search

Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

Come le città si proteggono dal caldo….

Crediti Festival del verde e del paesaggio

A proposito di caldo e vita urbana, dalla newsletter del Festival del verde e del paesaggio di Roma alcune soluzioni adottate in giro per il mondo

Parigi sta facendo una delle cose più affascinanti che una città possa fare: restituire l’acqua ai suoi abitanti. Dopo oltre un secolo la Senna è tornata balneabile e si è aggiunto anche il Canal Saint-Martin. È un’immagine potentissima perché cambia la funzione stessa del fiume, da elemento decorativo a infrastruttura climatica. Da sfondo a esperienza e servizio pubblico.

Barcellona sta costruendo una nuova geografia del sollievo. Nel 2026 la città offre oltre 500 rifugi climatici disseminati nei quartieri: biblioteche, musei, scuole, centri civici e parchi dove chiunque può entrare, sedersi, bere acqua e trovare refrigerio a pochi minuti da casa.

Vienna ha scelto una strada per trasformare il fresco in un elemento di arredo urbano. Fontane, nebulizzatori, piccole oasi disseminate nella città e installazioni che riportano l’acqua al centro dello spazio pubblico.

Medellín in Colombia ha piantato milioni di piante e costruito corridoi verdi che in alcuni punti hanno abbassato la temperatura fino a dieci gradi.

Ahmedabad in India è stata una delle prime città a considerare il caldo una questione sanitaria, introducendo sistemi di allerta, protocolli medici e tetti bianchi per le abitazioni più vulnerabili.

Freetown in Sierra Leone ha addirittura un nuovo Ministero dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici responsabile della protezione ambientale e dell’adattamento climatico e un’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Disastri incaricata di offrire assistenza umanitaria alle vittime.

Singapore, una delle città più dense del pianeta, ha catalogato decine di strategie diverse per produrre fresco senza rinunciare alla densità urbana: vegetazione verticale, ventilazione, ombra, nuovi materiali e acqua.

Siviglia sorprende perché per immaginare il futuro torna indietro di migliaia di anni. Con il progetto Cartuja Qanat ha recuperato l’antica tecnologia persiana per trasportare l’acqua per raffreddare in modo naturale un’ampia zona del centro urbano, grazie a un sistema di feritoie verticali che consentono all’aria fresca di arrivare in superficie.

Jerez de la Frontera in Andalusia sceglie la poesia e trasforma le strade in pergolati di vite. Gli emparrados ombreggiano interi tratti urbani e abbassano sensibilmente la temperatura.

Perfino l’Italia è entrata in questa nuova stagione urbana. Bologna sta progettando vere e proprie cellule di rifugio climatico mentre Roma  studia infrastrutture verdi per raffreddare le aree più vulnerabili.

 

 

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.

Giardini in viaggio Laura Pirovano