Tag: 'Islanda'

lug 11 2017

Islanda: il giardino botanico di Reykjavik

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Pensavo fosse un piccolo giardino botanico e mi interessava conoscere meglio la flora islandese. Invece, con  mia grande sorpresa, ho trovato un giardino botanico ben articolato in differenti habitat con una ricca gamma di specie non solo islandesi. Tutto assai ben curato e perfettamente etichettato. Quante scoperte ho fatto soprattutto nella zona molto ricca delle erbacee perenni: tantissime Ligularia, Thalictrum, primule candelabro, campanule. Poi un bel percorso nel bosco e aiuole ben disgenate ricche in questa stagione di macchie dorate di ranuncoli.

Ecco alcune immagini di esemplari della flora che si trova in Islanda

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Ecco altre piante interessanti

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Pulsatilla pratensis

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orto-botanico-reykjavik il piccolo caffè nella serra

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orto-botanico-reykjavic: l’angolo delle perenni

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lug 11 2017

Islanda: Reykjavik

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

Un murale su una casa nel centro di Reykjavik

La capitale dell’Ilsanda è una città molto interessante, vivace, con alcune architetture sia contemporanee che  del XX secolo piuttosto interessanti. Suggestiva la posizione e molto estese le aree verdi, un grande parco e un notevole giardino botanico che vi presento in un altro post.

Harpa la nuova concert hall affacciata sul porto, progettata dallo studio daneseHenning Larsen Architects in collaborazione con l’artista danese-islandese Olafur Eliasson e ianugurata nel 2011

Harpa

Interni della concert hall

Hallgrimskirkja, la gigantesca chiesa luterana commissionata nel 1937 all’architetto di stato Guðjón Samúelsson. Tuttavia, si diede inizio alla costruzione dell’edificio soltanto nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, e la struttura fu completata dopo 38 anni di lavoro, nel 1983.

hallgrimskirkja

Un piccolo percorso alberato con Alchemilla mollis al piede degli alberi e sullo sfondo la grande chiesa

Reykjavik

Ci sono tanti piccoli giardini ben curati annessi alle case del centro

Una tipica costruzione del centro storico

reykjavik-museo-darte-amsmundur-sveinsson coo annesso un giardino di sculture. L’architettura firmata dallo scultore si richiama esplicitamente alle case greche e in parte all’Egitto

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reykjavik-museo-darte-amsmundur-sveinsson: il giardino di sculture

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Un gruppo di giovani volontari cura la manutenzione del giardino, come in altri luoghi islandesi

 

 

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lug 10 2017

Paesaggi islandesi

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

Ghiacciai lungo la pista interna Kyolur

Sono reduce da un viaggio di una settimana in Islanda dove abbiamo scoperto i paesaggi assai mutevoli dalla costa occidentale ai fiordi del nord ovest fino alla pista interna e alle spiagge di sabbia lavica del sud.

Davvero paesaggi sorprendenti, primordiali ma, come dicevo, molto vari da ambienti quasi bucolici verdi con tanta acqua ai deserti lunari dell’interno alle coste frastagliate dei fiordi occidentali alle spiagge di infinita sabbia nera del sud. E poi le maestose cascate, le acque bollenti, i geysir con le colonne di acqua bollente.

Acqua, ghiaccio, terra, fuoco in una miriade di scenari sempre sorprendenti. Piccole case-fattorie sparse di solito di lamiera dipinta con i tetti ora rossi, ora azzurri.

In questo periodo distese infinite di lupini blu e bianchi (Lupinus nootkatensis) a volte mescolati a tante ombrellifere (Anthriscus, Angelica…).

Tappeti di muschio e licheni dalle mille tonalità di verde. Cuscini di carex, sassifraghe, salici e betulle nane…

E poi un paradiso per gli ornitologi: dal piviere dorato, alle tante starne, ai beccaccini di mare, agli edredoni, al pulcinella di mare, al cormorano, ai tanti cigni selvatici, ai diversi gabbiani.

Pascoli con pecore e tantissimi cavallini della razza islandese.

