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Il blog di Laura Pirovano: appunti di viaggio, segnalazioni di giardini, proposte di plant design

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Un nuovo sindaco per Milano: auguri a Giuliano Pisapia!

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Orticola e dintorni
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Orticola e dintorni

Prima di andare all'inaugurazione di Orticola ho fatto un salto a vedere la deliziosa installazione che Stefania Fanchini e Giovanna ...
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Come costruire un piccolo giardino giapponese

A fine marzo ho partecipato a Sanremo a un interessante workshop dedicato alla composizione e realizzazione di un piccolo giardino ...
A proposito di Euroflora
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A proposito di Euroflora

Se uno pensa che Euroflora sia una manifestazione che, oltre al suo ovvio scopo commerciale, persegua un intento di sana e ...
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Riciclo creativo con aiuole fiorite al Fuori Salone

Tra le diverse installazioni viste al Fuori salone forse l'idea più bella e intelligente è quella di "Da morto a ...
Suggestioni dal Fuori salone di Milano
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Suggestioni dal Fuori salone di Milano

Trovo sempre divertente e intrigante curiosare tra le proposte del Fuori salone anche perchè è una delle poche occasioni in ...
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Lettera del Consigliere Fedrighini

Cari Amici, cerco di sintetizzare al massimo, le cose importanti da comunicare sono diverse, abbiate pazienza Bosco in Città: qualcosa ...
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Istruzioni per i referendum del 12 e 13 giugno

Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno vota SI per dire NO. 1 - Vota SI per dire ...
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Vi segnalo i prossimi appuntamenti di Lorenza Zambon di Teatronatura

Sabato 16 aprile, Castagnole Monferrato (AT) – casa degli alfieri: pomeriggio Seconda lezione di giardinaggio per giardinieri planetari alla “casa ...
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Sabato 16 e Domenica 17 aprile apertura straordinaria dell’Abbazia La Cervara con i suoi splendidi g...

In occasione dell'edizione 2011 della XIII Settimana della Cultura, ideata e promossa dal Ministero per i Beni e le Attività ...
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Il 12 e 13 giugno si voterà per i 5 referendum ambientali a Milano

Il Consiglio comunale ha approvato una proposta di delibera del Consigliere Fedrighini che prevede l’accorpamento dei Cinque referendum sull’ambiente e ...

Il mio giardino a Laveno in piena fioritura

Calicanthus floridus ‘Aphrodite’ dai grandi fiori di una tonalità rubino fantastica

Grazie alle piogge abbondanti dei mesi scorsi questa primavera le fioriture sono esplose tutte tra l’altro in largo anticipo e quasi simultanee: l’effetto è molto bello anche se poi dopo questa simultaneità avremo periodi molto meno fioriti.

Anche l’Hydrangea petiolaris questa stagione è esplosa; dopo il rifacimento del muro di pietra è stata per qualche anno pò stentata nelle fioriture

Rose Iceberg cl. su una delle mie tante palme (davvero invasive, ma io le accolgo con piacere)

Un angolo con Fatsia japonica, Geranium macrorrhizum e Weigela e Wanda, la mia amata Beauceron anche lei variegata!

Particolare di Weigela variegata

Cisti e vinca

Un accostamento piacevole ma casuale: accanto alla Rosa chinensis ‘Minima’ è spuntata in un vaso una bella euforbia

 Mi ricordo ancora quando il mo amico Michaeljohn mi aveva portato dal suo giardino inglese una piccola talea di questa bellissima Rosa mulliganii

Anche la Rosa filipes ‘Kiftsgate’ quest’anno è esplosa nella sua arrampicata sull’agrifoglio

Rosa ‘William Allen Richardson’ che ormai ha quasi ricoperto il vecchio albicocco

Clematidi e altro accanto alla pergola ricoperta delle rose ‘Dorothy Perkins’ che fioriranno fra poco

L’aiuola centrale con la Stewartia pseudocamellia che speriamo fiorisca a breve

Trekking in Sardegna: tra ulivi secolari, vecchie miniere e grotte strepitose

Sono reduce da un giro a piedi lungo una breve parte del Cammino minerario di Santa Barbara in Sardegna. Il cammino è lungo circa 500 Km e articolato in 30 tappe. Noi siamo sempre partiti dal sito desolato di Carbonia, città mineraria creata dal nulla negli anni ’30 del secolo scorso, e abbiamo percorso una dozzina di Km al giorno attraversando Monteponi, Porto Pino e Candiani, e isole di San’Antioco e San Pietro.
Anche se il tempo non è stato sempre felice abbiamo potuto ammirare paesaggi molto belli e la macchia mediterranea al suo meglio.

