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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Il Cral di via Bezzecca: l’essenza di Milano di Riccardo Rossetti

L’edificio che vedete in foto di apertura è l’unico rimato, assieme alla Palazzina Liberty, del Mercato Ortofrutticolo aperto nel 1911 nell’odierno Parco Formentano, più noto come Largo Marinai di Italia.
Anno di costruzione 1910, come riportato dalla scheda Lombardia Beni Culturali/archeologie industriali, sito in Via Bezzecca 20,24.

Se la più nota palazzina versa da lustri in condizioni di abbandono con periodiche promesse di rilancio ed attese di riqualificazione da fare impallidire Godot, non è da meno il limitrofo edificio della Bezzecca, ospitante lo storico comando di Polizia Locale ed il CRAL, entrambi rassegnati a stracci e secchi perché quando fuori piove, dentro diluvia. Mentre il primo è in attesa di trasferimento nei nuovi locali di Viale Ungheria, il secondo è sotto sfratto esecutivo. Considerata la reiterata trascuratezza dell’elegante e più che centenaria palazzina, non sarebbe ardito supporre che il Comune di Milano, proprietario dell’immobile, abbia già altri piani in mente, attendendo a braccia aperte una sempre più vicina inagibilità.

Il CRAL risulta moroso; inutile girarci attorno. Di articoli a riguardo ne sono stati già pubblicati parecchi. Sul perché ed il come si sia arrivati a questo punto, tanto è stato scritto e troppo è stato dato per scontato.

Rammentiamo quindi, evitando l’impari scontro tra profitto e collettività, quanta storia vanti il quartiere, nel tentativo di risvegliare un’appartenenza solidale sempre più carente nella Milano d’oggi.

Dopo i Moti del ’48, al ritorno degli austriaci a Milano, venne edificato nell’area del Parco Formentano l’odiato Forte di Porta Tosa: un oscuro bastione con una torre che, in concomitanza a quella del Castello Sforzesco, poteva segnalare ogni tentativo di sommossa dei mai indomiti abitanti della, di lì a breve, Porta Vittoria. Dopo anni di abbandono, sorgerà il nuovo Verziere di cui i due edifici sopracitati, rimangono gli ultimi superstiti.

Il grande Foppone(Cimitero) di Porta Tosa, 1826/1896 che, una volta dismesso, ospiterà dapprima Il campo da gioco del Milan (Campo di Porta Monforte, 1906-1914) e poi il Quartiere Vittoria(1919) dell’ICAP, tutt’oggi esistente. La Chiesa di Santa Maria del Suffragio, che conserva nel suo campanile antichi documenti, compresi i nomi di coloro che si sono sacrificati durante le Nostre Cinque Giornate.

Il Naviglietto, proseguimento del Cavo Borgognone (Bergognone per altre fonti) in Coso XXII Marzo, coperto a partire dal 1887 ma esistente dal Millecento, il Cavo Redefossi, risalente al quattordicesimo secolo, e la Roggia Gerenzana. Esempi sepolti di quella che per secoli fu una città d’acque.

La Cavallerizza Savoia(1910) del Regio Esercito Italiano; terminata nel 1914, molto spesso chiamata Cavallerizza di Radetzky, per la sua vicinanza a suddetto ma già sparito forte.

In ultimo Porta Tosa, oggi Piazza Cinque Giornate, indelebile icona dell’orgoglio, della dignità e del coraggio milanesi di fronte ad un nemico in apparenza invincibile.

Questi, in soldoni, gli aspetti storici più noti della zona. Ma esiste una storia silente, forse meno nota, eppure infinitamente più importante, linfa vitale fin dalla fondazione della Nostra Città: la partecipazione e la reciproca solidarietà dei suoi semplici cittadini, senza le quali nessuna delle pagine più fondamentali dei nostri trascorsi sarebbe stata scritta.

Le corporazioni, le opere pie, le associazioni, i dopo lavoro o le semplici osterie hanno reso Milano unica al mondo. Tutti si sentivano parte di una comunità: il cumenda se la raccontava col manovale presso una bocciofila o con in mano una stecca di biliardo e la sciura con l’ortolana, magari di fronte a un bicchierino.

Milano ha già smarrito troppo della propria identità. Non diamole il colpo di grazia.

Viviamo in un epoca dove il superfluo si è sostituito all’indispensabile, la socialità è stata soppiantata dai social ed inerti slogan ottenebrano la realtà. Se termini come inclusività, sostenibilità e solidarietà divengono solo epiteti per vendere, allora inutile riempirsene le bocche.

Il CRAL di Via Bezzecca, con i suoi numerosi iscritti e i tanti anziani che vi trascorrono le giornate, perpetua e nutre una plurimillenaria storia di appartenenza e condivisione. La Nostra storia. Non ci propina un evento, non ci vende un prodotto. E’ nella più pura accezione del termine un concreto e vero punto di riferimento per i cittadini. E adesso ha bisogno di una mano.

Facendo appello alla filantropia, al mecenatismo o alla semplice empatia, che da sempre ci contraddistinguono, non si consenta che ormai tutto abbia un prezzo. La Milano degli investimenti e dei riflettori non dimentichi chi le ha consentito di arrivare fin qui.

Un tempo si lottò contro l’occupante straniero. Mai si sarebbe pensato di dover un giorno opporsi alla propria amministrazione. Ma questa rimane pur sempre Porta Vittoria e la storia ci insegna che i suoi abitanti non si sono mai arresi di fronte alle iniquità.

Riccardo Rossetti

 

A seguire una carrellata di foto storiche del quartiere

IL FORTE AUSTRIACO DI PORTA TOSA

FOTO AEREA DEL QUARTIERE CON L’ORTOMERCATO INTORNO AL 1917

IL NAVIGLIETTO IN CORSO XXII MARZO

LA ROGGIA GERENZANA ALL’ALTEZZA DI VIA ANFOSSI,8

IL FOPPONE(CIMITERO) DI PORTA TOSA CON INGRESSO DA XXII MARZO

IL CAMPO DI PALLA BRACCIALE IN SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO ALL’ALTEZZA DI VIA FOLDI 1 NEL 904

RARA FOTO CHE MOSTRA PORTA TOSA(CINQUE GIORNATE) APPAIATA AI VECCHI CASELLI DAZIARI E IL PONTE SUL REDEFOSSI

IL QUARIERE MARCONA,VITTORIA IN FASE DI COSTRUZIONE INTORNO AL 1918

I MILANESI IN CORSO DI PORTA TOSA NEL 1848

I MILANESI NELLO STESSO LUOGO OGGI

 

 

 

 

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Giardini in viaggio Laura Pirovano