. Con il progetto Cartuja Qanat ha recuperato l’antica tecnologia persiana per trasportare l’acqua per raffreddare in modo naturale un’ampia zona del centro urbano, grazie a un sistema di feritoie verticali che consentono all’aria fresca di arrivare in superficie.
Jerez de la Frontera in Andalusia sceglie la poesia e trasforma le strade in pergolati di vite. Gli emparrados ombreggiano interi tratti urbani e abbassano sensibilmente la temperatura.
Perfino l’Italia è entrata in questa nuova stagione urbana. Bologna sta progettando vere e proprie cellule di rifugio climatico mentre Roma studia infrastrutture verdi per raffreddare le aree più vulnerabili.
Tra i Beni FAI coinvolti castelli, ville di delizia, abbazie, aree naturalistiche, palazzi storici, capolavori dell’architettura e, per la prima volta, Villa Rezzola a Lerici (SP), antica dimora affacciata sul Golfo dei Poeti. Qui, dal 10 luglio al 18 settembre nello splendido giardino all’inglese si potrà partecipare a speciali visite guidate al tramonto e a degustazioni di vini, amarie tè freddi nella terrazza panoramica.
Il calendario delle “Sere FAI d’Estate” prenderà il via nella settimana del 15 giugno con due eventi da non perdere dedicati alla poesia: giovedì 18 giugno a Palazzo Moroni a Bergamo si terrà Poetica. Voci di donne dal Rinascimento al Contemporaneo, serata dedicata alla poesia al femminile, dalle voci rinascimentali di Isotta Brembati e Tullia d’Aragona fino alla poetry slam contemporanea, mentre domenica 21 giugno all’Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC) sarà la volta di Leopardi a prova di voce, evento a cura di Roberto Galaverni, che metterà in luce, tra storia e innovazione, la figura e le opere del grande poeta recanatese.
Centinaia le iniziative che si susseguiranno poi fino a metà settembre, dalle rigenerative Sessioni di yoga nella natura a Villa Gregoriana a Tivoli (RM) e le immersioni forestali nella Riserva naturale I Giganti della Sila a Spezzano della Sila (CS) agli Aperitivi al tramonto nel giardino della Velarca a Tremezzina (CO), la storica casa-barca a firma dello studio milanese BBPR situata di fronte all’Isola Comacina, a Villa Necchi Campiglio nel cuore di Milano, progettata da Piero Portaluppi tra il 1930 e il 1932, e al Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (TN), custode di preziosi cicli pittorici “giotteschi” dedicati all’amore e alla guerra.
Tanti gli appuntamenti a tema musicale tra cui scegliere: gli Aperitivi in Jazz, in Lirica o in Swing proposti a Casa Macchi a Morazzone (VA), gli spettacoli di Musiche tradizionali della Calabria ai Giganti della Sila, Canti e cunti all’Abbazia di Cerrate, dove alla voce di una guida esperta che parlerà della storia del Bene si alternerà quella di un’interprete della musica popolare salentina, la muda flamenca e i live dell’artista Claudia Aru, del saxista Juri Deidda e del violinista Simone Soro alle Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA), il Concerto della Buonanotte al Bosco di San Francesco, nella magia della radura del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, mentre tra gli agrumi e gli ulivi secolari del Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento si esibiranno Daniele Magro, cantautore e autore tra i più sensibili e riconoscibili della scena musicale italiana contemporanea, e Kety Fusco, giovane arpista – per la prima volta in Sicilia – che vanta performance di rilievo su palcoscenici internazionali prestigiosi.
Anche il buon cibo sarà protagonista in numerose serate, dalla Cena medievaleal Castello di Avio, con il racconto di curiosità sulla dieta e i comportamenti a tavola dell’epoca, alla Cena sotto le stelle nella corte del Monastero di Torba in occasione della notte di San Lorenzo, passando per i Picnic al tramonto nella cornice dello scenografico giardino all’italiana di Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (VA).
