Tag: 'Enrico Fedrighini'

giu 21 2012

Intorno a Milano

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  • Lunedì sostenibili: lunedì 25 giugno dalle 19 alle 21 presso Campus Cascina Rosa, via Vanzetti 25 a Milano si terrà un incontro sul tema “Parliamo del suolo di Milano”. Programma allegato
  • Il 14 giugno si è svolto presso la Fondazione dell’Ordinde degli architetti a Milano il primo incontro del ciclo “Architettura, natura e paesaggio” sul tema “Fango, paglia e bombe di semi”. Ecco un resoconto della serata.
  • Verde condiviso: lo scorso 18 maggio la Giunta comunale ha approvato una proposta di deliberazione che ha per oggetto la costituzione di giardini condivisi su proposta di cittadini organizzati in associazioni. Testo della delibera
  • Studio Battisti: organizza per mercoledì 27 giugno alle 17.30 in viale Caldara 13/7 un incontro dedicato ai temi dei trasporti e della mobilità: tra gli altri interverrà Lucia De Cesaris, assessore all’urbanistica del comune di Milano. Lettera
  • Programma Orticolario: mercoledì 27 giugno dalla 11 alle 13 il presidente di Orticolario, Moritz mantero illustrerà alla stampa le novità della prossima edizione della mostra-mercato che si terrà a Villa Erba sul lago di Como dal 5 al 7 ottobre 2012. Ethimo, corso magenta angolo via Brisa, Milano

Un commento presente

mag 29 2012

Alcune proposte di Fedrighini

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Pubblico una recente lettera di Enrico Fedrighini che lancia alcune proposte interessanti sia sul dopo Expo sia sulle spese elettoriali

Cari Amici,

brevi spunti in libertà, con due proposte concrete.
Rinnovamento: una proposta. Dopo i ballottaggi alle elezioni amministrative, una delle giornaliste che apprezzo di più per lucidità e chiarezza, Concita De Gregorio, ha pubblicato un commento dal titolo eloquente: “L’Italia chiede facce nuove”. (http://video.repubblica.it/politica/de-gregorio-l-italia-chiede-facce-nuove/96098?video=&ref=HREA-1). L’avvio è promettente: la giornalista giudica il successo del Movimento 5 Stelle “un fatto molto positivo” per cambiare un sistema di partiti ormai decrepito. Alla fine, però, la ricetta proposta per rinnovare la classe dirigente di questo paese è la seguente: “fare entrare nei partiti della sinistra persone che siano in grado di incarnare il rinnovamento”. Mi sa che non ci siamo…

Per rinnovare non bastano volti nuovi, specie se appartengono a sedicenti innovatori o rottamatori in carriera (gente che fa politica di mestiere da sempre, e vuole continuare a farlo): servono regole nuove. Senza aspettare leggi e riforme parlamentari, i partiti potrebbero decidere di darsene una, molto semplice: “In occasione di elezioni amministrative nessun candidato può spendere per la propria campagna elettorale più di 800 euro”. Così facendo, il problema del finanziamento ai partiti (che poi significa finanziare le correnti di potere all’interno di ogni partito) si risolve alla fonte. Lo dico con cognizione di causa; durante l’ultima campagna elettorale per le comunali, ho speso molto meno di quella cifra, lavorando principalmente sul web e incasellando i miei volantini: la campagna elettorale è il momento del raccolto, conta quello che hai seminato prima, sul territorio. Altri candidati, anche molto giovani e con un reddito inferiore al mio, hanno speso in campagna elettorale diverse decine di migliaia di euro: come hanno fatto? Chi glieli ha dati? Ma soprattutto: in cambio di cosa?
Il web significa circolazione di idee e di persone in modo non controllabile. La perdita di controllo è il vero nodo dell’attuale sistema dei partiti. Per questo, temo che la soluzione del problema sia meno semplice di quella ipotizzata dalla brava De Gregorio.