In questa prima parte brevi cenni dell’Oasi naturalistica di S’Ortu Mannu con gli ulivi secolari, la zona mineraria di Monte Poni e la meravigliosa e insolita grotta di Santa Barbara.

Struggenti e maestosi gli ulivi monumentali (circa 700) che sono i protagonisti dell’oasi naturalistica di S’Ortu Mannu di circa 13 ettari: una gestione che si può descrivere come una multiproprietà dove ciascuno dei partecipanti si prende cura di un ulivo. Il più grande e antico è Sa Reina con un fusto di 16 metri e una anzianità di quasi 1000 anni! Stupeno l’intrico di rami e radici che lo fanno sembra una scultura misteriosa. La cosa sorprendente è che gli ulivi sono in ottima salute e in questa stagione carichi di fiori.

Sa reina

Una vista d’insieme dell’oasi degli ulivi secolari

I rami carichi di fiori

In Sardegna da metà ‘800 (dopo la promulgazione della legge che separava la proprietà del suolo da quella del sotto suolo) sono state costituite oltre 500 concessioni minerarie prevalentemente di argento, calamina (zinco) e piombo, ormai la quasi totalità dismesse negli anni novanta del secolo scorso. I più importanti tra i siti minerari erano Monteponi e Montevecchio. Noi abbiamo visitato la ex miniera di Monteponi e il villaggio minerario.
“La miniera di Monteponi era una miniera da record, con un tasso di estrazione di Zinco e Piombo tra i più alti di Italia, con la presenza di minatori provenienti da tutta l’Europa. Una storia di 150 anni fatta di invenzioni e progetti faraonici, come la costruzione di una ferrovia privata per trasportare i minerali verso il mare o lo scavo di una galleria di 6 km per estrarre le acque sotterranee e potenziare i cantieri minerari.”

Monteponi il villaggio minerario

Monteponi interno dell’edificio Pozzo Sella ora museo. La struttura aveva la funzione di estrazione ed eduzione delle acque dalle sottostanti gallerie destinate all’attività estrattiva; la costruzione risale agli anni compresi tra il 1872 ed il 1874. In tempi successivi gli ampi spazi dell’edificio hanno ospitato l’officina meccanica, le caldaie, la falegnameria e le forge.

Particlare dell’interno di Pozzo sella

Scavi di Cungias

Paesaggi molto belli fitti di una vegetazione da macchia mediterranea con tantissimi cisti bianchi (di Montepellier) ed elicrisi

…quanti nastrurzi!!

Villa Stefani un edificio in stile inglese nel villaggio Normann (intitolato all’ingegnere inglese che diresse la miniera di San Giovanni), dove risiedevano i dirigenti e gli impiegati della miniera

Il delisio erbario dipinto dagli aluni delle scuole primarie della zona introrno al villaggio Norman

La grotta di Santa Barbara è stata una stupenda sorpresa. Anche la storia della sua scoperta è sorprendente. Ha luogo nel 1952, durante uno scavo nella miniera di San Giovanni per la costruzione di una galleria ascendente: gli operai, che avevano abbattuto una parete rocciosa, si trovarono davanti uno spettacolo incredibile! Il bello è che da subito questo sito prezioso venne protetto e tutelato. Ora è visitabile con una visita guidata di un’ora: vi si accede con un trenino, muniti di caschetto, poi si sale con ascensore e su una ripida scala a chioccciola si arriva all’ingresso della grotta. Davvero una sorpresa la vista di questa grandissima cattedrale sotterranea. “La grotta è un caso esemplare per i cristalli tabulari di barite bruno scuro che ne tappezzano le pareti e si apre tra lo strato roccioso di calcare ceroide e la dolomia gialla silicizzata, formazioni del Cambrico inferiore che risalgono a circa 500 milioni di anni fa”.

