set 28 2011
Si può fare: l’esempio dei giardini gestiti dalla Fondazione Torino musei.
Qui di seguito alcune immagini dei due giardini

Uno dei pannelli che illustrano le proprietà delle essenze, tratte da un'opera del 1300 di De Crescenzi
set 28 2011

Uno dei pannelli che illustrano le proprietà delle essenze, tratte da un'opera del 1300 di De Crescenzi
set 27 2011
Il convegno organizzato da Arketipos è stata l’occasione per conoscere i progetti di alcuni tra i più qualificati paesaggisti che operano sulla scena internazionale.
Senza pretendere di fornire un resoconto dettagliato dei loro interventi vorrei soffermarmi con alcune brevi segnalazioni a commentare alcuni degli interventi che mi hanno maggiormente suggestionato corredandoli da alcune immagini che ho scattato durante il convegno (quindi immagini non tanto belle, ma spero comunque tali da fornire suggestioni).
Tra i paesaggisti che affrontano la scala maggiore del paesaggio ho trovato molto affascinante l’approccio di Lodewijk Baljon, di stanza ad Amsterdam, che ha presentato tra gli altri un ambizioso progetto la cui sfida è un paesaggio che nasce prima della città e integra tutti gli aspetti progettuali in un ambiente sostenibile. L’intervento è collocato in un polder di circa 200 ettari e la sfida appunto quella di ideare per prima cosa un paesaggio che solo successivamente, dopo circa 5 anni dalla realizzazione dell’intervento paesaggistico, accoglierà un complesso residenziale dove ogni casa resterà invisibile dalle altre vicine e strettamente collegata alla natura circostante.
Sulla scala urbana opera il paesaggista Peter Fink, fondatore dello studio FoRM e con un interessante background formativo che spazia dall’ingegneria, alla filosofia e alle arti visive.
Molti dei suoi lavori all’insegna del Green urbanism sono progetti partecipati con un forte coinvolgimento delle collettività.
Tra i progetti presentati dal prestigioso studio olandese West8, che conta uno staff di oltre 70 professionisti di differenti discipline, ho trovato molto affascinante l’intervento “10.000 bridges” ideato per la International Horticultural Expo 2011 di Xian, in Cina.
Tra i paesaggisti che operano invece piuttosto sulla scala del giardino segnalo la garden designer inglese Charlotte Rowe, che ha un curriculum molto particolare: dopo aver studiato storia dell’arte in Italia (tra i suoi riferimenti fondamentali i quadri di Piero della Francesca per le sue prospettive e per la plasticità e semplicità delle linee), design e orticultura, ha lavorato per 15 anni come marketing manager e nel 2001 ha completato i suoi studi in garden design e ha aperto uno studio a Londra. Nei suoi giardini, spesso di contesto urbano, l’acqua e la luce sono due componenti fondamentali e davvero superba la sua capacità di integrare casa e giardino.
Infine una breve menzione ai progetti del garden designer inglese Andy Sturgeon, pluripremiato al Chelsea Flower Show di Londra. Spesso nei suoi giardini gioca con le tonalità del verde da lui giudicato il colore che meglio ci fa sentire in pace con il mondo.
set 27 2011
Pubblico qui di seguito – con indicazione dei siti su cui è possibile firmare l’appello contro la vivisezione – un comunicato di Promiseland.it attiva da oltre 12 anni nella lotta contro la vivisezione.
Contro la Vivisezione Promiseland: Uniti Contro la Vivisezione
La scadenza del 2013 (data in cui si spera che la sperimentazione cosmetica su animali venga definitivamente vietata) potrebbe essere una vittoria importantissima o una sconfitta dolorosaSta a tutti noi contribuire affinchè possa essere una data da ricordare e un giorno di gioia per tutti.
Promiseland.it è da oltre 12 anni in prima fila nella lotta alla vivisezione dando supporto e visibilità in Italia ad ogni iniziativa delle più importanti associazioni animaliste internazionali ed anche alle più piccole iniziative Nazionali o Regionali…
Tutte le iniziative antivivisezione ed a favore dei diritti animali hanno sempre trovato su Promiseland.it ampio spazio e collaborazione.
E’ proprio in quest’ottica costruttiva che abbiamo deciso di non dar luogo ad un’ennesima campagna di raccolta firme contro la vivisezione, ma di mettere a disposizione il nostro lavoro per supportare ancora una volta e con la massima energia le campagne antivivisezione già in atto che hanno bisogno della collaborazione di tutti.
Mai come adesso è importante aderire a queste iniziative.
Mai come adesso dobbiamo INSIEME far sentire la nostra voce in difesa degli animali vittime di queste mostruosità.
E’ importante aderire a TUTTE queste campagne antivivisezione.
Facciamolo senza rimandare.
Facciamolo SUBITO !!!
PeTA:
http://action.peta.org.uk/ea-campaign/clientcampaign.do?ea.client.id=5&ea.campaign.id=8459&c=pukfpaa
LEAL:
http://www.leal.it/petizione-online-contro-i-test-animali-per-i-cosmetici-firma-anche-tu/
LAV:
http://www.lav.it/index.php?id=1702
NOCRUELCOSMETICS:
http://www.nocruelcosmetics.org/sign_up.php?lang=italy
HUMANESOCIETY:
https://secure.humanesociety.org/site/Advocacy?pagename=homepage&page=UserAction&id=4543
THEPETITIONSITE:
http://www.thepetitionsite.com/298/stop-animal-testing-for-cosmetics
set 23 2011
In occasione del convegno internazionale “12 maestri del paesaggio” che si è tenuto il primo weekend di settembre a Bergamo nella stupenda coreografia di Piazza Vecchia a Bergamo alta è stato allestito un giardino effimero con semplici aiuole bordate di legno bianco ad accogliere una bellissima composizione di erbacee perenni e graminacee, scandita da piccole betulle dalle cortecce bianche e da sfere di bosso.(Fiori in piazza).
Il progetto è stato ideato dalla paesaggista Lucia Nusiner dello Studio GPT con la collaborazione del Vivaio Valfredda.
Ho trovato molto interessante che un incontro di studi dedicato ad un confronto di progetti a livello internazionale diventasse anche l’occasione per mostrare al pubblico un’idea originale di composizione di aiuole urbane con uso così sapiente e piacevole di essenze che purtroppo assai raramente vengono utilizzate negli spazi pubblici. Ho notato che tutte le persone che passavano per la piazza erano molto incuriosite da questo piccolo giardino, che sostavano ad ammirare le composizioni e si documentavano per capire quali essenze erano state impiegate.
Qui di seguito una piccola galleria di immagini

