mag 16 2013

Cornovaglia prima puntata: paesaggi e piante

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Sono reduce da un viaggio in Cornovaglia alla scoperta, tanto per cambiare, dei giardini. Il tempo, a fine aprile, è stato piuttosto bruttino, sempre con cieli lattiginosi e anche una fastidiosa nebbiolina che purtroppo rendeva tutto molto appiattito e, in alcuni casi offuscava del tutto la vista dei paesaggi che sono molto suggestivi e forti.
La base delle esplorazioni è stato il paese di St. Ives, sulla costa sud occidentale, molto piacevole, collocato su una piccola penisola affacciato sul mare, con architetture omogenee, piccole stradine, discese al mare su piccole scalinate e vedute mutevoli e intriganti. Nel complesso la mia impressione è che il periodo migliore per visitare questa regione e i suoi giardini sia piuttosto che la primavera, l’inizio dell’estate, perchè allora oltre ai monumentali rododendri e pur mancando camelie e magnolie ci sono altri elementi a mio parere più interessanti.
Comincerò con una galleria di immagini di paesaggio per passare alle piante che più mi hanno colpito. Nei successivi articoli passerò in rassegna alcuni giardini e alla fine segnalerò alcuni elementi sia vegetali che di arredo che possono ispirare gli appassionati.

Paesaggi

St. Ives vista d’insieme delle architetture della cittadina tutte molto omogenee

St. Ives vista del mare

St. Ives la spiaggia con la bassa marea

St. Ives

I tipici muretti a secco coperti di vegetazione che si incontrano lungo tutte le strade; la forma è trapezoidale e all’interno sono riempiti di terra

Versione con pietre grandi

Vista della baia da Glendurgan, sulla costa sud orientale: in questo periodo è un tronfo di prunus

Sempre Glendurgan

Piante
La Cornovaglia gode di temperature particolarmente temperate, grazie al fatto che è lambita dalle acque, anche se è soggetta a un clima mutevole e ai venti provenienti dall’Oceano. Si trovano piante anche esotiche e tropicali, i giardini sono il regno delle felci arboree, dei rododendri, camelie e magnolie.
Ecco alcune immagini di piante che mi hanno colpito

Smyrnium olusatrum, sedano dei romani: è una umbellifera molto bella che si trova spontanea lungo le strade e anche sul mare

Una macchia di Smyrnium sul mare

Macchie di ginestra: l’autoctona è Ulex europeus (Gorse in inglese) dal caratteristico profumo di cocco

Particolare del fiore

Molto diffusa, nei giardini, Euphorbia mellifera (honey spurge), molto bella e dall’intenso profumo di miele; è nativa delle Canarie e in realtà nonostante il profumo è tossica

Un gruppo di Echium, molto diffuso in Cornovaglia

Una siepe di Griselina littoralis, un arbusto dalle foglie rotonde molto tenere e dal bel colore brillante, che si trova anche in Irlanda e si adatta bene a zone marine.

Particolare delle foglie

Oltre alle più note Docksonia tra le felci arboree (tree ferns) si trovano Cyathea dealbata

Nei giardini ho trovato moltissime restionacee, graminacee sud africane, molto belle e scenografiche. Questa è Elegia capensis

Molto diffuso Geranium maderense dai fiori rosa acceso e dal fogliame molto interessante

Molto diffusa, nei muretti a secco, ombelico di Venere (Umbelicus ruprestris) una tappezzante dalle foglie carnosette

Tra le piante incontrate nei giardini

Acer Katsura

Acer pseudoplatanus brillantissimum

Particolare delle foglie

Ceanothus concha

Un esemplare monumentale di Cryptomeria japonica a Trelissick

Myrtus apiculata

Pieris forest flame Trelissick

Pittosporum tenuifolium Tom Thumb

Pseudowintera colorata pepper tree

Rhododendrom falconeri

Rubus spectabilis Olympic double

Drimys lanceolata cornish pepper

 

 

 

 

 

 