Grotta di Santa Barbara: alcune delle colonne raggiungono i 6 metri di diametro

Grotta di Santa Barbara

Grotta di Santa Barbara

Trekking in Sardegna: rassegna della vegetazione erbacea e arbustiva

Il fiore della carota è bellissimo pur nella sua semplicità

Come d’abitudine nei miei viaggi, prendo nota delle piante, spesso erbacee ma non solo, che incontro nel paesaggio e nei giardini. Durante il trekking nel Sud ovest della Sardegna ho ammirato una bellissima e mutevole macchia mediterranea con tantissimi cisti, euforbie, elicrisi, lentischi, ginepri… e ho incontrato anche piante per me sconosciute.

Ecco alcuni ritratti

Allium subhirsutum

Asphodelus ramosus, l’asfodelo mediterraneo quasi alla fine della fioritura in questo periodo di maggio

Cistus halimifolius il cisto giallo con foglia argentata

Cistus creticus chiamato cisto di Creta o cisto rosso, tipico delle garriche e delle macchie

Cistus monspelliensis, cisto di Montepellier con tantissimi piccoli fiori bianchi, molto diffuso in questa zona della Sardegna in grandi macchie

Cisto ed euforbia

Eryngium maritimum con fiori azzurro cielo, si trova sui litorali

Eudianthe coeli-rosa, una erbacea annuale presente in grandi macchie nelle zone costiere aride

Euphorbia dendroides, euforbia arborea, molto resistente alla siccità

Ferula e malva un piacevole abbinamento

Galactites tomentosa, scarlina, una asteracea molto simile ad un cardo dal colore del fiore azzurro-violetto

Limonium strictissimum, pianta endemica della Sardegna

Melia azedarach, albero dei rosari, originario dell’Asia tropicale e dell’Australia, rivisto in un giardino lo inserisco perchè davvero molto bello

Pallenis maritima, asterisco marittimo, tappezzante dai fiori di un giallo solare molto bello e dalle foglie intriganti

Sulla coronaria, una erbacea perenne leguminosa spontanea in quasi tutti i paesi del bacino del Mediterraneo

Todaroa aurea, una ombrellifera

Prasium majus, il tè siciliano, è una pianta molto ricca di vitamina E dalla buona capacità anti-ossidante; le sue foglie sono usate per preparare infusi e decotti …

Lysimachia o Anagallis monellii con un fiore di una stupenda tonalità aranciata

Bellardia trixago, perlina minore, unica specie del genere Bellardia

 

Artline a Citylife a Milano

Artlife masterplan del progetto a Citylife

ArtLine Milano è un progetto di arte pubblica del Comune di Milano, una collezione di opere d’arte a cielo aperto che si sviluppa all’interno del parco pubblico dell’area di trasformazione di CityLife.
Si tratta di un percorso articolato in oltre venti opere permanenti: 8 selezionate attraverso un concorso per artisti under40 (la cui mostra si è tenuta a Palazzo Reale a Milano tra il 2015 e il 2016) e le altre di artisti internazionali già affermati.
ArtLine Milano si propone di diffondere l’arte nella città, facendola vivere a contatto con gli abitanti del quartiere, coloro che passeggeranno nel parco e tutti i cittadini. L’obiettivo è quello di ricorrere all’arte come a una risorsa per osservare la realtà da altre prospettive, con occhi nuovi.
ArtLine Milano è aperta 7 giorni su 7 ed è fruibile gratuitamente, per ribadire l’importanza dello spazio pubblico nell’ottica di una condivisione del patrimonio artistico e culturale della città. Le opere sono state installate a partire dal 2016 e costituiscono un’esposizione permanente completamente integrata con le architetture di Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind e con l’evoluzione naturale del parco di CityLife, progettato dallo studio Gustafson Porter.
Un public programme con appuntamenti, incontri, conferenze, workshop, visite guidate e lezioni gratuite accompagna il pubblico per l’intera durata del progetto .
Gli otto artisti selezionati attraverso il concorso per under40 sono: Riccardo Benassi, Rossella Biscotti, Linda Fregni Nagler, Shilpa Gupta, Adelita Husni-Bey, Wilfredo Prieto, Matteo Rubbi Serena Vestrucci.
Tra gli artisti invitati con chiamata diretta dei curatori ci sono: Judith Hopf e Pascale Marthine Tayou.

