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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

News da Orticola di Lombardia

Orticola di Lombardia ha deciso di ampliare la sua visione con la nascita della Fondazione Orticola di Lombardia ETS, un passo che trasforma la sua centenaria storia e definisce nuovi standard.

Fondazione Orticola di Lombardia ETS ha di recente siglato una convenzione con il Comune di Milano per la riqualificazione e la manutenzione ordinaria del giardino Camilla Cederna di Largo Richini, situato di fronte all’Università degli Studi di Milano.

I progetti per Milano sono possibili grazie ai proventi derivanti dalla vendita dei biglietti d’ingresso alla Mostra-Mercato, che si tiene ogni anno nel secondo week end di maggio ai Giardini Pubblici Indro Montanelli, e all’impegno del Corporate Partner, Ceresio Investors.

La neonata Fondazione, con il supporto del Corporate Partner Ceresio Investors, si è assunta, nell’ambito del proprio scopo statutario, l’impegno verso Fondazione Politecnico di Milano a conferire per i prossimi 5 anni una Borsa di Studio a uno studente meritevole.

Comunicato Fondazione Orticola di Lombardia_dicembre 2025

L’altra Bicocca di Milano, di Riccardo Rossetti

LA BICCOCCA DI PORTA VITTORIA NEL 1884

Il nome Bicocca a Milano evoca ormai un solo luogo: il quartiere universitario nel nord est della città, la cui etimologia è più o meno nota a tutti. Il 27 aprile 1522 gli spagnoli di Carlo V sconfissero i francesi di Francesco I presso la Bicocca degli Arcimboldi, nobiliare villa quattrocentesca, ai tempi ancora in aperta campagna meneghina. I primi, equipaggiati con archibugi, sbaragliarono talmente i nostri cugini d’oltralpe che tutt’ora bicoca in spagnolo è sinonimo di bazzecola o di grande opportunità mentre in francese, ma meno usato, l’esatto contrario: disfatta, oneroso(ipoteca). Esistono un altro paio di significati ma li vedremo a breve. Tornando alla Bicocca che tutti conosciamo, si sappia solo che secoli dopo, per la precisione il 4 agosto 1906, i conti Pietro e Luisa Sormani(Biblioteca) vendettero l’area, più di centoquindicimila ettari tra la Bicocca, Greco e Monza, ad Alberto Pirelli.

LA BICOCCA DEGLI ARCIMBOLDI IN VIALE SARCA

IL CONTRATTO DI VENDITA DELL’AREA

Il resto è storia…Non proprio edificante. L’antico Comune di Greco perse definitivamente la propria identità, la produzione abbandonò in seguito la città e il quartiere Bicocca venne trasformato in un moderno polo universitario e residenziale che anni addietro qualcuno, purtroppo non ne ricordo il nome, definì una spianata tipo Berlino est. Ma anche l’analogia con il set di un film horror post apocalittico come La città verrà distrutta all’alba o Zombi di George A. Romero risulta calzante: squallidi e semi deserti vialoni, lambiti da desolati e anonimi palazzoni geometrici.

Ciò che è meno noto, invece, è che per secoli a Milano un’altra Bicocca rivestì un ruolo importante: costruita dagli spagnoli come forte difensivo, affiancata per un breve periodo da una Porta Tosa provvisoria (poi spostata di fronte a Corso XXII Marzo), adibita a polveriera, teatro di scontri durante le Cinque Giornate, divenuta in seguito caseggiato con attività commerciali e poi sparita nel nulla. Le notizie sono poche, frammentarie e talvolta discordanti ma questa grande e fantomatica struttura è realmente esistita e ora vedremo, per quanto possibile, di dipanare la matassa.

Come accennato in precedenza, una seconda accezione di bicocca è fortezza, solitamente posizionata su una rocca*: in spagnolo il termine bicoca indica la stessa cosa. La nostra seconda Bicocca era appunto un fortino eretto durante la dominazione spagnola e ubicato poco fuori il Borgo della Fontana, a ridosso dei bastioni, in corrispondenza dell’attuale Via Augusto Anfossi.

*Essendo queste fortezze posizionate in luoghi impervi, la manutenzione era spesso trascurata e dopo un certo periodo si riducevano a catapecchie, a bicocche, il termine che tutti conosciamo per descrivere edifici fatiscenti.

