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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

La Compagnia della teppa. Parte seconda. Riccardo Rossetti

Tra orge e baccanali che si tenevano di continuo a Villa Simonetta, per la Compagnia della Teppa, ormai più vicina ad Arancia Meccanica che ad Amici Miei, giunse la fatidica primavera del 1821.
A Milano, in quel periodo, si aggiravano molte persone affette da nanismo o deformi. *
Tra questi ve n’era uno di nome Nicola Gaiotti, soprannominato El Gasgiott (piccolo di merlo o gazza. In senso figurato, babbeo), un uomo rissoso, lussurioso, con un’andatura caracollante, che ricordava appunto un pennuto, e sempre pronto a tirar fuori il coltello. Per alcuni cronisti dell’epoca, possedeva un chiosco di fioraio e una bottega dove costruiva fiori artificiali, per altri, faceva il guardaportone di una nobile dimora: un’orripilante consuetudine del patriziato d’allora che esibiva di fronte alle proprie abitazioni poveretti affetti da deformità o menomazioni.
Pare, ma la prudenza è d’obbligo, che Gasgiott, padre di quattro figli e maritato con Maddalena Terzoli, avesse rivolto avances un po’ spinte a una domestica che soleva intrattenersi con un facchino civico; sfortunatamente costui era Il Milesi, uno dei membri più temuti della Compagnia della Teppa ma, temuto o meno, quest’ultimo le prese di santa ragione quando affrontò il Gaiotti.
Per ordine del Baron Bontempo la vendetta giunse inesorabile.
In una spedizione punitiva, El Gasgiott venne randellato, legato, rapito e gettato nelle cantine di Villa Simonetta.
Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Come accennato nella prima parte, se in principio i membri della compagnia della teppa erano accomunati dall’odio verso gli austriaci, ora invece erano accecati da una sorta di delirio di onnipotenza e guidati da un distorto senso di giustizia e di rivalsa. Per spegnere i licenziosi desideri (da che pulpito!), di tutti i poveri diavoli come El Gasgiott che se ne andavano in giro per la città, il Baron Bontempo fece pestare e rapire altri dodici uomini affetti da nanismo.
Questo episodio passò alla storia come il ratto dei besios o l’avventura dei nani.
Con le cantine della villa piene di nani, uno penserebbe che il culmine fosse ormai stato raggiunto. E invece no, perché anche altri, o meglio, altre meritavano una punizione: le snob ed aristocratiche donzelle meneghine che se la intendevano con gli austriaci più abbienti e altolocati.
Il Baron Bontempo aveva già pianificato tutto e sapeva dove trovare le ragazze; naturalmente tredici.
La compagnia si recò al Monte Tabor situato accanto all’arco di Porta Romana.
Questo “Monte”, altro non era che una collinetta costruita con mattoni e ciottoli provenienti dalle vecchie Mura Spagnole e allestita con uno scivolo in legno dal quale si scendeva con uno slittino alla russa (l’ubicazione esatta è quella delle odierne TermeMilano). Per approfondire su questo blog https://www.giardininviaggio.it/su-e-giu-dal-monte-tabor-a-porta-romana-le-prime-montagne-russe-di-milano-e-probabilmente-ditalia-di-riccardo-rossetti/

Qui le discrepanze storiche sono evidenti. Secondo il Rovani le ragazze non furono invitate ma addirittura rapite. Tuttavia riuscire a sequestrare tredici ragazze di buona famiglia in poche ore senza destare allarmi risulta alquanto inverosimile. Più probabile che le fanciulle siano state convinte con l’inganno e allettate dall’idea che quella sera a Villa Simonetta si sarebbe tenuta una festa memorabile alla presenza di nobiluomini e dignitari.

Fine seconda parte

*L’acqua potabile si attingeva da pozzi profondi dai 5 ai 15 metri; più profondo era il pozzo più probabilità c’erano che l’acqua fosse pulita. Ma Milano era stata costruita su un terreno alluvionale e le acque di superficie filtravano spesso nel sottosuolo inquinando le falde meno profonde con conseguenti rischi per la salute.
In un suo viaggio a Milano del 1838, Adolphe Georges Gueroult, letterato e politico francese, riferì che la popolazione presentava spesso una “tinta malaticcia e terrea” e aveva notato parecchie persone affette da nanismo o addirittura deformi. Nel 1843 Il Consolato francese chiese conto di quella relazione all’Istituto Lombardo di Scienze; una commissione composta da un medico e due chimici analizzò l’acqua di 17 pozzi presentando gli esiti nello stesso anno. Saltò fuori che praticamente ovunque era stata riscontrata traccia di materia organica ma, siccome da sempre i francesi ci detestano e ci criticano, la scrofola e rachitismo che affliggevano i milanesi erano da attribuirsi alle misere e precarie condizioni igieniche delle loro abitazioni e non ad acque contaminate. Peccato che un anno più tardi Angelo Bellani, studioso di fisica, inventore e meteorologo, fece notare che nelle acque di Milano filtravano “cloache ed immondezze di sorta”.
Riccardo Rossetti

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