(DAL COMUNICATO STAMPA)
Calendario completo e informazioni dettagliate su: www.serefai.it
DAL 14 AL 30 GIUGNO, la festa del solstizio d’estate della RETE DEGLI ORTI BOTANICI DELLA LOMBARDIA
Si intitola Frescheggiare. Orti Botanici, Rifugi Climatici Urbani la XXIII edizione dell’appuntamento di inizio estate degli Orti Botanici lombardi, quest’anno dal 14 al 30 giugno 2026. E prende ispirazione da un termine antico, “frescheggiare”, come esortazione a beneficiare dell’ombra delle piante, del fresco e di quel che lo accompagna, con tutto il piacere dello stare nella natura insieme. Ma è soprattutto una chiamata per riflettere sui cambiamenti – climatici e non – che stiamo vivendo e condividere nuove esperienze attraverso la curiosità e i cinque sensi.
GLI ORTI BOTANICI COME RIFUGI CLIMATICI. In un’estate che si è annunciata già calda con largo anticipo, gli Orti Botanici, in quanto aree densamente verdi e attrezzate, si confermano come autentici rifugi climatici nel cuore delle città. E lo sono da prima che questa definizione diventasse di scottante attualità. Alberi, prati, collezioni vegetali e superfici permeabili contribuiscono a fare ombra, a mitigare le temperature e a rendere più vivibili i centri urbani. Ma gli Orti botanici sono anche Musei che ospitano collezioni viventi, nei quali trovare ispirazioni e risposte per affrontare le trasformazioni ambientali del nostro tempo, imparando dalle piante e dalle loro strategie. Per questo, in quanto luoghi di conoscenza, svolgono un ruolo importante come punti di riferimento e di confronto intergenerazionale per le persone di tutte le età e diversità. E la Festa del Solstizio d’estate, arriva giusto in coincidenza con l’avvio delle vacanze scolastiche.
NOI SIAMO NATURA: IMPARIAMO DALLE PIANTE. Dai laboratori di antotipia – l’antenata della fotografia, che utilizza i pigmenti dei fiori – al tour di scoperta dei 100 cereali, dall’itinerario sulla farmacia da viaggio al riconoscimento delle erbe selvatiche in città, sono moltissime le occasioni studiate dagli Orti Botanici per ricordarci che “siamo natura” e che le piante sono parte del nostro quotidiano: non uno sfondo della nostra esistenza, ma una presenza indispensabile che accompagna ogni aspetto della nostra vita.
In un tempo in cui i cambiamenti avvengono con estrema velocità e gli equilibri che sembravano consolidati vacillano, farsi ispirare dalle piante può essere di grande aiuto. Loro abitano la Terra da centinaia di milioni di anni ed hanno imparato a farlo anche in condizioni estreme, ottimizzando le risorse, collaborando e costruendo relazioni con altri organismi. Osservandole scopriamo che la natura non si fonda soltanto sulla competizione come la intendiamo noi oggi, ovvero come scontro tra avversari, ma sulla vera etimologia del cum petere, dal latino “tendere insieme verso una meta”. Molte di esse, per esempio, collaborano attraverso reti sotterranee di funghi e microrganismi, stabiliscono relazioni di reciproco vantaggio con insetti, animali e altre specie vegetali. In natura, crescita individuale e crescita collettiva non sono necessariamente in contrasto, ma si rafforzano a vicenda.
IL CAMBIAMENTO COME OPPORTUNITÀ. Le iniziative in calendario per la Festa del Solstizio non vogliono far riflettere soltanto di cambiamenti climatici, ma anche sulle rivoluzioni che viviamo nelle nostre abitudini, nel nostro rapporto con il cibo, nei modi di vivere e nelle relazioni che costruiamo, con esperienze che attraverso la riconnessione con la Natura promuovono una ri-alfabetizzazione all’empatia e all’emotività. Ispirandosi all’intelligenza collettiva della Natura, queste proposte insegnano che cambiare non significa perdere qualcosa, ma trovare nuovi equilibri. Nell’approfondimento di seguito, gli appuntamenti in programma.