Grazie agli splendidi libri di Gerosa Brichetto sappiamo che gli spagnoli eressero una prima Porta Tosa, proprio accanto a suddetta fortificazione che faceva angolo, guarda caso, alla Strada della Bicocca o Strada per Calvairate.

MAPPA DEL 1883

Nel 1878 una commissione comprendente il senatore Tullo Massarani e il deputato Giuseppe Mussi proposero con successo al Consiglio Comunale il cambio toponomastico in onore del nostro eroico patriota: Augusto Anfossi fu uno degli eroi delle cinque giornate. Del suo nome sarà denominata l’attuale strada della Bicocca fino alla diramazione della via per Calvairate-Corriere della Sera, 9 Giugno 1878Giusto per dovere di cronaca è importante ricordare che questa strada è ciò che rimane dell’antichissima Via Regina di epoca imperiale che partiva da Porta Erculea, nome arbitrario ed incerto (dalla quale sarebbe sorta a breve distanza la Porta Tonsa/Tosa medievale), per poi dirigersi verso Cremona; il suo asse corrispondeva, grossomodo, alle odierne via Cavallotti, Largo Augusto, Via Battisti, Via Fontana e via Vicenza fino alle cinquecentesche mura spagnole, proseguendo poi come Anfossi al di fuori. La conferma ci giunge dalla Cascina del Pilastrello sul suo percorso; ai tempi dell’antica Roma le strade erano intervallate dai miliari, cippi di pietra distanziati da un miglio. Le successive cascine, oratori e santuari sorti in corrispondenza di quei pilastri vennero denominate del pilastrello. La cascina, o caseggiato, della Bicocca e del Pilastrello si trovavano sulla stessa direttrice.

 

ELENCO DI CASCINE FORI PORTA TOSA NEL 1856

La Bicocca di Porta Tosa fu teatro di aspri scontri durante le Cinque Giornate di Milano: i tentativi per conquistarla furono innumerevoli. Verso le 10 di mattina del 19 marzo 1848, i milanesi al di fuori dei bastioni tentarono di impadronirsene; sembrava cosa fatta ma il proprietario di una birreria adiacente la polveriera, va specificato di origine tedesca, fece entrare i soldati austriaci nel suo locale per poterla difendere meglio. I nostri si dovettero ritirare e solo il 22 marzo gli insorti, guidati dal Manara e dal Cernuschi, riuscirono a liberare tutta l’area. Molti dei nostri concittadini persero la vita, furono gravemente feriti o rimasero mutilati nel tentativo di espugnare quella maledetta polveriera; il ferroviere Francesco Vassena ne è un esempio.

Anche dopo l’Unità d’Italia parte del caseggiato rimase adibito a polveriera; specifico parte, dato che alcuni giornali di fine Ottocento rivelano attività commerciali all’interno della Bicocca. Lo sappiamo perché nel maggio del 1876 un negozio che vendeva aceto, situato alla Bicocca fuori Porta Vittoria, balzò agli onori della cronaca…Nera; al suo interno fu rinvenuto un cadavere in una botte. Un giallo in piena regola come lo è il nome del negozio di aceto chiamato di Ass. La storica osteria delle Asse, di Ass appunto, protagonista anch’essa delle Cinque Giornate e ritrovo per i buon gustai e gli appassionati del gioco delle bocce, secondo tutti i documenti consultati risultava in Via Marcona. Tuttavia è curioso che un negozio nelle immediate vicinanze, ma comunque non a trascurabile distanza, possedesse lo stesso nome anche perché, sempre secondo i giornali dell’epoca, presso un’osteria chiamata della Bicocca in Via Anfossi si tenevano spesso delle importanti gare di bocce…E risse. Un mistero sul quale speriamo di fare presto luce.

Non vi è una data precisa su quando la polveriera della Bicocca cessò le proprie funzioni. Una nuova ne sorse, in sostituzione di quella di Porta Sempione (Arco della Pace), tra il 1884 e il 1885, proprio accanto all’odiato ex fortino austriaco dell’odierno Largo Marinai di Italia (per approfondire: Il Forte austriaco di Porta Vittoria). Conservare esplosivi accanto alle sempre più numerose abitazioni sarebbe stato pericoloso.

L’ultima mappa in cui è distinguibile la sagoma della Bicocca risale al 1910, poi si dissolse nel nulla con la Milano d’un tempo.