Particolare di un accostamento di Echinacea purpurea 'Magnus', Salvia nemorosa 'Caradonna' e Sedum telephium 'Fetthenne'

Composizione con Salvia 'Caradonna' Perovskia atriplicifolia 'Blu spire' e Allium ramosum dai fiori bianchi

Particolare della scenografia vegetale sul palco con ciuffi di Festuca e un tappeto fiorito di Lippia nodiflora
set 20 2011
set 19 2011
Venerdì 9 settembre la stazione centrale di Milano ha ospitato la prima tappa dell’iniziativa “Il Paesaggio che unisce”, l’evento organizzato dall’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio per presentare - in un viaggio da Milano a Napoli con tappe Bologna, Firenze e Roma – il volume “Architettura del paesaggio in Italia” curato da Anna Letizia Monti e Paolo Villa e pubblicato da Logos. Per festeggiare due importanti ricorrenze, i 60 anni di vita dell’associazione e il centenario della nascita del più grande paesaggista italiano, Piero Porcinai, Aiapp ha deciso di fare il punto sullo stato dell’arte della professione del paesaggista in Italia raccogliendo in un’opera collettiva 300 progetti firmati da altrettanti soci Aiapp, dei quali viene presentato un profilo biografico e progettuale.
La rassegna è suddivisa in 6 filoni che costituiscono differenti modi e scale di interpretare il lavoro di progettazione del paesaggio dal piccolo giardino privato al grande parco pubblico fino agli interventi di pianificazione del territorio. ”Giardini dell’abitare” con introduzione di Biagio Guccione; “Paesaggi per la città” presentato da Franco Giorgetta; “Progettare a tema” illustrato da Giulio Crespi; “Memoria e invenzione” con un saggio di Luigi Zangheri; “Gestire le trasformazioni” affidato a Francesco Borella e “Nuovi paesaggi” a Franco Panzini.
set 12 2011
Vi segnalo e vi raccomando due prossime iniziative che in modi diversi hanno a che fare con i temi del mio blog: la cucina naturale e la fotografia di paesaggio.
Intanto due parole sul luogo dove si terranno i corsi: La Cassera è una deliziosa locanda di campagna inserita in un contesto paesaggistico molto dolce e piacevole, quello delle colline del Monferrato, nei pressi di Acqui Terme, i due proprietari Liliana e Dario due persone che hanno il pregio di accogliere con cura e simpatia gli ospiti e poi tanti animali: oltre a Pepa, un quasi labrador nero e Gina, una simpatica gattina, i cavalli su cui è possibile montare anche per fare qualche piccola passeggiata.
La Cassera, Castelletto d’Erro (Alessandria), mail info@lacassera.it, www.lacassera.it, tel 0144/41650
L’weekend del 16-18 settembre Michele Maino, giovane chef diplomato al Cordon Bleu di Parigi che interpreta con linguaggio creativo i temi della macrobiotica, terrà un corso di cucina naturale facendo sperimentare ai partecipanti la preparazione del seitan, i modi di cottura del riso integrale, l’uso di tofu, alghe…e molto altro. Io ho seguito il corso che Michele ha fatto la primavera scorsa e l’ho trovato molto interessante e anche divertente. Da allora ho preso l’abitudine di usare le alghe e ho sperimentato con successo alcune ricette, ma soprattutto ho scoperto come possono essere gustosi e attraenti piatti che sono sani e che ci fanno stare meglio.