Fonte Artline Milano

La fantomatica Pusterla del Monforte e il suo quartiere, di Riccardo Rossetti. Seconda parte

CARI E VECCHI TRAM SUL PONTE DI SAN DAMIANO IN MONFORTE

Le pusterle erano porte minori ricavate nelle mura medievali per poter garantire l’accesso o l’uscita dalla città senza dar nell’occhio in situazioni particolari: un assedio ad esempio. Secondo il Cherubini le pusterle meneghine erano caratterizzate generalmente, ma non sempre, da un unico fornice sotto una torre. La Pusterla del Monforte era ubicata un po’ più a sud/est rispetto alla Porta Orientale di epoca medievale e si trovava all’incrocio tra le odierne Vie San Damiano/Visconti di Modrone e Corso Monforte, un tempo denominato Contrada di San Romano. Di questa pusterla non ci sono pervenute descrizioni, poveretta. Anzi, pure sull’origine del suo nome e sulla sua demolizione si possono riscontrare parecchie contraddizioni storiche. Sappiamo che dopo le devastazioni causate dal Barbarossa, i Milanesi edificarono una nuova cinta muraria e un nuovo fossato (la nostra Fossa Interna dei Navigli) tra il 1167 e il 1171 d. C. ma non v’è certezza se già in precedenza in quel punto esistesse o meno un varco. Dato che la precedente cinta muraria del 1155/1156 d. C. ad opera dell’ingegnere militare genovese, il Magister Guintelmus, prettamente lignea e ricavata da un semplice terrapieno(terraggio) proveniente dai materiali di scavo del fossato perimetrale, aveva retto proprio male contro il germanico distruttore, si optò quindi per un’opera in muratura.

ULTIME VESTIGIA DELLE MURA MEDIEVALI IN VIA SAN DAMIANO

Durante la ricostruzione, sempre secondo il Giulini, “per non chiudere quella strada fu necessario il formare sopra di essa un ponte ed una pusterla nuova, la quale fu addomandata Pusterla di Monforte”. Da sottolineare il fatto che candidamente aggiunge di non sapere perché la chiamarono così. E qui i dubbi storico/semantici sull’origine del nome abbondano. A quanto riferiscono alcuni dizionari di toponomastica meneghina (anche di qualche secolo addietro), il nome deriverebbe da un piccolo forte edificato su un promontorio derivante dai suddetti terraggi di scavo. Di questo fantomatico fortilizio non esistono prove o documentazione, tuttavia sappiamo che dopo la distruzione ad opera del Barbarossa tutte le principali porte cittadine divennero piccole roccaforti difensive, compresa qualche pusterla come quella della Chiusa o di S. Ambrogio, ad esempio. La seconda ipotesi, accreditata dai più, sostiene invece che attorno al 1033 d. C. (alcuni riportano il 1028 d.C.) un gruppo di eretici, appartenenti alla dottrina catara, assediati presso la roccaforte di Monforte d’Alba (ai tempi sotto la giurisdizione meneghina) dalle truppe dell’arcivescovo Ariberto da Intimiano, furono catturati con un espediente e condotti a Milano. Per cinque anni furono trattenuti in prigione (forse il famigerato forte citato in precedenza) e quelli che infine non abiurarono il proprio credo vennero bruciati su un rogo proprio lì accanto. Dal luogo dell’esecuzione e dal carcere di quelli di Monforte, prese il nome la Pusterla omonima sorta poi in quel luogo.

Se sulla sua effettiva esistenza e sul suo nome i dubbi abbondano, ancora di più ne esistono sulla sua demolizione: basta osservare qualche antica mappa per andare subito in confusione. In quella di Antonio Lafréry del 1573 non compare alcuna porta, neanche un ponticello e idem per quella di Matthaus Merian del 1638, mentre nella veduta prospettica di Milano di Galizia Nunzio del 1578, compaiono sia la Pusterla del Monforte, a singolo fornice, che il rispettivo ponte d’accesso. Un ponte, ovviamente non lo stesso, che in seguito sarà denominato di San Damiano e del quale ci sono pervenute numerose fotografie.