Ecco una sfilata di immagini

da-keflavik-a-stykkis-holmur: edredoni, una specie di anatre bianche e nere

Da Keflavik a Stykkis holmur lungo la strada numero 1 che circonda tutta l’isola

da-keflavik-a-stykkis-holmur: rivoli d’acqua tagliati nel terreno

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Cormorani avvistati nell’arcipelago del fiordo breidafiordur

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Colonne di basalto giro-in-barca-arcipelago-fiordo-breidafiordur

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Le tipiche architetture sparse tra i pascoli

Un piccolo villaggio Borgarnes

Distese di lupini

penisola-di-vatnsnes, a nord ovest: molto bella senza nessun turista!

borgarvirki-penisola-di-vatnsnes: una antica fortezza in un cratere vulcanico

penisola-di-vatnsnes: i cavallini della razza islandese

Un caratteristico recinto rotondo per le pecore, penisola-di-vatnsnes

penisola-di-vatnsnes

penisola-di-vatnsnes

Dryas-octopetala

Distese di lupini

Una sterna su un palo

fiordi-occidentali-verso-drangsnes: cataste di legni portati dal mare-

fiordi-occidentali-verso-drangsnes-

fiordi-occidentali-verso-drangsnes: un piccolo cimitero

Cavalli e puledri, fiordi-occidentali-verso-drangsnes-

fiordi-occidentali-verso-drangsnes-

Armeria maritima

Mertensia maritima la pianta che ha una foglia che ha il sapore dell’ostrica

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Paesaggi lunari e sullo sfondo i ghiacciai lungo la pista Kyolur

hveravellir: sorgenti di acqua bollente

Lago di Hvitarvatn

cascate-di-gullfoss-

cascata-skogafoss-costa-sud-verso-vik-

Costa sud lupini e Angelica archangelica

Le spiagge laviche a sud

Dyrholahey, costa sud verso Vik

Dyrholahey

Dyrholahey il faro

Lupini e Angelica lungo la spiaggia di Vik e in mezzo forse un’allodola

 

 

 

 

 

 

 

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feb 08 2016

Islanda: appunti di viaggio di Claudio Longo

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

Islanda: Cascata Gulfoss, foto Claudio Longo

L’ultimo incontro all’Orto di Brera con Claudio Longo è stato dedicato all’Islanda per un racconto poetico, fantasioso, coinvolgente ed anomalo (perchè tutto illustrato con le parole e senza quasi immagini). Dico quasi senza immagini perchè Claudio ci ha poi mostrato alcuni bellissimi disegni di viaggio che lui ha elaborato on the road.

Ho trovato straordinario questo modo di raccontare un viaggio sapendo cogliere gli aspetti più salienti di un paese attraverso dei quadri fatti di sole parole. Bisogna essere molto bravi per fare questa operazione e perciò non perdete i prossimi incontri di Claudio Longo che io segnalerò puntualmente sul blog.

Qui di seguito alcune poche immagini che mi ha inviato e in allegato il testo del suo intervento che vi consiglio di leggere

 

Islanda: Campo di lava, foto Claudio Longo

Islanda: geyser, foto Claudio Longo

Islanda: ghiacciaio, foto Claudio Longo

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dic 22 2012

Fuochi d’artificio islandesi: gli orti botanici di Federica Raggio

Pubblicato da in "plant design"

