mar 17 2019

Broken nature: una mostra imperdibile fino all’1 settembre 2019 alla Triennale di Milano

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Broken nature: Design takes on Human Survival, il titolo della mostra in corso fino all’1 settembre 2019 alla Triennale di Milano.
Curata da Paola Antonelli rappresenta una panoramica ragionata e molto complessa sul rapporto che lega gli uomini e l’ambiente naturale, rapporto che negli anni si è molto compromesso minacciando le sorti del nostro pianeta. La mostra ci propone il Design come strumento riparatore con molti esempi di progetti innovativi, freschi e pieni di creatività.
La mostra si articola in tre ambiti: esposizione di progetti degli ultimi tre decenni, esempi di architettura, design e arte ricostituente provenienti da tutto il mondo; la Nazione delle piante, curata da Stefano Mancuso, che ci invita a guardare le piante in modo nuovo usandole per quello che possono insegnarci; Le partecipazioni internazionali, promosse da istituzioni e atenei di eccellenza internazionali.

Per visitare la mostra occorre pianificare molto tempo, ma vale assolutamente la pena, anche ritornarci.

Ecco alcune suggestioni che ho ricavato tra le molte dalla visione della mostra

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mostra-broken-nature-supergroww-11000-little-inventors-2018triennale: uno strumento per far muovere le piante alla ricerca della luce

Mostra-broken-nature-Hippo-roller-by-P-Petzer-J-Jonker-Triennale: bidone in polietilene e acciaio per il trasporto dell’acqua concepito per un villaggio in Sudafrica

mostra-broken-nature-anima di Kosokue Ataki -2018-2019-triennale: stoviglie composte da resti vegetali, carbone vegetale e lacca urushi

mostra-broken-nature-acoustic-fur 2018 by C. Meidertsma-triennale: feltro fonoassorbente costruito con scampoli di tessuto

mostra-broken-nature-triennale: Concept shoe for Adidas, A. Taylor scarpe realizzate con detriti di plastica

mostra-broken-nature-triennale-2019: poltrocina costruita con alghe secche e resina organica, Gasmi Issia Khen Feriel

mostra-broken-nature-plants-from-plantst by LEGO: polietilene rinnovabile prodotto a partire da canna da zucchero

La mostra Nazione delle piante, curata da Stefano Mancuso, è una occasione preziosa per divulgare le teorie del famoso biogolo vegetale. Molti pannelli didattici aiutano il pubblico a capire il complesso sistema delle piante e le loro straordinarie capacità, ci invita a guardare con occhi nuovi il mondo vegetale per imparare tante cose utili per il nostro futuro. Ho trovato solo un pò troppo scenografica la sala degli specchi.

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L’installazione mette a confronto alcuni dati delle piante con animali, architetture e altro. Ad esempio la Sequoia General Sherman pesa 1910 ton.contro le 210 di una balenottera azzurra; l’estensione del Ficus bengalensis è di 19.000 mq contro i soli 7140 di un campo da calcio o ancora l’altezza della Sequoia hyperion è di 115 metri contro i 93 della Statua della libertà.

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nazione-delle-piante-mostra-broken-nature-triennale-2019: la sala degli specchi

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mar 17 2019

Radicepura Garden festival 2019: anteprima

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Dal 27 aprile al 27 ottobre 2019 si terrà a Giarre (Catania) la II edizione del Garden festival Radicepura, promosso dall’omonima fondazione.

Fino al 27 ottobre, nel parco botanico della Fondazione Radicepura, sarà possibile visitare 14 installazioni e 2 giardini, oltre all’Orto della Dieta Mediterranea, realizzate appositamente con le piante più originali coltivate da Piante Faro, che raccoglie 800 specie e oltre 5000 varietà, grazie all’attività portata avanti da oltre 50 anni da Venerando Faro, alla guida dell’azienda insieme ai figli Mario e Michele.
L’edizione 2019 propone un tema di grande attualità: I GIARDINI PRODUTTIVI. Un giardino che sappia coniugare, in maniera originale, per l’uomo del terzo millennio l’ancestrale bisogno di utilità con le nuove esigenze estetiche della società contemporanea, non tralasciando la sua ricerca nel giardino di un luogo intimo in cui ritrovare se stesso e rigenerarsi.