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mag 16 2013

Cornovaglia seconda puntata: i giardini

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I giardini che ho visitato sono quasi tutti “Spring gardens”, un trionfo di rododendri, magnolie e camelie di tantissime specie e varietà e molti assolutamente monumentali e di straordinario effetto scenografico. Detto questo dopo un pò devo dire che non ne potevo più di rododendri e compagnia e mi è venuto in mente il modo buffo di chiamarli della mia amica paesaggista Silvia Ghirelli che dopo un viaggio in Cornovaglia diceva “Basta ronfodendri”!
Molti dei giardini sono stati creati da ricchi collezionisti e cacciatori di piante e ciò rende le loro raccolte di straordinario valore botanico, anche in alcuni casi quello che manca a mio parere è una attenzione al plant design: in molti casi si ha l’impressione di grandi raccolte botaniche piuttosto che di giardini.
Inoltre in alcuni dei giardini che ho trovato più interessanti come Heligan o Trebah, l’impianto vegetale meriterebbe una visita in estate per apprezzare meglio ad esempio la straordinaria valletta dedicata alle Gunnera manicata e circondata da sterninate macchie di ortensie, oppure per poter cogliere appieno le tante fioriture delle primule (bulleyana, boesiana, japonica, helodoxa…) lungo i corsi d’acqua a Treinwaiton e in altri luoghi.
Ho apprezzato molto le tante parti boschive con elle composizioni davvero molto belle di piante da sottobosco: Symphitum, Pulmonaria, Epimedium, Erytronium, solo per fare qualche esempio. E poi tante tante gigantesche felci arboree che io adoro. Dato il cima molto particolare nei giardini ci sono molte piante esotiche e tropicali e in generale vegetazione che nei nostri climi al nord d’Italia è difficile acclimatare, penso agli Echium al Geranium maderense…
Ecco alcune immagini

Barbara Hepwoth Sculpture garden a St Ives; il giardino accompagnava lo studio della cultrice inglese, una delle maggiori del ’900 ed è collegato alla locale succursale della Tate Gallery che ospita mostre tenporanee di pittura e fotografia

Una scultura fa intravvedere una bella Euphorbia mellifera in un gioco intrigante tra arte e natura

Barbara Hepwoth Sculpture garden

Bosvigo House, un giardino privato con interessanti scenografie vegetali un pò diverse da quella consuete degli spring gardens

Un gioco di porpora con tantissime varietà di tulipani e molte essenze di questa tonalità

Interessante l’uso delle magnolie come rampicanti

Nella parte boschiva del giardino tantissime varietà di una bellissima tappezzante da ombra Eytronium


Il bellissimo panorama dal giardino del castello di Caerhays

Chygurno garden, un piccolo giardino privato tutto disegnato a balze che scendono fino al mare; la foto rende bene la nebbiolina che mi ha accompagnato queasi tutta la settimana

Heligan garden: un esempio della monumentalità dei rododendri

Una linghissima pergola nel Vegetable garden a Heligan, una delle parti più belle a mio parere

Vegetable garden cropping plan

Commovente quella che fu la stanza del primo giardiniere nei momenti di gloria di Heligan

Non mancano mai piccoli vasi di fiori, anche nella serra produttiva

Heligan, The jungle

Trebah è un giardino di grande scenografia con l’acqua che scorre in vari modi lungo tutto l’asse centrale fino a raggiungere il mare con bellissime prospettive

Trebah

Trebah: altro momento dell’asse centrale con una scena tutta all’insegna delle felci arboree

Felci arboree

Trebah, la valletta con le Gunnera manicata che in questo periodo dell’anno stanno aprendo le loro gigantesche foglie

La scena è dominata dallla luminosità di Iris pallida variegata

Trebah: in primo piano le grandi foglie dell’erbacea palustre Lysichitum americanus

La pietra che rievoca l’imbarco delle truppe americane nel D day dalla spiaggia di Trebah

Glendurgani è un giardino molto vicino a Trebah e si può raggiungere partendo dalla spiaggia. Qui un insolito gazebo ricavato utilizzando una barca

L’elemento più notevole del giardino di Glendurgan è il labirinto realizzato negli anni’30 con forme sinuose di lauroceraso: chissà se Wirtz lo conosce perchè richiama molto il suo stile topiario.

