Il parco azzurro Idroscalo: La lunga strada dei nostri pionieri del volo. Parte prima. Riccardo Rossetti
Ĕ pressoché impossibile scindere le vicende del Parco Azzurro dell’Idroscalo, concepito come bacino di decollo e atterraggio per gli idrovolanti, dalle vicende dei nostri gloriosi pionieri dell’aria. Già perché, scevri da compiaciuti campanilismi, si può tranquillamente affermare che le fondamenta del volo umano siano state gettate proprio a Milano nel 1486 da un personaggio di discreta fama: Leonardo da Vinci.

Lasciata la corte dei Medici, prende servizio sotto Lodovico il Moro dove realizza i primi ornitotteri, marchingegni basati sull’osservazione degli uccelli, dove il pilota, tramite braccia e gambe, fornisce impulso motorio a grandi ali. Inoltre si dedica ad altri due progetti che vedranno la luce solo secoli dopo: il paracadute e l’elicottero.
Nel 1631 nasce a Brescia, Francesco Lana De’ Terzi, considerato il fondatore della scienza aeronautica: sordomuto e di cagionevole salute, appartenente all’ordine dei Gesuiti, pubblica nel 1670 il Prodromo, un saggio dove si descrive per la prima volta una nave volante, definendo già in maniera scientificamente scrupolosa il futuro dell’aerostatica.
Nel 1783 in Corso di Porta Orientale (Porta Venezia), in concomitanza alla costruzione dei primi giardini pubblici milanesi (oggi dedicati ad Indro Montanelli), il Conte Paolo Andreani assiste all’ascensione di un pallone, inventato un anno prima dai Fratelli Montgolfier.
Folgorato da quella visione, contatta immediatamente i tre Fratelli Gerli, inventori e costruttori di fama, per mettersi subito all’opera. Trascorso poco più di un anno, nei cieli di Moncucco, presso la villa del conte, prende quota la prima mongolfiera lombarda. Il successo è tale che i fautori decidono di ripetere l’esperimento a Milano di fronte ad un folto pubblico ma l’imperatore d’Austria, Giuseppe II, nega loro il permesso perché non desideroso di assistere al suicidio dei propri sudditi. In più, intima ai Fratelli Gerli di non collaborare ulteriormente con lo scapestrato conte. Ma l’Andreani non demorde: apporta modifiche al pallone, recluta due contadini di Brugherio per aiutarlo…Li fa sbronzare come si deve per smorzar loro il terrore e il 13 marzo 1784 si innalzano tutti a 1500 metri di quota atterrando 25 minuti dopo nei pressi di Carugate. L’eco dell’impresa è tale che giunge subito un invito a Parigi. Da quel momento i lanci di mongolfiere nei cieli di Milano e Lombardia si moltiplicano ma i costi elevati e i frequenti incidenti, queste le motivazioni ufficiali (nascoste da una malcelata allergia asburgica a qualsivoglia matrice francese), vietano nello stesso anno ogni esibizione del genere.
Giungiamo ora ad un personaggio meno noto, ingiustamente trascurato dalla storia, ma di importanza radicale nella storia dell’aviazione italiana: il Capitano Stephenson, al secolo Cirillo Steffanini, meglio noto come l’Aeronauta di Porta Romana.
Uomo di umili origini (i pionieri dell’aria erano quasi tutti aristocratici o borghesi), spericolato inventore, sognatore inossidabile, di animo generoso nascosto dietro una burbera maschera (devolveva in beneficenza gran parte dei ricavi delle sue esibizioni), dedica tutta la vita alla passione per il volo. Sui palloni a gas appeso ad un trapezio, sulle mongolfiere, a bordo del primo dirigibile militare ed infine sui progenitori degli aeroplani, il Capitano Stephenson è certamente un cardine meneghino ed italiano di un’epoca romantica dove l’entusiasmo aveva ancora la meglio sul profitto. Cirillo nasce a Milano nel 1853 e, per aiutare la famiglia in ristrettezze economiche, a 12 anni abbondona la scuola tecnica per cercare occupazione. Poco dopo si trasferisce a Lodi dove lavora sia presso la Singer, che per un’azienda inglese che produce i primi velocipedi (gli antenati della bicicletta). Nel 1886 assiste ad uno spettacolo di funamboli che si esibivano appesi ad un pallone. Tale è la sua emozione che nello stesso anno si fa rilasciare un certificato di buona salute dalla società sportiva Forza e Coraggio; è l’inizio di un’avventura che durerà tutta la vita con un record di 301 ascensioni. Dopo una breve gavetta, Cirillo fonda una propria compagnia e nel 1891, su una mongolfiera da lui ideata, prende quota dall’Arena di Milano, esibendosi in arditi volteggi…A onor del vero, in fase di atterraggio distrugge diversi tetti e comignoli ma il successo è clamoroso: “Il viaggio nell’aria, ieri sera a Milano, era sulla bocca di tutti”.
