search

Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

L’altra Bicocca di Milano, di Riccardo Rossetti

LA BICCOCCA DI PORTA VITTORIA NEL 1884

Il nome Bicocca a Milano evoca ormai un solo luogo: il quartiere universitario nel nord est della città, la cui etimologia è più o meno nota a tutti. Il 27 aprile 1522 gli spagnoli di Carlo V sconfissero i francesi di Francesco I presso la Bicocca degli Arcimboldi, nobiliare villa quattrocentesca, ai tempi ancora in aperta campagna meneghina. I primi, equipaggiati con archibugi, sbaragliarono talmente i nostri cugini d’oltralpe che tutt’ora bicoca in spagnolo è sinonimo di bazzecola o di grande opportunità mentre in francese, ma meno usato, l’esatto contrario: disfatta, oneroso(ipoteca). Esistono un altro paio di significati ma li vedremo a breve. Tornando alla Bicocca che tutti conosciamo, si sappia solo che secoli dopo, per la precisione il 4 agosto 1906, i conti Pietro e Luisa Sormani(Biblioteca) vendettero l’area, più di centoquindicimila ettari tra la Bicocca, Greco e Monza, ad Alberto Pirelli.

LA BICOCCA DEGLI ARCIMBOLDI IN VIALE SARCA

IL CONTRATTO DI VENDITA DELL’AREA

Il resto è storia…Non proprio edificante. L’antico Comune di Greco perse definitivamente la propria identità, la produzione abbandonò in seguito la città e il quartiere Bicocca venne trasformato in un moderno polo universitario e residenziale che anni addietro qualcuno, purtroppo non ne ricordo il nome, definì una spianata tipo Berlino est. Ma anche l’analogia con il set di un film horror post apocalittico come La città verrà distrutta all’alba o Zombi di George A. Romero risulta calzante: squallidi e semi deserti vialoni, lambiti da desolati e anonimi palazzoni geometrici.

Ciò che è meno noto, invece, è che per secoli a Milano un’altra Bicocca rivestì un ruolo importante: costruita dagli spagnoli come forte difensivo, affiancata per un breve periodo da una Porta Tosa provvisoria (poi spostata di fronte a Corso XXII Marzo), adibita a polveriera, teatro di scontri durante le Cinque Giornate, divenuta in seguito caseggiato con attività commerciali e poi sparita nel nulla. Le notizie sono poche, frammentarie e talvolta discordanti ma questa grande e fantomatica struttura è realmente esistita e ora vedremo, per quanto possibile, di dipanare la matassa.

Come accennato in precedenza, una seconda accezione di bicocca è fortezza, solitamente posizionata su una rocca*: in spagnolo il termine bicoca indica la stessa cosa. La nostra seconda Bicocca era appunto un fortino eretto durante la dominazione spagnola e ubicato poco fuori il Borgo della Fontana, a ridosso dei bastioni, in corrispondenza dell’attuale Via Augusto Anfossi.

*Essendo queste fortezze posizionate in luoghi impervi, la manutenzione era spesso trascurata e dopo un certo periodo si riducevano a catapecchie, a bicocche, il termine che tutti conosciamo per descrivere edifici fatiscenti.

Grazie agli splendidi libri di Gerosa Brichetto sappiamo che gli spagnoli eressero una prima Porta Tosa, proprio accanto a suddetta fortificazione che faceva angolo, guarda caso, alla Strada della Bicocca o Strada per Calvairate.

MAPPA DEL 1883

Nel 1878 una commissione comprendente il senatore Tullo Massarani e il deputato Giuseppe Mussi proposero con successo al Consiglio Comunale il cambio toponomastico in onore del nostro eroico patriota: Augusto Anfossi fu uno degli eroi delle cinque giornate. Del suo nome sarà denominata l’attuale strada della Bicocca fino alla diramazione della via per Calvairate-Corriere della Sera, 9 Giugno 1878Giusto per dovere di cronaca è importante ricordare che questa strada è ciò che rimane dell’antichissima Via Regina di epoca imperiale che partiva da Porta Erculea, nome arbitrario ed incerto (dalla quale sarebbe sorta a breve distanza la Porta Tonsa/Tosa medievale), per poi dirigersi verso Cremona; il suo asse corrispondeva, grossomodo, alle odierne via Cavallotti, Largo Augusto, Via Battisti, Via Fontana e via Vicenza fino alle cinquecentesche mura spagnole, proseguendo poi come Anfossi al di fuori. La conferma ci giunge dalla Cascina del Pilastrello sul suo percorso; ai tempi dell’antica Roma le strade erano intervallate dai miliari, cippi di pietra distanziati da un miglio. Le successive cascine, oratori e santuari sorti in corrispondenza di quei pilastri vennero denominate del pilastrello. La cascina, o caseggiato, della Bicocca e del Pilastrello si trovavano sulla stessa direttrice.

