Post di agosto, 2011

ago 22 2011

Roma: Maxii e altre nuove architetture

Pubblicato da in "Giardini e luoghi"

A fine luglio ho fatto una breve escursione a Roma per vedere le nuove architetture, dall’Auditorium di Renzo Piano fino ai più recenti musei il Macro – ampliato da un intervento stupendamente integrato alla struttura preesistente che sorge negli ex stabilimenti Peroni fino al Maxii, il nuovo museo di arte e architettura firmato da Zara Hadid.

Lasciando a Rita Sicchi- l’amica architetto che ha condiviso con me questa piccola esplorazione – il compito di raccontare il suo punto di vista sulle architetture, io mi soffermerò a segnalare, corredandoli da brevi flash di immagini, alcuni aspetti che riguardano gli esterni degli edifici, il disegno dei percorsi e alcune interessanti installazioni di paesaggisti.
La nuova ala del Macro – opera dell’architetto francese Odile Decq – colpisce per la sobrietà del progetto, per la coerenza nella scelta dei materiali e per la perfetta integrazione con la struttura preesistente; mi è molto piaciuto il piccolo cortile di ingresso coraggiosamente punteggiato da alcuni esili esemplari di ailanto che si stagliano come leggere sculture che si alzano dalla terra rivestita di ciottoli bianchi e fiancheggiano il percorso a zig zag di cemento.

Cortile di ingresso al nuovo Macro di Odile Decq

All’Auditorium di Renzo Piano ho trovato molto poetico l’angolo in cui un unico grande ulivo si staglia tra le pareti di mattone su un letto di edera.

Vasi con stipa all'esterno dell'Auditorium

Particolare di una delle tre strutture con il tetto rivestito di piombo

Il Maxii di Zaha Hadid è una struttura architettonica potente, flessuosa e avvolgente, un contenitore che si impone come un’opera d’arte e che avrebbe richiesto, a mio parere, altrettanta genialità e creatività nella delineazione dei percorsi interni alla scoperta (assai difficile) delle poche (5) opere permanenti e alla ricerca delle esposizioni temporanee. Purtroppo, da un lato non è assolutamente chiaro quali siano le caratteristiche della collezione (ad esempio gli archivi di architettura ai quali – stando alle informazioni pubblicate sul sito del museo – ci si aspetterebbe di poter accedere sono in realtà in un’altra sede e visitabili solo su appuntamento), dall’altro la collocazione delle opere e delle esposizioni temporanee è assolutamente demenziale e costringe il visitatore ad un estenuante girovagare senza costrutto. Peccato: un’altra occasione mancata che però non dioende assolutamente dal progetto architettonico, ma dalla direzione del museo.
Ho trovato veramente sapiente il disegno dei percorsi all’esterno dell’edificio che corrispondono in maniera armoniosa alla struttura curvilinea del complesso e che delimitano uno spazio outdoor che consente una piacevole fruizione. Perfetta per questo spazio l’installazione temporanea “Whatami” dello Studio staRTT, vincitrice di un concorso indetto da Macro e Moma di New York, che si presenta come un arcipelago di aree verdi, la principale più grande costellata da giganteschi fiori in acciaio e resina che forniscono ombra durante il giorno e luce di notte e altre più piccole tutte disseminate nell’area esterna al museo.

Il complesso del Maxii

La trama dei percorsi nello spazio esterno

Vista d'insieme dell'installazione dello studio staRTT con le piccole isole verdi e sullo sfondo la grande isola con sedute di legno e grandi fiori rossi

Particolare dei fiori-lampade in acciaio e resina rossa

Sullo sfondo particolare delle sedute di legno su piccoli rilievi inerbiti.

Ingresso al museo con il bel gioco di alternanza cemento e ghiaia bianca nei sentieri di accesso

All'interno forme sinuose e come colori bianco e nero: qui una nota di rosso dell'opera di Mochetti "Rete di luce nell'iperspazio curvilineo"

"Stolen paradise" di West8: un bosco composto da sagome bianche di alberi trasparenti che dialogano poeticamente con la luce degli interni.

Sempre a firma di West8 una sfilata di ceppi di albero in acciaio corten.

Molto interessante la disposizione dei pioppi cipressini in file diagonali all'esterno del museo.

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