ULTIMA TRACCIA DELLA BICOCCA DI PORTA VITTORIA NEL 1910

Con il Piano Beruto, la città iniziò a proiettarsi nelle campagne e nel futuro. L’elegante e settecentesca passeggiata dei bastioni fu demolita; le cascine e le osterie scomparvero; il verde delle campagne fu dapprima rimpiazzato con le fabbriche e in seguito dalle abitazioni; i Navigli, la Martesana, il Redefossi, le rogge e i fontanili vennero interrati o prosciugati; i nomi delle vie cambiarono. E della Bicocca di Porta Vittoria, come di un passato che Milano fa finta di celebrare ma che non tramanda né perpetua, se ne persero le tracce.

Ci abbiamo guadagnato? Dipende a chi lo si domanda.

 

Riccardo Rossetti

Letto per voi. Giardini sostenibili di Francesco Fedelfio

Francesco Fedelfio, GIARDINI SOSTENIBILI. Progettare, realizzare e mantenere spazi verdi a basso consumo idrico, Gribaudo, 2025, 352 pp.

“Questo libro vuole dare spunti di riflessione, introdurre alcuni concetti ed essere una fonte di ispirazione per creare ambienti belli, funzionali e sostenibili, anche in condizioni climatiche difficili o con risorse limitate”. Questo l’intento di Francesco Fidelfio che direi è stato raggiunto con successo.

L’autore, garden designer e docente in progettazione del verde, accompagna il lettore alla scoperta delle strategie progettuali e delle scelte più innovative per creare giardini che siano davvero sostenibili, in armonia con il territorio e quindi in primis con poche esigenze idriche.

Il libro si presenta come un agile manuale con molte soluzioni pratiche e casi progettuali e nello stesso tempo offre diverse suggestioni e idee anche grazie ad un ricco apparato fotografico.

Il primo capitolo è dedicato al funzionamento del giardino arido, alla descrizione dei suoi benefici in termini di biodiversità. Il secondo illustra fasi e metodologia della progettazione del giardino ed è completato dal successivo che è dedicato alla scelta delle piante più adatte al dry garden: utilissima la tavola che illustra sinteticamente un centinaio di specie per il giardino arido. Seguono indicazioni di plant design per la composizione delle piante in differenti esposizioni, e per la scelta di alternative al tradizionale prato all’inglese, ormai insostenibile e alcune pratiche per una manutenzione in armonia con la natura.

Molti casi progettuali che si riferiscono a differenti aree geografiche del nostro paese forniscono infine utili suggerimenti sia stilistici che pratici.

Cartoline da Parigi

Novembre 2025 appuntamento annuale a Parigi, ospite di una cara e accogliente amica. Come ogni volta scopro nuovi luoghi (vedi i post seguenti su Parc Monceau e su nuovi progetti) oppure ritorno in luoghi amati. Ho trovato ancora una volta molto ben realizzate e curate le aiuole sparse nella città. Sono normalmente abbastanza capienti per accogliere molti arbusti (in Francia ne usano di tante differenti specie e varietà anche negli spazi pubblici) oltre ad erbacee perenni e qualche graminacea.

Ecco alcune immagini con qualche annotazione

Un esempio delle aiuole con un bel mix di arbusti tra cui – molto utilizzata – Choisya ‘Atzec pearl’e pittosforo, lonicera…

Un’altra aiuola con Physocarpus opulifolius, euforbia…

Fuori da un negozio

 

JARDIN CATHERINE LABOURE’: una siepe mista

JARDIN CATHERINE LABOURE’ una bella pergola di vite

JARDIN CATHERINE LABOURE’ aiuole fiorite

Giallo oro dei Gingko ai Jrdins du Luxembourg (Foto Donatella Lupo)

Tripudio di crisantemi

Jardins Palais Royal

 

Uno scorcio della Promenade plantée (oggi chiamata Coulée verte)

Promenade plantée: belli gli acanti utilizzati in grandi masse ai bordi del percorso

Vasi vasetti in un balcone vista dalla promenade

Interno della nuova sede della bellissima Fondation Cartier, progetto di Jean Nouvell

Fondation Cartier

Fondation Seydoux Pathe’, progetto di Renzo Piano: particolare del cortiletto interno con le betulle

Fondation Seydoux Pathe’ ingresso

Verde a Parigi: nuovi progetti

Ogni volta che vado a Parig, più o meno a cadenza annuale, scopro nuove realizzazioni nel campo del verde urbano. Questa volta ho potuto ammirare la nuova foresta urbana di fronte a Hotel de Ville e il piccolo giardino in memoria delle vittime degli attentati del 13 novembre 2015.

