La fantomatica pusterla del Monforte. Terza e ultima parte. di Riccardo Rossetti
Cosa rimane oggi a ricordarci la Pusterla del Monforte? O meglio, cosa era rimasto fino a circa un secolo fa?
Il monastero di San Cosma e San Damiano in Monforte sorto nel XIV secolo di rimpetto alla pusterla omonima, appena oltrepassato il fossato, probabilmente in seguito ai lavori di ampliamento del Naviglio da parte di Gian Galeazzo Visconti. Dedicato in origine a San Giovanni Battista, dal 1485 fu intitolato poi ai primi due, appartenenti all’ordine di San Basilio. Soppresso l’ordine dei Basiliani nel 1657 e subentrati gli Eremitani Scalzi di Sant’Agostino, soppressi a loro volta nel 1798, ci pensò Napoleone (1810) a gettarlo nell’oblio. Nel 1857 il convento tornò comunque nelle mani di un ordine religioso con i Gesuiti ma dovette essere una breve permanenza dato che le guide meneghine del 1889 lo segnalano come archivio giudiziario. Su sconsacrazione di chiesa, complesso e successiva finalità, basandoci su una delle ultime foto pervenuteci poco prima della demolizione nel 1921, non aleggia poi alcun dubbio: dal sacro all’etilico… (foto apertura)
Il secondo superstite, come accennato in precedenza, fu il Ponte di San Damiano. Ora, per quanto in alcune vecchie mappe il ponte non sia riportato, va da sé che se c’era un fossato in corrispondenza di una porta, esisteva anche un attraversamento altrimenti i milanesi sarebbero stati campioni di salto con l’asta o di tuffi ben prima delle moderne Olimpiadi del 1896. Questo ponte e l’antico terraggio perpendicolare al Corso San Romano, quello che poi diventerà il proseguo di Corso Monforte fino a Piazza San Babila, presero il nome dalla vicina chiesa. Tra il Sette e Ottocento suddetto terraggio era gremito di botteghe artigiane, una in particolare appartenuta ad un abilissimo calzolaio di nome Anselmo Ronchetti: talmente abile e famoso, riparò gli stivali a Napoleone stesso, da scalzare il nome San Damiano e farsi dedicare in seguito l’odierna via. Rimasero almeno il nome della strada che costeggiava il Naviglio, tuttora esistente anche se ribattezzata poi nel primo tratto Visconti di Modrone, e del ponte.
Su di esso, durante le Nostre Cinque Giornate, venne eretta, in concomitanza a quella di Santa Maria della Passione, la prima barricata: per costruirla fu “preso in prestito” un carro carico di botti che proprio in quel momento stava transitando vicino al Naviglio.
Il Ponte di San Damiano, comunemente chiamato del Monforte, subì la medesima sorte degli atri suoi 23 sventurati compagni, scomparsi durante la copertura dei Nostri Navigli nel 1929. Unico superstite, il Ponte delle Sirenette, proprio lì accanto, smantellato e riposizionato all’interno del Parco Sempione.
Oltre al rammarico per la copertura della nostra meravigliosa Fossa Interna (gli unici a festeggiare la dipartita di una secolare storia furono i Futuristi), si aggiunge l’amarezza per la scomparsa dell’ultimo elemento architettonico in grado di ricordarci che un tempo in quel luogo sorgeva una pusterla assai antica il cui nome riecheggia ormai solo nella contemporanea toponomastica: il Monforte.
Riccardo Rossetti
Tags: Milano storia
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