Quest’anno la Fondazione Radicepura curerà – in collaborazione con ARS e Fondazione Federico II – l’allestimento a Palermo di Passage to Mediterranean, giardino ideato da un gruppo di studenti Turchi per la passata edizione del festival. Lo spazio, che sarà inaugurato il 1 giugno in Piazza del Parlamento, diventa simbolo di dialogo tra culture, foriero di stimoli e riflessioni capaci di offrire nuovi paradigmi intellettuali.

In sintonia con questa capacità dei giardini di facilitare e stimolare la riflessione, a Giarre I GIARDINI PRODUTTIVI del Radicepura Garden Festival per 6 mesi esploreranno arte, cultura, storia e tutela dell’ambiente, come elementi costitutivi di un territorio straordinario quale la Sicilia. A interpretarlo grandi nomi del paesaggismo internazionale: Antonio Perazzi e Andy Sturgeon, che realizzeranno per il festival due giardini site-specific superiori ai 100 metri quadrati ciascuno.
Il paesaggista italiano porterà il visitatore nella sua Home ground, Terra di casa, un giardino capace di dare forma e prendere la forma delle piante. Al centro la casa, in basalto, pietra semplicemente tagliata, quale corpo ideale di un luogo capace di accogliere. In questo giardino Perazzi crea un ambiente naturale usando gli elementi già esistenti, senza scartare nulla, operando solo attraverso scomposizione e riassemblamento.
Andy Sturgeon in Layers riflette sulla dipendenza dell’uomo dalla natura per soddisfare le sue necessità fondamentali. Il garden designer inglese conduce i visitatori attraverso il giardino, offrendo loro una visione delle piante produttive enfatizzando la dipendenza necessaria che lega l’uomo alla natura. L’acqua, elemento essenziale, è al centro del giardino, tra l’ombra degli alberi e dei muri circostanti, oasi di riparo e calma.

Altri dieci giardini, di dimensioni più piccole, di circa 50 metri quadrati ciascuno, saranno realizzati da giovani paesaggisti selezionati tramite un bando internazionale. La call, che si è chiusa il 28 novembre 2018, ha registrato un’importante partecipazione, con oltre 150 domande provenienti da 15 paesi diversi. La giura, presieduta da Sarah Eberle con Pablo Georgieff, Giovanni Iovane, Daniela Romano e Franco Livoti, ha selezionato a dicembre i 10 designer, provenienti da Francia, Inghilterra, Italia, Scozia e Spagna.

Per avere informazioni organizzative

Comunicato stampa

Ars e Fondazione Federico II

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mar 17 2019

La strage degli abeti nel bellunese: immagini e video

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Foto Flavia de Petri marzo 2019

Le mie care amiche Donatella Lupo e Flavia de Petri mi hanno inviato delle foto strazianti del disastro dei boschi nel bellunese a seguito del tornado dello scorso novembre: a marzo la situazione è ancora tremenda e il paesaggio appare devastato

Foto Donatella Lupo marzo 2019

Foto Flavia de Petri marzo 2019

Foto Flavia de Petri marzo 2019

A questo link un video 734855dd-d565-4cb3-a05f-bbbfc5db3b66.MP4 da aprire con windows media player

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mar 13 2019

Grandi giardini italiani: novità 2019 dal network

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Giardini di Orazio-Castello di Mandella foto archivio Grandi giardini italiani

Grandi Giardini Italiani, il prestigioso network che riunisce ben 137 tra i più splendidi giardini visitabili in Italia,  con oltre 8 milioni e mezzo di visitatori l’anno, presente in 14 regioni del Paese, oltre alla Città del Vaticano, alla Svizzera e a Malta, continua a crescere.

