nov 13 2013

Gilles Clément e l’economista sognatore

Pubblicato da alle 8:11 am nella Giardini e luoghi

L’altra settimana ho assistito a una interessante conferenza di Gilles Clément organizzata da Domus Academy e Naba alla galleria Sozzani di Milano. Era qualche tempo che non ascoltavo più il paesaggista francese e devo dire per prima cosa che non mi ha deluso neanche questa volta e che anzi sono convinta che ci sia bisogno come l’aria di ascoltare i suoi messaggi di una profonda utopia ma molto concreta e suffragata dalla sua grande conoscenza dei paesaggi nel mondo.
Il suo pensiero recente si è andato concentrando sui temi dell’economia alla ricerca di modelli in un momento di profonda crisi soprattutto di pensiero e di immaginazione. Dichiara Clément che se “economizzare significa aver cura” allora occorre immaginare una nuova figura di economista , l’economista sognatore, che è una specie di assistemte del giardiniere in gradodi aiutarlo a progettare una “società in cui il giardino, necessariamente sottopostao alla visione planetaria, si trasforma in realtà grazie ad una serie di scambi localizzati miranti alla non-spesa”. In questa visione resta centrale il concetto di Terzo paesaggio, come quell’insieme di luoghi abbandonati dall’uomo che nel loro complesso sono fondamentali per la conservazione della biodiversità così minacciata dalle scelte miopi e avide dell’attuale sistema economico dell’agricoltura mondiale.

Clément nella sua conferenza ha mostrato molte immagini di quelli che lui chiama paesaggi agricoli “eroici”, da Lanzarote (vedi i servizi di Federica Raggio sul blog http://www.giardininviaggio.it/lanzarote-la-marziana-di-federica-raggio e http://www.giardininviaggio.it/quel-gran-genio-di-manrique-di-federica-raggio) che ormai si è trasformata in buona parte in economia turistica ma conserva la coltivazione della cocciniglia (unico colorante rosso naturale) e i vigneti protetti dal vento e dai turisti!

E poi i paesaggi del Salento con la coltivazione dei piselli e del marocco dove a protezione dei frutteti si ergono muretti di pietra.

Alle Isole Mauritius il paesaggio è cambiato 4 volte: una prima volta a causa dell’aumento del prezzo della canna da zucchero deciso dall’OME si inizia una produzione massiva di canna che prima era importata dal Sud Africa, poi la coltura viene accresciuta una volta che si trova una macchina per polverizzare le montagnole di pietra; alla caduta del prezzo della canna da zucchero nel 2003 si assiste a una terza trasformazione e il terreno di trasforma in friche. La quarta e per ora ultima trasformazione si ha quando si utilizzzano i concimi per distruggere la vegetazione dell’incolto.
Gli scambi fra le piante e fra gli animali negli spazi incolti, la nostra preziosa riserva di biodiversità, sono il frutto del genio naturale  e rappresentano un laboratorio misterioso tutto ancora da scoprire dove la natura crea il proprio paesaggio.
Clément ha poi illustrato uno dei suoi ultimi progetti in Francia nell’Ile de France, che consiste nella progettazione di una parcella di oltre 2300 ettari che sono stati inibiti alla speculazione edilizia a favore di un esperimento di agricoltura modello. L’area è divisa in 16 lotti con differenti protocolli colturali per effettuare sperimentazioni tramite prelievi.

Infine per manifestare contro un recente provvedimento del governo francese che ha dichiararo vietato l’uso del macertao di ortiche ClèMent ha progettato un piccolo spazio pubblico tutto coltivato con differenti specie di ortiche.
Il giardino del futuro passa attraverso la scoperta di tutto ciò che compie il genio naturale e che in buona parte è ancora sconosciuto.

NB Clèment ha segnalato il film documentario “Les moissons du futur” (reperibile su Youtube http://www.youtube.com/watch?v=_yu7Z9ARtkU) della giornalista ecologista Marie Monique Robin di cui è pubblicata una intervista “Le monde sans Monsanto” su http://www.arte.tv/fr/un-monde-sans-monsanto/6988114.html

4 commenti presenti

4 Risposte a “Gilles Clément e l’economista sognatore”

  1. Mimmaon 13 nov 2013 at 8:47 am

    Grazie del tuo reportage, che mi fa sentire più vicina ai luoghi dove circolano le idee. Qui nel mio regno non mancano le ortiche, ma manca la cultura che le valorizza…

  2. nara marruccion 13 nov 2013 at 4:13 pm

    E’ sempre il caso di dire ‘c’est génial!’

  3. Patriciaon 13 nov 2013 at 8:35 pm

    Grazie, me lo gusto piano piano. c’è molto da imparare.
    e mi torna in mente: in Puglia nel ’600 c’erano più di 5 milioni di pecore… la transumanza consentiva di trovare pascoli l’estate negli Abruzzi e l’inverno nella Puglia. Quanto bel concime, carne e lana durante la loro presenza. Adesso questi greggi sono scomparsi, al posto dei pascoli sono cresciuti panelli solari. non sono sicura che ci abbiamo guadagnato…

  4. gianfranco sedabonion 14 nov 2013 at 5:47 pm

    bene benissimo.ma per un giardiniere far accettare tutto questo
    che faticaccia.comunque avanti

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