IL PROGRAMMA NEI 6 ORTI DELLA RETE
ORTO BOTANICO DI BERGAMO “LORENZO ROTA”. I cereali in un mondo che cambia L’Orto Botanico di Bergamo dedica il Solstizio ai cereali e alle graminacee, protagonisti della nostra alimentazione e risorsa strategica per affrontare i cambiamenti climatici. Il programma comprende l’asta biodiversa (14 giugno), narrazioni dedicate ai cereali del Solstizio (20 giugno), una visita guidata alla scoperta delle graminacee spontanee e ornamentali (21 giugno), un laboratorio con aperitivo e show-cooking dedicato ai cereali minori nella nostra alimentazione (23 giugno) e un laboratorio di panificazione condivisa e raccontata (30 giugno). Orari di apertura. Sezione di Città Alta: 10.00-20.00. Sezione di Astino: 10.00-12.00 e 14.00-20.00. Ingresso libero.
GIARDINO BOTANICO ALPINO “REZIA” DI BORMIO (SO). Tra arte, scienza e piante medicinali Il Giardino Botanico Alpino Rezia indaga il rapporto tra natura, creatività e conoscenza. Sabato 20 giugno sono previsti: un workshop di antitipia per famiglie, un itinerario dedicato alle piante medicinali e un concerto di due arpe celtiche immerso nei suoni del giardino. Domenica 21 giugno, spazio a una visita guidata sulle piante ai tempi dell’Antropocene e a un laboratorio per la realizzazione di ghirlande con fiori e frutti essiccati. Orari di apertura. Tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00. Ingresso libero.
Giardino Botanico Alpino Rezia
ORTO BOTANICO DI BRERA, MILANO. Acqua, vita e sopravvivenza Il tema scelto dall’Orto Botanico di Brera è quello dell’acqua come risorsa vitale per il mondo vegetale. Sabato 20 giugno, due visite guidate accompagneranno il pubblico alla scoperta delle strategie che permettono alle piante di adattarsi a condizioni estreme come siccità, gelo e terreni salini, mostrando come il regno vegetale possa offrire importanti insegnamenti per affrontare il cambiamento climatico. Orari di apertura. Dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 18.00. Ingresso libero.
ORTO BOTANICO CITTÀ STUDI, MILANO .Biodiversità, impollinatori ed erbe urbane Giovedì 18 giugno, l’Orto Botanico Città Studi prolunga l’apertura fino alle 21.00 con visite guidate alle collezioni, e una mostra dedicata alla domesticazione delle piante coltivate, attività sugli impollinatori e un’esperienza interattiva dedicata alle erbe spontanee che crescono in città. Un programma che invita a osservare con maggiore attenzione la biodiversità presente anche negli ambienti urbani e a riscoprire il legame tra persone e natura. Orari di apertura. Dal martedì al giovedì, dalle ore 10.00 alle ore 17.00; venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 16.00.
ORTO BOTANICO DI PAVIA. Un rifugio climatico urbano Domenica 14 giugno, l’Orto Botanico di Pavia propone una visita guidata dedicata proprio al tema dei rifugi climatici urbani. Attraverso il percorso sarà possibile comprendere fenomeni come le isole di calore, gli eventi meteorologici estremi e il ruolo della vegetazione nel migliorare la qualità della vita nelle città. Nella stessa giornata sarà visitabile anche la mostra “Legni nostrani, pregiati, proibiti. La biodiversità attraverso il legno“. Orari di apertura. Martedì, mercoledì e giovedì 9.00-15.30; venerdì 9.00-11.00; sabato e domenica 10.00-18.00.
ORTO BOTANICO G.E. GHIRARDI DI TOSCOLANO MADERNO (BS). Il valore del cambiamento L’Orto Botanico Ghirardi interpreta il tema del “frescheggiare” come una nuova attitudine al cambiamento, fondata sulla cura, sul rallentamento e sulla riscoperta dei piccoli gesti quotidiani. Il programma comprende laboratori di uncinetto, yoga immerso nella natura, danza, pittura su ceramica, la presentazione del libro Fili invisibili, una mostra realizzata dagli alunni della scuola primaria e un fine settimana dedicato al baratto e al riuso creativo degli oggetti. Un invito a vivere il cambiamento come occasione di crescita personale, relazione e benessere. Orari di apertura. Venerdì 15.30-18.30; sabato 9.30-12.30 e 15.30-18.30; domenica 9.30-12.30. Ingresso libero.