Il futuro dell’area Expo dopo Expo 2015: una proposta. Archiviata l’approvazione definitiva del nuovo PGT, ci sono ancora due grandi partite aperte che riguardano il futuro assetto urbanistico di Milano: il riuso degli scali ferroviari e il destino dell’area Expo dopo Expo 2015. Mi fermo sulla seconda questione. L’area di Rho-Pero interclusa e collegata con tangenziale, autostrada e ferrovia TO-MI può rappresentare una straordinaria risorsa ambientale per Milano e l’hinterland. Non sto parlando di un parco: quello può nascere in zone anche un po’ più gradevoli. Si potrebbe realizzare, dopo Expo, un Distretto Logistico Sostenibile, concentrando in quel punto le attività di deposito e di distribuzione delle merci attualmente sparse e diffuse nelle zone dense della città e dell’hinterland. Malpensa è vicina, i valichi pure, il collegamento con il sistema autostradale e ferroviario è diretto. Con una serie di servizi integrati per gli operatori, da quel punto partirebbero i furgoni elettrici per la distribuzione finale. E il futuro parco, anziché concentrarsi in un solo triangolo di verde periferico intriso di diserbanti e intercluso dalle autostrade, potrebbe svilupparsi in modo diffuso nelle varie zone urbane liberate progressivamente dalla presenza di depositi e camion. Con un saldo finale decisamente positivo, sotto il profilo ambientale, grazie a una visione integrata di territorio, mobilità e qualità dell’ecosistema urbano.

Ancora sulle Fondazioni. L’ultima newsletter sull’esenzione delle Fondazioni Bancarie dal pagamento dell’IMU mi ha procurato una garbata ma ferma reprimenda del Presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. Che mi ha scritto, fornendo una serie di precisazioni che ritengo doveroso diffondere. A beneficiare dell’esenzione dal pagamento dell’IMU sono quelle Fondazioni che possiedono immobili destinati ad attività di carattere sociale. Su un totale di 88 Fondazioni esistenti in Italia (quasi tutte con carattere erogativo), prosegue Guzzetti, il pagamento dell’IMU ammonta a 3 milioni di euro, mentre le esenzioni IMU per immobili destinati ad attività sociali ammontano a 600.000 euro.

Un caro saluto a tutti e, come sempre per favore, FATE GIRARE!

Enrico FedrighiniPortavoce Comitato Promotore MilanoSiMuove

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feb 06 2012

A proposito dell’Area C di Milano

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Pubblico volentieri la lettera aperta di Enrico Fedrighini che commenta l’Area C di Milano e fa utili suggerimenti all’Amministrazione