Ecco l’ultima parte del servizio di viaggio sull’Islanda di Federica Raggio.
In questi mesi l’Islanda potrebbe essere terra non riconoscibile a chi l’avesse percorsa solo durante l’estate.
È arrivato il periodo dell’anno più temuto, anche dall’intera popolazione. È arrivato il buio. La natura schiaccia il pedale dell’eccesso verso quanto di più estremo riesce a esprimere,e tutto ciò che per mesi è inondato di luce, ora, passati gli equinozi, per altrettanti mesi sarà avvolto dalle tenebre. L’unica luce è quella di aurore boreali e, meno di charme ma indispensabile, quella quasi regalata da centrali e compagnie elettriche.
Gli appunti del precedente appuntamento sul blog di Laura, sono stati l’ultima trance del mio viaggio, ma non del tutto.
Ho aspettato fino alla fine e conservato i luoghi che seguono, per un rush finale di fuochi d’artificio, forse ormai aspettato. Una specie di capodanno nel golfo di Napoli, un’onda anomala di colori, possibile solo grazie il clima (tutto sommato!) mite dell’isola.  La corrente del Golfo qui la fa da regina e regala niente meno che…la vita. L’Islanda sarebbe come la Groenlandia o, alla meglio, come i Paesi Baltici, se le sue coste non fossero toccate da quel qualcosa di tanto invisibile quanto potente che arriva dal Golfo del Messico e impedisce che tutto sia immobilizzato sotto ghiacci semi perenni.
Sicuramente non mi sarebbe stato possibile visitare i suoi tre giardini botanici. Chissà che aspetto hanno ora questi luoghi, che ho frequentato in alcuni casi fino a tarde ore serali, durante la scorsa estate. È stata una travolgente sorpresa che incalzava su tutti i sensi. In Islanda gli occhi non sono assolutamente abituati a vedere tante fioriture tutte insieme, e soprattutto sembra essere addirittura incoerente la palette cromatica intensissima, brillantissima e superlativa. E poi il naso viene deliziato da profumi, le orecchie dal ronzio degli insetti che banchettano ingordi e dalle sfumature del vento che vibra tra le tante tessiture di foglie e ramaglie; anche il gusto è stuzzicato, da bacche commestibili e dolcissime (che inevitabilmente non riesco a non assaggiare), e il tatto curiosa tra foglie e steli.
Tre sono i giardini, i due botanici di Reykjavik e Akureyri, e un piccolo parco cittadino a Husavik, famosa esclusivamente per i tours all’inseguimento di balene e altri grossi cetacei.
I Giardini Botanici di Reykjavik nascono nel 1961 con lo scopo di proteggere 175 specie di piante locali e promuovere la conservazione e ricerca della flora isolana. Ha una bella collezione di rose botaniche, di erbacee perenni indigene e di altri continenti, svariati esemplari di Sorbi e altre piante da bacca.Ha un giardino roccioso che, pur essendo io una delle più acerrime nemiche del genere, devo ammettere, mi ha sorpreso e coinvolto a tal punto che lo ritengo, ancora a distanza di mesi, uno dei migliori angoli dell’intero Parco.
È, naturalmente, anche un luogo di piacere e svago – in islandese giardino botanico è Lystigardurinn, dove lysti ha la stessa matrice di lustig, in tedesco divertimento. Ha un orto meraviglioso, che i locali chiamano il Gourmet Garden. D’impianto è fedele alla tradizione, le verdure sono coltivate tra fiori da taglio, ornamentali e piccoli frutti. La verdura coltivata è ad uso esclusivo della cucina del Cafè Flora, il bistrot all’interno delle serre centrali, che oltre a piatti incantevoli, ha un fitto calendario di eventi che si susseguono per tutta la durata della bella stagione.

 

Reykjavik Botanic Gardens aiuole delle perenni

Reykjavik Botanic Gardens aiuole delle perenni

Reykjavik Botanic Gardens orto

Reykjavik Botanic Gardens orto

Reykjavik Botanic Gardens aiuole perenni da ombra

Reykjavik Botanic Gardens cafè

Reykjavik Botanic Gardens prati con altofusti

Reykjavik Botanic Gardens filipendula

Reykjavik Botanic Gardens giardino roccioso

La minuscola Husavik, punto di partenza per il whale watching, è un paesino di pescatori (ex). Non c’è praticamente nulla, ma, forse per la sua remota posizione nell’estremo nord est, si respira un’atmosfera di totale astrazione dalla realtà, niente ha impattato l’aria tersa e l’aspetto quasi fiabesco del piccolo borgo. La sorpresa maggiore arriva, come sempre, stando al verde. Lungo il fiume Budara (sembra più un torrente) che attraversa la città, si sviluppa un quieto quartiere residenziale. I giardini privati sono un tutt’uno con il parco urbano ed è forse questa fusione che lo fa apparire ancor più speciale. Fondato nel 1975 da 12 donne del Rotary Club di Husavik, non conserva collezioni particolari, ma conta più di 50 specie di alberi e arbusti e oltre un centinaio di specie di perenni, distribuite con eleganza e sensibilità. Alcuni edifici storici e rovine presenti entro i confini del parco sono stati ”inseriti” nel contesto con grande attenzione e l’anello di congiunzione tra esistente e nuovo ne fa un paesaggio perfettamente riuscito.