L’weekend 14-16 ottobre sarà la volta della fotografia con il fotografo Enrico Minasso. Mi sembra intrigante che la proposta dell’workshop sia di affrontare non tanto gli aspetti tecnici della fotografia ma, cosa assai più difficile e anche appassionante, come leggere con occhi diversi il paesaggio che ci circonda.
set 05 2011
E’ certo che la quantità (pare 40.000 mq) e la qualità degli spazi espositivi funzionanti nella capitale sono ragguardevoli e il confronto con la presupponente pochezza milanese in questo settore, mi rattrista sempre un po’. Tant’è, Maxxi e Macro sono spazi espositivi invidiabili per immagine e per funzionalità.
Maxxi, anche se realizzato solo in parte rispetto al progetto, appare come un’architettura straordinaria, nata da un “movimento”, da un segno flessuoso e armonico che si adagia e si insinua nel tessuto urbano, con le sue superfici chiare e luminose. Forme curve, realizzate con strutture in cemento armato a vista, vetro e acciaio, che integrano interno ed esterno in un dialogo senza interruzione di continuità. La progettista Zaha Hadid ha dichiarato l’intento di costruire un “campus urbano aperto alla circolazione pubblica”, un luogo di fruizione invitante, e così esso appare, per le sue linee formali e la distribuzione funzionale.
L’interno è strutturato con una grande hall a tutta altezza intorno a cui ruotano gli spazi. Non è organizzato per un itinerario prefissato come il Guggenheim di New York , ma la rete di percorrenze si presta a variazioni, non è fatta per ritornare sui propri passi, ma offre una molteplicità di visuali e scenografie arricchite dalla luce diretta proveniente dalla copertura completamente trasparente e dalle ampie vetrate.
In tutto ciò l’architettura trova anche delle interessanti integrazioni con opere di scultura-design, come i proiettori rossi appesi alla struttura interna di Maurizio Mochetti, o la presenza del grande imbuto nero di Anish Kapoor o l’affresco di Sol Levitt.
Un’architettura forte e originale che si presta ad accogliere opere ed installazioni con la flessibilità e l’adattabilità consona ad un museo di nuova concezione.
Altra cosa sono, ahimè, i difetti di gestione già descritti da Laura.
Il Macro, di Odile Decq, si presenta come un garbato e geniale intervento di integrazione e recupero di una struttura esistente (ex stabilimento Peroni), parte di un isolato inserito in un contesto urbano consolidato della città. Quindi un progetto con molti vincoli, risolto in maniera impeccabile.
Le parti nuove si intersecano a quelle recuperate in un linguaggio architettonico fresco, originale e molto raffinato.
Contrasti di colori, bianco, nero e rosso, usato per i materiali di costruzione degli interni, bei giochi di luci e trasparenze con l’utilizzo vi vetro e acciaio, la discreta presenza di tocchi di verde naturale per effetto delle cime degli ailanti visibili anche dall’interno della struttura.
Anche in questa realizzazione è interessante il rapporto tra gli spazi interni e quelli vuoti all’aria aperta, una grande terrazza polifunzionale a copertura dell’edificio ricostruito, una galleria trasparente a congiungere le diverse parti del museo.
Per una sosta ho trovato ragguardevole da tutti i punti di vista anche lo spazio bar! Insomma, direi che al Macro architettura e gestione risultano in piacevole assonanza.
Buona visita a tutti.