Cari Amici,

ancora una volta grazie del fondamentale aiuto che state dando alla città, con segnalazioni, proposte e indicazioni su benefici e disagi da quando è stata avviata Area C: ogni vostro messaggio viene girato agli uffici responsabili. Gli ultimi avvenimenti dimostrano che sapere comunicare è importante quasi quanto sapere cosa comunicare.L’avvio della congestion charge a Milano è un sogno che si realizza: alcune regole vanno certamente modificate (come le deroghe senza regole concesse ai veicoli commerciali e l’assurda vertenza con i residenti del centro), ma in ogni caso questa scelta – frutto dei referendum cittadini del giugno 2011 – può imporre un cambio di marcia irreversibile in senso ecologista. Non mi riferisco certo al quadro politico, e nemmeno solo alla nostra città. Abbiamo gli occhi puntati addosso: se funziona a Milano, la scelta di liberare le città dalle auto verrà seguita da molti, per il bene di tutti. A determinate condizioni: comunicare in modo chiaro e trasparente gli obiettivi e i risultati conseguiti, in modo da estendere e consolidare il consenso fra i cittadini. E qui iniziano una serie di problemi, che vanno segnalati nella speranza che vengano risolti al più presto.  Punto primo: trasparenza dei dati. Area C ha certamente prodotto una importante riduzione del traffico, soprattutto in centro; il sistema di trasporto pubblico ne sta beneficiando, soprattutto in centro. E’ un primo passo: occorre avviare molte altre misure per estenderne gradualmente gli effetti all’intera città. Leggiamo sui giornali commenti diversi: critiche pregiudiziali da parte di chi si oppone ad Area C; commenti positivi da parte dei suoi sostenitori. Manca però la materia prima per trasformare le polemiche da bar in qualcosa di più serio: la pubblicazione dei dati. Durante l’era Ecopass, sul sito del Comune venivano pubblicati (sin dal primo giorno, il 2 gennaio 2008) i report quotidiani, settimanali e mensili stilati da AMAT (l’Agenzia mobilità ambiente e territorio) su flussi di traffico, analisi del trasporto pubblico, impatto su trasporto privato e trasporto commerciale, ecc. Ne ho salvato diverse copie: erano uno strumento di informazione e di lavoro – non di propaganda – molto utile, accessibile a tutti: studiosi e comuni cittadini. Perché lo stesso non succede con Area C? Perché non esiste ancora uno straccio dei report AMAT disponibile e scaricabile da chiunque sul sito del Comune? Qual è il problema? Si parla spesso, talvolta anche a sproposito, di partecipazione e trasparenza. Perché negare uno strumento così importante per l’informazione e il coinvolgimento dei cittadini in una scelta strategica per il futuro della nostra città?Punto secondo: trasparenza economica. Non ho dubbi che l’Amministrazione comunale rispetterà l’impegno – previsto dal referendum – di devolvere le entrate di Area C al potenziamento di trasporto pubblico e ciclabilità. Analogo impegno era previsto anche nella delibera istitutiva di Ecopass: ma è rimasto sulla carta. Affinchè questo avvenga in modo effettivamente verificabile dal cittadino – e quindi promuovendo un coinvolgimento positivo della cittadinanza nel percorso avviato – esiste uno strumento semplice e a costo zero: creare un fondo vincolato, separato dalle altre voci del bilancio comunale, in modo che chiunque possa ottenere in tempo reale un rendiconto puntuale delle entrate e soprattutto delle uscite destinate a migliorare il sistema di trasporto pubblico nelle aree periferiche e semiperiferiche. Tutto questo ancora non esiste. Cosa aspettiamo? Punto terzo: trasparenza di obiettivi. “Area