Un’altra immagine più ravvicinata del labirinto che è stato collocato su una collina e che per questo risulta ancora più scenografico

Un monumentale esemplare di Liriodendron tulipifera piantato nel giardino nel 1830

Tremenhere, un giardino con sculture giocato in una parte molto selvaccia e ombrosa con felci arboree e una parte più soleggiata con succulente e restionacee

Tremenhere: suggestivo gioco di riflessi nel laghetto

Tremenhere David Nash, Black Mound

Trengwaiton: interessante l’orto reclinato per catturare meglio i raggi del sole

Trengwaiton: molto bella la composizione vegetale lungo il corso d’acqua che serpeggia in una parte del giardino: le prime primule candelabro in fiore

Trewithen: una classica scenografia vegetale con la candida fioritura di un prunus

Informazioni pratiche

Un garden tour operator che include tra i suoi programmi la visita dei giardini della Cornovaglia è la Manchester Language School con la guida scientifica dello storico dei giardini e appassionato botanico Michaeljon Asworth.  http://www.manchesterlanguageschool.co.uk/Pages/EnglishHolidayCourses/EnglishGardenTours/course.htm

Per avere informazioni sui giardini della Cornovaglia si possono consultare i siti http://www.greatgardensofcornwall.co.uk/ e http://www.cornwallgardentours.co.uk/cornish-gardens-a—z.html

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mag 16 2013

Cornovaglia terza puntata: Eden project

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Nel 1999, quando è iniziato Eden project, il luogo era una landa desolata con le ferite della vecchia cava per l’estrazione di argilla che vi sorgeva.
Oggi è un enorme spazio, dominato dalle ormai famose cupole di plastica a bolle, dedicato a un progetto di divulgazione ambientale e di promozione, attraverso i ricavati delle visite, di numerosi progetti in giro per il mondo.
Le cupole fungono da serra e ospitano il bioma equatoriale con la ricostruzione di una foresta pluviale, il bioma mediterraneo e una serie di servizi ed esposizioni; all’esterno un paesaggio selvaggio e zone coltivate per la produzione di cibo, carburante e vari materiali.
Nel complesso è un encomiabile progetto didattico anche se avrei preferito che nella foresta pluviale, accanto all’intento di rappresentazione scenografica del bioma, ci fosse una maggiore attenzione al riconoscimento, attraverso  etichettature delle tante specie tropicali.
Ecco una galleria di immagini

Eden project: vista d’insieme delle cupole

Eden project: il paesaggio ricostruito

Eden project: le foglie di metallo che sono uno dei tanti gadget venduti per sostenere i progetti

Una serie di alberi in stagno che riproducono le caratteristiche forme delle piante falciate dal vento del paesaggio della regioneche vengono chiamate appunto “windy prunes”

Un bel gazebo vivo fatto di salici

Una scultura di terra e vegetazione che ricorda la famosa donna sdraiata di Heligan

Una panca dalla forma molto dinamica

Interno del bioma equatoriale

Particolare di una cupola all’interno della foresta pluviale

Cola acuminata, l’albero della coca cola ricco di semi di caffeina

Una scenografia all’interno del bioma mediterraneo che rievoca il mito di Dioniso

All’esterno una bella struttura con giochi d’acqua

Il disegno dei piccoli canalli d’acqua che partono dalla pergola

Uno dei tanti pannelli didattici che mostrano il ciclo naturale dell’energia

 

Coltivazione di salici utilizzati per produrre biomassa

Il pannello esplicativo sul processo di produzione di biomasse dai salici

 

 

 

 

 

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mag 16 2013

Cornovaglia quarta puntata: spunti da copiare

Ecco una galleria di immagini di particolari che mi hanno colpito e che penso possano essere motivi di ispirazione
Elementi di arredo

Per conservare la frutta e forse anche per sedersi!

Come ricilare le cassette per le piante

Come rendere gradevole la spazzatura!