La nuova foresta (ho parlato in un precedente post di quella in Place de Catalogne https://www.giardininviaggio.it/una-nuova-foresta-urbana-a-parigi/) è stata inaugurata sabato 21 giugno 2025, giorno della Fête de la Musique!  e rappresenta la terza a Parigi, dopo quella di Place de Catalogne e quella del Bois de Charonne. Si tratta di un’oasi verde di 2.500 m²con la piantumazione di circa 150 alberi, di cui 49 in piena terra, con l’obiettivo di rendere lo spazio più vivibile e adatto al cambiamento climatico, difendendosi dal caldo grazie agli arbusti ed aumentando al tempo stesso la biodiversità. A differenza di altre piantumazioni urbane, qui sono stati scelti alberi già alti fino a 10 metri, con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. Questa scelta consente di godere da subito di un paesaggio imponente, capace di dialogare con la maestosa facciata dell’Hôtel de Ville. Le specie sono state selezionate non solo per la loro bellezza, ma anche per la resistenza in ambiente urbano. Accanto a querce e carpini locali, trovano posto essenze come Gleditsia triacanthos, Celtis julianae, e aceri,  capaci di sopportare meglio le condizioni cittadine. L’obiettivo è creare una biodiversità equilibrata, in grado di affrontare le sfide climatiche.
La foresta appare già matura con un bellissimo sottobosco composto da edere, tante Euphorbia charachias dalle foglie variegate (‘Silver Swan’), felci, ciuffi di Pittosporum tenuifolia Veronica salicifolia. La vegetazione è piantata in grandi aiuole rettangolari bordate di corten e leggermente rialzate in modo da creare un quadro più dinamico.

Ecco alcune immagini

 

Bello il contrasto di tessiture e di tonalità tra le euforbie, le felci e le edere.

 

Sotto agli alberi più grandi tanti più piccoli aceri giapponesi che in autunno hanno bellissime colorazioni.

 

Nelle aiuole più esposte al sole macchie di dalie.

Pittosporum tenuifolium Banks & Sol ex Gaertn.

Bello il contrasto tra le foglioline chiare del pittosforo e quelle più grandi e scure delle edere

Veronica salicifolia con felci ed edere

Il piccolo memoriale per le vittime del Bataclan in Place Saint Gervais, non lontano da rue de Rivoli,  è molto sobrio e armonioso nella sua essenzialità: pietre grigie ora lavorate, ora con margini grezzi, ora naturali, stele commemorative con i nomi delle vittime e aiuole molto semplici sui toni chiari con erbacee perenni, graminacee e qualche piccolo arbusto.

Parc Monceau: un piccolo gioiello parigino

Il bellissimo cancello di ingresso al parco

Mi mancava questo delizioso parco di Parigi che è un compendio di armonia, eleganza e tranquillità, con tante sculture, alberi secolari (platani, faggi, liriodendri), roccaglie.
Un poco di storia: Il parco era proprietà del Duca di Chartres, che commissionò al pittore Carmontelle la progettazione di un“paese dell’illusione“. Inaugurato nel 1775, era originariamente concepito come un giardino di piacere che fonde antichità, esotismo e Medioevo, come nella riproduzione di una piramide egizia e nella Naumachia, con la sua vasca circondata da colonne corinzie, un riferimento alle rappresentazioni delle battaglie navali dell’antichità romana. Queste famose colonne provenivano da una chiesa di Saint-Denis demolita nel 1719.
Quando fu acquisito dalla Stato nel 1852 Parc Monceau era notevolmente cambiato e dimezzato passando dai 20 ettari originari agli attuali 8; il finanziere Pereire aveva costruito una serie di palazzi privati sui lati est, sud e ovest, tra cui i musei Cernuschi ( arte asiatica) e Nissim de Camondo (XVIII secolo), che ora fanno parte del prestigioso quartiere Plaine Monceau.
I progetti del parco furono modificati un’ultima volta dall’ingegnere Alphand, dall’architetto Davioud e dall’orticoltore Barillet-Deschamps, che lavoravano agli ordini del barone Haussmann. Nel 1861, Napoleone III poté finalmente inaugurare il parco che conosciamo oggi. Nel 1861 fu costruito un ponte sul modello di quello veneziano. Questo ponte in stile originale era realizzato in pietra che imitava il marmo.
Vi si trovano un platano storico, piantato nel 1814 e che misura 7 metri di circonferenza, e un platano alto 30 metri che è oggi il più vecchio dell’arrondissement (risale al 1853).

