mar 10 2016

Sul ritorno del bosco: appunti dal seminario della Fondazione Benetton

Pubblicato da alle 10:57 am nella Giardini e luoghi

Nota bene a questo link del sito della Fondazione sono disponibili le videoregistrazioni degli interventi
http://www.fbsr.it/paesaggio/giornate-di-studio/sul-ritorno-del-bosco/videoregistrazioni-della-giornate-di-studio-sul-paesaggio-2016/

Anche quest’anno non mi sono persa il seminario della Fondazione Benetton intitolato ad un tema molto intrigante e suggestivo “Sul ritorno del bosco”, svoltosi a Treviso nei giorni 18 e 19 febbraio.

Ogni volta questo evento, di grande livello e con presenza di prestigiosi relatori italiani e stranieri, offre tanti spunti di riflessione, di suggestione e, come dicevo anche due anni fa,  nutre lo spirito e di questi tempi ne abbiamo davvero bisogno. (Per sintesi del seminario 2014 vedi post http://www.giardininviaggio.it/curare-la-terra-giornate-internaionali-di-studio-fondazione-benetton-treviso)

Senza pretesa di offrire un quadro completo delle due giornate qui di seguito alcunu brevi spunti e qualche immagine catturata dallo schermo e quindi bruttina!

La prima giornata è stata dedicata al tema “Bosco e paesaggio“. Molto interessante l’intervento di Federico Lopez Silvestre (Docente di estetica e storia dell’arte) “Un’idea contemporanea di bosco”: dal Romanticismo in poi assistiamo ad un processo di idealizzazione delle foreste e nel XXI secolo anche a causa della crisi – come testimoniano molti libri e film – il “ritorno” alla foresta è diventata una moda. Tessa Matteini (storica dei giardini e paesaggista)  ha illustrato, con una relazione molto approfondita e chiara, l’evoluzione del selvativo e dell’immagine del bosco nella cultura del giardino: dalle origini (la selva e i parchi di caccia dell’VIII secolo AC), alla selva di Polifilo e allo smarrimento fisico e metafisico nella selva scura dantesca, al rapporto tra selvatico e domestico (antitesi e complementarietà) nel giardino del ’400 e ’500, ai giardini narrativi della seconda metà del ’500 (Bomarzo: bosco come selva concettuale), ai boschi emblematici ed espressivi del giardino paesaggistico, al rapporto tra boschi e archeologie del ’700. Oggi il bosco rimane uno dei componenti primari dal punto di vista ecologico, figurativo e semantico, per la composizione botanica, la sua spazialità, la diversità biologica e le qualità narrative e poetiche (Diversità, narrazione e scoperta).
Molto poetico e concreto nello stesso tempo l’intervento di Aurelio Manzi (naturalista e botanico) che ha parlato del bosco nelle società pastorali e agricole: la deforestazione dovrebbe essere mirata come si faceva una volta salvando i fruttiferi dei boschi, nutrimento sia per l’uomo che per gli animali, quando c’erano i bei paesaggi agrari dei seminati arborati, con sorbi e querce, quasi un felice addomesticamento del bosco. Ad esempio il frutto del faggio serviva per l’illuminazione e l’olio estratto non faceva fumo! E così veniva illuminata la Reggia di Caserta. Con i frutti del lentisco e dell’alloro si faceva il sapone, il corniolo era una preziosa fonte vitaminica. C’era tutta una saggia economia alimentare del bosco che è andata perduta. Infine Manzi cita il caso di Pescocotanzo negli Abruzzi, una testimonianza di economia e tessuto di contadini e coltivatori che conservano antichi regolamenti civici con una gestione sia privata che comune dei prati: un esempio da esportare.

La prima giornata si è poi conclusa con la proiezione del film “Alberi ” di Michelangelo Frammartino (Italia 2013, durata 28′), girato ad Armento in Basilicata, che riporta in vita un antico rito arboreo, quello del romito, l’uomo albero. Film delizioso e insolito (un breve frammento su https://www.youtube.com/watch?v=uNoyrmU9MqY)

La seconda giornata è stata dedicata al tema “Boschi e disegno del paesaggio” e ha visto la partecipazione di tre grandi, nell’ordine:

  • Marc Treib, storico dell’architettura dell’università di Berkeley. Nel corso della storia i paesaggisti hanno attinto elementi sia dai paesaggi naturali che dall’agricoltura; la questione essenziale riguarda l’ordine: gli alberi possono essere messi a dimora secondo una forma geometrica oppure seguendo una disposizione che sfugge alla regolarità e alla matematica.
Treib: Schemi disposizione degli alberi

Un caso molto interessante quello di Woodland cemetery di Gunnar Asplund e Sigurt Leverenz (Stoccolma 1915-40), che ho visitato qualche anno fa e che ho trovato straordinario

Disegno del cimitero

 

Unico simbolo religioso una grande croce

  • Georges Descombes, architetto paesaggista, Ginevra. Alberi come marcatori, cornici, ripari, intensità, presenza, interiorità (vedere il video “An architect in the landscape”
    https://vimeo.com/16727096)
    Ecco alcune immagini evocative e riferite ad alcuni suoi progetti

    Richard Long 1968

    Descombes: Progetto AIRE, Ginevra: rinaturalizzazione del fiume Aire

    Descombes: Progetto AIRE, Ginevra: rinaturalizzazione del fiume Aire

    Descombes: Progetto AIRE, Ginevra: rinaturalizzazione del fiume Aire

    • Peter Walker, architetto paesaggista, Berkeley. Nel corso degli ultimi 35 anni lo studio ha sviluppato tra le altre cose due importanti metafore del paesaggio: l’orizzontalità, metafora della terra, astrazione del modo in cui noi percepiamo il paesaggio primario e il boschetto o foresta.
      Ecco alcuni dei progetti presentati

      Walker e Schwartz MIT 1980

      Walker frutteto sul tetto, Skyforest, Giappone 2000

      Skyforest

      Nasher Sculpture center 2003 con Piano

      Novartis headquarters 2004

      Novartis headquarters 2004

      L’opera Voids di M. Heizer che ha ispirato il Memoriale 11 settembre a New York

      Impianto per la messa a dimora degli alberi nel giardino del Memoriale 11 settembre

      Barangaro australia 2015

     

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