search

Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

La fantomatica Pusterla del Monforte e il suo quartiere, di Riccardo Rossetti. Seconda parte

CARI E VECCHI TRAM SUL PONTE DI SAN DAMIANO IN MONFORTE

Le pusterle erano porte minori ricavate nelle mura medievali per poter garantire l’accesso o l’uscita dalla città senza dar nell’occhio in situazioni particolari: un assedio ad esempio. Secondo il Cherubini le pusterle meneghine erano caratterizzate generalmente, ma non sempre, da un unico fornice sotto una torre. La Pusterla del Monforte era ubicata un po’ più a sud/est rispetto alla Porta Orientale di epoca medievale e si trovava all’incrocio tra le odierne Vie San Damiano/Visconti di Modrone e Corso Monforte, un tempo denominato Contrada di San Romano. Di questa pusterla non ci sono pervenute descrizioni, poveretta. Anzi, pure sull’origine del suo nome e sulla sua demolizione si possono riscontrare parecchie contraddizioni storiche. Sappiamo che dopo le devastazioni causate dal Barbarossa, i Milanesi edificarono una nuova cinta muraria e un nuovo fossato (la nostra Fossa Interna dei Navigli) tra il 1167 e il 1171 d. C. ma non v’è certezza se già in precedenza in quel punto esistesse o meno un varco. Dato che la precedente cinta muraria del 1155/1156 d. C. ad opera dell’ingegnere militare genovese, il Magister Guintelmus, prettamente lignea e ricavata da un semplice terrapieno(terraggio) proveniente dai materiali di scavo del fossato perimetrale, aveva retto proprio male contro il germanico distruttore, si optò quindi per un’opera in muratura.

ULTIME VESTIGIA DELLE MURA MEDIEVALI IN VIA SAN DAMIANO

Durante la ricostruzione, sempre secondo il Giulini, “per non chiudere quella strada fu necessario il formare sopra di essa un ponte ed una pusterla nuova, la quale fu addomandata Pusterla di Monforte”. Da sottolineare il fatto che candidamente aggiunge di non sapere perché la chiamarono così. E qui i dubbi storico/semantici sull’origine del nome abbondano. A quanto riferiscono alcuni dizionari di toponomastica meneghina (anche di qualche secolo addietro), il nome deriverebbe da un piccolo forte edificato su un promontorio derivante dai suddetti terraggi di scavo. Di questo fantomatico fortilizio non esistono prove o documentazione, tuttavia sappiamo che dopo la distruzione ad opera del Barbarossa tutte le principali porte cittadine divennero piccole roccaforti difensive, compresa qualche pusterla come quella della Chiusa o di S. Ambrogio, ad esempio. La seconda ipotesi, accreditata dai più, sostiene invece che attorno al 1033 d. C. (alcuni riportano il 1028 d.C.) un gruppo di eretici, appartenenti alla dottrina catara, assediati presso la roccaforte di Monforte d’Alba (ai tempi sotto la giurisdizione meneghina) dalle truppe dell’arcivescovo Ariberto da Intimiano, furono catturati con un espediente e condotti a Milano. Per cinque anni furono trattenuti in prigione (forse il famigerato forte citato in precedenza) e quelli che infine non abiurarono il proprio credo vennero bruciati su un rogo proprio lì accanto. Dal luogo dell’esecuzione e dal carcere di quelli di Monforte, prese il nome la Pusterla omonima sorta poi in quel luogo.

Se sulla sua effettiva esistenza e sul suo nome i dubbi abbondano, ancora di più ne esistono sulla sua demolizione: basta osservare qualche antica mappa per andare subito in confusione. In quella di Antonio Lafréry del 1573 non compare alcuna porta, neanche un ponticello e idem per quella di Matthaus Merian del 1638, mentre nella veduta prospettica di Milano di Galizia Nunzio del 1578, compaiono sia la Pusterla del Monforte, a singolo fornice, che il rispettivo ponte d’accesso. Un ponte, ovviamente non lo stesso, che in seguito sarà denominato di San Damiano e del quale ci sono pervenute numerose fotografie.

 

MAPPA ANTONIO LAFRERY

MAPPA DI MATTHAUS MERIAN

IL PONTE DI SAN DAMIANO AGLI INIZI DEL ‘900

IL PONTE DI SAN DAMIANO IN UNA RARA FOTOGRAFIA

Ma come asserito in precedenza una data, perlomeno vaga, sulla presunta demolizione non ci è pervenuta anche se alcuni sostengono che venne abbattuta in concomitanza alla costruzione dei nuovi bastioni spagnoli. Ergo, o questa pusterla che andava e veniva, era talmente insignificante e miserevole da non meritare nemmeno una raffigurazione da alcuni cartografi del tempo, o una plausibile e non troppo ardita  ipotesi sulla sua scomparsa si potrebbe formulare. Sappiamo che molte pusterle vennero smantellate e/o modificate nei secoli cambiando la propria funzione originaria fino a confondersi tra le altre abitazioni per infine sparire del tutto. E forse la nostra misteriosa Pusterla del Monforte non vide la sua fine in un solo giorno ma svanì, pezzo dopo pezzo, sotto il peso di una rincorsa al futuro che a Milano non ha mai risparmiato il passato.

FINE SECONDA PARTE

Riccardo Rossetti

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.

Giardini in viaggio Laura Pirovano