Sedute di legno

Portalumini ricavati dalle lattine

Una bella pergola in legno

Bella scalinata in legno

Una panchina con un piccolo cassetto per libri e giornali

Un modo molto bello di utilizzare gli alberi da frutto con un disegno a ventaglio; Heligan Garden, Prunus Rivers early prolific

Pergola di Platanus acerifolia Eden Project

Composizioni vegetali

Anemone Carex e fritillaria, a Trengwaiton

Anemone nemorosa, Trelissick

Chaenomeles trattato come rampicante, a Trelissick

Erytronium e lamium, a Trelissick

Euphorbia ed helleborus, a Glendurgan

Iris pallida variegata e primule a Trebah

Una bella macchia di Luzula sylvestris, una graminacea che è molto interessante come tappezzante all’ombra

Un bel cuscino di Symphitum, un’altra tappezzante da ombra

Vinca dal fiore bianco e Libertia, una graminacea dalle foglie aranciate

Una bella siepe di Symphoricarpos

 

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apr 17 2013

Big bambù al Macro Testaccio a Roma di Federica Raggio

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Big bambù: la rampa di uscita

Federica questa volta ci parla dell’installazione al Macro Testaccio: a lei la parola

Big Bambù è una grande opera site specific che i gemelli Mike e Doug Starn hanno realizzato per la sesta edizione di Enel Contemporanea e allestita per il Macro Testaccio a Roma. L’opera è stata donata dall’Ente alla città di Roma.
Si comincia a salire attraverso percorsi incredibilmente intricati e non ci si rende conto che il “sentiero” ci solleva fino a circa 25 metri di altezza. Lo si intuisce quando, lassù, arriva la compagnia del ponentino.
La solidissima struttura segue le correnti con impercettibili movimenti e brusii.
Tra incastri di canne e intrecci di cordami di nylon di tutte le dimensioni e colori si aprono belvedere, soggiorni con poltrone e troni, si raggiungono torrette di osservazione dalle quali il panorama è mozzafiato, le centinaia di cupole della città si alternano ai gasometri della periferia romana e quella inconsueta prospettiva è quasi onirica.
Chissà se Mike e Doug Starn hanno letto il Barone Rampante durante la loro adolescenza. Da uno di quei poggioli, le fantasie che da bambina invasero i miei pensieri mentre lo leggevo, si sono materializzate come fossi stata toccata da un incantesimo.

Ecco altre immagini dell’installazione

all’ingresso del Macro Testaccio

dall’interno del Macro

uno dei poggioli con vista

aiuola del Macro con Euphorbia, graminacee e Tulbaghia

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apr 17 2013

Villa Taranto dopo l’uragano

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Una delle splendide vedute dal giardino di Villa Taranto

Sono tornata a rivedere i giardini di Villa Taranto alla loro riapertura dopo il tremendo uragano che li aveva profondamente feriti l’estate scorsa provocando la caduta e obbligando all’abbattimento di moltissimi degli alberi della collezione. Stupefacente la tempestività della riapertura e immagino il lavoro sovrumano che ci sia stato. Nel percorrere i giardini si vedono i segni del disastro ma sono convinta che il lavoro proseguirà e forse sarà anche l’occasione per ripensare alcune zone. In fondo i giardini sono per loro natura effimeri e soggetti a mutamenti continui.
Unico neo le aiuole, che qui come anche nei giardini delle isole Borromeo, sono un condensato di spettacolare cattivo gusto: mi chiedo davvero perchè non si inizi a sperimenare aiuole più naturali, più cangianti, utilizzando oltre alle solite ritrite annuali, perenni, graminacee e anche ortaggi ornamentali. Questo sarebbe un grande contributo educativo per mostrare ai tanti visitatori appassionati piante meno conosciute e un modo diverso di vivere il giardino, che non deve essere sempre assolutamente fatto di fiori sgargianti, ma anche di altri elementi, come il colore delle foglie, la loro tessitura, le bacche etc….

 Ecco alcune immagini

Uno dei segni del disastro forse lasciato come ricordo della sciagura che ha devastato il parco nell’estate del 2012

La valletta ombrosa

Questo il momento della fioritura delle dafne: qui un bellissmo esemplare di Daphne burkwodii ‘Astrid’

Prunus campanulata dai caratteristici fiori a campanella

Ligustrum japonicum involutum

Edgeworthia papyrifera, di cui ci sono molti esemplari nel parco

Molto interessante questa collina con il terreno cosparso di grandi lastre di pietra su cui cresce il muschio

Una delle aiuole “incriminate” una sfilata di viole del pensiero così statica e banale.