Nonostante le numerose esibizioni che da allora si susseguono, poco pratico e assai idealista, il Capitano Stephenson risarcisce ogni volta di tasca sua i danni causati ad edifici facendosi spesso truffare dagli organizzatori degli eventi. Trova almeno conforto in una fedele e dolce compagna; Mira, una femmina di bracco che lo accompagna in ogni sua esibizione, rincorrendo il pallone fino al momento dell’atterraggio del suo adorato padrone. Sono numerose le testimonianze d’epoca che descrivono il profondo legame tra i due.
Cirillo viene reclutato in seguito dalla neonata Sezione Aerostatica Militare a Roma. Tuttavia non riuscirà mai a fare carriera perché lo snobismo degli ufficiali non vede di buon occhio quell’umile saltimbanco autodidatta sempre in grado di sorprendere con nuove invenzioni: vernici impermeabilizzanti, valvole a gas rivoluzionarie e i primi paracadute…Tutte poi attribuite ad altri. Sotto la promessa, mai mantenuta, che anch’egli un giorno sarebbe stato ufficializzato aviatore, continua a svolgere i lavori più umili presso il primo aeroporto militare d’Italia a Centocelle(Roma). A 56 anni, ormai disilluso, torna a Milano per prendere servizio presso l’Aeroscalo di Baggio, continuando a svolgere modeste mansioni. Dovrà attendere i 70 anni, per ricevere il giusto tributo ai suoi sforzi. Sulla soglia della sua modesta casa in Via Washington si presentano il Comandante Nobile e parte del suo equipaggio; sono venuti a rendere omaggio ad un uomo che da sempre ammirano prima della loro rischiosa spedizione nell’Artide.
Nel 1936 il Capitano Stephenson, a cinquant’anni dalla sua prima ascensione, prende per l’ultima volta il volo sul viaggio inaugurale di un aereo di linea da Milano (Aeroporto di Taliedo, oggi Via Mecenate) a Roma. Lavorerà fino ad 82 anni per poi spegnersi il 17 febbraio 1946. Nella sua città natale, neanche una viuzza è a lui dedicata ma, nonostante ciò, siamo certi che anche adesso stia svolazzando giulivo sopra le nostre teste, attendendo il giusto riconoscimento.
Enrico Forlanini nasce a Milano il 13 dicembre 1848.
Già in giovane età dimostra un raro talento per la matematica e la meccanica. Conseguito il grado di luogotenente e frequentata la Scuola di Applicazione di Artiglieria, costruisce a Casale Monferrato nel 1873 il suo primo elicottero. Dopo la laurea al Politecnico di Milano si mette all’opera su un secondo elicottero a vapore che nel 1877 si innalzerà 13 metri sopra i Giardini Pubblici di Porta Venezia. La prodigiosa invenzione gli fa ottenere una medaglia d’oro dall’Accademia delle Scienze di Parigi. Senza un attimo di posa, deposita nel 1904 e nel 1906 due brevetti rivoluzionari; è nato l’idrovolante. Si dedica in seguito ai dirigibili, costruendo il celeberrimo Leonardo da Vinci, reso immortale dalle illustrazioni della Domenica del Corriere. Per quanto interessato anche agli aeroplani, non ne costruisce mai uno vero e proprio, forse perché rapito dal romanticismo di un’epoca. Muore a Milano il 9 ottobre 1930, lasciando ad altri la follia del secondo conflitto mondiale, dominato dal terrore dei bombardamenti aerei.
In Trentino, nel 1886, nasce Giovanni Battista Caproni; futuro genio dell’aeronautica celebrato ancora oggi in tutto il mondo.
Consegue una laurea in ingegneria civile a Monaco di Baviera a soli 21 anni e ne prende una seconda in elettronica in Belgio. Cerca finanziamenti per le sue idee nel campo aeronautico ma non ne trova. La Divisione Militare di Milano gli concede comunque di poter sperimentare i suoi apparecchi nei pressi della Cascina Malpensa; senza dubbio questo evento è da considerarsi il punto di partenza della futura industria aeronautica italiana. Con poco denaro, coadiuvato dal fratello Federico, su un terreno dissestato, in un hangar scassato e avendo come pilota, un’autista di corriere postali, nel 1910 un biplano prende finalmente quota…Per schiantarsi quasi subito. Miracolosamente l’improvvisato aviatore ne esce illeso. I seguenti insuccessi non fermano l’Ing. Caproni che, raggiunto il successo con il biplano, passa al mono. Nel 1917 rileva la Società per lo Sviluppo dell’Aviazione in Italia: nascono così l’Aeronautica Caproni e il primo aeroporto di Milano a Taliedo (Via Mecenate). In seguito(1937), non distante, nascerà l’Aeroporto di Linate (intitolato ad Enrico Forlanini) preceduto(1930) da un idroporto di vita breve, noto oggi come Parco Azzurro Idroscalo. Nell’arco della sua vita Gianni Caproni costruisce 180 velivoli e deposita più di 150 brevetti ma con il boom economico le Industrie Caproni tracollano velocemente. Si spegne a Roma il 27 ottobre del 1957, lasciando un’eredità ancora oggi indelebile.
Fine prima parte
RICCARDO ROSSETTI
Tags: Milano storia
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