Tag: 'giardino giapponese'

dic 20 2016

Il primo corso europeo dedicato all’arte dei giardini giapponesi

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katsura imperial villa, Kyoto

La scuola agraria del Parco di Monza ha avviato nel 2016 il primo corso europeo dedicato all’arte dei giardini giapponesi. Il corso, della durata di due anni (corso base e avanzato) è strutturato in 6 moduli di 4 giorni ciascuno distribuiti nel biennio.
Coordinato da Francesco Merlo, profondo conoscitore dei giardini giapponesi, ha come docenti oltre a Merlo due autorevoli esponenti del mondo del paesaggismo e del giardinaggio nipponico: l’architetto Sachimine Masui (autore del libro ‘San Sen Sou Moku, edito da Casa dei libri di Padova) e il Maestro Hiromi Hoshi (Il più giovane maestro riconosciuto in Giappone dall’Associazione dei Maestri di Giardino Giapponese).

Ci racconta Francesco Merlo che ‘il corso si propone di trattare in modo serio e scevro da pregiudizi il tema del giardino giapponese tradizionale per offrire ai paesaggisti  spunti stilistici lontani dalla nostra forma mentis e in grado di arricchire il loro bagaglio culturale e ai giardinieri un prezioso knowhow di tecniche artigianali e costruttive molto raffinate’. Il tema del giardino giapponese è stato spesso trattato in maniera superficiale facendo passare messaggi errati e semplicistici come ‘il giardino giapponese è tutto zen’, oppure ‘è minimalista’ o ancora che si tratta di ‘una semplice equazione, ovvero la somma di una lanterna, di una vaschetta per l’acqua e uno steccato di bambù’.

Nel corso vengono toccati in modo organico tutti gli aspetti compositivi e realizzativi che possono davvero arricchire il knowhow del garden designer e del giardiniere/manutentore. I partecipanti potranno fare pratica sul campo, dalla progettazione alla realizzazione fino alla manutenzione in un giardino modello che è stato realizzato nel 2016 e che sarà arricchito in progress durante le prossime edizioni del corso.

Il 20 marzo 2017 avrà inizio la seconda edizione del corso base in 3 moduli, di 4 giornate ciascuno nei mesi di marzo, giugno e settembre 2017.
Per maggiori informazioni: http://www.monzaflora.it/it-IT/corsi/progettazione-verde/l-arte-del-giardino-giapponese-tradizionale

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nov 10 2016

Giappone: dagli antichi giardini Zen alla moderna reinterpretazione di Mirei Shigemori

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Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino a nord

Il contributo più originale del Giappone all’arte dei giardini è senza dubbio quello dei karesansui (da kare, povero o secco e sansui, montagna-acqua), i giardini secchi solo da contemplare che rappresentano la massima rarefazione del paesaggio e una immagine simbolica della natura. Il tema dell’immutabilità, della dottrina Zen, si manifesta con l’estromissione di quasi tutti i componenti vegetali trasformando gli elementi minerali (sabbia e pietre) in protagonisti assoluti della scena. Le prime tracce di questi giardini risalgono all’epoca Heian (794-1185) e il termine compare per la prima volta nel trattato Sauteki, ove viene definito come “un luogo senza acqua nè stagni in cui si ergono pietre”. Tra i giardini secchi dell’epoca Muramaki, il più sorprendente per la sua totale astrattezza è Royanji, il tempio del quieto drago, della fine del 1400: un semplice rettangolo delimitato su due lati  da splendidi muri fatti di calce mescolata a olio caldo che forma sulla superficie straordinari disegni astratti e su un lato da una veranda dalla quale si può contemplare; la sabbia è rastrellata in linee parallele e su di essa sono posate in un ordine perfettamente studiato 15 pietre disposte su aree di muschio e circondate da cerchi concentrici di sabbia.

Ryoanji temple

Ryoanji temple

Un esempio molto particolare di giardino di sabbia è quello più recente del Tempio del padiglione d’argento (Ginkaku-ji), risalente al periodo Edo (1615-1868) con una distesa di sabbia bianca rastrellata in strisce parallele e un sorprendente tronco di cono a simboleggiare rispettivamente il mare e il Monte Fuji.

