feb 11 2015

Letti per voi

Pubblicato da alle 1:08 pm nella News

Storie di giardini. Vol II 1800-1950l’eta d’oro del giardino borghese. Dal dopoguerra ad oggi, Guido Giubbini,AdArte, 2013, 60 euro
Avevo già parlato del primo volume in occasione della sua presentazione a Milano (http://www.giardininviaggio.it/letture-2). In questo secondo volume Giubbini ci parla dei giardini e dei paesaggisti più vicini a noi.
Dell’ottocento ho trovato molto interessante la presentazione di Central Park e del lavoro di Olmsted, il racconto del contributo di Gertrude Jekyll, il lavoro di Lutyens in Normandia, Sissinghurst come giardino di casa. Ma soprattutto è interessante il suo sguardo al giardino dal dopoguerra, periodo da lui dedicato a Porcinai con il racconto di Villa Ottolenghi, alla “Dutch wave” con un omaggio molto originale a Piet Oudolf da lui considerato il vero innovatore rispetto alla tradizione ottocentesca del giardino inglese per l’importanza da lui attribuita alla “struttura complessiva  delle perenni rispetto ai fiori e alla tavolozza di colori” e per “l’introduzione nella bordura delle graminacee sinora snobbate dai giardinieri”. Il suo è un “atteggiamento neonaturalistico, che tende cioè a riportare il giardinaggio più vicino alla natura di quanto non sia stato sino ad oggi” in aperta polemica con il giardino accademico dei garden designers e degli architetti del paesaggio. “La grandezza e la novità del suo stile consistono nel fatto che egli in realtà fa architettura del paesaggio con i fiori”. Il suo stile è impensabile, a parere di Giubbini, senza l’esperienza della Land Art.
Secondo Giubbini infatti la speranza di un rinnovamento del giardino può derivare non solo dagli insegnamenti della scienza, della botanica e dell’ecologia, ma da un rapporto più stretto con la ricerca artistica d’avanguardia. Altri tributi sono poi quelli a Beth Chatto che ha saputo apportare una vera rivoluzione nei giardini difficili e a Lloyd.
Di Gilles Clément Giubbini sottolinea soprattutto la dimensione teorica della sua opera e la sua “capacità di inserirla in una visione globale che attiene ad una dimensione in senso lato politica”.

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