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apr 17 2013

Dal mondo delle conferenze. Seminario una nuova urbanità, annotazioni di Donatella Carcassoli

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Giardino degli aromi, presso ex ospedale Paolo Pini Milano

L’incontro “Seminiamo una nuova urbanità” si è tenuto sabato 23 marzo 2013 presso la biblioteca Affori di Villa Litta, Milano.
La chiave dell’incontro è pragmatica: cosa si rischia di perdere se si costruirà sulla vasta area che dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini (Affori) si estende fino alla Bovisasca, circa 10 ettari di terreno che includono un parco, un frutteto, gli orti comunitari e un’area didattica.
Francesca Neonato, agronomo e paesaggista, propone un procedimento di stima del tutto originale: dare una valorizzazione commerciale, in primis degli alberi del parco recensiti lo scorso anno e che ammontano a 1200 esemplari, alcuni dei quali molto vetusti: ovvero quanto si spenderebbe se si andassero a comprare? E qual è la stima commerciale dell’anitride carbonica assorbita dalle piante e che verrebbe altrimenti liberata nell’aria, a danno dei polmoni dei cittadini? Neonato precisa che qualsiasi habitat svolge una serie di servizi ecosistemici, che vengono del tutto trascurati nei programmi edilizi del territorio, e dà una stima in euro voce per voce che vale la pena di elencare: la funzione regolatrice delle piante (leggi risparmio energetico); la sottrazione di inquinanti e l’azione protettiva (come nel caso di esondazioni); i servizi socioculturali, dove la mancata socializzazione e distensione psicofisica dei cittadini si traducono come noto in maggiori costi sociali e sanitari; la varietà di paesaggi e forme vegetali, che sono un importante arricchimento culturale soprattutto per i bambini, così spesso deprivati di natura nelle aree urbane.
C’è molto altro da mettere nel carrello della spesa e la cifra raggiunta è davvero ragguardevole: se il procedimento è forse un po’ “azzardato”, ha sicuramente il pregio di dare nuovi stimoli agli amministratori pubblici sulla necessità sociale e funzionale di fermare l’avanzata del cemento.
Damiano Di Simine, Legambiente Lombardia, inizia il suo intervento con una domanda “Qual è il 2° Comune agricolo coltivato in Italia?” Nessuno risponde. E’ Milano, chi lo direbbe! Per mantenere questo (quasi) primato fortemente minacciato dall’ingordigia commerciale, De Simine propone una pratica di assoluto buonsenso: riutilizzare i terreni già edificati e abbandonati (uffici, magazzini, capannoni) invece di togliere nuovo terreno agricolo e suggerisce a tutti di fare un giro per la città osservando con occhio attento per rendersi conto di quanti edifici dismessi si potrebbero rinnovare e riutilizzare. Non si può che condividere poi la proposta che, se proprio si deve costruire su un terreno agricolo, sia obbligatorio renderne naturale un altro di pari entità. Regole semplici e senza deroghe, per la salvaguardia dei cittadini oltre che dell’ambiente.
In effetti, come sottolinea Alessandro Coppola del Politecnico di Milano, negli ultimi decenni le Amministrazioni pubbliche si sono preoccupate in gran parte di convertire il patrimonio urbano inutilizzato da “capitale morto”, vale dire fuori mercato, a “capitale vivo” ovvero trasformato in beni vendibili. Ma la risoluzione, afferma con convincimento Coppola, è quella di usare il patrimonio a disposizione per i cittadini, ad esempio per un’agricoltura entro le mura: gli orti comunitari (“Il Giardino degli Aromi” nel Parco Paolo Pini, Via Ippocrate 45, ne è un esempio di successo), che permettono di vivere la natura in città, rilassarsi e nel contempo intessere relazioni sociali: in qualche modo sentirsi “risarciti” dalla vita stressante e rumorosa della città. Questo è certamente più aderente ai bisogni delle persone che vivono nelle aree urbane dove quotidianamente hanno il diritto di sentirsi appagati dalla vita.
Possiamo concludere con le illuminate parole del Presidente dell’Uruguay, Josè Mujica, al summit di Rio+20 del 2012, citato a buon titolo da F. Neonato: “Lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché questo è il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!

