mag 26 2015

Letti per voi: Biodiversi di Mancuso e Petrini

Pubblicato da alle 5:10 pm nella News

Biodiversi, Stefano Mancuso e Carlo Petrini, Giunti – collana Slow Food, 2015, 123 pp., 10 €

Un dialogo tra due personaggi che pur differenti nella formazione sono accomunati da una grande sensibilità per la tutela della natura, della terra e preoccupati degli scenari che ci si presentano nella generale miopia: un confronto fra scienza botanica e gastronomia per una nuova visione della Terra e del ruolo dell’uomo.

Entrambi concordano che ci troviamo ad affrontare una crisi entropica, causata dal nostro stile di vita, dalle nostre scelte produttive e che per uscirne occorre cambiare il nostro paradigma.

Secondo Mancuso ci troviamo ad affrontare una sorta di seconda rivoluzione copernicana: se con Copernico e Galileo avevamo scoperto che la terra non è affatto il centro dell’universo, oggi c’è da augurarsi che venga mutata la nostra comprensione del rapporto dell’uomo con gli altri esseri viventi: “L’uomo non deve essere più il centro della vita attorno al quale gli altri organismi viventi ruotano, ma soltanto uno dei componenti del sistema”. D’altra parte proprio perchè non riusciamo a comprendere il nostro ruolo nell’ecosistema non siamo in grado di riconoscere il livello di dannosità a cui la nostra specie è giunta!

Un metro per giudicare il successo degli organismi viventi è la loro capacità di propagarsi meglio e di più degli altri. Seguendo questo parametro gli animali in senso lato sono in pratica ininfluenti sul nostro pianeta dove il 99,7% di ciò che è vivo è costituito dalle piante con la consguenza che una loro sparizione significherebbe la scomparsa della vita sulla terra.
Mancuso parla a questo proposito di “etica della natura”, cioè di un rapporto non predatorio ma benevolo nei confronti della natura.

Per Petrini infatti “Viviamo in un mondo dominato dalla primogenitura dell’economia e della scienza, dove non c’è più traccia di una visione olistica, capace di allargarsi all’etica, alla spiritualità”.
Anche per Mancuso la mancanza di una visione sistemica è un tema fondamentale. Infatti i biologi molecolari, che sono la maggior parte di coloro che studiano le piante, non le studiano nella loro interezza ma indagano singoli aspetti di relazioni genetiche o di interazioni molecolari. Per capire davvero “cosa fa una pianta, di cosa ha bisogno, di quali sono le sue relazioni con le altre piante o con gli animali, è bene rivolgersi ad una persona che le coltiva, le alleva e ci vive assieme anzichè a un biologo molecolare”. La visione olistica, inoltre, è la sola che ci permetterebbe – a parere di Petrini – di superare la contrapposizione tra la scienza e il sapere tradizionale, per poter arrivare ad una visione più ampia e meno settaria.
Inoltre per Mancuso oggi “l’insieme è studiato più da un punto di vista filosofico-umanistico che scientifico…e questa è davvero una deriva sbagliata”; bisogna seguire il modello di Darwin che che utilizzava quello che oggi chiameremmo un approccio sistemico.

Il dialogo tra Mancuso e Petrini permette di avvicinare la gastronomia e la scienza vegetale. Secondo Mancuso infatti la rete di Terra madre e la serie di presidi di Slow food sono fatti proprio come una pianta, che a differenza dagli uomini e degli animal, che hanno una struttura centalizzata e gerarchica, è invece costituita da una serie di moduli che si ripetono senza nessun organo centrale. E’ così che il mondo vegetale può essere assunto come modello del moderno.

Nessun commento

Commenti RSS

Lascia un commento