Tag: 'Renzo Piano'

nov 14 2014

Dal mio inviato a Parigi

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Fondation Seydoux

L’amico Renzo Rosso, fortunato lui, saltabecca tra Milano e Parigi ed essendo persona curiosa e appassionata ha appena visitato due nuove architetture di cui mi ha inviato commenti e immagini
Ecco il suo reportage

Fondation Seydoux
Parafrasando un celebre copyright eccovi un piccolo reportage sulla Fondation Jerome Seydoux – Pathe’ interamente dedicata al cinema muto (troppa grazia…) e situata al 73, av. des Gobelins nel 13° – arch. Renzo Piano, proprio quello che un paio di anni fa l’on. Gasparri definiva indegno di essere nominato senatore a vita dal nostro amato presidente… no comment!

Come avrete letto, la bella facciata e’ di Auguste Rodin (foto 1) e costituisce un corpo a se’ col solo acceuil e l’uscita di emergenza (foto 2 dall’interno). Precedentemente era un cinema, che pero’ io non ricordo.

Poi bisogna entrare nel corpo principale per capire e vedere la magnifica struttura a conchiglia (foto 3 & 4), ricoperta di pannelli di vetro e di alluminio traforato, in sovrapposizione, e che richiama, in miniatura, i lumaconi del Parco della Musica di Roma. Nelle foto 5 & 6 vista dal piccolo giardino sul retro che sfuma in alto nella bruma ottobrina. Caso volle che quando ero la’ sabato mattina per fare le foto stesse per iniziare una seance di muti di inizio xx secolo, ispirati all’universo miserabilistico di Emile Zola e accompagnati al piano da un bravo ragazzo della scuola di improvvisazione. E’ stata un’esperienza davvero gioiosa e che consiglio caldamente anche a voi next time you’ll be around.

Fondation Seydoux

Fondation Seydoux

Fondation Louis Vuitton
Fondation Louis Vuitton progettata da Frank Gehry in aperta al pubblico lunedi’ scorso (27 ottobre 2014). Ovviamente non ero il solo curioso e quindi mi sono riservato la visita dell’interno una prossima volta. La struttura si presenta come una mastodontica balena che emerge dal bosco (peccato per le macchine) e riecheggia il Guggenheim di Bilbao con materiali diversi e forse meno scenografica. Penso sia opportuno vederla anche dall’adiacente Jardin d’Acclimatation per avere una maggiore profondita’. Il posto si raggiunge facilmente col metro (linea 1, fermata Les Sablons) e poi un breve tratto a piedi entrando nel Bois de Boulogne. C’e’ anche una navetta della Fondation che parte dall’Etoile. E allora bonne visite!

Fondation Vuitton

Fondation Vuitton

Fondation Vuitton

Fondation Vuitton

Fondation Vuitton

 

 

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mag 19 2014

In viaggio tra Trentino e Veneto: 1 il MUSE

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Sono reduce da un bel viaggio di studio tra Trentino e Veneto con la Scuola Arte & Messaggio e l’associazione VerDiSegni.
A Trento abbiamo visitato il nuovo museo di scienza, Muse, progettato assieme al quartiere eco-sostenibile Le albere da Renzo Piano sull’area ex Michelin.
Come sempre nei suoi progetti anche in questo caso l’architetto ha saputo inserire in maniera molto naturale il museo nel contesto paesaggistico delle montagne e delle cascate d’acqua che lo circondano.
Tetti spioventi disegnati secondo la traiettoria delle cime alpine, vetro, legno, colori rasserenanti, un parco molto semplice che si insinua tra le abitazioni del quartiere. L’interno del museo è spattacolare: tutto aperto con le varie sale espositive che si affacciano sul grande vuoto interno dove sono appese rispettando la quota del loro habitat tanti animali imbalsmati della fauna trentina. Un museo vivo e dinamico con molte postazioni interattive e personale volontario molto gentile e preparato. C’è da essere fieri una volta tanto di un progetto italiano.
Nel museo c’è anche una bella serra con piante tropicali.

Muse, il museo tutto circondato dall’acqua (nella foto mancava l’acqua!)

Muse

Muse

Interno del Muse

Lo schizzo del progetto d Piano

Il complesso del Muse e del quartiere

La cascata nella serra con piante tropicali

Clerodendrum thomsoniae

Le residenze del quartiere Le Albere affacciate sul parco

Particolare della facciate verdi

 

 

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giu 17 2013

Ronchamp da Le Corbusier a Renzo Piano

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Notre Dame de Haut di Le Corbusier