Quando lottiamo per l’ambiente, dobbiamo ricordare che il primo elemento si chiama felicità umana!”

info: seminatoridiurbanita@gmail.com

 

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apr 17 2013

Dal mondo delle conferenze. Convegno Gioco Giardino e Paesaggio, contaminazioni,declinazioni e potenzialità di Silvana Garufi

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Inauguro una nuova rubrica con la collaborazione di amiche e amici che hanno partecipato a convegni del settore e che ce li raccontano sinteticamente

Il Convegno è rivolto agli amministratori pubblici, ai professionisti del settore, al mondo della ricerca, a studenti della materia e a quanti hanno a cuore il futuro degli spazi ludici urbani e non. Con una serie di eventi correlati sarà coinvolto il grande pubblico.
Ideato ed organizzato dalle ‘Associazioni:
ReGiS – Rete dei Giardini Storici Villa Ghirlanda Silva Cinisello Balsamo (MI) Tel. +39 02 66023524 – segreteria@retegiardinistorici.com
AIAPP Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lombardia Tel. +39 02 40095042 – giocogiardinopaesaggio@aiapp.net

Nella cornice della Villa Litta Borromeo di Lainate il giorno 7 marzo 2013 si sono incontrati esperti e cultori della materia per confrontarsi sulla qualità del gioco nei Parchi di Ville storiche con gestione pubblica. I relatori si sono susseguiti con un ritmo abbastanza intenso per tutta la giornata.
La prima parte è stata dedicata alla conoscenza del gioco nella storia, quando i parchi erano gestiti da famiglie nobili,vediamo che i Medici a Firenze avevano fatto installare un campo da “palla a mano” in ognuna delle loro ville (Giorgio Galletti); frequente invece per tutto il ’700 e ’800 l’uso dell’altalena, passatempo preferito delle dame,utilizzato anche come strumento malizioso di seduzione;le giostre per grandi e piccini e poi “le montagne russe” colorate e super decorate (Vincenzo Cazzato); per il pubblico maschile, invece, fin dall’antichità nei parchi il divertimento maggiore era dato dalla caccia sotto varie versioni ed in ambiti più o meno ristretti (Margherita Azzi Visentini).Il parere di Amilcare Acerbi, animatore culturale e pedagogista fornisce una spiegazione alle scelte del modo di giocare all’aria aperta: la voglia di arrampicarsi(vedere il mondo dall’alto) e le prove di equlibrismo sono due dei principi fondamentali del giocare,di cui i progettisti di giochi e di aeree preposte, devono tener presente insieme a cinque regole fondamentali che suggerisce di adottare:
1. Esperienze motorie (acquisire abilità motoria e capacità di competenze)
2. Creatività in senso espressivo e logico (sabbia esperienza ingegneristica)
3. Interazione della socialità, fare insieme (macchine per costruire, recitare,far rumore e passare al suono)
4. Avventura, misurare le proprie capacità, es. campo d’avventura
5. Rapporto ambiente/naturale, abolizione di siepi e cespugli per la sicurezza (siringhe,disturbatore……)

Le relazioni proseguono con l’esposizione delle problematiche legate alla normativa per la sicurezza dei giochi e delle aree gioco(Alberto Vanzo) e vengono illustrate esperienze positive come quella praticata nella stessa Villa Litta di Lainate (Paola Ferrario ed Emilio Trabella) in cui una sinergia tra Associazioni di volontari ed esperti hanno permesso di raggiungere ottimi risultati sia nella gestione del parco storico che del Ninfeo monumentale. L’esperienza del Parco di Pinocchio a Collodi (Luigi Latini e Claudia Maria Buccelli) mette in luce la figura di Piero Porcinai, uno dei più grandi paesaggisti del ’900 dimostrando che arte e paesaggio possono convivere! Nicola Nasini illustra invece le complicate vicende del Parco della Villa Reale di Monza, che dopo anni di abbandono, traversie politiche-amministrative, sembra aver raggiunto ad un punto di intesa per il recupero delle strutture architettoniche e dei giardini, sebbene ci sia ancora molto da fare per una buona gestione e valorizzazione degli spazi verdi e delle architetture.
Il rapporto tra gioco giardino e paesaggio viene esposto con esaustive immagini da Luigino Pirola ,che invita progettisti e fruitori a guardare con” Sguardo Altro ” Il mondo verde che ci circonda, per poter leggere ed interpretare quello che abbiamo a disposizione. Infine due progetti: il gioco di esecuzione e il gioco di comitato (Elena Musci)  trasportano i giovani attraverso un’interpretazione alla realtà del quotidiano attraverso fasi storiche ricreate per gioco. A conclusione della giornata, l’esperienza torinese (CAlessandra Aires e Ferruccio Capitani  ) con  la formazione di 150 nuovi giardini costruiti negli ultimi 10 anni: progettati in sicurezza,con fantasia e con l’utilizzo di materiali nuovi e tradizionale, con soddisfazione dei fruitori e  la relazione di Limido, Pisani, Pivetta e Rabotti  che col sussidio di immagini eloquenti, hanno messo le basi per delle linee guida per il gioco all’aria aperta, sottolineando la necessità di una multidisciplinareità necessaria per l’ottenimento di progetti sostenibili e condivisibili.

