gen 18 2011

Spunti da una conversazione radiofonica di Paolo D’Angelo su Estetica e Paesaggio

Pubblicato da alle 9:52 am nella Giardini e luoghi

Intervista trasmessa su Radio 3 a Fharheneit il 23 dicembre 2010

Paolo D’Angelo, docente di Estetica all’Università Roma 3, ha appena pubblicato il saggio “Filosofia del paesaggio” presso l’editore Quodlibet. Le tesi esposte nel suo libro e più in generale le relazioni tra estetica e paesaggio sono state l’oggetto di una interessante chiacchierata radiofonica.

Mi sembra interessante riprendere qui brevemente alcuni passaggi dell’intervista che meglio si prestano a ulteriori riflessioni e approfondimenti.

  1. Le ragioni dell’ambiente e quelle del paesaggio

Il termine “ambiente”, oggi divenuto quasi onnipresente, è venuto alla ribalta a partire dagli anni ’60 e spesso è stato impropriamente utilizzato come sinonimo di paesaggio ingenerando non pochi problemi concettuali e contraddizioni (è curioso che l’istituzione italiana che per eccellenza è nata per la protezione delle bellezze naturali si chiami FAI, Fondo Ambiente).

Un esempio per tutti le pale eoliche, utili dal punto di vista ambientale in quanto produttrici di una energia pulita alternativa alle tradizionali risorse energetiche, ma che possono provocare, specie nel nostro contesto, forti devastazioni dal punto di vista paesaggistico. Ma anche gli impianti fotovoltaici possono procurare danni se usati su larga scala nella misura in cui distolgono vaste zone di territorio dagli impieghi agricoli. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a due esigenze contrapposte. Non si può lasciare il singolo (ad esempio l’agricoltore che ha un evidente vantaggio economico ad abbandonare l’uso agricolo-produttivo del proprio territorio a favore di una tecnologia molto più redditizia) a sostenere tutto il peso della scelta. Vanno tenute presenti due cose: l’agricoltura può contribuire molto al mantenimento di un paesaggio e di un ambiente sano e quindi anche bello; non bisogna limitarsi a fare calcoli a breve termine perché nel medio-lungo periodo la salvaguardia del paesaggio diventa proficua anche dal punto di vista economico (una per tutte le ricadute sul turismo).

Ambiente e paesaggio possono essere due formidabili alleati: un paesaggio bello dal punto di vista estetico è anche ecologicamente sano e utile per chi vi abita.

La funzione del mondo agricolo nella tutela del paesaggio va incrementata sia a livello nazionale che europeo.
Un’ultima considerazione riguarda poi il fatto che spesso le decisioni prese a livello strettamente locale ingenerano distorsioni, mentre quelle prese a una certa distanza risultano più equilibrate: un esempio riguarda il fatto che in molti casi la tutela di certi luoghi naturali riceve il supporto non tanto degli abitanti della zona ma da coloro che hanno scelto questi luoghi come mete di svago (vedi il Monte di Portofino).

  1. L’invenzione del paesaggio come esperienza estetica

Il modo nuovo di guardare siti naturali nasce con l’umanesimo. Il primo a introdurre una contemplazione della natura fine a se stessa è Petrarca che sale sul Monte Ventoso, intraprendendo una escursione in un luogo impervio solo per vedere come appare un paesaggio, al di là di ogni utilità, come pura e semplice esperienza estetica.

Il paesaggio non è immobile e uno dei suoi più grandi nemici è la concezione museale.

I paesaggi cambiano continuamente nel tempo anche per il sopraggiungere di nuove essenze e di nuove colture (vedi i cipressi toscani portati solo in epoca romana o la trasformazione dei paesaggi mediterranei con la comparsa dei fichi d’India e degli agrumi); l’importante è il mantenimento della natura del luogo e della sua identità.

  1. La legislazione italiana

Noi abbiamo un’antica e articolata tradizione legislativa in materia di tutela del paesaggio (i capisaldi la legge del1922 ispirata da Benedetto Croce, la legge del 1947 del Min. Bottai, l’articolo 9 della Costituzione che detta un legame molto stretto tra paesaggio e patrimonio artistico, il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio). Ma il problema è la troppa dispersione di competenze tra organismi con una frammentazione che produce lentezza nel processo decisionale e incoerenze.

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