 

HUSAVIK

HUSAVIK

HUSAVIK

Akureyri, a nord del paese, è la seconda (e unica) città più importante dopo Reykjavik. Il Giardino botanico, a meno di 15 minuti a piedi dal centro città, è un’altra inaspettata meraviglia, soprattutto non va dimenticato che si trova a solo un centinaio di km a sud del circolo polare artico. L’impianto del parco è del 1912, e nasce come luogo di svago, su decisione di un gruppo di donne locali che fonda nel 1910 la Park Society. Vivono qui gli alberi più antichi del Paese. È solo nel 1957 che viene aperta la sezione botanica, incrementata di collezioni di perenni artiche, orticole, ornamentali, arbusti. Il giardino funge anche da banca del seme in tema di conservazione e scambio di specie resistenti alle condizioni climatiche più estreme. L’ingresso è gratuito e il giardino è aperto fino a tardi le sere estive, l’immancabile Caffè molto accogliente ne fa un’ ancor più piacevole meta.

Akureyri Botanic Gardens Cafè

Akureyri Botanic Gardens Capanno degli attrezzi di fronte alle aiuole delel perenni

Akureyri Botanic Gardens Capanno degli attrezzi di fronte alle aiuole delel perenni

Akureyri Botanic Gardens aiuole delle perenni

Akureyri Botanic Gardens aiuole delle perenni

Akureyri Botanic Gardens aiule centrali lungo i percorsi tematici

“Bambino, ho scoperto i giardini grazie ai romanzi inglesi e francesi che mia madre faceva arrivare dal Continente e che adoperava, dopo averli letti, per insegnarmi le lingue straniere, la sera, accanto al caminetto. Quelle descrizioni di luoghi incantati, carichi di profumi e di fiori dai colori meravigliosi, mi facevano forse sognare? Non proprio. Cosa significavano per me? Se si eccettuava qualche sparuto orto di campagna, non c’erano giardini nella mia isola, battuta senza tregua dai venti. I fiori erano rari, gli alberi rachitici, i paesaggi vuoti.”
Sono battute con cui Jorn de Pércy apre il suo libro “E il giardino creò l’uomo” (ed.Ponte delle Grazie). I giardini che ho appena descritto non esistevano ancora quanto, nel 1912, veniva scritto questo breve ma preziosissimo saggio. Io, con le sue parole, chiudo il mio breve racconto a puntate sull’Islanda, la sua terra e, con trepidazione, ve ne consiglio lettura integrale. Scalderà il cuore. E ringrazio l’amico che me lo ha regalato. Buona Natale.

 

 

 

 

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nov 25 2012

L’Islanda non ha alberi di Federica Raggio

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

tipico paesaggio islandese di muschi, licheni e fumi

Ecco l’ultima parte del diario di viaggio islandese di Federica Raggio

Nella sua naturale inclinazione, l’Islanda non ha (più) alberi. I vichinghi rasero al suolo la vegetazione più alta e legnosa per farne fasciame da imbarcazione.La corrente del Golfo che permette la vita incontra però un ostacolo; i freddissimi e violentissimi venti, soprattutto invernali, associati a un ambiente ormai troppo aperto e privo di ripari, imposero drasticamente nuove condizioni ambientali, decisamente non ideali alla crescita di alberi.
Ciò che vediamo spuntare dalla terra ed ergersi ad altezze superiori al metro e cinquanta, cresce e resiste grazie a un’intenzione umana, grazie a immensi sforzi, e soprattutto solo in centri urbani ad uso esclusivo di estetica e decoro. Guai a chi abbatte alberi !
Il legname da costruzione, che la tradizione vuole vedere utilizzato solo come elemento di decoro, arriva dal Sud America, dalla Siberia, dal Canada. Arriva via mare, ma non via container a bordo di navi cargo. Ammarato sulle spiagge della costa islandese, è consegnato dalle onde, ed è di proprietà privata ad uso esclusivo di chi possiede quel pezzo di terra costiero.
Viaggiando spesso si incontrano magazzini en plein air, ordinati cumuli di legna, suddivisi per dimensione e spessore, che aspettano di essere utilizzati. Aguzzando lo sguardo li si intravvede ovunque, nei pali che formano recinzioni, intagliati a incorniciare finestre, sculture nei giardini.
La tipica vegetazione islandese è più un passaggio zen che un’impronta paesaggistica. C’è un detto popolare che narra “Se ti sei smarrito in una foresta islandese, alzati in piedi!” Più per feticismo botanico che per reale potenziale futura necessità compositiva, ho cercato, e poi comprato, un libro sulla flora islandese, “Flowering plants and ferns of Iceland”, di Hörður Kristinsson, un meraviglioso volume che censisce tutto quello che cresce sull’isola, un incredibile viaggio raso terra. Incalcolabile la quantità delle specie descritte, oltre 400. Di tutto ciò solo Betula pubescens e Betula nana superano i 50 cm di altezza nella loro legnosità! La nana raggiunge un massino di 60 mentre la pubescens viene descritta con altezze che variano tra il metro e i 12 mt (solo sulla carta!). Il resto un mondo di effimere bellezze che puntellano il paesaggio sventolando violentemente ma con delicatezza sotto le spinte dei tifoni isolani.
Appena rientrata, camminando per le strade della mia città, platani, tigli, bagolari e tutte quelle altre chiome che popolano i nostri percorsi quotidiani, mai mi sono parsi tanto alti e soprattutto possenti, come in quell’istante successivo al ritorno, e per un paio di giorni mi hanno fatto sentire un’ Alice nel paese delle meraviglie, dopo essersi rimpicciolita.
Ma quell’onirico mondo parlante è rimasto molto più a nord. C’è un posto che non ha eguali sulla terra… Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie mistero e pericolo. Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio.
E per fortuna… io lo sono. (Il Cappellaio Matto, Alice nel Paese delle Meraviglie)