C serve a ridurre il traffico, non l’inquinamento”: me lo sono sentito ripetere più volte, durante un dibattito televisivo serale, da rappresentanti della maggioranza. La stanchezza può giocare brutti scherzi – ho pensato – ma sbagliavo: questa è davvero la linea ufficiale della Giunta. Incredibile. Il traffico veicolare privato in ambito urbano comporta crescenti costi di natura sia economica (tempi, code, spazi) che socio-sanitaria. Area C sta riducendo sensibilmente il traffico, mentre le centraline Arpa registrano livelli di concentrazione di PM10 ancora elevati. Cosa significa? “Significa che abbiamo finalmente avviato un primo passo verso un percorso di graduale riduzione del traffico e miglioramento della qualità dell’aria; significa che iniziare a ridurre il numero di auto in circolazione equivale anche a ridurre la tossicità del PM10, perché si riducono proporzionalmente le emissioni inquinanti più pericolose per la salute umana, quelle prodotte direttamente dai motori e che si mischiano al particolato che respiriamo in città; significa che tutelare la salute dei cittadini è un obiettivo prioritario di questa amministrazione: per questo dobbiamo andare avanti con tutte le altre misure previste dai referendum e chiediamo la collaborazione di tutti per costruire insieme un futuro migliore”. Questo direi ai cittadini: senza propagandare illusioni né svicolare dalle responsabilità.  La cosa strana è che, mentre afferma che “Area C non serve a ridurre l’inquinamento”, la stessa Amministrazione incarica AMAT di eseguire un monitoraggio su un marcatore dell’inquinamento da traffico, il black carbon, che pare confermi (dico “pare” perché anche in questo caso i dati non vengono resi accessibili ai cittadini) una riduzione del 30% del carbonio organico legata alla riduzione del traffico privato. Attenzione: questo dato non può essere raffrontato con le concentrazioni medie giornaliere del particolato- PM10 registrate dalle centraline ARPA: è molto più importante e preciso sotto il profilo sanitario perché riguarda la qualità/quantità effettiva di veleni che, mescolati al particolato, inaliamo. In centro si sono ridotte le auto circolanti e si sono ridotti i veleni che i cittadini respirano in quella determinata zona.Perché questa apparente difficoltà a comunicare chiaramente quanto sta accadendo?Ci sono diverse risposte possibili. Non penso sia semplicemente un problema di cattiva comunicazione. Assumere la tutela della salute come prioritario criterio-guida delle scelte in materia di traffico impone una serie di scelte e responsabilità. Se Area C ha liberato il centro dal traffico e anche migliorato la qualità dell’aria che vi si respira, significa che bisogna andare avanti su questa strada. Significa che, come proposto dai referendum, occorre mettere in cantiere nuove misure con nuovi investimenti, progetti e risorse seguendo un preciso programma di estensione al resto della città la cura antitraffico e antismog, liberando spazi pubblici per costruire una città più sana e bella. Questo percorso ha costi e ostacoli che si possono affrontare e superare se il modello di una città più sana viene condiviso. Con coraggio e trasparenza. Senza tentennamenti. L’aria come bene comune. Non abbiamo voluto Area C per far viaggiare senza code i furgoni in centro. A Milano non ci sono Genitori Anticode. La lotta all’inquinamento dell’aria non possiamo delegarla alla neve invernale, alla pioggia primaverile e al sistema polmonare dei ciclisti nei restanti mesi dell’anno.  Un caro saluto a tutti, per favore fate girare la comunicazione come al solito.