Il giardino secco del Padiglione d’argento

Giardino secco del Padiglione d’argento

Il giardino paesaggistico del Padiglione d’argento

Un altro esempio molto famoso di karesansui è quello del tempio Ryogen-in nel complesso di Daitokuji dell’era Muramaki

Ryogen in Temple

Nel 1900 Mirei Shigemori, il più illustre paesaggista e restauratore di giardini zen ha rivisitato con uno straordinario linguaggio moderno alcuni giardini zen. Il suo capolavoro, quasi un compendio del giardino moderno giapponese è il progetto realizzato nel 1939 per i quattro giardini del tempio Tofuku-ji a Kyoto. Il primo giardino a sud è composto da 4 pietre che rappresentano le isole degli immortali e da una linea diagonale che divide la parte di muschio da quella di sabbia; il giardino a ovest, ispirato ai campi di riso, presenta un semplice disegno con cordoli di pietra che descrivono una scacchiera riempita di sabbia bianca e masse di azalee in forma di parallelepipedo. Il più famoso, diventato quasi un’icona, è il giardino a nord con il muschio e le pietre quadrate che formano un disegno a scacchiera. L’ultimo giardino a est presenta blocchi di pietra troncati su un letto di sabbia.

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino a sud

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino anord

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino a ovest

Un altro giardino di Shigemori è quello del tempio Zuiho-in del complesso di Daitokuji risalente agli anni sessanta.

Zuiho in Temple

Zuiho in Temple

L’ultimo lavoro di Morei Shigemori è del 1975 all’interno del tempio shintoista Matsuo Taisha e fu completato dal figlio dopo la sua morte; nonostante sia considerato il suo capolavoro a mio avviso non raggiunge la bellezza e armonia dei suoi lavori precedenti. Alcuni particolari come i bordi di cemento dei laghetti risultano poco eleganti e nell’insieme il progetto contiene troppi elementi minerali non sempre in armonia fra loro.
Il più intrigante a mio avviso è il giardino ispirato ai paesaggi naturali, con bamboo e pietre.

Matsuo Taisha, Morei Shigemori

Il giardino ispirato al periodo Kamakura con un lago e un’isola al suo centro

 

 

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nov 10 2016

Giappone: giardini di passeggio antichi e moderni

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ohkouchi sansou garden: un quadro sul paesaggio

Kyoto è soprattutto una città di templi e di giardini: se ne contano migliaia sia shintoisti che prevalentemente buddhisti. Ogni tempio buddhista è come un mondo a sè stante costellato da una successione di sotto templi ciascuno con i suoi giardini. Ma oltre ai templi ci sono i giardini imperiali e tra questi uno dei luoghi culto della città è Katsura Imperial Villa, che prende il nome dal fiume omonimo e che fu edificata nella prima parte del 1600 dal principe Toshihito e dal figlio Noritada come un insieme di piccole architetture (padiglioni del tè e la villa imperiale) che si affacciano su un laghetto centrale. Le architetture della villa sono state studiate, amate e fonte di ispirazione per l’architettura occidentale del novecento. Il giardino, stupendo e armonioso, è un tipico esempio di giardino di passeggio, una sorta di partitura di scene che, a diverse velocità ritmano lo spazio intervallato da lente pause. Italo Calvino ne parla come un giardino “in cui l’armonia interiore si raggiunge seguendo passo a passo il sentiero e passando in rassegna le immagini che si presentano alla vista. Qui è il percorso la ragione essenziale del giardino” (da “Collezioni di sabbia”, 1984).

Katsura Imperial Villa

Katsura Imperial Villa

katsura imperial villa

katsura imperialvilla: vista di uno dei padiglioni del tè

katsura imperial villa: viste del giardino dall’interno di uno dei padiglioni. Uno stretto legame fra dentro e fuori che dona al visitatore sempre differenti viste.

La semplicità dell’edificio che ospita la villa imperiale.

Un altro esempio molto interessante di giardino paesaggistico, da godere camminando, è Kenrokuen garden a Kanazawa, considerato uno dei più belli del paese, il cui nome significa letteralmente “Giardino delle 7 sublimità”. Costruito durante due secoli dalla metà del 1600 al 1800 venne aperto al pubblico nel 1872 e contiene tutti gli elementi tipici dei giardini di passeggio giapponesi, acqua, ponticelli, lanterne, pietre, vedute, alberi e arbusti fioriti.

Kenrokuen garden Kanazawa

Kenrokuen garden Kanazawa

Kenrokuen garden Kanazawa

Kenrokuen garden Kanazawa: una delle tante giardiniere all’opera per estirpare a mano delle erbe infestanti dal tappeto di muschio.

Una deliziosa sala da tè affacciata su uno dei laghetti del giardino di Kanazawa

Spesso i templi ospitano, oltre ai giardini secchi (karesansui) piccoli giardini ombrosi da percorrere su piccoli sentieri con ciottoli: sono luoghi molto suggestivi dove il prato è sostituito dal muschio che con le sue ondulazioni rende dinamica la superficie del giardino.

Un esempio è quello di uno dei templi del complesso di Daitokuji sempre a Kyoto.