 Sei i nuovi Grandi Giardini Italiani che entrano a far parte del circuito:

  • Villa Marigola (Lerici, SP)
  • Villa Cipressi (Varenna, LC)
  • Giardino di Pojega – Villa Rizzardi (Negrar, VR)
  • Villa Revedin Bolasco – Università di Padova (Borgo Treviso, TV)
  • Villa Puglie (Valsamoggia, BO)
  • Giardini di Orazio – Castello di Mandela (Mandela, RM)

Villa Cipressi, Varenna, archivio fotografico Grandi giardini italiani

Villa Marigola, Lerici, archivio fotografico Grandi giardini italiani

Villa Revedin Bolasco, Borgo Treviso, archivio fotografico Grandi Giardini italiani

Giardino di Pojega-Villa Rizzardi, Negrar, archivio fotografico Grandi Giardini italiani

Villa Puglie, Valsamoggia, archivio fotografico Grandi Giardini italiani

 

Fra le iniziative 2019 dei Grandi Giardini Italiani, è di grande rilievo l’accordo concluso con Trenitalia per scoprire in treno l’incanto dei giardini. Tra gli oltre 130 giardini valorizzati dall’impresa culturale, 21 sono raggiungibili con i treni regionali e con le Frecce di Trenitalia.

 Altra rilevante novità è l’accordo con Tiqets per il primo servizio di biglietteria online per l’ingresso ai giardini della rete sul portale. Il nuovo servizio vuole rispondere alle crescenti richieste, da parte dei visitatori del portale Grandi Giardini Italiani, circa la possibilità di prenotare visite ed altre esperienze nei giardini della rete.

Altra novità del network la nascita della Rosa Grandi Giardini Italiani,frutto di un lungo lavoro di ricerca e di collaborazione con la famiglia Barni, che troverà dimora nei più bei giardini visitabili in Italia e si distinguerà fra tutte per il suo portamento, le calde note rosse dei suoi petali e il suo intenso profumo.
Per informazioni sull’acquisto della Rosa Grandi Giardini Italiani:

Rose Barni Srl – www.rosebarni.it – Tel: +39 0573 380464 – Email info@rosebarni.it

Sito web www.grandigiardini.it

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mar 11 2019

Un parco esoterico e teatrale: villa Durazzo Pallavicini di Pegli

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Villa Durazzo Pallavicini: il grande lago con il tempietto di Diana e la pagoda cinese a rappresentare il paradiso empireo

Nei giorni scorsi ho partecipato ad una interessante visita di Villa Durazzo Pallavicini sotto la guida dell’arch. Silvana Ghighino che assieme a Fabio Calvi ha in concessione la gestione del parco attraverso l’omonima associazione temporanea d’impresa. I due architetti, dopo lunghi studi, hanno avviato dal 2010 al 2016 un complesso progetto di restauro filologico e hanno potuto scoprire le antiche motivazioni alla base di questa insolita opera concepita  tra il 1840 e il 1946 dal marchese Alessandro Pallavicini e dal suo architetto Michele Canzio.

Silvana Ghighino, direttore del Parco di villa Durazzo Pallavicini

Un parco davvero originale che rappresenta un misterioso percorso iniziatico fitto di simbologie esoteriche, massoniche e allusioni mitologiche e che è concepito come una rappresentazione teatrale che si sviluppa in tre atti, ciascuno composto da 4 scene. Ogni scena è accompagnata da una particolare scenografia vegetale, da arredi e architetture di stile neogotico, neoclassico, esotico, rustico.

La gestione del parco è curata dall’Associazione Villa Durazzo Pallavicini, la manutenzione è assicurata da uno staff di 5 giardinieri professionisti e da una rete di volontari. Oltre alla conservazione del giardino e alla sua valorizzazione l’associazione provvede alla organizzazione turistica e alla progettazione di una serie di eventi culturali e didattici attraverso visite esoteriche, botaniche, a percorso scenografico e performance di giovani artisti. (per il calendario delle iniziative da marzo a luglio si rinvia al sito https://www.villadurazzopallavicini.it/eventi/).

Parco Durazzo Pallavicini: alcuni dei giardinieri che curano la manutenzione del parco

Il parco Durazzo Pallavicini è al primo posto tra i Luoghi del cuore FAI in Liguria e al 37° posto in Italia.