Info: si trova nel Bvd de Courcelles, nell’8° arrondissement e la stazione più vicina del metro è Monceau

Ecco alcune immagini

Naumachia, con la sua vasca circondata da colonne corinzie, un riferimento alle rappresentazioni delle battaglie navali dell’antichità romana

Il laghetto con il ponte ispirato a Venezia

Una vecchia giostra

Una bella macchia di Petasites pyrenaicus

 

 

Residenze per giovani artisti alla Fondazione Gori-Celle

Robert Morris, Labirinto, 1982, trani, serpentina, cemento archivio celle

ARRIVANO DUE RESIDENZE PER GIOVANI ARTISTI E CURATORI!

14 mesi di arte, scambio e creatività tra Pistoia e Firenze

La Fondazione Gori-Celle in partenariato con Promo PA Fondazione si prepara a ospitare 20 giovani artiste e artisti e curatrici e curatori, per un progetto di residenza, finalizzato a produrre opere e testi, intitolato “Coabitazioni: arte, paesaggio e comunità”.

Il progetto è finanziato dal Programma Regionale FSE+Toscana 2021-2027, nell’ambito dell’Avviso Pubblico approvato dal D2024,  e fa parte di @giovanisi.it l’iniziativa della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

Sulle colline di Pistoia, Celle, conosciuta per la collezione di arte ambientale, diventerà un laboratorio a cielo aperto, ospitando due diverse residenze da 10 persone ciascuna che  vivranno e lavoreranno per 7 mesi, immersi nell’arte della Collezione Gori e nel paesaggio toscano.

Prima residenza: febbraio – settembre 2026, sotto la guida del direttore artistico Pietro Gaglianò.

Seconda residenza: ottobre 2026 – maggio 2027, sotto la guida della direttrice artistico Ilaria Mariotti.

Il bando per partecipare alla prima residenza è online sul sito della Fondazione. Le candidature dovranno essere presentate entro il 29 dicembre ore 12:00

Requisiti per partecipare

-Avere un’età compresa tra i 18 e i 36 anni;

-Essere disoccupati, inoccupati, inattivi o occupati che intendono avviare un’attività imprenditoriale o di auto-impiego;

-Essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore

-Avere una buona conoscenza della lingua italiana

Per maggiori informazioni, consultare il sito della Fondazione: https://fondazionegoricelle.it/bando-fse-per-le-residenze-dartista/

 

Trekking in Valdossola

Laghetto alpino ghiacciato, Val Bognanco

Un bellissimo trekking sempre sotto la guida esperta di Stefano Mazzotti in Valdossola per godere, tra le altre cose, il foliage autunnale soprattutto dei bellissimi larici.
Tra Domodossola, punto di partenza, con la sua bella piazza del mercato, le raffinate architetture con i loro dettagli preziosi, Val Vigezzo con soste nei pittoreschi paesini di Villette e Malesco e la bellissima val Bognanco con i laghetti alpini, i boschi di larici e le viste stupende delle montagne svizzere dall’Alpe Monscera.

Ecco alcune immagini

Un balconcino a Domodossola

Una caratteristica casa di legno a Domodossola

Decori su una facciata

Val Vigezzo

Val Vigezzo: la meraviglia del sottobosco di muschio sulle pietre. Un ricordo di certi angoli giapponesi

Architetture di pietra

Un angolo a Malesco

a Villette

Val Bognanco

La cortina di larici sullo sfondo

Nuvole

Le tre cime svizzere: WEISSMIES LAGGINHORN FLETSCHORN

Come una scultura vegetale!