Maggiori approfondimenti, aggiornamenti e indicazioni per la prenotazione degli appuntamenti sono riportati in dettaglio sul sito della Rete degli Orti Botanici della Lombardia a questo link.
Io non sono molto un tipo da vacanze al mare, ma amo le passeggiate in costa e fare qualche bagno in acque belle. Finale ligure è davvero una meta perfetta, sia perchè è rimasto un borgo non modaiolo, sia perchè da lì partono tanti sentieri interessanti e infine perchè raggiungibile a piedi c’è lostupendo mare di Varigotti. Altre note assai positive: ci sono molte spiagge libere, ben tenute e attrezzate con tutti i servizi e tante spiagge per cani! Cosa si vuole di più da una meta marina?
Ho soggiornato alcuni giorni e anche se il tempo non è stato molto bello il vantaggio è stato quello di paseggiare senza troppo caldo. In questo periodo, sfioriti i cisti, la macchia mediterranea era sui toni del giallo per le ginestre e per le tantissime margheritine giallo sole dei senecio.
Un primo percorso è stato verso il Forte San Giovanni con le vecchie celle della prigione e verso Perti alta con la bella chiesa dei 5 campanili. Proseguendo si arriva – passando in un bosco ombreggiato in sentieri molto sassosi – verso la chiesa preromanica con cripta di Sant’Antonino e si torna a Finalborgo, piccolo nucleo antico di Finale veramente bello.
La pizza di Finalborgo
I sentieri sono spesso sassosi e purtroppo in alcuni casi dissestati dai tanti bikers (ciclisti di montagna) che vengono a Finale da tutto il mondo perchè qui è organizzato un servizio che li porta in cima ai vari sentieri molto ripidi per farli scendere con le mountain bike come fosse un servizio di skilift!
Chiesa di NS di Loreto detta dei 5 campanili, uno dei più prestigiosi esempi di architettura rinascimentale ligure (edificata intorno al 1470)
Chiesa di Sant’Antonino arroccata su una ripida altura fu costruita tra il VI e il VII secolo accanto ad un castello bizantino di cui sono conservati alcuni ruderi
La piccola cripta della chiesa
Un altro bel percorso che parte da Finaborgo è quello che porta a Verezzi e poi a Borgio Verezzi, lungo un sentiero prima abbastanza largo e sassoso molto esposto al sole e poi nei boschi di lecci e di altre querce. Verezzi è un borgo piacevole e suggestivo con vista sul mare mentre Borgio Verezzi non ha alcun fascino.
Vista di una parte di Verezzi che si sviluppa su tre alture
Stradine di Verezzi
Anche da Varigotti partono molti sentieri come quello dei pellegrini che porta fino a Noli o quello del promontorio
sullo sfondo la piccola chiesa miedievale di San Lorenzo
la Chiesa di San Damiano, già sconsacrata, all’angolo con l’omonimo ponte.
Cosa rimane oggi a ricordarci la Pusterla del Monforte? O meglio, cosa era rimasto fino a circa un secolo fa?