L’ingresso al tempio Koto in del complesso di Daitokuji

Giardino di Koto in Temple

Koto in Temple

Ancora a Kyoto una meta fuori dai soliti percorsi turistici è il piccolo museo dei netsuke, piccole sculture spesso di avorio, legno o di ambra che raffigurano divinità, animali e personaggi curiosi: l’emblema della raffinatezza e della preziosa artigianalità giapponese. Il museo è ospitato in un bellissimo edificio antico e all’esterno ha un piccolo giardino molto suggestivo.

Uno scorcio del giardino del Netzuke Museum a Kyoto.

Un altro esempio, moderno questa volta, di giardino paesaggistico è quello della villa Ohkouchi Sansou, la residenza di un attore progettata negli anni cinquanta del Novecento.

Ohkouchi sansou garden, Kyoto

Ohkouchi sansou garden

Ohkouchi sansou garden

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apr 28 2016

Hanami (la festa delle fioriture dei ciliegi) a Roma, di Elvira Imbellone

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Giardino giapponese, Orto botanico di Roma

Ecco ancora Elvira Imbellone che mi ha mandato un piccolo resoconto con immagini di una bella manifestazione a Roma

Per il secondo anno consecutivo all’Orto Botanico di Roma dall’8 al 10 aprile è stato festeggiato l’Hanami (lett. guadare i fiori), la manifestazione giapponese che celebra la bellezza dei ciliegi in fiore. Il giardino giapponese, opera del maestro Ken Nakajima, autore anche del giardino dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma, era al massimo della sua fioritura. Posizionato nella parte alta dell’Orto Botanico, quasi sulla sommità del Gianicolo, offre da questo punto, incorniciata dalle fioriture, una vista splendida della città, che è parte del giardino stesso secondo il concetto giapponese del shakkei (il paesaggio preso a prestito). Sugli alberi in fiore erano appesi i Tanzaku, volantini recanti haiku (brevi componimenti poetici) dedicati ai fiori di ciliegio, decorati con carte tradizionali giapponesi. Locandina

Nella stessa manifestazione, a cui ha partecipato l’Ambasciatore del paese nipponico, era inserita anche la mostra di Ikebana Shizenbi – la bellezza della natura.

Seguono alcune immagini.

Giardino giapponese, orto botanico di Roma

FIORI PRUNUS X YEDOENSIS IL PIU DIFFUSO A TOKYO

PRUNUS SERRULATA KANZAN

PRUNUS SERRULATA KANZAN

UNA COMPOSIZIONE RINPA ALLA MOSTRA IKEBANA

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gen 25 2013

Il giardino giapponese del MAO a Torino

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Sono finalmente riuscita a visitare il piccolo e prezioso MAO, museo di arte orientale di Torino, che vi consiglio vivamente anche per poter godere della vista del minuscolo giardino giapponese posto all’interno dell’edificio. Si tratta di un esempio molto bello, armonioso ed equilibrato di giardino giapponese e, come gli altri giardini di musei (GAM, museo del castello e giardino medievale del Valentino) è gestito dall’agronomo Edoardo Santoro per la Fondazione Torino Musei. Un trionfo di verde, con begli accostamenti di foglie anche variegate e poi, di fianco, il giardino secco (Karesansui) con le pietre e la sabbia.

Ecco alcune immagini:

Unica nota di colore il rosso vivo dei fiori della camelia

Giardino giapponese museo MAO Torino

Bello il contrasto del verde con le foglie variegate e la contrapposizione delle diverse tessiture delle foglie, dalle scenografiche di Aralia a quelle fini del bambù

Particolare del Karesansui

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mag 02 2011

Come costruire un piccolo giardino giapponese

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A fine marzo ho partecipato a Sanremo a un interessante workshop dedicato alla composizione e realizzazione di un piccolo giardino secco (karesansui) all’interno del bel parco di Villa Ormond. Organizzatori del corso sul campo il Dipartimento di Agronomia dell’Università di Torino (Francesco Merlo) e il Comune di Sanremo. Un gruppetto di una ventina di professionisti (paesaggisti, giardinieri, agronomi) ha lavorato per tre giorni sotto la guida del maestro Kazuo Makioka, tra i massimi esperti dell’arte del giardino giapponese e del suo assistente Sachimine Masui. La cornice come dicevo il parco di Villa Ormond che ospita già un giardino giapponese realizzato nel 1991 da Claudia Aprosio del settore parchi e giardini  come frutto del gemellaggio tra Sanremo e la città giapponese di Atami (due cittadine accomunate dal festival della canzone, dalla posizione geografica e dalla tradizione di floricoltura). Il giardino di stile da passeggio, con cascata d’acqua e una collezione di specie botaniche originarie del Giappone, è stato recentemente recuperato dal suo stato di degrado con un progetto di riqualificazione condotto da Francesco Merlo e oggi si presenta in tutto il suo splendore con la cortina di bambù intrecciati ad una spettacolare Photinia (davvero bella se lasciata crescere in libertà e non costretta nelle forme delle orrende siepine che dilagano ormai dappertutto) che domina dall’alto la cascata che si tuffa nel laghetto incorniciato da  un ginepro potato a forma di cuscinetti che rievocano il carapace di una tartaruga, da pini d’aleppo, azalee e camelie.