 

MAPPA ANTONIO LAFRERY

MAPPA DI MATTHAUS MERIAN

IL PONTE DI SAN DAMIANO AGLI INIZI DEL ‘900

IL PONTE DI SAN DAMIANO IN UNA RARA FOTOGRAFIA

Ma come asserito in precedenza una data, perlomeno vaga, sulla presunta demolizione non ci è pervenuta anche se alcuni sostengono che venne abbattuta in concomitanza alla costruzione dei nuovi bastioni spagnoli. Ergo, o questa pusterla che andava e veniva, era talmente insignificante e miserevole da non meritare nemmeno una raffigurazione da alcuni cartografi del tempo, o una plausibile e non troppo ardita  ipotesi sulla sua scomparsa si potrebbe formulare. Sappiamo che molte pusterle vennero smantellate e/o modificate nei secoli cambiando la propria funzione originaria fino a confondersi tra le altre abitazioni per infine sparire del tutto. E forse la nostra misteriosa Pusterla del Monforte non vide la sua fine in un solo giorno ma svanì, pezzo dopo pezzo, sotto il peso di una rincorsa al futuro che a Milano non ha mai risparmiato il passato.

FINE SECONDA PARTE

Riccardo Rossetti

Orticola 2026

Quest’anno ero fuori Milano e forse per la prima volta ho mancato l’appuntamento di Orticola e mi è dispiaciuto molto.

Pubblico qualche informazione sullo svolgimento di questa edizione e sulle premiazioni delle due giurie.

Si è conclusa la XXIXa edizione di Orticola, quest’anno con 146 espositori e con un buon numero di vivaisti giovani, nuovi e stranieri.

La risposta del pubblico è stata magnifica a anche quest’anno, infatti il numero di presenze è in linea con gli ultimi 10 anni di mostra, attestandosi intorno alle 30.000 presenze in netta contro tendenza con il trend del settore.
Il tema di quest’anno è stato “Il giardinaggio fa la felicità”.
Al lavoro anche per il 2026 le due giurie, Botanica e di Stile, che hanno assegnato la coccarda ai vivaisti che più di altri hanno saputo meglio interpretare il tema di questa edizione e la missione della fondazione Orticola di Lombardia. I visitatori, oltre a comprare piante e fiori dagli espositori presenti, hanno partecipato numerosi e con curiosità agli oltre 150 corsi, incontri e workshop gratuiti dedicati a grandi e bambini.

Come ogni anno, dalla nascita della manifestazione nel 1996, Orticola destina i proventi derivanti dalla vendita dei biglietti al verde cittadino. Nell’ambito dell’iniziativa Orticola per Milano, la Fondazione ha di recente siglato una collaborazione tecnica con il Comune di Milano per la riqualificazione e la manutenzione ordinaria del giardino Camilla Cederna di Largo Richini, situato di fronte all’Università degli Studi di Milano. Prosegue inoltre la cura e la manutenzione anche delle altre aree verdi di cui si occupa la Fondazione: Piazza Santo Stefano e Brolo, Pergola al Castello Sforzesco, Giardino di Palazzo Reale, Cortile di Palazzo Dugnani, Aiuola dei Cerbiatti, in collaborazione con Agiamo. Questi progetti per Milano sono possibili anche grazie alla collaborazione con Ceresio Investors, che prosegue anche oltre la mostra-mercato: infatti entrambe le istituzioni si sono assunte l’impegno verso Fondazione Politecnico di Milano a conferire per i prossimi 5 anni una Borsa di Studio a uno studente meritevole. Da alcune edizioni è ospite un paese straniero e quest’anno è stata la volta della Spagna, nazione che vanta un patrimonio di giardini ricco e variegato e che, con le sue svariati iniziative realizzate, ha contribuito al successo di questa edizione. La Spagna ha concesso alla manifestazione il patrocinio esteso dal Consolato dell’Ambasciata di Spagna in Italia a Milano e dall’Ente Spagnolo del Turismo a Milano.

Un discorso a parte merita il Fuori Orticola, che quest’anno è giunto alla 8a edizione, coinvolgendo 28 musei e gallerie, 13 ville e giardini, 43 negozi e 23 floral designer e che ci accompagnerà ancora per tutto il mese di maggio con un ricco palinsesto di iniziative aperte al pubblico, ingressi scontati e gratuiti, visite guidate, workshop. Domenica 10 maggio sono stati assegnati i premi alle vetrine e ai floral designer che hanno vinto il contest a loro dedicato. In allegato tutti i vincitori.

