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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Il Parco azzurro idroscalo. Seconda parte. Riccardo Rossetti

IL PARCO AZZURRO IDROSCALO: PARTE DUE

Ai tempi dei romantici pionieri dell’aria, l’idrovolante era certamente il mezzo per esprimere i sogni e le speranze di un’epoca, distorti in seguito dalla corsa agli armamenti dei totalitarismi e distrutti del tutto dal secondo conflitto mondiale. Ma prima degli orrori della guerra, Milano e la Lombardia erano il fulcro mondiale del volo. Consiglio, a tal proposito, di guardare due film del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki: Porco Rosso e Si alza il vento. Il primo narra le vicende di un romantico aviatore, mutato in maiale per i sensi di colpa dell’aver ucciso in battaglia, che ripara il proprio idrovolante a Milano, decollando da romantici e molto liberamente ispirati Navigli. Il secondo vede come protagonista un ragazzo giapponese che non potendo diventare pilota a causa della sua miopia, ripiega sulla progettazione di aerei e ha come onirico mentore, Gianni Caproni, spesso a bordo del suo colossale e sfortunato idrovolante CA 60 (30 metri di apertura alare); costui gli rammenta che non deve rammaricarsi se le sue invenzioni sono state sfruttate e deformate dal militarismo, perché la speranza mai potrà essere corrotta dai regimi.

Chiusa questa piccola parentesi cinefila, torniamo al presente…Anzi no, ancora un momento al passato, per vedere come e perché è nato il nostro Parco Azzurro Idroscalo.

Considerato che l’Italia era circondata dal mare e l’idrovolante era al suo apice, negli anni ’20 del Novecento si pensò di costruire nei pressi di Milano un grande bacino artificiale; progetto poco lungimirante che andrà ad annoverare la balorda lista di altre fasciste ambizioni, mai realizzate, come il Porto di Mare (in sostituzione della Darsena e di cui è rimasta solo traccia nella toponomastica della Linea Gialla della Metro), o l’improbabile campanile del Duomo.

Come area vennero scelte la località Tregazzano e una cava di sabbia adiacente dove un tempo si trovava il famoso, ed assai vasto (dalla provincia di Bergamo a quella di Cremona), Lago Gerundo dominato, secondo le leggende, dal feroce drago Tarantasio, ucciso poi dal progenitore dei Visconti che ne adotterà l’effige come stemma di famiglia.

FOTO 1 – IL DRAGO TARANTASIO

Molto poco patriottici ed invero costretti, gli allora proprietari terrieri “donarono spontaneamente” alla Provincia i loro appezzamenti: vennero convocati uno ad uno cedendoli gratuitamente. Durante i lavori furono inoltre fatti sparire numerosi reperti di epoca romana perché La nuova era nascente doveva cancellare ogni memoria precedente con la sua grandezza. In totale, l’area prevista copriva, circa 620.000 mq. con 2500 mt. di lunghezza, 300 di larghezza e tra i 3 e i 5 mt. di profondità. I 4.000.000 metri cubi di sabbia escavata saranno utilizzati per edificare Città Studi.

FOTO 2 – I CICLOPICI LAVORI DI ESCAVAZIONE

Costruzione Cittàstudi, 1927.jpg

FOTO 3 – CITTA’ STUDI IN COSTRUZIONE

Non venne progettato granché bene il ricambio dell’acqua: oltre a due scarichi adiacenti, l’Idroscalo convogliava anche il flusso della Martesana, utilizzato allora dalle industrie sui suoi argini come scarico. Se a questo si aggiunge la mancanza di una rete fognaria nei pressi del bacino, si capisce come mai negli anni ’70 si verificarono gravi problemi di inquinamento delle acque; problema poi risolto nel 1982.

Nonostante i lavori fossero parecchio indietro, il 28 ottobre (anniversario della Marcia su Roma) del 1930, l’Idroscalo venne inaugurato in pompa magna con un idrovolante della regia aeronautica…Anche se in realtà precedentemente già un Caproni vi era ammarato.