 Il tassello mancante al disegno originario era proprio il giardino secco che si è deciso di donare alla città di Sanremo e che riempie lo spazio lasciato libero dalle vecchie voliere. A seguito della sciagura che ha inferto una così grande ferita al Giappone si è deciso di ampliare il progetto originario e di ospitare nel giardino un’isola della gru (tsurushima), animale che simboleggia l’ eternità.
Il maestro aveva preparato un piccolo schizzo del giardino che poi è stato parzialmente modificato in corso d’opera; in effetti il giardino si compone molto sul campo ed è stato interessante studiare le piccole e sapienti mosse del maestro che via via aggiustava il tiro dirigento con poche parole e gesti sicuri i lavori della squadra: ora scegliendo una diversa collocazione per una pietra, ora lo spostamento della bacinella d’acqua…

  

Divisi in tre squadre abbiamo iniziato il lavoro: una squadra si occupava di posizionare le grosse pietre per comporre la composizione sui bordi del laghetto e i lastroni per la pavimentazione del piccolo percorso dall’ingresso del giardino, una squadra lavorava la terra per formare la piccola collinetta dell’isola della gru e un’altra, di cui ho fatto parte, si dedicava alla composizione della macchia arbustiva composta da rosmarini, mirti, bossi, tuja e polygala.

Lavorando di vanga, zappa e rastrello a poco a poco il giardino ha preso forma: il maestro di volta in volta segnava con uno spray la collocazione di una pietra o faceva piccoli commenti prontamente tradotti per noi dal suo assistente, la terra era molto dura e argillosa grazie alle forti piogge dei giorni precedenti ed è stata una faticaccia… Nel correggere la posizione di una pietra il maestro la guardava da ogni angolatura e poi la soppesava e la gettava a terra: solo una posizione di stabilità era quella giusta, ma difficile catturare il segreto della disposizione così felice, armonica e giusta che le pietre e i massi assumevano sotto la sua direzione. Daltra parte secondo le indicazioni scritte nel Sakuteiki – il vecchio manoscritto risalente all’undicesimo secolo che detta le regole del giardino – “Non si devono mai sistemare le rocce a caso. Se si viola anche solo un tabù, il proprietario del giardino soffrirà inevitabilmente gravi conseguenze e breve sarà la prosperità della sua casa”. Ho capito che nella disposizione delle pietre è necessario evitare di mettere vicine due pietre grosse, che occorre ottenere un effetto di irregolare naturalezza. Gli arbusti destinati a formare una macchia mista (karikomi) sono stati disposti in modo da formare delle onde nelle quali rosmarini, mirti e bossi si mescolavano tra loro e in mezzo è stato costruito un piccolo corso d’acqua composto di pietre e sassi: alcune pietre sono state disposte per dare un effetto di controcorrente, fattore che procura energia. L’ isola della gru ha preso a poco a poco forma con il pino d’aleppo collocato in cima e intorno una cortina di pietre; poi è stata stesa la ghiaia scura di cava a comporre la spiaggia intorno al laghetto con i bordi leggermente rialzati e mescolati a un poco di cemento lungo le rive per delimitare più nettamente l’area dell’acqua che è stata riempita successivamente di ghiaia bianca, un macinato di Carrara di un calibro abbastanza grosso. L’area della spiaggia è stata successivamente delimitata da una cortina di pietre. Interessante la costruzione della recinzione di bambù che è stata disposta sul davanti e su un lato del giardino: tra due pali distanziati fra loro di circa due metri sono stati collocati a circa 20 cm dall’alto due file orizzontali di canne di bambù inchiodati ai pali, mentre piccoli bambù verticali sono stati piantati a intervalli regolari e ravvicinati dietro i due bambù e davanti e sfasati sono stati piantati altri bambù. Alla fine si è creata una recinzione molto fitta e tutte le intersezioni dei pali legati attraverso nodi molto particolari e difficili da copiare con rafia nera. La piccola isola è stata rivestita di prato a rotoli e cosi il piccolo bordo arrotondato d’ingresso che però è stato composto da una scacchiera di prato e terra, soluzione solo provvisoria per l’inaugurazione, ma che è risultata molto bella come effetto.

Ed ecco il risultato finale!

 

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