Notre Dame du Haut, la famosa cappella progettata da Le Corbusier a metà degli anni cinquanta a Ronchamp nel sud della Francia, è un’architettura religiosa dal fascino straordinario: con le sue irregolari forme morbide in calcestruzzo domina dall’alto di una collina e suscita nel visitatore un profondo sentimento di spiritualità raccolta, sobria ed emozionante.
Sui versanti della collina Renzo Piano si è cimentato con il grande maestro novecentesco disegnando semplici forme che vengono a comporre su più livelli le strutture che accolgono il convento delle dodici clarisse che vi abitano dal 2011. Le stanze e i luoghi comuni sono direttamente collegate con il bosco in un contatto bellissimo con la natura
Ecco alcune immagini

Il lato della chiesa con l’altare per le funzioni all’aperto

Una delle vetrate interne

Giochi di luce all’interno della navata

Le tre campane

La planimetria del progetto di Piano per il convento delle clarisse

L’ingresso alla base della collina

Una distesa di vinca sovrasta uno dei piani del convento

Il convento delle clarisse

 

 

 

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ago 22 2011

Roma: Maxii e altre nuove architetture

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A fine luglio ho fatto una breve escursione a Roma per vedere le nuove architetture, dall’Auditorium di Renzo Piano fino ai più recenti musei il Macro – ampliato da un intervento stupendamente integrato alla struttura preesistente che sorge negli ex stabilimenti Peroni fino al Maxii, il nuovo museo di arte e architettura firmato da Zara Hadid.

Lasciando a Rita Sicchi- l’amica architetto che ha condiviso con me questa piccola esplorazione – il compito di raccontare il suo punto di vista sulle architetture, io mi soffermerò a segnalare, corredandoli da brevi flash di immagini, alcuni aspetti che riguardano gli esterni degli edifici, il disegno dei percorsi e alcune interessanti installazioni di paesaggisti.
La nuova ala del Macro – opera dell’architetto francese Odile Decq – colpisce per la sobrietà del progetto, per la coerenza nella scelta dei materiali e per la perfetta integrazione con la struttura preesistente; mi è molto piaciuto il piccolo cortile di ingresso coraggiosamente punteggiato da alcuni esili esemplari di ailanto che si stagliano come leggere sculture che si alzano dalla terra rivestita di ciottoli bianchi e fiancheggiano il percorso a zig zag di cemento.

Cortile di ingresso al nuovo Macro di Odile Decq

All’Auditorium di Renzo Piano ho trovato molto poetico l’angolo in cui un unico grande ulivo si staglia tra le pareti di mattone su un letto di edera.

Vasi con stipa all'esterno dell'Auditorium

Particolare di una delle tre strutture con il tetto rivestito di piombo

Il Maxii di Zaha Hadid è una struttura architettonica potente, flessuosa e avvolgente, un contenitore che si impone come un’opera d’arte e che avrebbe richiesto, a mio parere, altrettanta genialità e creatività nella delineazione dei percorsi interni alla scoperta (assai difficile) delle poche (5) opere permanenti e alla ricerca delle esposizioni temporanee. Purtroppo, da un lato non è assolutamente chiaro quali siano le caratteristiche della collezione (ad esempio gli archivi di architettura ai quali – stando alle informazioni pubblicate sul sito del museo – ci si aspetterebbe di poter accedere sono in realtà in un’altra sede e visitabili solo su appuntamento), dall’altro la collocazione delle opere e delle esposizioni temporanee è assolutamente demenziale e costringe il visitatore ad un estenuante girovagare senza costrutto. Peccato: un’altra occasione mancata che però non dioende assolutamente dal progetto architettonico, ma dalla direzione del museo.
Ho trovato veramente sapiente il disegno dei percorsi all’esterno dell’edificio che corrispondono in maniera armoniosa alla struttura curvilinea del complesso e che delimitano uno spazio outdoor che consente una piacevole fruizione. Perfetta per questo spazio l’installazione temporanea “Whatami” dello Studio staRTT, vincitrice di un concorso indetto da Macro e Moma di New York, che si presenta come un arcipelago di aree verdi, la principale più grande costellata da giganteschi fiori in acciaio e resina che forniscono ombra durante il giorno e luce di notte e altre più piccole tutte disseminate nell’area esterna al museo.

Il complesso del Maxii

La trama dei percorsi nello spazio esterno

Vista d'insieme dell'installazione dello studio staRTT con le piccole isole verdi e sullo sfondo la grande isola con sedute di legno e grandi fiori rossi

Particolare dei fiori-lampade in acciaio e resina rossa

Sullo sfondo particolare delle sedute di legno su piccoli rilievi inerbiti.

Ingresso al museo con il bel gioco di alternanza cemento e ghiaia bianca nei sentieri di accesso

All'interno forme sinuose e come colori bianco e nero: qui una nota di rosso dell'opera di Mochetti "Rete di luce nell'iperspazio curvilineo"

"Stolen paradise" di West8: un bosco composto da sagome bianche di alberi trasparenti che dialogano poeticamente con la luce degli interni.

Sempre a firma di West8 una sfilata di ceppi di albero in acciaio corten.

Molto interessante la disposizione dei pioppi cipressini in file diagonali all'esterno del museo.

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