In molti giardini di stile campestre o informale è interessante puntare su composizioni di stile naturalistico che volutamente traggono ispirazione ...
E’ mancato prematuramente nei giorni scorsi un grande personaggio che ha innovato il plant design degli ultimi anni.
Professore di Planting Design e Urban Orticulture presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università di Sheffield, è stato un pioniere del nuovo approccio ecologico nella piantumazione di giardini e spazi pubblici. INei suoi progetti ha cercato di integrare ecologia, orticoltura per ottenere paesaggi a basso input di risorse e ad alto impatto estetico. Famoso per i suoi stupendi “pictorial meadows” progettati per la prima volta per l’Olympic park a Londra e più recentemente per la Tower od London con “Super bloom”.
Ho avuto modo di ascoltarlo durante un suo workshop a Bergamo organizzato da Valfredda. La prima volta che ho visto un suo progetto è stato al Chelsea Flower Show del 2011 quando Nigel presentò un progetto intitolato “Wild garden” con uso dimolti materiali di recupero. Bello e sostenibile.
La Fondazione Benetton dedica il workshop di progettazione del paesaggio 2026 a un breve tratto del fiume Sile, a valle della città di Treviso, nei comuni di Casier e Silea, un contesto tipico del fiume di risorgiva che si distingue per la presenza inaspettata dell’area “archeologica” conosciuta come il cimitero dei burci e, sulla sponda opposta, di un paesaggio industriale in parte abbandonato.
Nei grandi manufatti in rovina che accompagnano il corso del fiume si sviluppano oggi nuovi ecosistemi selvatici grazie a una vegetazione pioniera e ruderale che sta avvolgendo anche i resti ancora visibili dei vecchi barconi semisommersi. Scade il 25 maggio 2026 il bando per la selezione dei partecipanti bando-workshop-paesaggio-2026
Sono reduce da un bellissimo garden tour in Sicilia tra Catania e Noto organizzato da Viaggi floreali, “laboratorio artigianale per viaggi lenti” creato da Erica Vaccari. Anche questa volta si conferma un tour operator fantastico per la scelta dei luoghi, alternati saggiamente tra paesaggi, giardini, vivai, architetture, dei piccoli alloggi, dei ristoranti. Il tutto guidati da persone super professionali e gentili. In questo caso Claudia Acquarone. Anche questa volta,come le altre, ho incontrato persone molto simpatiche e interessanti (le piante e i giardini selezionano persone affascinanti!).
Comicio questo piccolo tour virtuale con una carrellata di giardini, alcuni già visti ma in altra stagione (settembre), come il Parco Paternò e il giardino di Giulia Gravina, altri per me una novità e una piacevole scoperta. Ho dovuto scegliere poche foto super selezionate per ogni luogo, ma magari con calma tornerò a raccontare alcuni dei giardini.
Anche in questa occasione a guidarci nella visita del parco Paternò la brava e simpatica Barbara Notarbartolo che in qualche misura ha raccolto il testimone dal suocero Ettore Paternò. Molte novità dovute in gran parte ai fondi del PNRR: il nuovo centro accoglienza, la serra progettata da un architetto giapponese, le aiuole leggere e colorate dell’ingresso… Località Sant’Agata di Battiati, Catania. Mio precedente post
La nuova serra del parco Paternò
Le nuove aiuole all’ingresso
un angolo magico con un particolare delle “saje”, antichi canali di irrigazione di origine araba
Barbara in un angolo del parco
Questo è l’angolo che ho amato di più del Parco Paternò: un disegno molto armonico ed elegante che testimonia la mano abile del paesaggista
Accoglienza davvero calorosa di Teresa Gravina che ha raccolto il testimone dalla madre Giulia, creatrice del giardino. Si conferma un luogo con una vera identità, un giardino amato e curato che sa accogliere al suo interno, oltre alle piante “più nobili”, anche erbe spontanee. (Località Valverde, frazione di Catania). Per vedere il mio post della visita precedente
La vista stupenda sul golfo di Catania dalla pergola della terrazza, ora ricoperta da Rosa banksiae ‘Lutea’
Teresa Gravina davanti alla straordinaria parete lavica con succulente, di epoca pre-etnea
Una piccola sosta nel delizioso vivaio Valverde ospitati da Ester e Francesco Borgese e dal figlio Alberto, architetto paesaggista. Un pranzo meraviglioso dove ogni portata era una gioia per il palato e anche per lo spirito e una breve visita in un luogo pieno di fascino.
Un angolo del vivaio con ferula e fichi d’India
Una vasca d’acqua con ninfee e fiori di loto
Vicino a Lentini (SR), dove una volta sorgeva un grande lago pescoso ora si trova il giardino del Biviere creato dalla principessa Miki Borghese e ora mantenuto dalla nuora e dal figlio che accolgono ospiti “affluent” in nuove stanze molto curate. Un giardino bello ed elegante, molto di rappresentanza direi, con alcune soluzioni spaziali interessantie e alcune presenza vegetali notevoli.