Il monastero di San Cosma e San Damiano in Monforte sorto nel XIV secolo di rimpetto alla pusterla omonima, appena oltrepassato il fossato, probabilmente in seguito ai lavori di ampliamento del Naviglio da parte di Gian Galeazzo Visconti. Dedicato in origine a San Giovanni Battista, dal 1485 fu intitolato poi ai primi due, appartenenti all’ordine di San Basilio. Soppresso l’ordine dei Basiliani nel 1657 e subentrati gli Eremitani Scalzi di Sant’Agostino, soppressi a loro volta nel 1798, ci pensò Napoleone (1810) a gettarlo nell’oblio. Nel 1857 il convento tornò comunque nelle mani di un ordine religioso con i Gesuiti ma dovette essere una breve permanenza dato che le guide meneghine del 1889 lo segnalano come archivio giudiziario. Su sconsacrazione di chiesa, complesso e successiva finalità, basandoci su una delle ultime foto pervenuteci poco prima della demolizione nel 1921, non aleggia poi alcun dubbio: dal sacro all’etilico… (foto apertura)
Il secondo superstite, come accennato in precedenza, fu il Ponte di San Damiano. Ora, per quanto in alcune vecchie mappe il ponte non sia riportato, va da sé che se c’era un fossato in corrispondenza di una porta, esisteva anche un attraversamento altrimenti i milanesi sarebbero stati campioni di salto con l’asta o di tuffi ben prima delle moderne Olimpiadi del 1896. Questo ponte e l’antico terraggio perpendicolare al Corso San Romano, quello che poi diventerà il proseguo di Corso Monforte fino a Piazza San Babila, presero il nome dalla vicina chiesa. Tra il Sette e Ottocento suddetto terraggio era gremito di botteghe artigiane, una in particolare appartenuta ad un abilissimo calzolaio di nome Anselmo Ronchetti: talmente abile e famoso, riparò gli stivali a Napoleone stesso, da scalzare il nome San Damiano e farsi dedicare in seguito l’odierna via. Rimasero almeno il nome della strada che costeggiava il Naviglio, tuttora esistente anche se ribattezzata poi nel primo tratto Visconti di Modrone, e del ponte.
tante botteghe al monforte poco prima del ponte di San Damiano
Su di esso, durante le Nostre Cinque Giornate, venne eretta, in concomitanza a quella di Santa Maria della Passione, la prima barricata: per costruirla fu “preso in prestito” un carro carico di botti che proprio in quel momento stava transitando vicino al Naviglio.
Il Ponte di San Damiano, comunemente chiamato del Monforte, subì la medesima sorte degli atri suoi 23 sventurati compagni, scomparsi durante la copertura dei Nostri Navigli nel 1929. Unico superstite, il Ponte delle Sirenette, proprio lì accanto, smantellato e riposizionato all’interno del Parco Sempione.
la copertura del Naviglio in Via San Damiano
il Ponte delle Sirenette poco prima del Vicolo San Damiano, oggi non più esistente.
Oltre al rammarico per la copertura della nostra meravigliosa Fossa Interna (gli unici a festeggiare la dipartita di una secolare storia furono i Futuristi), si aggiunge l’amarezza per la scomparsa dell’ultimo elemento architettonico in grado di ricordarci che un tempo in quel luogo sorgeva una pusterla assai antica il cui nome riecheggia ormai solo nella contemporanea toponomastica: il Monforte.
Oggi martedì 16 giugno si svolta la consueta presentazione, negli spazi milanesi di Ethimo, della prossima (sedicesima) edizione di Orticolario che si terrà dall’1 al 4 ottobre a Villa Erba, sul Lago di Como.
Un viaggio nel mondo del fantastico, per sovvertire le regole del reale: al centro di questa dimensione surreale le piante fantastiche. En rêverieè un altrove più sottile. Deriva da rêver, che in francese antico significava vagare, delirare, uscire dalla realtà. Non è il sonno, ma il movimento della mente.
La novità più importante riguarda la trasformazione di Orticolario, dopo 18 anni dalla sua nascita, in Fondazione Orticolario ETS, a sottolineare, come illustra il suo ideatore Moris Mantero, il superamento dei confini di una visione personale e per rafforzare il proprio impegno verso la comunità e il territorio da cui ha avuto origine.