Ecco alcune immagini che illustrano sinteticamente il percorso del parco

Parco Durazzo Pallavicini: Viale gotico, che rappresenta l’antefatto

Parco Durazzo Pallavicini: l’ingresso con il cancello con i due cani sui pilastri che simboleggiano i sorveglianti che danno il benestare per far entrare i profani nel mondo onirico del parco

Parco Durazzo Pallavicini: qui ha inizio il viaggio alla ricerca dell’io. Nella scena tutto è concepito con una straordinaria perfezione architettonica, come la fontana in posizione aurea

Parco Durazzo Pallavicini: scene del bosco e della natura della montagna. Interessanti i particolari dei muri a secco

Parco Durazzo Pallavicini: il percorso nel bosco

Parco Durazzo Pallavicini: scene del bosco

Parco Durazzo Pallavicini: oasi mediterranea con macchie di Viburnum tinus

Parco Durazzo Pallavicini. Il viale delle camelie. Si tratta di uno dei più vecchi ed estesi camelieti italiani

Parco Durazzo Pallavicini: camellia-japonica-magnoliaeflora

Parco Durazzo Pallavicini: il castello del capitano – di stile neogotico – che simboleggia il potere

Parco Durazzo Pallavicini: Erica arborea

Parco Durazzo Pallavicini: il paradiso empireo con il grande lago e il tempietto di Diana

Parco Durazzo Pallavicini: il grande lago e sullo lo sfondo la pagoda cinese, che assieme al ponte romano e l’obelisco egizio vuole rappresentare le differenti etnie

Parco Durazzo Pallavicini: sullo sfondo il campanile di San Martino che l’architetto Canzio fece ricostruire in asse con il tempio di Diana

Parco Durazzo Pallavicini: il maestoso esemplare di Cinnamomum camphora

Parco Durazzo Pallavicini: i giardini di Flora a rappresentare il paradiso terrestre

Parco Durazzo Pallavicini: il tempio ottagonale di Flora, divinità madre dell’ordine del mondo

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feb 18 2019

La natura è già in città. Le giornate di studio di Orticola di Lombardia: 8-9 febbraio 2019

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Gli organizzatori delle due giornate: Filippo Pizzoni e Margherita Lombardi

Molto interessanti le due giornate di studio organizzate da Orticola di Lombardia sul tema della natura in città. Programma https://www.orticola.org/orticola/?p=14382

Giornate di studio Orticola di Lombardia 2019

Molti i temi trattati con un interessante taglio interdisciplinare, dalla selvicoltura urbana, ai giardini storici, alla gestione degli alberi in città fino alla fauna selvatica e domestica con tanti esempi.
Sul piano della partecipazione dei cittadini al verde pubblico utile sapere, come ha ricordato Elena Grandi, come a Milano siano cresciuti i giardini convisi; Manuel Bellarosa, giardiniere condotto nell’ambito del progetto organizzato dal Centro di forestazione urbana, ha giustamente sottolineato la valenza politica della partecipazione sociale nell’ambito del verde urbano (la rete libere rape metropolitane è il network dei giardini partecipati https://rape.noblogs.org/). Sempre a Milano prezioso l’ultimo progetto appena iniziato di Italia nostra che ha accolto la sfida di risistemare la grande area verde di Porto di mare che si sta trasformando in una preziosa oasi urbana.

Giardini condivisi a Milano

Una discussione sui giardini storici nei centri urbani è stata introdotta dall’architetto paesaggista Filippo Pizzoni.

Emanuela Rosa-Clot ha illustrato i dettagli del Bonus verde, per il quale la rivista da lei diretta – Gardenia – si è molto battuta. Le detrazioni fiscali del 36% riguardano lavori di progettazione, manutenzione straordinaria, fornitura di piante, riqualificazione di prati e rifacimento impianto di irrigazione fino ad un ammontano di 5000 euro Iva inclusa con rimborsi in 10 anni; la procedura di richiesta è semplice e il pagamento delle spese di giardinaggio si può effettuare in ogni modo tranne in contanti. Il bonus verde si applica anche ai condomini con un minimo di 10 appartamenti (in questo caso l’importo deducibile è fino a 50.000 euro l’anno da dividere tra i condomini).E’ ancora poca cosa ma è un primo passo importante ed è molto utile che venga utilizzato.