Un angolo molto bello dove gli agrumi e le cactacee sono utilizzate come sculture
La successione di palme intorno alla piscina
Avevo molta aspettativa per il giardino di San Giuliano a Villasmundo (SR), e non sono stata delusa, anzi…Straordinaria la scenografia all’ingresso dove le cactacee sono come una galleria di sculture così ben accostate per forme ora verticali e snelle ora a ventaglio orizzontali e per tessiture e colori. Davvero una grande abilità. Molto meno riuscita la nuova aiuola di ghiaia che si torva più avanti nel giardino, senza alcuna poesia, a mio parere.
Stupendo il giardino arabo con le vasche d’acqua, i papiri e davvero straordinaria la relazione con il paesaggio agricolo circostante.
Unica pecca essere guidati nella scoperta di questo luogo affascinante da una giovane signora francese tanto carina quanto vaga sia sulla storia del giardino che sulla vegetazione presente.
La scenografia all’ingresso del giardino
L’apertura del giardino sulla campagna circostante
Un angolo del giardino arabo
Il filare di palme che si protende nel paesaggo con sullo sfondo la vista dell’Etna e in primo piano la scultura che raffigura Bellini
In questa immagine tutti gli elementi principali della vegetazione: le betulle dell’Etna, i ciuffi arrotondati dell’astralago e i Pinus nigra
Paesaggio lunare che mi ha ricordato sia alcune parti dell’Islanda che della Patagonia. Abbiamo fatto una passeggiata sui monti Sartorius, circa 1700 metri di quota in una giornata un poco uggiosa, con pioggerellina gelida e nebbiolina. Questo non ci ha impedito di godere del paesaggio davvero stupendo. Le betulle (Betula aetnensis Rafin) sono endemiche e crescono solo sui terreni lavici del vulcano tra i 1300 e i 2100 metri; con i loro tronchi immacolati ci regalano un contrasto davvero insolito con il terreno lavico nero. Purtroppo stanno soffrendo molto per il cambiamento climatico (aridità e caldo eccessivo) e stanno diventando facili prede dell’ armillaria. Qui e là sul terreno scuro si stagliano ciuffi arrotondati di astralago, Astragalus siculus, una pianta arbustiva che forma cuscini spinosi ed è dotata di un forte apparato radicale in grado di sgretolare il terreno.
I Pinus nigra stanno diventando invasivi a scapito delle querce secolari (Quercus robur) e per questo è in corso una piano di deforestazione.
Ecco alzune immagini
La riserva di Vendicari è un’oasi faunistica istituita nel 1984 dalla Regione Siciliana e si trova tra Noto e Pachino (provincia di Siracusa) con un territorio che si estende per circa 1512 ettari.
Per info https://www.riserva-vendicari.it
Dalla località di Calamosche abbiamo iniziato una passeggiata di circa 5 km fino alla ex tonnara costeggiando il mare con scorci meravigliosi e scoprendo tante piante della macchia mediterranea. Oltre ai tantissimi lentischi si alternano macchie molto estese di macchie colorate di erbacee. Ho incontrato tantissime salicornie.
Ecco alcune immagini
Lampade esposte al vicolo Mameli: realizzate con foglie colorate di palma. www.let’s pause.es
Quest’anno solo un rapido giro perchè ero in partenza per la Sicilia e non avevo nessuna voglia di affrontare la folla “assatanata”!
Come ogni anno sono tornata all’ex ospedale militare di Baggio, un luogo magico e intoccato (spero che non lo rovinino come quasi ogni angolo a Milano), con l’esposizione di Alcova: molte lampade, alcune cose carine ma nulla di eccezionale
Lampade realzzate da donne africane. www.petlamp.org
IL PONTE DI SAN DAMIANO IN DIREZIONE SAN BABILA DOVE UN TEMPO SI ERGEVA LA PUSTERLA DEL MONFORTE
Quello che segue è un breve viaggio nel tempo in più parti che ci porterà dall’ Impero Romano sino al Medioevo, da quest’ultimo all’ Ottocento e ai giorni nostri per poi tornare indietro, a ragion veduta, di 5000. Il denominatore comune sarà la fantomatica Pusterla del Monforte dalla quale prenderà il nome il quartiere omonimo. Buon divertimento.
In principio era Porta Argentea… O quasi. Ma così cominciano le storie; quelle antiche e ormai così perse nelle nebbie del tempo da confondersi con la leggenda.
La Porta Monforte, difatti, nulla ebbe a che spartire con l’Argentea ma in un certo senso fu una delle sue due eredi: quella povera.
Per contrastare le sempre più numerose rivolte all’interno dell’ImperoRomano, Diocleziano decise di suddividerlo in quattro grandi aree (tra il 290 d. C. e il 293 d. C.), dando vita a un nuovo sistema di governo, la Tetrarchia. Massimiano Erculeo fece di Milano (assieme ad Aquileia, l’altra sede imperiale in Italia), la propria capitale, ampliando la cinta muraria del periodo Repubblicano.