Conclusioni
I giardini storici sono dunque luoghi di pregio e come tale anche nei confronti del gioco non possono essere trattati come una qualsiasi area verde. I giochi storici, così come erano stati pensati in passato non possono essere proponibili nella quotidianeità, ma ripresi in occasioni particoli, come memoria storica o reinterpretati  per l’epoca contemporanea. I giochi vanno progettati nel rispetto del Genius Loci e delle esigenze della comunità, facendo convivere: fantasia, professionalità, sostenibilità e sicurezza; evitando l’omologazione gratuità che porta ad una perdita di identità dei luoghi e delle azioni.I giardini vanno conosciuti dalla popolazione e amati come luoghi del cuore, consapevoli che ora, bene di tutti, possono ancora dare emozioni a grandi e piccini, anche in assenza di scivoli di plastica e ponti tibetani, che troveranno una giusta collocazione in aree contemporanee. La sopravvivenza di questi luoghi è affidata ad una buona gestione e ad una manutenzione costante, che deve avere il coraggio di negare azioni incompatibili anche con scelte impopolari. Vanno invece incoraggiati progetti, performaces ,installazioni temporanee e non, che possano accrescere la conoscenza , il valore e la godibilità di tali beni.

Versione più approfondita del resoconto

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apr 17 2013

Un luogo da scoprire: il giardino simbolico di Villa Lina

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Paola Igliori, proprietaria e sua curatrice, mi ha segnalato questo giardino che credo proprio valga una visita.
Per tante ragioni: si tratta di un giardino all’italiana, profondamente simbolico, che si presta a letture molteplici. Il giardino storico è stato creato dall’arch. De Vico nel 1920 su un notevole impianto botanico che risale al ’700 e che presenta molti alberi rari; negli anni recenti l’ecodesigner Marco Nieri, esperto in Bioenergetic Landscape”  ha individuato 10 aree bioenergetiche, che costituiscono un vero e proprio percorso con aree terapeutiche per i nostri sistemi e i nostri organi.
A Villa Lina si organizzano visite ad alcuni importanti giardini della Tuscia e anche corsi sulle erbe selvatiche.

Per info http://relaisvillalina.com/it/
Qualche immagine

Villa Lina Fontana del gatto

 

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mar 21 2013

I benefici del verde di Monica Botta

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Quello dei giardini terapeutici e dell’ortoterapia è un tema molto importante che comincia a vedere delle realizzazioni anche da noi: ospito perciò volentieri un contributo di Monica Botta, paesaggista e autrice di un recente libro
Healing garden. Giardino terapeutico per anziani, disabili e bambini
Monica Botta, Editrice E-volution, 2012, 92 pp, 18 euro
Una esperienza sul campo di progettazione e realizzazione di un giardino terapeutico in una struttura per anziani a Bellinzago Novarese. L’autrice racconta il suo progetto, il percorso riabilitativo e il coinvolgimento dei bambini presso la mededima struttura in un programma di educazione ambientale dove nonni e nipoti hanno imparato a lavorare assieme nell’orto didattico.