Preziosi gli interventi sulla gestione degli alberi in città.

Paolo Semenzato ha affrontato il tema della selvicoltura urbana che implica un approccio differente agli alberi della città secondo appunto principi forestali. Si tratta di alcuni metodoti: quello ecologico che porta l’attenzione all’intero ecosistema, a quello assestamentale che comporta la pianificazione del territorio forestale provvedendo al ricambio degli alberi. Il termine bosco o foresta urbana è usato anche per definire i boschi spontanei. Quanto al ricambio bisogna tenere presente che la cattura del carbonio da parte degli alberi avviene solo durante la crescita e cessa con la sua maturità; occorre perciò accrescere le superfici con nuovi boschi.

A proposito di boschi spontanei molto interessante la testimonianza di Leonie Fischer dell’università di Berlino che ha raccontato l’esperienza del Sudgelande Park, un’aree naturale a sud di Berlino, adibita a scalo ferroviario fino a fine ’800 e poi entrata in stato di abbandono. Il punto di partenza per la rivitalizzazione dell’area, a fine anni ’80,  è stata la costruzione di un nuovo tipo di parco, che sapesse includere la vegetazione spontanea. L’approccio ha visto l’unione di storia culturale, di conservazione della natura ed esigenze di fruizione secondo tre principi: creare accessi alle persone, effettuare interventi artistici e favorire lo sviluppo di una nuova ‘wilderness’ (giungla urbana).


Francesco Ferrini, Preside della Scuola di Agraria di Firenze, ha sottolineato come sia importante un nuovo approccio di tipo proattivo, sistematico e multifunzionale (non bisogna pensare al singolo albero ma all’intero sistema di foresta urbana); ha citato molti dati interessanti sul metabolismo urbano (concetto già coniato da Marx), sulla funzione degli alberi nel ciclo idrico urbano,  sul consumo e produzione di ossigeno. Importante la scelta degli alberi (piccoli o grandi? qualità o quantità? da sfatare il mito delle piante autoctone), e oggi sono a dispozione molte più specie di una volta (utili le schede approntate nell’ambito del progetto Qualiviva http://www.vivaistiitaliani.it/qualiviva/schede-tecniche-pdf)


Stefano Lorenzi, Società italiana di arboricoltura ha illustrato il piano di Bologna per l’adattamento ai cambiamenti climatici, ha passato in rassegna i fattori critici per gli alberi in città (spazio vitale/interferenze spaziali/inquinamento ambientale/danneggiamenti all’apparato radicale), e sottolineato l’importanza del rinnovo delle alberature con precise analisi costi-benefici e con la necessità che l’abbattimento sia contestuale alla sostituzione e che sia avviata una corretta comunicazione ai cittadini. Il problema è l’offerta vivaistica che si può risolvere attraverso contratti plutiennali tra amministrazioni e vivaisti.

Gli ultimi interventi sono stati dedicati alla fauna selvatica e domestica in ambito urbano.

Molto piacevole l’intervento del giornalista botanico Gaetano Zoccali che ha presentato immagini del suo piccolo giardino urbano, autentica oasi di biodiversità, raccontando le presense di uccelli, insetti utili e altri animali.
Sempre sul tema degli animali in città un viaggio fotografico nella biodiversità urbana del biologo Francesco Tomasinelli e una panoramica degli uccelli metropolitani a cura di Federica Luoni dlla Lipu e ancora tanti consigli utili della biologa Valentina Giordano su come attirare gli uccelli nei nostri giardini.