Enrico Fedrighini Portavoce Comitato Promotore MilanoSiMuove Verdi Ecologisti e Civici

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lug 25 2011

Appello di Fedrighini per raccolta di firme

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Pubblico qui di seguito un appello di Fedrighini per una raccolta di firme per sostenere la sua candidatura all’AMAT – Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio del Comune di Milano

Cari Amici,la nuova amministrazione ha revocato diversi incarichi all’interno delle società direttamente controllate dal Comune di Milano e si appresta a pubblicare nuovi bandi per le nomine. Una di queste società è l’AMAT (Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio, formata da un pool di esperti multidisciplinari) alla quale il Comune affida da dieci anni tutti i principali strumenti di pianificazione e programmazione in materia ambientale (Piano Urbano della Mobilità, Piano Generale del Traffico, Piano Clima, ciclabilità, ecc.).E’ uno snodo centrale per quanto riguarda la conoscenza, le competenze e lo sviluppo delle politiche ambientali su scala urbana.Oggi viene pubblicato il bando per selezionare il nuovo Amministratore della società. Ho intenzione di presentare la mia candidatura ma per poterlo fare ho bisogno del vostro fondamentale aiuto e il consueto passaparola.
Le candidature possono essere presentate da: consiglieri comunali, ordini professionali, enti… oppure sottoscritte da almeno 100 cittadini milanesi (con documento di identità, come ai tempi della raccolta firme per i referendum). Ho optato per quest’ultima soluzione, la più complicata ma che reputo la migliore per due ragioni.
La prima, di natura generale. Si è aperta una fase importante e delicata nella storia della nostra città, ricca di speranze che non possiamo deludere, centrate sulla partecipazione civica alla cosa pubblica. Questo significa che il cittadino non viene chiamato a votare ogni cinque anni e poi rimandato a casa, ma rimane parte attiva e coinvolta nelle scelte più delicate che riguardano il futuro della città. Anche ­ come nel caso in questione ­ nella scelta delle persone da candidare per incarichi operativi significativi per la qualità delle politiche ambientali milanesi.
La seconda, più personale. In questi anni abbiamo svolto insieme un lavoro importante che ha permesso di mettere in primo piano, nell’agenda politica milanese, la crisi ambientale milanese come problema prioritario da affrontare (dalla vertenza avviata in Commissione Europea per l’inquinamento atmosferico e la tutela della salute pubblica a Milano, alla tutela del territorio, fino alla straordinaria esperienza vittoriosa dei cinque referendum cittadini); tutto questo ha contribuito non poco alla vittoria finale della coalizione di Pisapia, che del cambiamento ha fatto un punto fermo del proprio programma elettorale. Adesso il tempo delle promesse e delle suggestioni è finito: occorre governare bene per dimostrare concretamente ai milanesi che hanno avuto ragione a scegliere il cambiamento. E’ tempo di fare.
Metto a disposizione la mia esperienza per contribuire a migliorare Milano, mantenendo però il rapporto diretto che ho con voi, con i cittadini, unica autentica risorsa sulla quale posso contare e di cui vado fiero.
Vi chiedo quindi di darmi una mano, firmando, raccogliendo firme e facendo circolare il modulo fra quante più persone possibile.
MI RACCOMANDO: per firmare e’ indispensabile risiedere a Milano e avere con sè il documento di identità, o almeno il numero identificativo della carta di identità.
Per queste ragioni vi chiedo un particolare sacrificio: fate il possibile per essere presenti (e per diffondere il passaparola) al tavolo di raccolta firme per la mia candidatura in Amat LUNEDI 25 LUGLIO, dalle ore 17 fino alle 20, presso il chiosco di piazza S.M. Nascente (fermata M1 QT8, uscita a sinistra, accanto alla giostra).

