mag 23 2016

Un piccolo giardino pubblico firmato Antonio Perazzi

Pubblicato da alle 9:35 pm nella Giardini e luoghi

Di recente è stato inaugurato a Milano in via Brisa vicino ad un sito archeologico un piccolo giardino pubblico (di 1500 mq), pensato per creare uno spazio versatile e aperto, dove è piacevole isolarsi dal traffico, grazie ad una barriera perimetrale di alberi di Magnolia soulangeana e volumi compatti di vegetazione pensati per accompagnare e proteggere gli utenti di una zona particolarmente ricca di valore artistico e storico. Lo spazio verde è disegnato da una linea spezzata che alterna masse compatte di carpini potati e fitti ed aerei gruppi di perenni. Molto semplice ma accurato nei dettagli (come la pavimentazione in parte di pietra e in parte di calcestre); molto bella la forma segmentata delle aiuole che accolgono le perenni e i carpini. L’unico neo poche le fioriture (avrei aggiunto delle Verbene e anche dei papaveri, le Gaursa sono un pò affogate in mezzo alle graminacee ma bisogna aspettare più avanti nella stagione). Forse sarà più bello ai autunno con le spighe delle graminacee); non so se per consapevolezza della mancanza di manutenzione le aiuole sono già piene di erbe selvatiche ma a mio parere questo non è un male perchè hanno un aspetto molto naturale ed è giusto non contare sulla manutenzione!

Ecco alcune immagini catturate al volo con l’I phone

Scorcio del giardino con sullo sfondo il quartiere residenziale in parte ristrutturato e in parte con nuovi edifici

Vista d’insieme delle aiuole

Particolare della siepe di carpini

Una delle aiuole di perenni

 

2 commenti presenti

2 Risposte a “Un piccolo giardino pubblico firmato Antonio Perazzi”

  1. Antonio Perazzion 25 mag 2016 at 10:17 am

    Cara Laura,
    prima di tutto grazie per aver dato la notizia del mio progetto. È un luogo cui tengo molto perché lo sento un po’ mio: lo attraverso tutte le volte che vado da casa allo studio.
    Questo giardino è volutamente parco di fioriture perché è pensato per accompagnare un luogo sacro (la villa imperiale) e una nuova architettura di carattere. Ho pensato di privilegiare quindi la piacevolezza e l’essere accolti più che la decorazione. Ma per me, l’essenzialità delle fioriture non ha rappresentato una rinuncia quanto piuttosto un rimandare al momento opportuno. Ho previsto infatti che i giardinieri disattenti che fanno la manutenzione confondessero romici e fitolacche con gaure e verbene e per questo sono grato alla flora vagabonda. Per come ho concepito le aiuole di graminacee sono ben accette anche le piantacce (che spero non vengano scoperte dal “giardiniere”).
    Questo genere di scelte per me fanno parte del lavoro del paesaggista che spesso, come in questo caso, viene privato della direzione dei lavori di un suo progetto.
    Ti anticipo anche che ho proposto una gestione condivisa di questo spazio verde che ci terrei venisse mantenuto – con un piano ragionato – da chi lo frequenta, lo ama e vi trova rifugio. Un po’ come me o i gatti della zona.
    Se qualcuno ha suggerimenti per la gestione sarò felci di accogliere le sue proposte.
    Antonio Perazzi

  2. Laura Pirovanoon 26 mag 2016 at 9:40 am

    Grazie Antonio delle precisazioni. Sarebbe interessante porre dei cartelli in cui si spiega la logica del giardino e la presenza voluta delle erbe spontanee indicandole e spiegandole. Che ne dici?

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