 

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feb 06 2019

Nuova zelanda. 1. Breve resosonto del viaggio e flash sulle città

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Sono reduce da una viaggio in Nuova Zelanda, una meta da me sognata negli anni e che si è rivelata  a luci e ombre.
Comincerò dalle ombre: i voli sono di una lunghezza veramente impegnativa (quasi 25 ore tra i vari scali), la scelta di fare un viaggio on the road con molti lunghi tragitti in macchina è risultata non felice per la monotonia di molti dei paesaggi, che, soprattutto nell’isola del nord, sono molto simili ai nostri, a quelli inglesi in particolare. Mi aspettavo paesaggi molto più incontaminati, remoti e drammatici e con orizzonti come ho conosciuto in Patagonia; in realtà, essendo un paese con una grande presenza di agricoltura e pastorizia (moltissime mucche e pecore, più numerose al sud), spesso i paesaggi risultano molto antropizzati con i campi da pascolo che sono interrotti e circoscritti da numerosi filari di alberi, spesso conifere. Inoltre quasi tutte le mete risultano molto organizzate da un punto di vista turistico, il che da un lato offre vantaggi, ma dall’altro, diminuisce la poesia della scoperta dei luoghi.  Un’ultima nota critica: gli abitati (villaggi e città) sono piuttosto brutti; i paesi, molto all’americana, sono una sfilata anonima di attività commerciali seguire da residenze. Le città per lo più non hanno un impianto urbanistico e risultano un insieme un pò casuale e disordinato di nuove costruzioni, spesso anonime, e vecchie architetture coloniali, carine per lo più di legno. Come eccezioni Wellington, vivace e in una bella posizione e Christchurch, che unica tra le città, ha un ordinato impianto urbanistico ma che oggi è in grande ristrutturazione a causa del  terremoto del 2011.

Molte luci però, soprattutto alcuni luoghi mitici dell’isola del Sud, come la selvaggia west coast con i fiordi, la east coast, molti parchi nazionali e le zone geotermiche dell’isola del nord.
In sintesi credo che la Nuova Zelanda vada visitata non saltabeccando da un luogo all’altro ma sostando con escursioni e trekking in alcuni luoghi più interessanti (più avanti raconterò con immagini i luoghi a mio parere più belli).
Alla vegetazione, ricchissima e molto interessante, dedicherò un post più avanti.
A seguire negli altri post
- Paesaggi on the road http://www.giardininviaggio.it/nuova-zelanda-2-paesaggi-on-the-road
- Botanical gardens e parchi naturali http://www.giardininviaggio.it/nuova-zelanda-4-botanical-gardens
- I luoghi top http://www.giardininviaggio.it/nuova-zelanda-3-luoghi-top
- La vegetazione http://www.giardininviaggio.it/nuova-zelanda-5-la-vegetazione

Ecco una galleria di immagini di città e villaggi

Auckland-wynard-quartier: il quartiere del porto che è stato oggetto di una sistemazione paesaggistica di un noto studio australiano e risulta piacevole e vivace

Rotorua, il centro dei villaggi (turistici Maori) e delle zone geoterniche è iperturistica. Bella la vecchia Bath house, che era sede dei bagni termali e oggi del museo, e che è circondata dai Government gardens, molto english

Wellington, la capitale, è una città in una bella posizione affacciata sulla baia e circondata da colline. Da qui si prende il traghetto per attraversare il canale di Cook e raggiungere Pikton sull’isola del Sud

Wellington: la zona del porto, molto vivace e frequentato con molti che girano in canoa

Dunedin, l’Edimburgo neozelandese, ha una stazione molto caratteristica con interni molto belli. Il resto del centro è piuttosto triste.

Dunedin: a differenza dal centro sono piacevoli i quartieri universitari e residenziali verso il bellissimo orto botanico. Qui predominano le vecchie costruzioni coloniali in legno

Christchurch è in pieno fermento di ricostruzione a seguito del terremoto del 2011 che ha devastato tutto il vecchio centro. Interessanti alcune delle nuove architetture come i tanti murales molto belli e le iniziative dei cittadini che consistono in interventi provvisori (con allestimenti, piccoli giardini e costruzioni temporanee) chiamati ‘Gap fillers’ per riempire i grandi vuoti urbani

Christchurch

Christchurch: uno dei tanti murales

Christchurch

Christchurch: New regent street, una caratteristica via del centro con vecchie case coloniali nei toni pastello

Christchurch, interno della Transitional Cathedral in cartone opera di un architetto giapponese

Un tipico villaggio, nell’isola del sud verso Matueka: ma sono tutti molto similli

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feb 06 2019

Nuova zelanda 2. Paesaggi on the road

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Tongariro National Park, Isola del Nord

Una piccola carrellata di paesaggi ripresi lungo i vari percorsi.