 

ELENCO DI CASCINE FORI PORTA TOSA NEL 1856

La Bicocca di Porta Tosa fu teatro di aspri scontri durante le Cinque Giornate di Milano: i tentativi per conquistarla furono innumerevoli. Verso le 10 di mattina del 19 marzo 1848, i milanesi al di fuori dei bastioni tentarono di impadronirsene; sembrava cosa fatta ma il proprietario di una birreria adiacente la polveriera, va specificato di origine tedesca, fece entrare i soldati austriaci nel suo locale per poterla difendere meglio. I nostri si dovettero ritirare e solo il 22 marzo gli insorti, guidati dal Manara e dal Cernuschi, riuscirono a liberare tutta l’area. Molti dei nostri concittadini persero la vita, furono gravemente feriti o rimasero mutilati nel tentativo di espugnare quella maledetta polveriera; il ferroviere Francesco Vassena ne è un esempio.

Anche dopo l’Unità d’Italia parte del caseggiato rimase adibito a polveriera; specifico parte, dato che alcuni giornali di fine Ottocento rivelano attività commerciali all’interno della Bicocca. Lo sappiamo perché nel maggio del 1876 un negozio che vendeva aceto, situato alla Bicocca fuori Porta Vittoria, balzò agli onori della cronaca…Nera; al suo interno fu rinvenuto un cadavere in una botte. Un giallo in piena regola come lo è il nome del negozio di aceto chiamato di Ass. La storica osteria delle Asse, di Ass appunto, protagonista anch’essa delle Cinque Giornate e ritrovo per i buon gustai e gli appassionati del gioco delle bocce, secondo tutti i documenti consultati risultava in Via Marcona. Tuttavia è curioso che un negozio nelle immediate vicinanze, ma comunque non a trascurabile distanza, possedesse lo stesso nome anche perché, sempre secondo i giornali dell’epoca, presso un’osteria chiamata della Bicocca in Via Anfossi si tenevano spesso delle importanti gare di bocce…E risse. Un mistero sul quale speriamo di fare presto luce.

Non vi è una data precisa su quando la polveriera della Bicocca cessò le proprie funzioni. Una nuova ne sorse, in sostituzione di quella di Porta Sempione (Arco della Pace), tra il 1884 e il 1885, proprio accanto all’odiato ex fortino austriaco dell’odierno Largo Marinai di Italia (per approfondire: Il Forte austriaco di Porta Vittoria). Conservare esplosivi accanto alle sempre più numerose abitazioni sarebbe stato pericoloso.

L’ultima mappa in cui è distinguibile la sagoma della Bicocca risale al 1910, poi si dissolse nel nulla con la Milano d’un tempo.

ULTIMA TRACCIA DELLA BICOCCA DI PORTA VITTORIA NEL 1910

Con il Piano Beruto, la città iniziò a proiettarsi nelle campagne e nel futuro. L’elegante e settecentesca passeggiata dei bastioni fu demolita; le cascine e le osterie scomparvero; il verde delle campagne fu dapprima rimpiazzato con le fabbriche e in seguito dalle abitazioni; i Navigli, la Martesana, il Redefossi, le rogge e i fontanili vennero interrati o prosciugati; i nomi delle vie cambiarono. E della Bicocca di Porta Vittoria, come di un passato che Milano fa finta di celebrare ma che non tramanda né perpetua, se ne persero le tracce.

Ci abbiamo guadagnato? Dipende a chi lo si domanda.

 

Riccardo Rossetti

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.

Giardini in viaggio Laura Pirovano