vegetazione tra le lave costiere della penisola di Snæfellsnes

graminacee al vento

percorso con area sosta in un campo di lava e muschio, sembra una maquette!

Skógar abitazioni tradizionali con tetto di torba e molta vegetazione

Skógar raro esemplare di betula pubescens adulta. in primo piano overdose di magenta del lythrum salicaria

il giardino dell’Hostell Hvoll, Kirkjubaejarklaustur

giardino zen presso il Vatnajökull

qualche albero cresce protetto tra le case di Seyðisfjörður

vegetazione spontanea e vista sul Mývatn

magazzino di legname

Flatey, l’isola a vegetazione zero

Betula pubescens

vegetazione tra le lave costiere della penisola di Snæfellsnes

scultura di S.Olafsson Reykjavik

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ott 10 2012

La risposta islandese al giardino dei tarocchi? di Federica Raggio

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

Federica Raggio torna sul tema dell’Islanda con un servizio su un piccolo giardino islandese all’insegna del riciclo creativo che sembra appunto la risposta dell’isola al giardino dei tarocchi!

Sembrerebbe così, o quasi, per lo meno a me.
In realtà non è un giardino aperto al pubblico, ma è una proprietà privata senza recinzioni di alcun genere.
A dire il vero, stando ai canoni classici con cui si identifica il luogo giardino, neppure può essere definito tale, giardino.
Non ci sono aiuole fiorite, arbusti e alberi non sono gli elementi che ne disegnano la struttura portante.
È un mondo a sé, un paesaggio onirico infestato da vagabonde e “rottami”.
Stavo camminando diretta al museo delle sculture di Sigurjón Ólafsson. Ormai avvezza ai controsensi islandesi, ho per un attimo creduto di essere arrivata alla meta, anche se dall’opuscolo del museo, che tenevo in mano per ricordare l’indirizzo, trovavo difficile confermare un legame tra l’immagine stampata e quella realtà che mi si parava di fronte.
Ad ogni modo, con incredibile disinvoltura (faccia tosta) comincio a girare tra queste folli architetture-sculture, fotografando, gustando pienamente l’estro generato da una buona dose di follia, mi diverto e non riesco a staccarmi da quel luogo, nonostante la pioggia in agguato (nonostante la ormai confermata consapevolezza di trovarmi su una proprietà privata).
È tutto un salire-scendere, terrazze e belvedere in successione sincopata, mostri marini e dell’immaginario più fantasioso, tutto prende forma da oggetti di metallo, legno, ogni sorta di materiale recuperato o portato dal mare.
Uno scultore proveniente da una comunità di trolls e posseduto dallo spirito di Mirò sembra aver dato forma ad alcune sculture che allestiscono alcune porzioni del giardino.
Angelica arcangelica è la vagabonda padrona, satura l’aria col suo profumo di tiglio e riempie gli spazi adattando la sua dimensione che può raggiungere anche i tre metri di altezza. Il suo colore è sempre perfettamente in contrasto con i colori del paesaggio islandese.
Posso solo immaginare a giugno i lupini (Lupinus nootkatensis) in fiore puntellare di viola le lamiere arrugginite a ridosso della roccia vulcanica.
Una rosa color Barbie (rosa gallica) a ridosso della casella delle lettere accoglie il gesto del postino e diffonde quel profumo quasi citrino, nota costante durante l’estate.

