Serge Briffaud – in colloquio con Antonella Pietrogrande – introduce il XXXVI corso sul giardino storico
Serge Briffaud, docente presso l’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture et du Paysage di Bordeaux, si occupa della storia della rappresentazione del paesaggio da un punto di vista interdisciplinare integrando le scienze umane e sociali con quelle ecologiche. Antonella Pietrogrande è la coordinatrice del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.
Molto interessante e ricca di spunti di riflessione questa conferenza introduttiva al tema 2026 sulla memoria coloniale nei paesaggi: ecco una breve sintesi con alcune immagini proiettate dal relatore.
Alcuni punti salienti della colonizzazione: sottomissione dei territori; popolamento della colonia con estranei; appropriazione delle risorse locali; espulsione e controllo degli indigeni considerati inferiori; disugliaglianza strutturale.
Il primo punto toccato sono i paesaggi come espressione del dominio coloniale.
Per Briffaud ci sono due punti di vista riguardo al rapporto tra paesaggio e colonizzazione: la trasformazione fisica del paesaggio e paesaggio come oggetto dello sguardo
1. Trasformazione fisica del paesaggio: su scala planetaria la colonizzazione rappresenta uno dei principali vettori di trasformazione. Una delle principali caratteristiche è la volontà di razionalizzazione attraverso la geometrizzazione degli spazi per trascendere la naturalità dei territori. Vale a dire un ordine imposto, unità della nazione e dominio coloniale. Ad esempio la griglia di Jefferson che divideva i terreni in appezzamenti uguali.
Nelle colonie oltre mare si avvia il sistema della piantagione per commercializzare con esportazioni a livello mondiale e conseguente specializzazione agricola radicale con la costruzione di grandi tenute agricole per la coltivazione di canna da zucchero, caffè, cacao…
Dai tempi di cristoforo Colombo una delle principali motivazioni della conquista coloniale è rappresentata dalla sfruttamento minerario. Dopo l’invenzione della dinamite si spostano letteralmente le montagne.
2 Paesaggio come oggetto dello sguardo e spettacolo da interpretare
Il paesaggio è anche una forma di sguardo, vedi il saggio “Forms of visible” dell’antropologo Philippe Descola.
Il colono è quello che, come spettatore distante, decreta che l’indigeno non è in grado di apprezzare il paesaggio, perchè appartiene alla natura e non ha il diritto di distaccarsene per apprezzarla. Il film “Godland” ci racconta l’ostinata volontà di un pastore di distanziarsi dal paesaggio islandese da lui visitato: alla fine dopo la sua morte la natura lo “digerisce”.
Esiste una grande contraddizione: da una parte gli indigeni, per la loro incapacità di distanziarsi dalla natura e di provare un autentico sentimento per la natura, hanno anche apportato danni al paesaggio e dall’altro in questo i coloni hanno trovato una legittimazione del loro dominio nella necessità di protezione della natura!
Un secondo punto toccato è la colonizzazione come crescita del giardino planetario
Viene trattato il tema dei giardini coloniali che sono sia un luogo dove manifestare il dominio del colono sulla natura attraverso una immagine “rasserenante” della vegetazione tropicale, sia luoghi di socialità con funzione ricreativa, sia un riflesso della disuguaglianza sociale con impiego, per la manutenzione, di manodopera servile poco retribuita.
L’introduzione di nuove piante da un lato alimenta la conoscenza della natura (erbari/laboratori) e dall’altro può causare effetti imprevisti e anche disastri ecologici.
Tags: gruppo giardino storico, paesaggio coloniale
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