Sicilia: Valle dei Templi e Kolymbethra. 2

Un contrasto incredibile che la dice lunga sui disastri della speculazione edilizia e sullo scempio del paesaggio
Sono tornata dopo veramente moltissimi anni alla Valle dei templi di Agrigento; rispetto agli anni settanta ho trovato tutto il percorso di visita dei templi e il parco assai migliorati e assai ben curati. Quello che sconcerta oggi, come allora, è il contrasto tra le due scene: i magnifici resti della antica Ἀκράγας e la città moderna.
L’idea era poi quella di visitare il mitico giardino di Kolymbethra con la guida del suo gentile direttore, Giuseppe Lo Pilato. Purtroppo il giorno prima della visita c’era stata una bomba d’acqua che si è protratta per alcune ore danneggiando molte parti dei sentieri. Quindi siamo riusciti a vedere solo alcune parti, le più suggestive e ad ascoltare il racconto della storia di questo luogo magico.
Due piccole note storiche: il suo nome deriva dal greco kolymbethra, che significa “piscina” o “vasca”. “Intorno al 480 a.C., il tiranno di Akragas, Terone, affidò all’architetto Feace la realizzazione di un imponente sistema idraulico per approvvigionare la città. Il sistema degli ipogei: L’acqua veniva raccolta dalle alture circostanti attraverso una rete di gallerie scavate nel sottosuolo (gli ipogei o acquedotti feaci), di cui ne sono state ritrovate tredici su un totale di diciotto descritte dallo storico Diodoro Siculo. La piscina e il vivaio: La valle fu trasformata in un grande bacino di raccolta (piscina) che fungeva anche da vivaio di pesci e punto di sosta per uccelli e cigni”.
Il giardino, bene FAI, ha una estensione di circa 5 ettari, ed è curato da 2 giardinieri. Vi si coltivano 16 antiche varietà di agrumi, di cui 11 di arancio e la collezione costituisce un preziosissimo patrimonio genetico (di ogni varietà un esemplare è custodito nell’Orto botanico di Palermo). Oltre all’agrumeto Kolymbethra raccoglie differenti ambienti naturali e zone, una parte più umida con salici, tamerici e pioppi, pareti aride con macchia mediterranea, una agricola con carrubi, pistacchi e fichi d’India, orti.
Recentemente In uno spazio del giardino storicamente dedicato ai seminativi è stata avviata la coltivazione dell’antica varietà di grano detta “Chiattulidda”, che rappresenta un arricchimento della biodiversità del Bene FAI e serve a tutelare la tradizione e la memoria storica delle campagne siciliane. La piccola superficie, dominata da un maestoso ulivo saraceno, è un prezioso frammento di “seminativo arborato”, ovvero della coltivazione promiscua tra coltura arborea e colture erbacee, come le fave, un modo geniale per ottenere due produzioni dalla stessa superficie!
Ecco alcune immagini
Tags: giardini di Sicilia, Sicilia
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