Bay of islands, nel nord dell’isola del nord. Abbiamo fatto una escursione in barca con avvistamento di alcuni delfini, bei luoghi ma non molto originali

Bay of islands: interessante la fittissima vegetazione boschiva intorno alla baia: molti metrosideros e tanti notofagus

Isola del nord: nel percorso verso Rotorua comincia il paesaggio dominato dalle felci arboree

Isola del sud Spiaggia di Nelson in direzione Matueka da Pikton

Isola del sud: Cape Foulwind sulla west coast, scogliere, grandi onde e in primo piano sfilata di grandi Phormium

Franz Josef, paesa dal quale si compiono escursioni al ghiacciaio omonimo che non abbiamo potuto compiere a cuasa del cattivo tempo e della scarsa visibilità. Intorno paesaggi con foreste di felci tra cui dominano le arboree

Isola del sud: lungo il percorso per Queenstown

Isola del sud: un percorso molto bello quello da Milford Sound (regione dei fiordi) fino a Tehanau

Isola del sud: un percorso molto bello quello da Milford Sound (regione dei fiordi) fino a Tehanau

Isola del Sud Lake Tehanau

Isola del Sud: nel percorso da Tehanau a Dunedin un esempio dei campi da pascolo con filari di conifere

Isola del Sud Lake Pukaki e sullo sfondo Mount Cook

Isola del Sud. Molto suggestivi e mutevoli i paesaggi verso Hanmer Springs

Isola del Sud. Molto suggestivi e mutevoli i paesaggi verso Hanmer Springs

isola del sud: sempre in direzione Hanmer springs

 

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feb 06 2019

Nuova zelanda. 3 Luoghi top

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isola del sud East coast Kaikoura peninsula

Tra i luoghi che considero top nell’isola del nord annovero sicuramente la zona geotermica intorno a Ratarua e in particolare le stupende piscine con acque di straordinarie sfumature dovute alla presenza di differenti minerali (Terme di Wai-O-Tapu) e Tongariro National Park dove suggerisco di fermarsi qualche giorno per fare trekking nelle zone vulcaniche. Poi ho trovato davvero suggestiva la passeggiata nella Kauri Forest nel Northland vicino a Dargaville, dove si vedono i bellissimi e antichissimi Tauri tree (Agathis australis), alcuni dei quali hanno dai 2000 ai 3000 anni di vita. Maestosi e potenti con i loro grandissimi tronchi argentati e le chiome molto alte; intorno una foresta pluviale con felci arboree.

Rotorua parco termale Kuirau Park

Wai-O- Tapu zone geotermica. Qui il paesaggio è lunare, suggestivo, pieno di nuvole di fumo e di vapori d’acqua

Wai-O- Tapu zone geotermica. Qui il paesaggio è lunare, suggestivo, pieno di nuvole di fumo e di vapori d’acqua

Wai-O- Tapu zone geotermica. Alcune delle stupende piscine termali

Wai-O- Tapu zone geotermica. Alcune delle stupende piscine termali

Wai-O- Tapu zone geotermica. Anche la vegetazione è spettrale e spettacolare

Tongariro national park

Tongariro national park: una bella passeggiata: distese steppose a perdita d’occhio e vista sui vulcani

Tongariro N.P

Tongariro NP

Isola del nord: Kauri forest

La foresta pluviale di Kauri forest

Molti e davvero unici alcuni dei luoghi visitati nell‘isola del Sud. Difficile scegliere, forse al primo posto la regione dei fiordi, la più selvaggia della west coast e in particolare l’escursione in barca nel fiordo di Milford sound: cascate d’acqua da tutte le parti che scendono da montagne lussureggianti di foreste in particolare di Nothofagus e alla base piene di felci. Poi la penisola di Kaikoura sulla East coast dove si può fare all’andata una bella passeggiata in alto con viste sulle scogliere e al ritorno in basso sulla spiaggia e sugli scogli avvistando foche e cormorani.
Abel Tasman Nat. Park sulla Tasman Bay si può attraversare con una escursione in barca seguita da una piacevole passeggiata dalla Medlands Beach fino a Bark Bay.
Indimenticabile anche la penisola di Otago dove di nuovo ci sono foche e i pinguini dagli occhi gialli (purtroppo diminuiti e tenuti in osservazione perchè ammalati e difficili da avvistare)
Molto bello anche il Lake Tekapo con piacevoli escursioni su una penisola.

