Una intervista a Michele Maino sul suo nuovo libro sulle piante maestre
Michele Maino, Lo yoga delle piante maestre. Una via sciamanica alla liberazione?
OM Edizioni, 2025, 170 pp.
Qualche domanda all’autore di cui ho già segnalato il precedente libro “La foresta interiore”
( https://www.giardininviaggio.it/il-libro-del-mese-la-foresta-interiore-di-michele-maino/)
Di cosa tratta questo libro?
Della spiritualità delle piante, della loro generosità e saggezza, del modo con il quale comunicano con noi e ci insegnano a vivere. In particolare tratta del concetto di “piante maestre” e della tecnica usata dai curanderos dell’Amazzonia per entrarvi in comunicazione e cioè la dieta, una pratica sciamanica per incorporare la conoscenza, il potere medicinale e l’intelligenza delle piante. Si potrebbe dire che è il fondamento sul quale si struttura l’intero sistema medico vegetalista delle popolazioni native dell’Amazzonia. Consiste in un periodo di tempo, da alcune settimane a interi anni, che un individuo trascorre in isolamento, nella foresta, durante il quale è sottoposto a una serie di restrizioni sociali, comportamentali e alimentari, mentre assume una determinata pianta sotto la guida di un maestro o di una maestra.
Perché “yoga” delle piante maestre?
Perché, a un livello profondo, questa pratica amazzonica non è tanto diversa, nei presupposti, nelle finalità, nella struttura e nel livello di impegno, dal percorso di uno yogi indiano: in entrambi i casi ci si ritira in un luogo isolato, con un insegnante, si praticano varie forme di astinenza e di autosacrificio, allo scopo di guarire, fisicamente e spiritualmente, di riconnettersi con con il divino e con la natura e di acquisire conoscenza ed eventualmente anche determinate facoltà “soprannaturali”.
Come si comunica con le piante?
Molte persone parlano semplicemente con le proprie piante e restano in ascolto e testimoniano di come questo dialogo le renda più forti e sane. E questo è già un primo livello di comunicazione. A un livello più profondo, molte piante officinali portano iscritta nella forma, nella struttura e nel colore, il messaggio e la funzione che svolgono per l’uomo e per gli animali. È quella che viene chiamata “segnatura”: così, ad esempio, l’iperico ha una segnatura solare e in effetti sovrintende al buon umore e alla guarigione delle scottature; i fiori del genere Euphrasia ricordano invece nella forma l’occhio umano, con tanto di palpebre cigliate e iride centrale, e infatti tale pianta è usata come collirio e medicina oftalmica. Le piante maestre comunicano a un livello ancora più profondo e siamo noi esseri umani che dobbiamo entrare in silenzio e rispettosamente nel regno dove esse sussurrano.
Alcuni esempi di piante maestre?
Ci sono piante specializzate in un determinato campo, piante che sovrintendono al cuore e all’amore, come la Calliandra angustifolia, ad esempio, o alla difesa personale, fisica e psichica, come le Clusiae, alla comprensione dei misteri dell’universo, come la Banisteriopsis caapi, alla conoscenza medica… Ogni tribù amazzonica ha un novero di piante che considera “maestre” ma ogni luogo e popolazione sulla Terra ha le proprie piante di riferimento e, anche se le tecniche per entrarvi in comunicazione spirituale sono magari ormai dimenticate o perdute, le piante vegliano sull’uomo e irradiano tutt’intono la loro sapienza per chi la sa cogliere.
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