FOTO 4 – IL CAPRONI DA TURISMO

Due anni più tardi venne finalmente terminato il proseguimento di Corso XXII Marzo (l’odierno Viale Forlanini) per collegare l’Idroscalo alla città. Nel frattempo, ancor prima dell’effettiva fine lavori (1936), la produzione di idrovolanti era già stata surclassata dagli aerei e il bacino cominciò ad assumere l’attuale ruolo di centro per le manifestazioni sportive, divenendo il mare dei milanesi. Nel 1937 venne infatti inaugurato l’Aeroporto Enrico Forlanini (Linate), in sostituzione di quello di Taliedo (Via Mecenate).

FOTO 5 – L’IDROSCALO DEGLI ANNI ‘30

FOTO 6 – LOCANDINA DEL 1938

FOTO 7 – BAGNANTI ALL’IDROSCALO POCO PRIMA DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

Durante la Seconda Guerra Mondiale, lontano dalla città e senza testimoni, l’Idroscalo fu spesso utilizzato dal regime per le esecuzioni sommarie dei dissidenti. Terminato il conflitto si pose, per fortuna, rimedio ad un altro gravoso e sottovalutato problema: la pericolosità della balneazione. Le rive fangose e scoscese e la mancanza di un sistema di sicurezza, come bagnini o vedette, causavano periodicamente delle vittime. Nel 1947 si avanzò l’ipotesi di sostituire l’Autodromo di Monza con uno più all’avanguardia che costeggiasse l’Idroscalo. Progetto grazie al cielo poi sfumato.

FOTO 8 – IL PROGETTO PER L’AUTODROMO

Durante il boom economico, oltre ad accogliere diverse società sportive, il Mare di Milano diventò miraggio di un benessere che in pochi raggiungeranno; era un mare umile e proletario ma in grado di fornire un’illusione di equità sociale a tanti lavoratori che vi trascorrevano il tempo libero o le ferie. Questo paradosso non sfuggì a Luchino Visconti che a Milano girò uno dei suoi grandi capolavori: Rocco e i suoi fratelli con Alain Delon. La violenta scena finale con l’omicidio di una prostituta si ambienta, o avrebbe dovuto ambientarsi, proprio all’Idroscalo ma l’ipocrita e bigotta Italia di quegli anni (in quel caso la Provincia di Milano), gli vietò le riprese. Così quello che vedete nella pellicola è in realtà il lago di Fogliano(Latina) meneghinizzato.

FOTO 9 – LUCHINO VISCONTI GIRA AD UN FITTIZIO IDROSCALO

Il resto è storia. Icone milanesi come Enzo Jannacci o Walter Valdi hanno ormai reso eterno quel luogo e quel periodo, sospeso tra l’aspirazione e la negazione.

FOTO 10 – LOCANDINA ESTATE 1982

Oggi il Parco Azzurro Idroscalo, dopo ampliamenti e modernizzazioni, ospita numerosi stabilimenti balneari, punti di ristoro, manifestazioni musicali e sportive, oltre a svariate attrazioni per i più piccoli. Piantumato per tutto il suo perimetro, accoglie flora e fauna variegate con tanto di oasi naturalistica di un paio di ettari sulla riva est.

A distanza di quasi un secolo il vecchio idroporto non ha ancora smesso di esercitare sui milanesi un fascino senza tempo.

FONTI:

L’IDROSCALO-PROVINCIA DI MILANO, ASSESSORATO SPORT, TURISMO E TEMPO LIBERO

MILANO AL VOLO-FRANCESCO OGLIARI

ALI E MOTORI IN LOMBARDIA-BANCA AGRICOLA MILANESE

I PIONIERI DEL VOLO A MILANO E LOMBARDIA-EL CALENDARI MILANES 2019-EDB EDIZIONI

RICCARDO ROSSETTI

 

 

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