“Tutti hanno bisogno di bellezza come di pane, luoghi in cui giocare o pregare, ove la natura possa curare e rallegrare e dare forza all’animo e al corpo insieme.” Jhon Muir

La natura può prendersi cura di noi? E noi progettisti possiamo prenderci cura di un progetto di verde che abbia come obiettivo il beneficio dei fruitori finali?
Verde Healing
Gli Healing Gardens sono spazi aperti e verdi facenti parte di ospedali e strutture socio-assistenziali progettati sia per finalità terapeutiche sia per migliorare il benessere e la qualità della vita non solo dei pazienti ma anche dei parenti in visita e del personale medico e paramedico e di tutti in generale. Per poter definire un giardino terapeutico uno spazio Healing – curativo, non basta che sia semplicemente annesso ad una struttura socio-sanitaria. Un’area verde che abbia i presupposti di un vero e proprio giardino di cura deve essere progettata bilanciando una sua fruizione “passiva”, relativa allo stare nella natura, una “attiva”, legata ad attività svolte con il verde/nel verde, e una fruizione che preveda una percezione “sensoriale” dell’ambiente.

Con lo spostamento dell’attenzione dalla cura della malattia alla cura della persona, solo negli ultimi anni si è assistito alla diffusione, dapprima in Usa, in Canada, in Inghilterra e di recente anche in Italia, dei giardini terapeutici. In Italia in particolar modo sono conosciuti i Giardini Alzheimer, specifici per le persone affette da questa malattia, ma da poco si parla anche di Healing gardens (giardini terapeutici all’interno di strutture di cura) e di Horticultural Gardens, cioè di giardini dov’è possibile praticare l’orticoltura.

Giardini terapeutici in Italia e nel mondo
Relativamente ai Giardini Alzheimer, alla Fondazione Mazzali di Mantova hanno di recente realizzato un giardino d’inverno micro climatizzato mentre al Centro Diurno il Girasole di Chiavenna è stato inaugurato un giardino Alzheimer che ha spazi per l’ortoterapia e una serie di elementi evocativi che rimandano alla storia del luogo.
A Milano, all’Istituto dei Tumori, è stata realizzata nel 2010 una terrazza terapeutica; nella RSA Saccardo un giardino terapeutico di 4.000 mq ospita spazi differenti, con la possibilità di fare anche attività orticole, e nell’Hospice dell’Ospedale Niguarda Cà Granda è stato realizzato il Giardino del vento e della Luce.
In provincia di Novara è stato realizzato un Healing Garden che comprende spazi differenti con anche un Orto dei Semplici per attività di ortoterapia. Moltissime sono le strutture sanitarie che hanno adibito spazi per l’orticoltura (pur essendo l’ortoterapia non ancora riconosciuta come terapia alternativa); ad esempio l’Ospedale Maggiore di Novara ha allestito una terrazza nel reparto di riabilitazione, così come all’Ospedale Sacco di Milano, nella struttura riabilitativa dell’Unità Operativa di Psichiatria 2, sono state dedicate alcune aree del giardino a percorsi di ortoterapia.
E se in Italia l’introduzione dei giardini intesi come luoghi con finalità terapeutiche stanno iniziando ad essere recepiti per il loro valore, all’estero è possibile avere un’ampia panoramica di quanto realizzabile. Esempio ammirevole di Healing Garden a tutto tondo è quello dei giardini del Legacy Emanuel Medical Center a Portland, Oregon, negli Stati Uniti. Da ricordare anche il giardino con scorci e visuali del Tribute Garden al San Diego Hospice e il suggestivo giardino terapeutico Lerner Garden of the Five Senses nel Maine.
La progettazione del verde terapeutico
Approcciare il verde terapeutico vuol dire comprendere il potere curativo della natura e veicolarlo attraverso la progettazione, per ottenere dei risultati in termini di beneficio. Come progettista credo che non si possa prescindere dall’avere delle linee guida. La mia metodologia, denominata 4WxMB, prevede l’individuazione di CHI è il fruitore del giardino, che patologia o malattia ha; è importante porsi degli obiettivi, ovvero dei PERCHE’ si fa un progetto di verde terapeutico; rilevante è sapere DOVE si va a realizzare e soprattutto COSA, che tipo di giardino può dare la risposta alla richiesta di Healing.
I giardini terapeutici sono luoghi di stimoli sensoriali, evocativi, legati alla memoria; spazi confortevoli e soprattutto positivi, divertenti, che coinvolgano fruitori diversi per creare interazioni e trarre giovamento dallo stare nel verde.

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