La fantomaticaPusterla del Monforte e il suo quartiere, di Riccardo Rossetti. Prima parte
Quello che segue è un breve viaggio nel tempo in più parti che ci porterà dall’ Impero Romano sino al Medioevo, da quest’ultimo all’ Ottocento e ai giorni nostri per poi tornare indietro, a ragion veduta, di 5000. Il denominatore comune sarà la fantomatica Pusterla del Monforte dalla quale prenderà il nome il quartiere omonimo.
Buon divertimento.
In principio era Porta Argentea… O quasi. Ma così cominciano le storie; quelle antiche e ormai così perse nelle nebbie del tempo da confondersi con la leggenda.
La Porta Monforte, difatti, nulla ebbe a che spartire con l’Argentea ma in un certo senso fu una delle sue due eredi: quella povera.
Per contrastare le sempre più numerose rivolte all’interno dell’Impero Romano, Diocleziano decise di suddividerlo in quattro grandi aree (tra il 290 d. C. e il 293 d. C.), dando vita a un nuovo sistema di governo, la Tetrarchia. Massimiano Erculeo fece di Milano (assieme ad Aquileia, l’altra sede imperiale in Italia), la propria capitale, ampliando la cinta muraria del periodo Repubblicano.
A est venne aperta Porta Argentea ed accanto ad essa sorsero le celeberrime Terme Erculee.
La sua ubicazione era proprio all’imbocco di Piazza San Babila con Corso Vittorio Emanuele e sull’origine del nome esistono svariate teorie.
Secondo Giovanni Pietro Puricelli era dovuta agli argentei raggi del sole nascente (…Ma non erano dorati quelli del sole e argentei quelli della luna? Mah!) Per Giorgio Giulini, invece, il nome deriva dal paese di Gorgonzola, ai tempi chiamato Argentia.
Per altri l’origine è da ricercarsi nelle miniere di elettro (lega di oro e argento) dell’Asia Minore, ad est della penisola italica. Per quanto poetica la prima ipotesi, la seconda e la terza sembrerebbero più plausibili dato che gli antichi romani, sempre e comunque pragmatici, erano soliti denominare i varchi cittadini con i nomi dei piccoli villaggi situati sulla traiettoria o per richiami squisitamente commerciali: la Porta Aurea (Porta Nova), era situata ad esempio in direzione del Passo dello Spluga, ricco ai tempi di miniere d’oro.
Senza divagare troppo si sappia solo che della gloriosa Porta Argentea nulla è sopravvissuto. Con tutte le probabilità subì, assieme alla cinta muraria, modifiche e danneggiamenti già a partire dal 452 d. C. dopo l’incursione di Attila. Poi sopraggiunsero i Burgundi nel 491 d. C. che ci misero a ferro e fuoco e ancora nel 539 d. C. con il re Ostrogoto Uraia che distrusse quasi completamente la città. Dulcis in fundo, nel 1162 ci pensò il nostro ben odiato Barbarossa a fare tabula rasa della povera Milano. Nemmeno una pietra è rimasta a testimonianza dell’antico varco cittadino ma, in una certa misura e pur cambiando ubicazione nei secoli, il suo retaggio è giunto sino a noi. Porta Argentea divenne Porta Arienza (ai tempi all’imbocco di Via Senato, San Damiano e Corso Venezia).
In seguito sul nuovo tracciato delle mura Spagnole sorse Porta Renza…Nessun rida, più nota come Porta Orientale, e oggigiorno conosciuta come Porta Venezia.
Ma tornando al parente povero, protagonista di questo piccolo excursus storico, la Pusterla del Monforte può vantare comunque una storia di tutto riguardo seppur avvolta dal mistero.
FINE PRIMA PARTE
Riccardo Rossetti
Tags: Milano storia
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