 

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lug 18 2011

A proposito del dibattito sulle destinazione dei terreni dell’Expo

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Ho trovato molto puntuali e lucide le riflessioni di Enrico Fedrighini a proposito del dibattito sul post Expo e sulla destinazione dei suoi terreni; per questo motivo pubblico integralmente qui di seguito la lettera da lui inviata recentemente

Cari Amici,
sto ricevendo diverse mail sulla vicenda Expo; l’ultima in ordine cronologico, di Stefano C., sintetizza un umore diffuso e si conclude in questo modo: “…a festeggiare saranno sicuramente i costruttori, non i tanti cittadini come me che credevano in un cambio di rotta radicale rispetto alla Moratti, e credevano in una tutela del verde, non nell’ ennesima colata di cemento… E i referendum consultivi? Io la sera che si è vinto le elezioni ero in Piazza Duomo a festeggiare, è stata una delle giornate più gioiose della mia vita… siete riusciti a rovinare un sogno ! Sinceramente : dovessi tornare indietro voterei 5 Stelle, gli unici veramente coerenti. Mi piacerebbe sapere il suo parere in merito. Grazie e Buona serata. Stefano”L’accordo di programma fissa, per il post-Expo, un indice di edificabilità (0.52 mq/mq) e la superficie riservata a parco (almeno il 56 per cento). “E’ un regalo ai costruttori, una colata di cemento su Milano”, gridano in molti. “Il vento ERA cambiato”, aggiunge sarcasticamente il Fatto Quotidiano.Ho sempre avuto un approccio pragmatico alle cose, preferendo valutare nel merito le questioni e lasciando volentieri ad altri gli slogan e le frasi da propaganda. Se una scelta è utile o sbagliata per Milano, lo è indipendentemente dal fatto che sia promossa da un’amministrazione di destra o di sinistra. Agivo e pensavo così quando governava il centrodestra, non vedo perché dovrei cambiare atteggiamento ora che governa il centrosinistra.Per questo ripeto oggi le cose che ho più volte ripetuto in aula.Sono profondamente convinto che il futuro dell’area Expo sia una scelta urbanistica di valore strategico per il futuro di Milano: parlo di “futuro”, cioè di quello che rimarrà alla nostra città dopo la rassegna universale, perche la cosa mi appassiona molto più della manifestazione espositiva in sé.Ma una scelta urbanistica non si esaurisce nel determinare gli indici edificabili in una determinata area: per fare questo è sufficiente uno studente di ragioneria al secondo anno.L’urbanistica è qualcosa di un po’ più complesso e meno banale, perché ha l’ambizione di immaginare, sviluppare e collocare determinate FUNZIONI in un’area. E sono proprio quelle funzioni che trasformano, in meglio o in peggio, il volto della città. Esistono scempi urbanistici insanabili e che gridano vendetta, realizzati con indici volumetrici molto bassi; e viceversa. Il punto è un altro, e mi pare che nessuno di coloro che lanciano sospetti e paure (legittime) di una possibile speculazione immobiliare vi stia prestando la dovuta attenzione.Questa rappresenta, secondo me, la questione centrale perché da essa – non dalla sottoscrizione dell’Accordo di programma – dipende il rispetto del pronunciamento dei milanesi nei Referendum propositivi.L’area Expo è interclusa e connessa direttamente alle principali reti di trasporto esistenti: è collegata alla linea ferroviaria Torino-Milano, al corridoio di Alta velocità Torino-Milano-Venezia, al sistema tangenziale nord-ovest, alle autostrade Torino-Milano e Autolaghi (Malpensa), alla linea ferroviaria che conduce al valico svizzero del Sempione-Loetschberg. Non esistono nel Nord Italia (e ne esistono poche anche in Europa) aree paragonabili a questa sotto il profilo dei collegamenti con i corridoi infrastrutturali strategici.Che ne facciamo del futuro di quest’area (parlo della quota edificabile), una volta smontati gli stand e mantenuto la superficie prevista a parco? La solita, monotona, spaventosa distesa di torri residenziali, giardinetti condominiali con statuine di Biancaneve e i sette nani, megacentri commerciali con migliaia di parcheggi annessi?Oppure Milano – questa è la mia speranza – riuscirà a pensare anche a qualcosa di diverso e un po’ più utile? Nella nostra città, nel cuore di aree residenziali, esistono ancora diverse aree occupate da officine, aziende, laboratori, magazzini e depositi, pubblici e privati, che svolgono attività spesso anche insalubri o rumorose: si tratta di grandi spazi urbani sottratti ad un uso pubblico. Perché non pensare di realizzare nell’area Expo, a cavallo fra tangenziali e ferrovia, un distretto attrezzato nel quale trasferire e concentrare queste attività economiche (offrendo i servizi di cui necessitano), liberando contestualmente le equivalenti aree a Milano per trasformarle in parchi fruibili di quartiere, biblioteche, aree attrezzate, servizi ai cittadini? In questo modo i benefici del parco Expo si moltiplicherebbero in tanti parchi e servizi pubblici diffusi nella città, in prossimità delle zone residenziali. Ancora: esiste in città il problema del trasporto merci; le strade urbane sono ormai il “magazzino diffuso” dove le merci corrono a bordo di camion e furgoni congestionando la viabilità e avvelenando l’aria. Perché non pensare di collocare proprio nell’area Expo (servita da autostrada e ferrovia) un distretto-merci a servizio sia della distribuzione cittadina (magari su veicoli elettrici) sia del trasporto e smistamento di lunga percorrenza?Non mi scandalizza il fatto che alla fine qualcuno ci guadagnerà da queste operazioni immobiliari: succede così anche a Berlino o a Londra e francamente non conosco al mondo nessun operatore immobiliare filantropo. Ciò che fa realmente la differenza – e ciò che è mancato a Milano negli ultimi 18 anni – è un’Amministrazione locale in grado di indirizzare le grandi operazioni immobiliari a beneficio di un miglioramento generale della qualità della vita urbana.Io credo che questo sia possibile, nei mesi e negli anni che ci separano da Expo.
Da queste scelte, da questa visione della città, dalla capacità di assumersi la responsabilità di cambiare davvero strategia di sviluppo della città (non dal banale calcolo degli indici) valuterò l’operato di questa amministrazione. In modo rigoroso e inflessibile. Ma lasciando da parte gli slogan, che servono a poco.
Un caro saluto a tutti,
Enrico Fedrighini

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