Il Cral di via Bezzecca: l’essenza di Milano di Riccardo Rossetti

L’edificio che vedete in foto di apertura è l’unico rimato, assieme alla Palazzina Liberty, del Mercato Ortofrutticolo aperto nel 1911 nell’odierno Parco Formentano, più noto come Largo Marinai di Italia.
Anno di costruzione 1910, come riportato dalla scheda Lombardia Beni Culturali/archeologie industriali, sito in Via Bezzecca 20,24.

Se la più nota palazzina versa da lustri in condizioni di abbandono con periodiche promesse di rilancio ed attese di riqualificazione da fare impallidire Godot, non è da meno il limitrofo edificio della Bezzecca, ospitante lo storico comando di Polizia Locale ed il CRAL, entrambi rassegnati a stracci e secchi perché quando fuori piove, dentro diluvia. Mentre il primo è in attesa di trasferimento nei nuovi locali di Viale Ungheria, il secondo è sotto sfratto esecutivo. Considerata la reiterata trascuratezza dell’elegante e più che centenaria palazzina, non sarebbe ardito supporre che il Comune di Milano, proprietario dell’immobile, abbia già altri piani in mente, attendendo a braccia aperte una sempre più vicina inagibilità.

Il CRAL risulta moroso; inutile girarci attorno. Di articoli a riguardo ne sono stati già pubblicati parecchi. Sul perché ed il come si sia arrivati a questo punto, tanto è stato scritto e troppo è stato dato per scontato.

Rammentiamo quindi, evitando l’impari scontro tra profitto e collettività, quanta storia vanti il quartiere, nel tentativo di risvegliare un’appartenenza solidale sempre più carente nella Milano d’oggi.

Dopo i Moti del ’48, al ritorno degli austriaci a Milano, venne edificato nell’area del Parco Formentano l’odiato Forte di Porta Tosa: un oscuro bastione con una torre che, in concomitanza a quella del Castello Sforzesco, poteva segnalare ogni tentativo di sommossa dei mai indomiti abitanti della, di lì a breve, Porta Vittoria. Dopo anni di abbandono, sorgerà il nuovo Verziere di cui i due edifici sopracitati, rimangono gli ultimi superstiti.

Il grande Foppone(Cimitero) di Porta Tosa, 1826/1896 che, una volta dismesso, ospiterà dapprima Il campo da gioco del Milan (Campo di Porta Monforte, 1906-1914) e poi il Quartiere Vittoria(1919) dell’ICAP, tutt’oggi esistente. La Chiesa di Santa Maria del Suffragio, che conserva nel suo campanile antichi documenti, compresi i nomi di coloro che si sono sacrificati durante le Nostre Cinque Giornate.

Il Naviglietto, proseguimento del Cavo Borgognone (Bergognone per altre fonti) in Coso XXII Marzo, coperto a partire dal 1887 ma esistente dal Millecento, il Cavo Redefossi, risalente al quattordicesimo secolo, e la Roggia Gerenzana. Esempi sepolti di quella che per secoli fu una città d’acque.

La Cavallerizza Savoia(1910) del Regio Esercito Italiano; terminata nel 1914, molto spesso chiamata Cavallerizza di Radetzky, per la sua vicinanza a suddetto ma già sparito forte.

In ultimo Porta Tosa, oggi Piazza Cinque Giornate, indelebile icona dell’orgoglio, della dignità e del coraggio milanesi di fronte ad un nemico in apparenza invincibile.

Questi, in soldoni, gli aspetti storici più noti della zona. Ma esiste una storia silente, forse meno nota, eppure infinitamente più importante, linfa vitale fin dalla fondazione della Nostra Città: la partecipazione e la reciproca solidarietà dei suoi semplici cittadini, senza le quali nessuna delle pagine più fondamentali dei nostri trascorsi sarebbe stata scritta.

Le corporazioni, le opere pie, le associazioni, i dopo lavoro o le semplici osterie hanno reso Milano unica al mondo. Tutti si sentivano parte di una comunità: il cumenda se la raccontava col manovale presso una bocciofila o con in mano una stecca di biliardo e la sciura con l’ortolana, magari di fronte a un bicchierino.

Milano ha già smarrito troppo della propria identità. Non diamole il colpo di grazia.

Viviamo in un epoca dove il superfluo si è sostituito all’indispensabile, la socialità è stata soppiantata dai social ed inerti slogan ottenebrano la realtà. Se termini come inclusività, sostenibilità e solidarietà divengono solo epiteti per vendere, allora inutile riempirsene le bocche.

