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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Healthscapes. Seminario 2026 della Fondazione Benetton

Si sono svolte nei giorni 26 e 27 febbraio 2026 le tradizionali giornate di studio che la Fondazione Benetton quest’anno ha dedicato al tema della cura “Healthscapes”.
Raccogliendo una serie di sollecitazioni provenienti dall’architettura del paesaggio, dall’ecologia, dalla biologia, dalla medicina, dalla psicologia ambientale, dalle neuroscienze, le Giornate hanno inteso proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio (nelle sue diverse scale), tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

GIUSEPPE BARBIERO Professore di Biologia e di Ecopsicologia, direttore di GREEN LEAF – Laboratorio di Ecologia
Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta Biofilia. La relazione con la Natura tra genetica e psicologia
4 componenti della biofilia:
– Componente psicologica. (Eric from 1964) La storge (στοργή) come cura parentale, amore per la prole che nasce con le creature a sangue caldo. Ontogenesi: la biofilia è intrinseca alla psicologia umana e una potenzialità primaria.
– Filogenesi, genesi nella storia evoluzionistica (E.O. Wilson 1984)
– Fascino per la natura, senza distinzione tra esseri viventi e non viventi/Canto dei cantici
– Applicazioni: educazione all’aperto; scuola biofila come architettura; terapie forestali; green wilderness

FRANCESCO VALLERANI Senior researcher di Geografia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Sulla perdita traumatica del senso dei luoghi e il potere curativo dei paesaggi d’acqua
Diffondersi di “paesaggi della paura”, che generano non solo contaminazioni di aria e acque, ma anche profondo dissesto psicologico tra gli abitanti, feriti dalle devastazioni irrimediabili del patrimonio pubblico, culturale e naturale del loro spazio vissuto.
Gli scenari fluvio-lagunari come risorse ricche di opportunità terapeutiche, da identificare, valorizzare e porre al centro del governo del territorio e degli spazi vissuti. Ne consegue che il recupero dei waterfronts è ora sempre più un valido punto di partenza per l’interazione tra processi globali e prospettive locali.

MICHELA PASQUALI Paesaggista, Associazione Linaria ETS, Roma
Spazi che curano. Fragilità, relazione e diritto alla città
Lo spazio che cura non può essere solo uno spazio terapeutico. Che cosa significa abitare lo spazio pubblico? Nei contesti urbani lo spazio è ecologicamente fragile. E partire dalla fragilità nel progetto significa capire che le relazioni non sono mai neutre.
Nei casi dei malati di Alzheimer è importante dare la possibilità a chi di solito è curato di prendersi cura.
Prendersi cura dello spazio significa anche accettare di dipendere da esso.
Michela ha raccontato alcuni dei casi di intervento dell’ Associazione Linaria sia per le scuole di periferia che per i centri di accoglienza che per i bambini malati oncologici e in generale per le comunità in emergenza.

CRISTINA IMBROGLINI Professoressa di Architettura del Paesaggio presso il Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Università di Roma
Nei parchi della cura
I complessi manicomiali provinciali realizzati in Italia tra la fine dell’800 e i primi del ’900 costituiscono un patrimonio di spazi pubblici dismessi e solo parzialmente riutilizzati e presentano, ancora oggi, tracce evidenti di una modalità di progettazione aperta al dialogo interdisciplinare tra psichiatri e architetti, volta a stabilire connessioni significative tra salute mentale e spazi della cura.

LUCINA CARAVAGGI Professoressa di Architettura del Paesaggio presso il Dipartimento di Architettura e Progetto, Sapienza Università di Roma
Mindscapes. Recinti terapeutici e welfare culturale
Racconta il progetto di ristrutturazione di Santa Maria della Pietà a Roma, complesso manicomiale dismesso dopo la legge Basaglia e la relazione con Vittorio Lingiardi per impostare un ragionamento contemporaneo su questi grandi spazi. Sono stati individuati tre concetti comuni:
– sharing per individuare spazi di transizione in analogia con oggetti transizionali
– tailoring una nicchia su misura per se stessi
– taking care un paesaggio non solo come luogo di cura ma anche che abbisogna di cure

PAOLO CIANCONI Medico psichiatra, antropologo, PhD in Neuroscienze
Cambiamento climatico e salute mentale
Intervento molto forte e in una certa misura provocatorio.
Fino al 2020 non c’era letteratura sul rapporto tra cambiamento climatico e salute mentale, mentre oggi c’è una ricca bibliografia nel mondo anglosassone.
Con il caldo non si ragiona bene, il sonno viene compromesso, aumentano violenza domestica, dipendenza da droghe e alcol. Le ricerche che hanno riguardato l’evento catastrofico dell’uragano Katrina mostrano che un ciclone può compromettere la genetica di un individuo!
Si può parlare di lutto climatico e di ansia climatica.



MASSIMO LABRA Professore di Botanica generale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, direttore scientifico del National Biodiversity Future Center
Il disordine vivo della biodiversità urbana
Comprendere e accettare il “disordine vivo” della biodiversità urbana diventa essenziale per sviluppare modelli di gestione sostenibili, nei quali la natura in città sia compatibile con la vita umana, ma non artificiosamente semplificata. Solo riconoscendo il valore ecologico di questo equilibrio imperfetto sarà possibile progettare città più resilienti, inclusive e capaci di convivere con la complessità del mondo naturale.

ANDREA MATI Contitolare del vivaio Mati 1909 di Pistoia, progettista esperto di giardini terapeutici
Spazi verdi terapeutici
Mati ha illustrato i tantissimi progetti intrapresi per San Patrignano (tutti gli spazi verdi terapeutici) e molte cooperative sociali.
Attualmente sta lavorando sul contributo della musica e dei colori nella cura.
Importante la figura dell’Ortoterapeuta che viene formata nel Master in Orticoltura terapeutica, Alma Mater Studiorum Università di Bologna

ANTONIO PERAZZI Paesaggista, Milano
Prendersi cura
Come progettista di paesaggio gli interessa la capacità del progetto di innescare una relazione con l’ambiente a partire da quel «I care» della società di cui parlava Don Milani.
I progetti devono essere permeabili per accogliere ogni forma di vita.
Importante l’imperfezione nel progettare per uscire dalle linee grafiche del disegno.
Naturale, in fondo, è un’invenzione umana; selvatico, invece, non lo è, perché è una dimostrazione dell’aver compreso quanto sia importante la forza rigeneratrice che può avere la natura. Il mestiere del paesaggista è creare benessere.

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Giardini in viaggio Laura Pirovano