giu 15 2015

Il Chelsea Flower Garden commentato dal nostro inviato Michaeljon Ashworth

Pubblicato da alle 4:04 pm nella Giardini e luoghi

Dan Pearson, Chelsea 2015

Il mio carissimo amico storico dei giardini e fine botanico, Michaeljon Ashworth,  mi ha inviato un interessante e molto personale commento sull’ultima edizione, appena conclusasi, del Chelsea.

Ecco il suo testo:

CHELSEA FLOWER SHOW 2015
“Onward and Upwards” by Michaeljon Ashworth, june 2015
Ho sentito la parola in giro. Era “Chelsea Fringe”, fuori salone a Londra e quest’anno anche a Milano. La creazione di eventi piccoli e alternativi prima, durante e dopo la grande mostra della Royal Horticultural Society (RHS). Esiste quest’ aria di protesta e critica -va bene. Rivelare altri lati del mondo giardinistico va benissimo ma Chelsea in se stessa è sicura di se e consapevole del suo ruolo, quello cioè di offrire al mondo una vetrina di progettisti talentuosi istruiti nel modo di tradurre la tradizione giardinistica inglese tramite i loro stili. Il livello di investimenti degli sponsor è variabile ma sempre alto.
Altissimo e assurdo per un giardino che durerà una settimana. I giardini, “Show Gardens”, nonostante la loro bellezza e qualità, sono senz’altro “Show Off” gardens.
Vado sempre al Chelsea per sentire e vedere come la tradizione parla del futuro. Il futuro (come la fantascienza nel cinema) ignora le previsioni e che sarà sarà ! Quest’ anno niente giardino verticale, pochissima scultura (di bassa qualità) e pochissimi concetti come “rebus” da decifrare. Con un’ armonia quasi musicale i Show Gardens cercavano di esporre giardini capaci di parlare della tradizione inglese con la lingua della tradizione aggiornata.
Verso un futuro forse! Speriamo! Verso il futuro , tanto sicuro quando parliamo del giardino di Dan Pearson. Grazie a lui, al suo giardino, alla famiglia dei duchi di Devonshire a Chatsworth e allo sponsor Laurent Perrier. Il momento di brindare con il prodotto dello sponsor!
Chat e gossip sono usciti da questo giardino. Uscendo lungo il viale “Main Avenue” per  giungere all fuori salone di “Chelsea Fringe” nel mondo esterno. Lungo il viale il concorso annuale per creare un giardino Wowistico, rettangolare, traboccante di fiori e alberi e controllato dal stretto design è stata una delizia. Altissimo livello quest’anno senza gadget e novità.  Marcus Barnett ha fatto un salotto al centro di un giardino a quadretti ispirato all’ arte di Piet Mondrian. Ispirato di più al paesaggio inglese- tradizionalmente considerato Patchwork. Sopra gli alberi “di moda” quest’anno Osmanthusx Burckwoodii De Stijl (verde) parla in inglese.
I giovani paesaggisti “Rich Brothers” hanno dato una risposta alla stessa domanda: “Interpretare lo spirito del paesaggio inglese ,incorniciarlo in un Chelsea Show Garden”. Per questi ragazzi una versione più
modernistica. Ma sempre ispirata al prato e bosco inglese. Bosco di Amelanchier lamarckii (con le tante malattie in giro non è stato permesso usare alberi autoctoni).  Questi non sono nomi di fama mondiale. I famosi paesaggisti non hanno bisogna di Chelsea come Show case.
Chris Beardshaw ha realizzato un giardino geometrico e urbano per  interpretare il primo principio di Hidcote e Sissinghurst: cioè lo yin e yang di un giardino è l’equilibrio tra struttura e piantagione. L’architettura sposa l’orticultura. Hardscape e softscape = landscape.
Sono finalmente arrivato al giardino di Dan Pearson . Uomo naturalistico, in armonia con il paesaggio attuale e amatissimo in Giappone. Il suo Chelsea Show Garden mi ha commosso in un modo profondo e personale. Sono 11 anni che lui non frequenta Chelsea.
Non voleva più fare giardini articiali da buttare o magari reciclare dopo la settimana dello show. In occasione di una conversazione con il duca di Devonshire circa un restauro/rinnovo nel giardino roccioso e sottobosco a Chatsworth nacque quest’ opera d’arte.
Dan ha creato un episodio del Chatsworth Rock Garden ( Sir JosephPaxton 1840) qui a Chelsea per dimostrare come la bellezza e lo spirito di un giardino reale può essere esposto a Chelsea. Io ero commosso perché questo garden designer di altissima fama ha realizzato le vere cose astratte di un giardino: l’armonia, il movimento, il senso del tempo, lo spirito, l’anima e l’atmosfera.
Enormi rocce (immaginatevi su a Stonehenge e dolmen) fanno il giardino  roccioso. Una piantagione delicatissima copre il sito con le varietà più squisite di fiori spontanei. Un ruscello scende dalla fonte circolare in alto e finisce in un laghetto: movimento. Un sentiero di legno e pietra attraversa il cuore del giardino (il sito è l’unico triangolare a Chelsea) e per gli invitati c’è la possibilità di penetrare il giardino. Tre dimensioni + penetrazione+ acqua scorrevole e ci siamo in uno spazio giardinistico reale. Non con l’illusione di essere a Chatsworth ma con la verità che non esiste una scusa per fare uno show garden inerte come un quadro. Questo vive!
Giardino: lo definisco come l’unica opera d’arte penetrabile; la dimensione di movimento e questo movimento rappresenta tempo, evoluzione e futuro!
Dan adesso lo chiamo il “cavallo di Troia”. Ha liberato il profumo del futuro e chiamato agli utensili i paesaggisti. Li ha chiamati  a  creare un giardino come esperienza.
Una nota. Lungo un lato del giardino una trave funziona come panchina. L’unico Chelsea Show Garden con questo gadget, invenzione e novità. Grazie Dan!
Chelsea quest’anno è stata più che soddisfacente. Armoniosa. Tematica e del tutto inglese (ma nel suo dialetto giardinistico,molto facile da capire all’ estero a differenza  di quando un inglese cerca di parlare in un’ altra lingua).

Finisco con delle parole (tradotte) di Rainer Maria Rilke.
“Questi sono I giardini in cui io credo”

Eco alcune immagini del giardino di Dan Pearson

Dan Pearson, Chelsea 2015

Dan Pearson, Chelsea 2015

Dan Pearson, Chelsea 2015

Dan Pearson, Chelsea 2015

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