Il CRAL di Via Bezzecca, con i suoi numerosi iscritti e i tanti anziani che vi trascorrono le giornate, perpetua e nutre una plurimillenaria storia di appartenenza e condivisione. La Nostra storia. Non ci propina un evento, non ci vende un prodotto. E’ nella più pura accezione del termine un concreto e vero punto di riferimento per i cittadini. E adesso ha bisogno di una mano.

Facendo appello alla filantropia, al mecenatismo o alla semplice empatia, che da sempre ci contraddistinguono, non si consenta che ormai tutto abbia un prezzo. La Milano degli investimenti e dei riflettori non dimentichi chi le ha consentito di arrivare fin qui.

Un tempo si lottò contro l’occupante straniero. Mai si sarebbe pensato di dover un giorno opporsi alla propria amministrazione. Ma questa rimane pur sempre Porta Vittoria e la storia ci insegna che i suoi abitanti non si sono mai arresi di fronte alle iniquità.

Riccardo Rossetti

 

A seguire una carrellata di foto storiche del quartiere

IL FORTE AUSTRIACO DI PORTA TOSA

FOTO AEREA DEL QUARTIERE CON L’ORTOMERCATO INTORNO AL 1917

IL NAVIGLIETTO IN CORSO XXII MARZO

LA ROGGIA GERENZANA ALL’ALTEZZA DI VIA ANFOSSI,8

IL FOPPONE(CIMITERO) DI PORTA TOSA CON INGRESSO DA XXII MARZO

IL CAMPO DI PALLA BRACCIALE IN SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO ALL’ALTEZZA DI VIA FOLDI 1 NEL 904

RARA FOTO CHE MOSTRA PORTA TOSA(CINQUE GIORNATE) APPAIATA AI VECCHI CASELLI DAZIARI E IL PONTE SUL REDEFOSSI

IL QUARIERE MARCONA,VITTORIA IN FASE DI COSTRUZIONE INTORNO AL 1918

I MILANESI IN CORSO DI PORTA TOSA NEL 1848

I MILANESI NELLO STESSO LUOGO OGGI

 

 

 

 

Parliamo di rampicanti

Approfitto della recente uscita del mio ultimo libro scritto con un vivaista specializzato in rampicanti e come sempre pubblicato da Libreria della natura, per qualche piccolo flash sull’utilizzo di questa tipologia di piante che davvero sono una risorsa preziosissima sia nei balconi e terrazzi che nei giardini.

Su un muro preferibilmente esposto a Est, una scelta che ci dà grandi soddisfazioni è Hydrangea anomala subsp. petiolaris, una delle più famose ortensie rampicanti. Qui nel mio giardino la scenografia autunnale con le belle foglie a forma di cuore dorate

Per i mesi invernali una piccola rampicante che fiorisce nel mese di novembre con un fiore di un bel giallo oro, Amicia zygomeris qui sul mio balcone a Milano

Un’altra piacevole rampicante per il giardino invernale è Clematis cirrhosa con i suoi fiorellini penduli

Due annuali insolite con fioritura estiva Mina lobata dai fiori di un curioso giallo-arancio e Ipomoea coccninea dal fiorellino di un rosso brillante

Una bella isoluzione per un ingresso del giardino. Idea “rubata” al Prieurè d’Orsan

A volte può essere utile separare tra loro le zone del giardino: ecco una bella soluzione con una struttura ricoperta da rose rampicanti

Oppure le rampicanti possono aiutarci a creare un confine al giardino come in questa bella scenografia nel giardino di una enoteca in Alto Adige

Alcuni arbusti si prestano ad essere impiegati come rampicanti come ad esempio Chaenomeles japonica (chiamata fior di pesco), che ha una fioritura precoce a febbraio

Molto bello associare differenti specie e varietà di rose rampicanti come nella lunghe pergole che segnano il perimetro del Giardino delle rose in Val di Non

Molte rampicanti si prestano ad arrampicarsi sugli alberi: ecco una ortensia rampicante in un giardino londinese

Di nuovo una ortensia rampicante (Hydrangea petiolaris) ma utilizzata come tappezzante in un giardino francese

Un’altra hydrangeacea, Pileostegia viburnoides utilizzata come tappezzante sempre in un giardino francese

Giardini in viaggio Laura Pirovano