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feb 01 2011

La Scarzuola di Tomaso Buzzi (Pubblicato su VerDiSegni informa N. 3, 2010)

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

“L’ultimo giardino rinascimentale del 1900”, così ha definito La Scarzuola il famoso giornalista-scrittore della BBC Monty Don [1], grande esploratore e narratore di giardini in giro per il mondo.

Una definizione che può risultare per molti versi calzante per un luogo che, oltre ad essere un giardino è anche e soprattutto una sorta di città ideale, compendio fantasmagorico e allegorico del percorso artistico ed intellettuale e delle passioni architettoniche (da Villa Adriana, a Bomarzo, al Teatro olimpico di Vicenza, ai palazzi ducali di Sabbioneta e di Urbino, al Partenone fino al Palazzo ideale del Postino Cheval) artistiche (Arcimboldi, Escher) e filosofiche (esoteriche e massoniche) del suo ideatore, il famoso architetto Tomaso Buzzi che lo ideò e parzialmente realizzò in quasi trent’anni nelle adiacenze di un convento duecentesco fondato da San Francesco d’Assisi.

Il complesso, tutto del colore dorato della pietra di tufo, si rapporta, nella sua scenografica teatralità, in modo sorprendente con l’incantato paesaggio delle colline umbre che lo circonda.

Il visitatore viene guidato nell’itinerario di esplorazione di questo luogo magico, sorprendente, fantastico e sovraccarico di simboli, iscrizioni e messaggi in codice, dal nipote di Buzzi, Marco Solari, personaggio singolare in sintonia con il luogo e cicerone scanzonato e ironico che, a partire dalla morte dello zio nel 1981, ha raccolto il testimone dedicando la sua vita al completamento dell’opera sulla base dei disegni originari di Buzzi.

Il complesso si sviluppa dentro una spirale formata da una successione di pergolati e prima di giungere al suo centro si attraversa un giardino segreto boschivo che occupa gli spazi di quelli che erano gli orti dei frati, lungo un percorso costellato da tunnel vegetali, specchi d’acqua pieni di lenticchie acquatiche (Lemna minor) e di ninfee e circondato da una vegetazione lussureggiante di impronta naturalistica. Un bosco iniziatico ideato appositamente per nascondere alla vista la città ideale, luogo che nell’intento del suo ideatore non tutti devono vedere.

Suscita una forte emozione e quasi un senso di straniamento la vista dall’alto della cittadella – una sorta di acropoli circondata da mura su cui si apre una successione di porte e costituita da una varietà di edifici collegati tra loro da scale, gradinate, portici, loggiati e costellata da torrioni, statue, mostri dalle larghe fauci che rievocano quelli di Bomarzo, iscrizioni simboliche e motti cifrati e sovraccarica di riferimenti e citazioni.

Al centro il Teatro all’aperto – che inaugura la serie delle 7 scene teatrali che scandiscono  l’itinerario da quello dell’Infinito a quello del Non-finito, a quello dell’acqua e delle api  concludendosi nello splendido Teatro d’erba – con le gradinate inerbite e circondato da filari scapigliati di alti cipressi che sottolineano l’andamento verticale dell’asse che conduce dalla statua di Pegaso alato ma con i piedi in terra fino al grande anfiteatro di verzura. Un complesso architettonico tutto giocato sul tema del teatro declinato anch’esso, come tutta la città ideale, sul numero magico del sette. Teatro squisitamente di paesaggio che ripropone il fascino barocco di certi luoghi come l’isola Bella sul Lago Maggiore e che sa creare, in perfetta aderenza con i rilievi del terreno, un sapiente gioco di ombre e luci, che a mio avviso raggiungono apici di grande bellezza nel teatro d’erba dove le ombre proiettate dai tronchi dei cipressi si stagliano in maniera netta e mutevole sulle curve del terrapieno fiancheggiato dalla bella scalinata incorniciata da coppie di colonne e pilastri. Il modo migliore per godere delle suggestioni di questo luogo speciale è quello di abbandonarsi alle emozioni visive evitando la tentazione di decodificare a tutti i costi i molteplici simboli e le innumerevoli metafore rappresentate dal delirio creativo del suo inventore.

Scarzuola, Monte Gabbione

Scarzuola, Monte Gabbione

Scarzuola, Monte Gabbione

Scarzuola, Monte Gabbione

Scarzuola, Monte Gabbione


[1] Autore della trasmissione trasmessa dalla rete televisiva inglese “Around the world in 80 gardens”, dalla quaale è stato tratto l’omonimo libro pubblicato nel 2008 e il DVD.

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ott 20 2010

Il giardino di Marco Bay al nuovo Hangar Bicocca (pubblicato su VerDiSegni informa N. 2, 2010)

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

Salutiamo un nuovo spazio espositivo milanese dedicato all’arte contemporanea, ma in prospettiva anche a cinema, teatro e danza, che, nella sua nuova veste attrezzato con bistrò e libreria, è stato inaugurato il 24 giugno scorso.
A fare da cornice, sobria ed elegante, alla stupenda scultura di Fausto Melotti intitolata “La sequenza”, che si presenta nella sua monumetalità (alta 7, lunga 22 e profonda 11 metri) come un maestoso vibrafono cosmico tutto giocato tra equilibri e ritmi, piani e luci, il bel giardino progettato dal paesaggista Marco Bay.
Diciamo subito che il confronto con un’opera così importante che modula e modella lo spazio in maniera molto forte, costituiva una bella sfida e che Bay è riuscito a ideare un giardino che, pur dotato di uno spiccato carattere e di un preciso segno stilistico, si presenta tuttavia come una cornice che valorizza l’opera in un sapiente dialogo con le sue forme geometriche e con le sue ondulazioni.
Lo spazio tutto attorno alla scultura è un grande rettangolo circondato da file di bossi in forma disposti su tre linee e disegnato con quinconce di graminacee (miscanthus, pennisetum e panicum) intervallate da delicati inserti di Verbena bonariense e da più decise inclusioni di Sedum ‘Matrona’ dal fogliame ramato. Il perimetro dello spazio è stato disegnato con aiuole dalle forme morbide e dalle curve sinuose in corrispondenza con le ondulazioni della scultura, che contengono boschetti di carpino (3500 esemplari di Carpinus betulus) di differenti altezze (dai 50 centimetri ai 4 metri). Tra i carpini spuntano maestose ed eleganti delle Sophora japonica.
Sarà interessante e piacevole ritornare a vedere il giardino in autunno con le graminacee più mature e alte e i sedum in fiore; ma anche durante l’inverno riteniamo che il giardino offrirà interessanti suggestioni.

Informazioni pratiche
Hangar Bicocca
Superficie 15.000 m² – Servizi: bistrò, libreria, spazio all’aperto per esposizioni

Opere permanenti

  • “I sette palazzi celesti”, A. Kiefer
  • “Le sequenze”, F. Melotti
  • Melting pot 3.0”, S. Boccalini

Indirizzo: Via Chiese 2 (M1 Sesto Marelli e 1 fermata bus 51) – tel. 02/66111573 – www.hangarbicocca.it

Una successione di Sophora japonica in un boschetto di Carpinus betulus di varie altezze

Particolare dell'impianto vegetale con Verbana bonariense e graminacee

La monumentale scultura di Melotti dialoga con le file di bossi in forma

Particolare delle file di bossi e sullo sfondo la scultura di Melotti

Particolare della vegetazione lungo il muro di recinzione

Le torri celesti di Kiefer

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