 Premiazioni giuria botanica

Premio alla migliore collezione botanica

Arborea Farm – per le piante acquatiche; Cactus & succulente Stefano Colombo – per la collezione di Ariocarpus; Soc. Agr. Zanelli Mauro e C. – per la collezione di Bletilla;

Premio alla pianta più significativa per rarità o bellezza della forma

1° Az. Agr. L’Antico Fiore – per Pelargonium caffrum × ‘Diana’; 2° Renato Ronco – per Populus lasiocarpa; 3° Cactusmania by Manera – per Sinningia leucotricha

Premio speciale della Giuria ai piccoli vivai

1° Il Posto delle Margherite; 2° RIFNIK garden & plants; 3° Uhlig Kakteen

Menzioni speciali

Az. Agr. Ratto Angelo Paolo – per Linaria; Floricoltura Billo Federico – per il costante impegno; Soc. Agr. Eredi di Carlo Consonni – per Lindera reflexa; Pépinière de Vaugines – per l’incessante ricerca sulle piante mediterranee di tutto il mondo; Lazzaro Cappellini – per Cyathea australis

Premiazione giuria di stile

Premio alla migliore esposizione sia essa caratterizzata dall’allestimento o dalla cura dei dettagli:

Il Posto delle Margherite

Premio alla creatività, innovazione e originalità per vivaisti:

Floricoltura Roncari

Premio alla creatività, innovazione e originalità per extra settore:

Patrizia Fabri Hats

Premio alla carriera per l’impegno di una vita nella diffusione del verde:

Rose Barni

Menzioni speciali:

A&G Floroortoagricola; Fattipomodorituoi; Aromatiche Clagia; Lazzaro Cappellini

Fonte comunicato stampa

Nigel Dunnett un grande esponente del palnt design

E’ mancato prematuramente nei giorni scorsi un grande personaggio che ha innovato il plant design degli ultimi anni.
Professore di Planting Design e Urban Orticulture presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università di Sheffield, è stato un pioniere del nuovo approccio ecologico nella piantumazione di giardini e spazi pubblici. INei suoi progetti ha cercato di integrare ecologia, orticoltura per ottenere paesaggi a basso input di risorse e ad alto impatto estetico. Famoso per i suoi stupendi “pictorial meadows” progettati per la prima volta per l’Olympic park a Londra e più recentemente per la Tower od London con “Super bloom”.
Ho avuto modo di ascoltarlo durante un suo workshop a Bergamo organizzato da Valfredda. La prima volta che ho visto un suo progetto è stato al Chelsea Flower Show del 2011 quando Nigel presentò un progetto intitolato “Wild garden” con uso dimolti materiali di recupero. Bello e sostenibile.

 

Lungo il fiume Sile. Nuove ecologie e archeologia della navigazione. Workshop della Fondazione Benetton

La Fondazione Benetton dedica il workshop di progettazione del paesaggio 2026 a un breve tratto del fiume Sile, a valle della città di Treviso, nei comuni di Casier e Silea, un contesto tipico del fiume di risorgiva che si distingue per la presenza inaspettata dell’area “archeologica” conosciuta come il cimitero dei burci e, sulla sponda opposta, di un paesaggio industriale in parte abbandonato.
Nei grandi manufatti in rovina che accompagnano il corso del fiume si sviluppano oggi nuovi ecosistemi selvatici grazie a una vegetazione pioniera e ruderale che sta avvolgendo anche i resti ancora visibili dei vecchi barconi semisommersi.
Scade il 25 maggio 2026  il bando per la selezione dei partecipanti
bando-workshop-paesaggio-2026

 

Giardini siciliani

Sono reduce da un bellissimo garden tour in Sicilia tra Catania e Noto organizzato da Viaggi floreali, “laboratorio artigianale per viaggi lenti” creato da Erica Vaccari. Anche questa volta si conferma un tour operator fantastico per la scelta dei luoghi, alternati saggiamente tra paesaggi, giardini, vivai, architetture, dei piccoli alloggi, dei ristoranti. Il tutto guidati da persone super professionali e gentili. In questo caso Claudia Acquarone. Anche questa volta,come le altre, ho incontrato persone molto simpatiche e interessanti (le piante e i giardini selezionano persone affascinanti!).

Comicio questo piccolo tour virtuale con una carrellata di giardini, alcuni già visti ma in altra stagione (settembre), come il Parco Paternò e il giardino di Giulia Gravina, altri per me una novità e una piacevole scoperta. Ho dovuto scegliere poche foto super selezionate per ogni luogo, ma magari con calma tornerò a raccontare alcuni dei giardini.

