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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Su e giù dal Monte Tabor. A Porta Romana le prime montagne russe di Milano e, probabilmente, d’Italia di Riccardo Rossetti

PRIMA PARTE

“Milano è stata per me, dal 1800 al 1821, il solo luogo dove abbia sempre desiderato stare.”

Così un giovane Stendhal (Henry Beyle), reduce dalle campagne napoleoniche in Russia, ricordava la sua amata Milano. Molti autori, come il Nostro Henry, elogiarono e descrissero la vita allegra e spensierata di quel periodo, fatta di caffè letterari, avvenenti signorine, balli, divertimenti e passeggiate in carrozza. Certamente altri, in netta controtendenza, descrissero una Milano agli antipodi con delinquenza in ogni dove, condizioni igienico sanitarie ignominiose, analfabetismo diffuso e indigenza conclamata. Ad ogni modo, Stendhal se la godette alquanto qui da noi, tanto da voler scritto sulla sua lapide nel cimitero di Montmartre a Parigi “Arrigo Beyle-Milanese”. Assieme a quel singolare francese, riuscirono a tornare dall’inferno russo anche alcuni nostri fortunati concittadini e tra loro, un signore di nome Giuseppe Garavaglia che ebbe la geniale idea di importare da quelle lande desolate un particolare divertimento tutt’oggi ancora molto in voga.

Ma facciamo un passo indietro. Sulla sinistra dell’Arco di Porta Romana, con il centro città di fronte a noi, nella seconda metà del ‘700 era venuta a formarsi una cava. L’area diventò presto paludosa, insalubre e infestata dalla malaria. Tra il 1795 e il 1797, per cercare di tapparla, i milanesi cominciarono a trasportarvi detriti e laterizi dai vari cantieri cittadini ma anche rifiuti e ciarpame di ogni sorta. Nell’arco di breve si venne a formare una collinetta artificiale denominata di lì a pochi anni Monte Tabor: anche se alcuni sostengono che il nome derivi dall’omonima collina in Galilea dove avvenne la trasfigurazione di Gesù, è assai più probabile che si riferisse alla vittoria francese del 1799 (Battaglia del Monte Tabor) contro i gli ottomani durante le campagne napoleoniche in Egitto e Siria.

Intorno a questo monte fiorirono, già dal 1810, numerose osterie ma solo una balzò agli onori della cronaca nel 1818 per una novità assai spassosa, merito dell’ingegno imprenditoriale di un nuovo gestore: il Signor Giuseppe Garavaglia.

MAPPA CATASTALE D’EPOCA CHE INDICA LA POSIZIONE DEL MONTE TABOR E DELL’OSTERIA DEL GARAVAGLIA

RIFERIMENTO CATASTALE ALLA PROPRIETA’ DEL GARAVAGLIA

Come accennato in precedenza, quest’ultimo aveva avuto modo di ammirare in Russia un intrattenimento che lo colpì profondamente e, una volta acquisita la licenza dell’osteria, cominciò a pavimentare parte della collina con assi di legno, inserendovi dei piccoli binari. Fece costruire dei carrelli a ruote metalliche per farceli viaggiare sopra e in men che non si dica, dopo Parigi, anche Milano ebbe le sue prime montagne russe. Se si considera che la ferrovia russa venne presentata in Italia la prima volta nel 1888 a Bologna durante l’Esposizione Emiliana e ufficializzata a Genova nel 1892 con l’Esposizione Italo americana, allora Milano fu in anticipo sui tempi di almeno settant’anni. Certo la nostra era assai primitiva ed essenziale ma nulla del genere era mai stato visto fino a quel momento.

LE MONTAGNE RUSSE ALL’ESPOSIZIONE DI BOLOGNA

Di notizie riguardanti questo monte\giostra ce ne sono giunte in abbondanza grazie a scrittori e poeti del periodo come il Canonico Luigi Mantovani (Diario politico ecclesiastico), Giuseppe Rovani (Cent’anni) e il nostro inarrivabile Carlo Porta (On Funeral-El Miserere).

 “In seguet fan el nomm                                 “In seguito fanno il nome

A paricc ostarij                                               Di parecchie osterie

In dove gh’è vin bon, ost galantomm,           Dove c’è vino buono, oste galantuomo,

e mejor compagnij.                                         e migliori compagnie.

Vun loda l’ostaria de la Nos,                          Uno loda l’osteria della Noce,

l’olter el Monte – Tabor,                                  l’altro il Monte Tabor,

e poeù tracc a dò vos                                     e poi tracch a due voci:

Domine…asperges me…                           Signore…mi aspergerai…                 

Anche autori successivi come Otto Cima, Alberto Lorenzi e Alex Visconti non poterono esimersi dal narrare storie e vicende legate a quel luogo; esso viene addirittura citato nell’ottocentesco dizionario Milanese-Italiano di Francesco Cherubini.

Insomma, il Monte Tabor meneghino era divenuto addirittura più celebre del suo omonimo originale.

Riccardo Rossetti

Il prossimo mese pubblicheremo la seconda parte

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