nov 10 2016

Giappone: dagli antichi giardini Zen alla moderna reinterpretazione di Mirei Shigemori

Pubblicato da alle 9:20 pm nella Giardini e luoghi

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino a nord

Il contributo più originale del Giappone all’arte dei giardini è senza dubbio quello dei karesansui (da kare, povero o secco e sansui, montagna-acqua), i giardini secchi solo da contemplare che rappresentano la massima rarefazione del paesaggio e una immagine simbolica della natura. Il tema dell’immutabilità, della dottrina Zen, si manifesta con l’estromissione di quasi tutti i componenti vegetali trasformando gli elementi minerali (sabbia e pietre) in protagonisti assoluti della scena. Le prime tracce di questi giardini risalgono all’epoca Heian (794-1185) e il termine compare per la prima volta nel trattato Sauteki, ove viene definito come “un luogo senza acqua nè stagni in cui si ergono pietre”. Tra i giardini secchi dell’epoca Muramaki, il più sorprendente per la sua totale astrattezza è Royanji, il tempio del quieto drago, della fine del 1400: un semplice rettangolo delimitato su due lati  da splendidi muri fatti di calce mescolata a olio caldo che forma sulla superficie straordinari disegni astratti e su un lato da una veranda dalla quale si può contemplare; la sabbia è rastrellata in linee parallele e su di essa sono posate in un ordine perfettamente studiato 15 pietre disposte su aree di muschio e circondate da cerchi concentrici di sabbia.

Ryoanji temple

Ryoanji temple

Un esempio molto particolare di giardino di sabbia è quello più recente del Tempio del padiglione d’argento (Ginkaku-ji), risalente al periodo Edo (1615-1868) con una distesa di sabbia bianca rastrellata in strisce parallele e un sorprendente tronco di cono a simboleggiare rispettivamente il mare e il Monte Fuji.

Il giardino secco del Padiglione d’argento

Giardino secco del Padiglione d’argento

Il giardino paesaggistico del Padiglione d’argento

Un altro esempio molto famoso di karesansui è quello del tempio Ryogen-in nel complesso di Daitokuji dell’era Muramaki

Ryogen in Temple

Nel 1900 Mirei Shigemori, il più illustre paesaggista e restauratore di giardini zen ha rivisitato con uno straordinario linguaggio moderno alcuni giardini zen. Il suo capolavoro, quasi un compendio del giardino moderno giapponese è il progetto realizzato nel 1939 per i quattro giardini del tempio Tofuku-ji a Kyoto. Il primo giardino a sud è composto da 4 pietre che rappresentano le isole degli immortali e da una linea diagonale che divide la parte di muschio da quella di sabbia; il giardino a ovest, ispirato ai campi di riso, presenta un semplice disegno con cordoli di pietra che descrivono una scacchiera riempita di sabbia bianca e masse di azalee in forma di parallelepipedo. Il più famoso, diventato quasi un’icona, è il giardino a nord con il muschio e le pietre quadrate che formano un disegno a scacchiera. L’ultimo giardino a est presenta blocchi di pietra troncati su un letto di sabbia.

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino a sud

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino anord

Hojo Hasso Garden tofukujii temple, Morei Shigemori : giardino a ovest

Un altro giardino di Shigemori è quello del tempio Zuiho-in del complesso di Daitokuji risalente agli anni sessanta.

Zuiho in Temple

Zuiho in Temple

L’ultimo lavoro di Morei Shigemori è del 1975 all’interno del tempio shintoista Matsuo Taisha e fu completato dal figlio dopo la sua morte; nonostante sia considerato il suo capolavoro a mio avviso non raggiunge la bellezza e armonia dei suoi lavori precedenti. Alcuni particolari come i bordi di cemento dei laghetti risultano poco eleganti e nell’insieme il progetto contiene troppi elementi minerali non sempre in armonia fra loro.
Il più intrigante a mio avviso è il giardino ispirato ai paesaggi naturali, con bamboo e pietre.

Matsuo Taisha, Morei Shigemori

Il giardino ispirato al periodo Kamakura con un lago e un’isola al suo centro

 

 

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