Anche in questa occasione a guidarci nella visita del parco Paternò la brava e simpatica Barbara Notarbartolo che in qualche misura ha raccolto il testimone dal suocero Ettore Paternò. Molte novità dovute in gran parte ai fondi del PNRR: il nuovo centro accoglienza, la serra progettata da un architetto giapponese, le aiuole leggere e colorate dell’ingresso… Località Sant’Agata di Battiati, Catania. Mio precedente post

La nuova serra del parco Paternò

Le nuove aiuole all’ingresso

un angolo magico con un particolare delle “saje”, antichi canali di irrigazione di origine araba

Barbara in un angolo del parco

Questo è l’angolo che ho amato di più del Parco Paternò: un disegno molto armonico ed elegante che testimonia la mano abile del paesaggista

Accoglienza davvero calorosa di Teresa Gravina che ha raccolto il testimone dalla madre Giulia, creatrice del giardino. Si conferma un luogo con una vera identità, un giardino amato e curato che sa accogliere al suo interno, oltre alle piante “più nobili”, anche erbe spontanee. (Località Valverde, frazione di Catania). Per vedere il mio post della visita precedente

La vista stupenda sul golfo di Catania dalla pergola della terrazza, ora ricoperta da Rosa banksiae ‘Lutea’

Teresa Gravina davanti alla straordinaria parete lavica con succulente, di epoca pre-etnea

Una piccola sosta nel delizioso vivaio Valverde ospitati da Ester e Francesco Borgese e dal figlio Alberto, architetto paesaggista. Un pranzo meraviglioso dove ogni portata era una gioia per il palato e anche per lo spirito e una breve visita in un luogo pieno di fascino.

Un angolo del vivaio con ferula e fichi d’India

Una vasca d’acqua con ninfee e fiori di loto

Vicino a Lentini (SR), dove una volta sorgeva un grande lago pescoso ora si trova il giardino del Biviere creato dalla principessa Miki Borghese e ora mantenuto dalla nuora e dal figlio che accolgono ospiti “affluent” in nuove stanze molto curate. Un giardino bello ed elegante, molto di rappresentanza direi, con alcune soluzioni spaziali interessantie e alcune presenza vegetali notevoli.

Un angolo molto bello dove gli agrumi e le cactacee sono utilizzate come sculture

La successione di palme intorno alla piscina

Avevo molta aspettativa per il giardino di San Giuliano a Villasmundo (SR), e non sono stata delusa, anzi…Straordinaria la scenografia all’ingresso dove le cactacee sono come una galleria di sculture così ben accostate per forme ora verticali e snelle ora a ventaglio orizzontali e per tessiture e colori. Davvero una grande abilità. Molto meno riuscita la nuova aiuola di ghiaia che si torva più avanti nel giardino, senza alcuna poesia, a mio parere.
Stupendo il giardino arabo con le vasche d’acqua, i papiri e davvero straordinaria la relazione con il paesaggio agricolo circostante.
Unica pecca essere guidati nella scoperta di questo luogo affascinante da una giovane signora francese tanto carina quanto vaga sia sulla storia del giardino che sulla vegetazione presente.

La scenografia all’ingresso del giardino

L’apertura del giardino sulla campagna circostante

Un angolo del giardino arabo

Il filare di palme che si protende nel paesaggo con sullo sfondo la vista dell’Etna e in primo piano la scultura che raffigura Bellini

Cartoline dalla Sicilia

Casa La Carrubbazza, dimora storica a San Gregorio di Catania con bellissima terrazza sul golfo. Il nostro B&B

Ho scelto alcune immagini di particolari che ho incontrato nelle passeggiate a Catania, Siracusa, Noto e Marzamemi.

Uno scorcio fiorito a Catania

La scala all’interno di Palazzo Biscari a Catania

Vasi appesi a Marzamemi

Noto la vista attraverso la gabbia di ferro

La vista dall’alto della cattedrale con la maestosa scalinata

Un angolo meno turistico di Noto

…sempre a Noto

Un angolo a Siracusa

La spiaggia con il mare di una trasparenza incredibile a Siracusa

 

 

Giardini in viaggio Laura Pirovano