COME SI PRESENTAVA MILANO AL TEMPO DELLE MURA MASSIMIANEE- IMMAGINI DI MEDIOLANUM
PARTICOLARE DELLE MURA E DELLE TORRI DI DIFESA -IMMAGINI DI MEDIOLANUM
…E CIO’ CHE RIMANE DI ESSE ALL’INTERNO DEL CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO
A est venne aperta Porta Argentea ed accanto ad essa sorsero le celeberrime Terme Erculee.
La sua ubicazione era proprio all’imbocco di Piazza San Babila con Corso Vittorio Emanuele e sull’origine del nome esistono svariate teorie.
RICOSTRUZIONE DELLA PORTA ARGENTEA-CVICO MUSEO ARCHEOLOGICO DI MILANO
Secondo Giovanni Pietro Puricelli era dovuta agli argentei raggi del solenascente (…Ma non erano dorati quelli del sole e argentei quelli della luna? Mah!) Per Giorgio Giulini, invece, il nome deriva dal paese di Gorgonzola, ai tempi chiamato Argentia.
Per altri l’origine è da ricercarsi nelle miniere di elettro (lega di oro e argento) dell’Asia Minore, ad est della penisola italica. Per quanto poetica la prima ipotesi, la seconda e la terza sembrerebbero più plausibili dato che gli antichi romani, sempre e comunque pragmatici, erano soliti denominare i varchi cittadini con i nomi dei piccoli villaggi situati sulla traiettoria o per richiami squisitamente commerciali: la Porta Aurea (Porta Nova), era situata ad esempio in direzione del Passo delloSpluga, ricco ai tempi di miniere d’oro.
Senza divagare troppo si sappia solo che della gloriosa Porta Argentea nulla è sopravvissuto. Con tutte le probabilità subì, assieme alla cinta muraria, modifiche e danneggiamenti già a partire dal 452 d. C. dopo l’incursione di Attila. Poi sopraggiunsero i Burgundi nel 491 d. C. che ci misero a ferro e fuoco e ancora nel 539 d. C. con il re Ostrogoto Uraia che distrusse quasi completamente la città. Dulcis in fundo, nel 1162 ci pensò il nostro ben odiatoBarbarossa a fare tabula rasa della povera Milano. Nemmeno una pietra è rimasta a testimonianza dell’antico varco cittadino ma, in una certa misura e pur cambiando ubicazione nei secoli, il suo retaggio è giunto sino a noi. Porta Argentea divenne PortaArienza (ai tempi all’imbocco di Via Senato, San Damiano e Corso Venezia).
LA PORTA ORIENTALE MEDIEVALE IN UN DIPINTO DI ANTONIO BASOLI
In seguito sul nuovo tracciato delle mura Spagnole sorse Porta Renza…Nessun rida, più nota come Porta Orientale, e oggigiorno conosciuta come Porta Venezia.
Ma tornando al parente povero, protagonista di questo piccolo excursus storico, la Pusterla del Monforte può vantare comunque una storia di tutto riguardo seppur avvolta dal mistero.
Erica arborea in fiore in questo momento molto diffusa
Punto di partenza Camaiore dove da anni mia sorella e mio cognato hanno una bella casa con un giardino che si apre in modo armonioso sul paesaggio e include un piccolo uliveto e un frutteto cinto da muretti a secco.
Da lì si aprono tantissimi itinerari sia per fare piccole passegGiate che per scoprire parchi e oasi naturali.
Non avevo mai visto il Parco di San Rossore vicino a Pisa che una volta era residenza presidenziale. Un patrimonio naturalistico eccezionale, di oltre 23.000 ettari.
Il Parco Naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, dopo alterne vicende ed una lunga elaborazione politica, sociale e culturale (simile ad altre realtà del panorama nazionale), viene istituito con Legge Regionale Toscana n. 61 del 13 dicembre 1979. Ci sono diversi itinerari e visite guidate ambientali e di birdwacting. Per info https://www.parcosanrossore.org/visitare-il-parco/
Parco San Rossore
Paduletto, il piccolo laghetto pieno di rane dove si possono vedere garzette e avvistare molti uccelli dalle postazioni di birdwatching
Ci sono molti pannelli didattici come questo che illustra la vegetazione del sottobosco
Un percorso su passerelle di legno in una zona umida
Qui furono firmate le nefaste leggi razziali
Un’altra meta molto piacevole nelle adiacenze di Viareggio è la Riserva naturale della Lecciona. Il sentiero che attraversa la riserva è di particolare valore ambientale e naturalistico perché permette di attraversare tutti gli ambienti naturali che fanno parte del Parco dal bosco fino alla spiaggia libera della Lecciona, sicuramente la più bella spiaggia allo stato naturale che si trova nel Parco.
Il percosro su passerelle di legno che dal bosco conduce alla spiaggia con le dune
Lo splendido affaccio sulla catena delle Alpi Apuane, che prima di Napoleone, che le volle così nominare, si chiamavano Monti della Luna (da Luni)