Una rosa gallica

 

Angelica arcangelica

 

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set 21 2012

Arte architettura e paesaggio in Islanda di Federica Raggio

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

Pubblico la prima puntata di una srie di articoli che Federica Raggio dedica al suo viaggio in Islanda di questa estate

E la natura plasmò arte e architettura.
È già tutto sotto i nostri sguardi, alla portata di chiunque, senza costi aggiuntivi o corsi di specializzazione.
È solo questione di osservazione, ascolto e interpretazione dei messaggi che la natura ci manda.
La sensibilità, certo, è madre del buongusto.
In Islanda, però, parecchie eccezioni sono ammissibili. Non si può neppure più parlare di buon gusto contro folli eccessi di cattivo senso estetico.
Quando la nebbia, che spesso occulta il paesaggio, si alza, gli scenari che ci si parano davanti agli occhi sono tra i più incredibili.
Si fatica a percepire come reale lo stato di veglia. Ci si deve schiaffeggiare per rendersi conto di non essere in un sogno, a metà strada tra il surrealista e il metafisico, nella migliore delle ipotesi.
A livelli più estremi, si arriva a ipotizzare che i pasti serviti in quegli accoglienti caffè di cui l’intera Nazione è disseminata, vengano conditi con droghe psichedeliche a lento rilascio.
E se questa è la quasi immediata percezione per noi comuni mortali, per animi artistici e più sensibili a profonde empatie con le nature del pianeta, l’Islanda diventa il luogo dove è lecito perdere il senso della misura, della direzione, l’intero baricentro sensoriale.
Trovandosi di fronte a certe architetture e opere d’arte, i primi giorni di viaggio si ha ancora sulle spalle una buona dose di quel senso critico e giudizio, che presto si rivela totalmente inutile e quasi fuori luogo.
In breve tempo, chilometri di altrettanto strabilianti forme di paesaggio danno la chiave di lettura alle opere umane.
E non si vede l’ora di poterci tornare, mal d’Islanda è al pari di mal d’Africa, chi lo avrebbe mai detto?

Ecco alcune immagini davvero straordinarie

Stykkishólms Kirkja
Anche per la Stykkishólms kirkja, la chiesa di Stykkishólmur nella penisola dello Snaefell, le ispirazioni al paesaggio sono, come dire, quasi scontate…
Ma attenzione, solo in Islanda delle architetture così azzardate, sono, appunto, degli azzardi e non degli scempi !
(il lago glaciale si chiama Jökulsárlón)

Stykkishólms kirkja

Stykkishólms kirkja

Stykkishólms kirkja: lago glaciale Jökulsárlón

Stykkishólms kirkja: lago glaciale Jökulsárlón

I corpi organici in movimento di dissolvenza elastica di Tony Cragg (Liverpool, 1949; vive a Wuppertal), assomigliano ai profili enigmatici pietrificati sulle scogliere islandesi.

Tony Cragg

Sculture di Ásmundur Sveinsson
Dai campi di lava sembrano uscire forme umane. Gli islandesi convivono con i trolls, esseri notturni che vivono tra le rocce; se all’arrivo della luce non rientrano alle loro dimore rischiano di essere trasformati loro stessi in rocce.

Ásmundur Sveinsson

Hallgrímskirkja e Harpa Concert Hall hanno nel dna la struttura delle formazioni basaltiche. La prima sembra generarsi dalla struttura di una cascata o di un geyser, la seconda è possente sul territorio come alcune formazioni rocciose.

Hallgrímskirkja

cascata Skaftafoss con la roccia basaltica, uno dei simboli di Islanda che ricorda un po’ la chiesa Hallgrims

Hallgrímskirkja

Harpa vetri

Harpa Cocert Hall Reykjavik

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