Immaginare mondi oltre la soglia del reale è il principio che guida Hypnos, progetto firmato da Mario Mariani / Central Park e Matteo Boccardo e realizzato con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Milano nel padiglione centrale, polo nevralgico e culturale dell’evento. Come hanno spiegato i suoi ideatori, si è cercato di mettere a fuoco il tema del sogno, che è una esperienza prettamente personale, attraverso la creazione di un ambiente dove ognuno potrà sperimentare il proprio sogno dalle nebulose alle galassie. Ci saranno 16 spirali/contenitori che faranno spaziare il visitatore in differenti ambienti naturali, dall’essere sott’acqua oppure sotto un vulcano.
Nel prato centrale sarà allestito lo spazio Phantasos con l’esposizione di piante rare presentate da 7 vivaisti, da Mondocactus a Palme & Piante tropicali passando per Celandroni Orchidee, Hoyamia, Rifnik Garden&plants e Central Park di Mario Mariani.
Catasetum Orchidglade_Celandroni Orchidee_nel mondo di Phantasos_Orticolario 2026
Tra le novità più curiosi di questa edizione “da sogno”: Cullami nella stanza del sogno, progetto corale in cui l’arte introspettiva di Alessandra Lanza incontra una forma di ipnosi dolce a cura di Margherita Sartori / Studio Olistica. Si genera così la stanza del sogno, uno spazio lento, interiore, vivo, un luogo di ascolto profondo in cui l’individuo si riconnette alla propria totalità tramite brevi esperienze di ipnosi contemplando l’installazione dell’artista biellese.
L’ospite d’onore della edizione 2026 è Luigi Serafini, artista, architetto e autore del celebre Codex Seraphinianus edito da FMR, libro-culto di fama internazionale, il Codex sfida ogni convenzione enciclopedica, raccontando – in una lingua indecifrabile – organismi, architetture e botaniche che non esistono.
Frattura fertile_Ajadi Bushaj e Pietro Frazzei_Spazi creativi in concorso_Orticolario 2026
Cosa troveremo a Orticolario
oltre 250 espositori italiani e internazionali
sette giardini tematici selezionati tramite il concorso internazionale Spazi Creativi (il vincitore si aggiudica il premio “La Foglia d’oro del Lago di Como”)
sette installazioni site-specific ispirate al tema dell’anno
programma di appuntamenti culturali che coinvolge esperti del settore, paesaggisti, agronomi, visionari.
Phantasos, installazione botanica firmata da Mario Mariani / Central Park e Matteo Boccardo.
Les imaginaires. Non un’esposizione sulla natura, ma una sua trasfigurazione poetica, affidata allo sguardo visionario dell’artista Lau Cabantous, alla profondità scientifico-culturale dell’etnobotanica Lucia Papponi e realizzata con il sostegno di Taroni.
A metà aprile ho assistito alla presentazione di questo utilissimo libro alla Libreria della natura ed essendo da sempre in contatto con i cani l’ho preso, sfogliato e letto in alcune parti e a questo punto lo consiglio agli amanti e/o proprietari dei cani. L’autore è un veterinario che ha avuto diverse esperienze anche ospedaliere presso la Facoltà di veterinaria di Grugliasco e in Francia e che da qualche anno ha uno studio a Torino. Dal 2019 è anche formatore e divulgatore social media e questo si capisce dal linguaggio chiaro e dall’approccio pragmatico adottato nel testo.
Si tratta di un testo molto agile, adatto alla consultazione dei differenti temi e problemi che si presentano a chi per la prima volta ha in cura un cane o a chi ha già esperienza canina ma ha comunque bisogno di una consulenza professionale.
Si parte dalle origini per affrontare la gestione del cucciolo, l’alimentazione e per passare in rassegna tutte le problematiche e patologie dai casi più comuni come vomito e diarrea, parassiti sia interni che esterni, intossicazioni fino a tutto ciò che riguarda i diversi organi fino alle malattie che possono essere trasmesse all’uomo (“zoonosi”). Per ogni situazione l’autore indica tutto ciò che va fatto prima di rivolgersi al veterinario.
Faccio un esempio che riguarda un problema classico che si presenta con un nuovo cane, l’alimentazione. In questo caso l’autore affronta la scelta tra dieta commerciale, mista o casalinga, come scegliere il giusto tipo di cibo e infine quanti pasti al giorno.