Isola del sud West coast. Milford sound

Isola del sud West coast. Milford sound

Isola del sud West coast. Milford sound

Kaikoura Peninsula, East coast Isola del Sud

Kaikoura Peninsula, East coast Isola del Sud

Kaikoura Peninsula, East coast Isola del Sud

Kaikoura Peninsula, East coast Isola del Sud

Abel Tasman NP

Abel Tasman NP

Abel Tasman NP

Abel Tasman NP

Otago Peninsula Harington Point

Otago Peninsula Harington Point

Otago Peninsula Harington Point

Lake Tekapo, passeggiata sulla penisola

Lake Tekapo, passeggiata sulla penisola

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feb 06 2019

Nuova Zelanda. 4 Botanical gardens

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Molto interessanti e assai ben tenuti i giardini botanici che ho visitato nelle principali città sia al nord che al sud. Sono molto grandi e per lo più hanno, oltre a percorsi paesaggistici,  numerose collezioni di piante (soprattutto le native, le camelie, i rododendri, le rose e altro ancora). Spesso sono a disposizione dei visitatori interessanti pannelli didattici.
Auckland botanical garden, a circa 20 km dalla città, attualmente in parziale ristrutturazione, ma comunque molto interessante anche per l’impianto di parco paesaggistico all’inglese; ci sono alberi maestosi e molte siepi di pittosforo tenuifolia e di un arbusto che avevo conosciuto in Irlanda tipico delle zone costiere, Griselinia littoralis e lucida.

auckland-botanical-garden

auckland-botanical-garden

Wellington Botanical Garden, si raggiunge facilmente dal centro con una funicolare. Dall’alto si gode di una bella vista sulla città e sulla baia. Molto interessante la collezione di felci e quella in cui vengono illustrati con pannelli didattici i principali alberi della Nuova Zelanda.

Wellington Botanical garden

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botanical-garden-wellington: il giardino delle rose che vengono curate senza pesticidi

botanical-garden-wellington: uno dei pannelli esplicativi sulla Tree house che spiega le caratteristiche dei principali alberi nella zona sottostante

Dunedin botanical garden, il più interessante a mio parere sia dal punto di vista dell’impianto paesaggistico, sia per la cura straordinaria e per la ricchezza delle collezioni: conifere, piante australiane ed asiatiche, camelie, native della Nuova Zelanda; tra le zone molto bello il rock garden e il laghetto. Molto ricca e assai ben documentato l’area dedicata alle rose antiche con preziosi pannelli didattici dedicati alle diverse tipologie.

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botanical-garden-dunedin: uno dei pannelli didattici nel giardino delle rose antiche

Christchurch Botanical garden, in centro città all’interno di un grandissimo parco. Oggi appare non in ottime condizioni credo a causa dei grandi impegni dovuti alla ricostruzione della città dopo il terremoto. In ogni caso molto articolato con il giardino neozelandese, il giardino delle rose, quello delle eriche, con serre molto belle. Ben fatto e accogliente il nuovo edificio che ospita il centro di informazione, la biblioteca e un piccolo ristorante. Delizioso il giardino delle erbe che conclude il percorso.

botanical-garden-christchurch

botanical-garden-christchurch

botanical-garden-christchurch: il giardino delle eriche

botanical-garden-christchurch. Interessante la pergola di piccoli alberi di pero nel giardino del curatore che contiene l’herb garden

Per finire interessante il Redwood Treewalk nell’isola del nord: un percorso molto bello in una foresta di sequoie californiane con una ricca vegetazione di felci arboree

Redwood Treewalk

Redwood Treewalk

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