Il libro termina con la cura del cane anziano e su come vivere il quotidiano.
Libro Poaceae d’Italia. Graminacee della flora italiana-Grasses of Italy. Ediz. bilingue di Enrico Banfi. 2 Volumi, Libreria della natura 2026
Il 19 maggio, in occasione della presentazione del suo libro, Enrico Banfi – illustre botanico già direttore del Museo di Storia naturale di Milano e grande esploratore in giro per il mondo- ha tenuto una conferenza presso l’Università Bicocca di Milano.
Nelle poacee – famiglia che assieme alle asteracee è al primo posto nella graduatoria italiana e al quinto di quella mondiale – ricorrono costantemente tre motivi
1. L’adattabilità ai cambiamenti ambientali
2. La capacità di convivere con gli erbivori pascolanti e con l’uomo
3. Il possesso di una peculiare forma biologica nella quale la fedeltà ad uno schema strutturale monotono è controbilanciata dalla creatività senza fine delle sue variazioni
(W.D. Clayton, S.A. Renvoize, 1986)
L’impollinazione è affidata con la massima semplicità al vento, il polline è molto leggero e non sono necessari elementi di richiamo vistosi. L’infiorescenza è costituita dalla pannocchia che è un insieme di spighette.
Nei paesaggi odierni c’è sempre una rappresentanza di poacee sia come delimitazione della vegetazione che in ruolo dominante come nei pascoli, nelle spiagge e negli ambienti palustri.
Un’opera direi enciclopedica che rappresenta la prima monografia italiana dedicata al tema delle poacee.La parte generale, con una ricca documentazione iconografica, introduce i caratteri distintivi di questa famiglia d’importanza primaria per l’ambiente, la flora, la vegetazione, il paesaggio, l’agricoltura e la sanità, dalla morfologia alla riproduzione, alle modalità di dispersione, alla filogenesi e alla biogeografia, con l’aggiunta di un capitolo sulla domesticazione delle specie selvatiche e la nascita delle colture agrarie. La parte speciale propone il riconoscimento delle entità spontanee, autoctone ed esotiche presenti in Italia, mediante chiavi analitiche dicotomiche da genere a sottospecie, con il supporto di 517 tavole di disegni originali in b/n. Infine il prospetto sistematico delle specie ordinato per tribù, l’indice sinonimico dei nomi scientifici, il glossario, i riferimenti bibliografici del testo e una bibliografia generale orientativa.
Mi piace giocare su piccoli paarticolari come la casetta per gli uccellini (nessuno è mai entrato!) e sulle tonalità dal rosa al violetto
Rosa ‘Dorothy Parker’ rampicante e Rosa ‘Excelsa’ di tonalità simile, arbustiva, Lychnis coronaria e una rosellina a fioei bianchi rifiorente per tutta l’estate
Mi piace avere in diversi punti del giardino vasi con arbusti e perenni. Alla base della Rosa ‘Alba’ nasturzi e una salvia ornamentale dal fiore violetto
Solo per tre settimane la rosa ‘Dorothy perkins’ è in smagliante fioritura, ma ogni anno è una sopresa entusiasmante e quest’anno grazie alle piogge è stata esagerata!
Amo molto le clematidi: ‘Arabella’ a fiore lilla è davvero genrosa e resistente in fiore da inizio e a fine estate qui in combinazione con una clematide viole a fioritura estiva
Anche la Stewartia pseudocamellia, dopo quattro anni dall’impianto, questo giugno ha finalmente prodotto più fiori, che sono come delle mini camelie
L’esplosione delle ortensie quercifolia
Mi piace l’accostamento di felci e fucsie
Dichroa versicolor, una hidrangeacea molto interessante dal fiore azzurro seguito da bacche; nei climi miti non perde le foglie. I boccioli bianchi si aprono si fiori azzurro vivo
Echinacea ‘Mini belle’
Nierembergia scoparia, una solanacea in fioritura continua dlla primavera all’autunno con fiore bianco e gola viola